Riproponiamo
Dal libro di Ernesto Miragoli
"Non
siamo lebbrosi"
Le donne e i preti
Quando un prete decide di sposarsi deve affrontare molti problemi pratici. Sono tanti e diversi perché legati alla storia di ognuno. Mi provo ad elencarne qualcuno attingendo alla mia esperienza personale ed a storie che ho conosciuto.
Anzitutto avere
un interlocutore. Quando un prete si innamora
avverte che sta facendo qualcosa di sbagliato, ma non ha il coraggio di essere
chiaro con se stesso. Si chiede : a chi ne parlo?
Sono momenti
dolorosi: si deve andare avanti nel ministero,
ma si porta dentro il rimorso della incoerenza e del peccato. In diocesi c'è sempre qualcuno
disposto ad aiutare. Bisogna saperlo
trovare e lasciarsi aiutare.
Se si arriva alla conclusione che è
meglio abbandonare il ministero, questo qualcuno può aiutare a fare bene le
cose. Questo è un aspetto molto importante che però è di difficile attuazione
sia da parte del prete in crisi che da parte del confratello. Bisogna
dirlo: siamo un po' complessati. Abbiamo vergogna di dire ad un altro che amiamo una donna. Non ci vergogniamo di dissentire
pubblicamente dal vescovo o dal superiore ritenendo e predicando che la nostra soluzione ad un problema è migliore della sua;
non ci vergogniamo di trascurare il ministero per coltivare il nostro orgoglio
e mettere in luce la nostra persona; non diventiamo rossi per non aver meditato
sulla Parola che dovremo annunciare nell'assemblea liturgica né per aver
predicato le nostre idee che non sempre trovano ampio conforto nel Vangelo, ma
di dire che amiamo una donna, sì.
Se qualche
prete in crisi mi legge vorrei esortarlo a superare la vergogna ed a parlare
con il confratello che gli dà più fiducia: gli può fare solo del bene anche se lo esorta a
lasciare quell'amore umano.
Un secondo
problema è come abbandonare la parrocchia. Sono successi casi in cui i
fedeli hanno atteso invano il sacerdote che si presentasse per la celebrazione
della messa. Hanno provato a cercarlo in canonica; non l'hanno trovato. Mentre
se ne tornavano a casa, si viene a sapere che il parroco non ci sarà più: se
n'è andato con la figlia del tale che probabilmente è incinta per opera
sua.
C'è chi
sceglie il momento delle ferie per non suscitare clamore inutile. E', comunque, sempre un problema fare una scelta cercando di
limitare al massimo lo scandalo.
In passato non
erano infrequenti i casi in cui la coppia (prete e futura sposa)si presentava
alla messa parrocchiale: questo succedeva nel periodo di incontrollata
fermentazione del nuovo ecclesiale e in parrocchie in cui il prete (a mio
avviso bolso narcisista formatosi sui libercoli degli sfascisti
della teologia) era certo di fare una cosa nuova e di ricevere l'applauso della
comunità.
Abbandonata la
parrocchia i problemi si accavallano: trovare
una casa, un lavoro, i l trasloco, il matrimonio civile o solo la convivenza,
il rapporto con la gente, l'attesa di un bambino...tutto si assomma in pochi
giorni o mesi. Non si ha più tempo di pregare, di riflettere. Si è angosciati dalle risposte negative ai lavori cercati, non si sa
dove sbattere la testa.
Cosa si pensa in quei momenti? Non
c'è rimpianto per il "prima"?
Va detto che
una scelta quando è fatta è fatta. E poi: l 'abbattimento e la sconsolazione
non sono prerogative esclusive degli ex preti. Certo, il pensiero corre spesso
alla vita che si è appena lasciata, ma non con sensi di colpa, rimpianto o
nostalgia, bensì con la certezza che si sarebbe potuta continuare accanto alla
propria moglie ed con i propri figli.
Si pensa anche
a quanto è ipocrita il mondo che ti circonda e quanto sono false alcune persone
che fino a quando rivestivi un abito ti omaggiavano.
Parlo del lavoro. Da prete ho aiutato tanti giovani, ragazze,
padri di famiglia a trovare un lavoro rivolgendomi direttamente a titolari di
aziende, di banche o altro. Ho sempre trovato il massimo ascolto e sono stato
contento di aver potuto dare una mano alla persona che aveva chiesto un aiuto.
E' venuto il mio momento. Mi sono rivolto alle stesse persone, ma non ho
trovato la stessa disponibilità di ascolto. Parecchi
si sono fatti negare ed i più formalmente cortesi hanno risposto con lettera
molto impersonale dichiarando le difficili situazioni del mercato del lavoro.
Quando poi si
trova un lavoro si pensa che non si è preparati per
quello. Ci si adatta, ci si sforza, ma è molto logorante ogni giorno rimettersi
sullo stesso carro e riprendere la stessa vita.
Si pensa ai
propri confratelli e si ha voglia di incontrarli, di parlare con loro, come
quando ci si riuniva nel presbiterio. Ma si è frenati
dal prendere i contatti. Essi non saranno imbarazzati?
Si pensa ai
propri parrocchiani, agli ammalati visitati fino a
ieri, a quel ragazzo che aveva provato a bucarsi ed era corso a dirtelo, ai
propri più stretti collaboratori che erano stati avvertiti della scelta, alla
messa della domenica ed ai gruppi di catechismo, di carità, ecc..
Che diciamo della famiglia del
prete?
E' un tema
lungo e complesso. Oggi si tende molto ad evidenziare il fatto del prete che
lascia il ministero, allo scandalo che provoca. Della
famiglia che va a formare, di sua moglie, dei figli, di come sarà dopo...
nulla.
Gli stessi
documenti del Magistero non fanno alcun cenno né alla moglie, né ai figli. Eppure è una famiglia come tante. Quanta attenzione viene data alla famiglia! C'è una pastorale della famiglia;
esiste una serie di tipologie di pastorale familiare diversa a
seconda della varie realtà: la famiglia senza figli, la famiglia con
tanti figli, quella rotta e dispersa a causa della separazione o del divorzio
dei coniugi...Non è contemplata la pastorale per la famiglia del prete. Ma anche questa è fatta di una moglie, di un marito, di
figli...La famiglia è il luogo d'amore del prete e della sua donna. Per formare
quella famiglia hanno sfidato l'opinione pubblica, i propri parenti, gli amici.
E' in quella famiglia che crescono e maturano l'amore e la donazione reciproca.
E' in questo luogo che entrambi si accorgono subito se
hanno fatto un passo provocati dall'infatuazione o se la loro scelta è stata
sofferta, ma matura. In questo luogo, se Dio vuole, nascono dei figli, frutto
dell'amore del prete e della sua donna....
...i figli
della colpa...
Si dice
appunto così, ma sono anch'essi figli di Dio. E
poi...perché figli della colpa?, di quale colpa? quella di amarsi?
Anche la moglie del prete è stata
definita la rivale di Dio...
E' stato anche
il titolo di un libro edito in Francia che spero di veder tradotto in Italia.
Quella che sarà la moglie del prete di norma è una
ragazza che frequenta la parrocchia e che viene a contatto con il sacerdote che
vi opera perché collabora con l'istituzione parrocchiale come catechista,
animatrice d'oratorio o altro. I frequenti contatti, le numerose occasioni di
stare assieme per ragioni ministeriali, portano i due a conoscersi e ad apprezzarsi.
Scatta, come nei normali casi di rapporto fra uomo e donna, l'
innamoramento. L'ho già detto precedentemente,
ma lo ripeto: vorrei demolire qui il luogo più comune: l'attività pastorale non
è un pretesto per fare del sesso. Una dichiarazione di affetto
e di amore reciproco non sono obbligatoriamente sfocianti in un rapporto
sessuale. Perché non si pensa, né si parla del turbamento dei due?
Entrambi sanno di non essere a posto, ma le ragioni
del cuore sono più forti e prevalgono. Subito nei ginecei parrocchiali la
ragazza viene guardata con occhi diversi: è la
preferita. Da qui a sturare la bottiglia dei pettegolezzi il passo è fin troppo
breve.
I sussurri si
rincorrono fino ad arrivare alla mano anonima che scrive al prete o alla
ragazza. Ancora Rodolfo Doni in Servo inutile: "Strappai la cartella dalle
sue mani che l'avevano afferrata, e corsi nella luce della porta-finestra lungo
il vialetto coi pini, fermandomi sulla panchina di
fronte al pergolato che aveva già visto tanti nostri colloqui e tanti colloqui
con amici e parrocchiani; e lì, con lei che piangeva come rassegnata e in
silenzio discosta da me, dopo aver sfogliato i quaderni di catechismo uno per uno, quasi stracciando
con le dita i fogli, trovai quello nel quale una piccola mano ignara aveva
trascritto la frase che una bocca maligna aveva, certo, sussurrato : la maestra
di catechismo è la ganza del parroco".
Sono
pettegolezzi, d'accordo, ma fondati...
Tutti i
pettegolezzi sono fondati, altrimenti sono calunnie. Quello che voglio dire è
che il travaglio interiore della donna del prete non è inferiore a quello del
prete stesso. E' opinione (e diceria) comune che questa non abbia
saputo stare al suo posto; che abbia determinatamente voluto cogliere il
frutto proibito; che, se avesse solo pensato al male arrecato al prete ed alla
Chiesa, non avrebbe potuto impedire alla ragione di prevalere sui sentimenti,
che, appunto, ha voluto giocare il ruolo di rivale di Dio.
Non nego che
questa possa essere una verità in diversi casi. Nego che questa sia la sola
verità.
Queste donne
hanno del coraggio perché, per amore, affrontano una serie di problemi che non
lasciano tranquilli per mesi, forse per anni.
"Potevano
stare al loro posto", è l'affermazione più comune, ma anche la più
semplicistica. Perché mai avrebbero dovuto stare al
loro posto se l'amore, questo meraviglioso sentimento che Giovanni Paolo II
definisce "la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano" (Familiaris consortio)
cresce nei due fino a diventare urgenza
di incontro, di vicinanza, di scambio di affetto, di approfondimento di
conoscenza reciproca fino a dichiararsi innamorati ed a chiedersi, se uno dei
due non fosse impedito da una legge
della Chiesa, "non possiamo sposarci?".
Vediamo questi
problemi della donna del prete.
Anche per lei il primo problema è con
chi parlare del proprio dramma interiore. Poi, quando lei e il "don" decidono di mettersi
assieme, escogitare il mezzo più idoneo per farlo e per rendere nota la
scelta a parenti ad amici. Quindi gestire la famiglia che si avvia (anche
sopportando lunghi periodi di indigenza
economica).Educare i figli. Abbandonare gli studi intrapresi
o un lavoro oppure cercare un lavoro per mantenere la famiglia.
Insomma:
qualcuno ha mai provato a mettersi nei panni di una donna che ha preso una
cotta, corrisposta, per il prete che non sa ancora che sarà suo marito? E'
turbata: sa che è una cosa illecita. I due non si sono ancora dichiarati, ma
gli sguardi ed il cuore dicono molto di più delle parole. Lei vorrebbe sfogarsi
con qualcuno. Il luogo ideale sarebbe la famiglia. Ma
qui il condizionale è d'obbligo: l'argomento è difficile da affrontare con i
genitori. Le risposte sono le più ovvie: cosa dirà la gente...con tutti i
ragazzi che ci sono proprio di un prete ti dovevi
innamorare...ti proibisco di frequentarlo e quindi di continuare la tua
attività parrocchiale, ecc. ecc.. Esortazioni e divieti comprensibili, ma
scontati e debitori della mentalità corrente e diffusa: evitare lo scandalo,
far di tutto per non essere sulla bocca di tutti. E' anche risaputo che la
maggioranza delle famiglie non è il luogo ideale per affrontare i problemi che
i figli incontrano nelle varie fasi della vita.
Da prete non
ti sono mai accaduti casi di questo genere e come ti sei comportato?
Sì. Mi è
capitato di ascoltare confessioni di donne, sposate e non, che intrattenevano una relazione sentimentale con un sacerdote e
di sacerdoti che vivevano in prima persona questo dramma.
Negli anni del
mio ministero, fra le altre attività, scrivevo articoli per giornali ed avevo
uno spazio in televisioni e radio locali. Questo ha contribuito a pubblicizzare
la mia persona e ad allargare il giro di conoscenze. Avendo sempre dedicato
molto volentieri parecchio spazio del mio ministero alla confessione, ho spesso
incontrato casi come questi ed ho sempre cercato di capire i singoli problemi.
Preti o donne che fossero per me è sempre stato
importante sapere se il peccato che
accusavano era dovuto a debolezze momentanee o a sentimenti profondi
maturati in periodi di travaglio interiore e di preghiera. Nel primo caso (pur
sentendomi più indegno che mai a dare un consiglio) ho invitato fermamente a
troncare, anche se non ho mai condizionato l'assoluzione a questo. Nel secondo
caso ho esortato ad essere coerenti.
Se è vero amore, se la situazione
si protrae da tempo, occorre uscire dall'ambiguità. Per la mia modestissima esperienza il più riottoso ad ascoltare l'invito era proprio
il prete: aveva paura di fare un salto nel buio, di lasciare sicurezze ormai
acquisite, di non sapere cosa fare dopo. Tante situazioni rimangono in fase di
stallo proprio per la paura di essere coerenti, di
pagare di persona sia decidendo di troncare la relazione, sia decidendo di
parlare con i propri superiori per un aiuto.