Se non
ci si richiama al disegno di Dio nell’atto creativo, resta incomprensibile ogni
scelta umana.
Dio
vuole che l’essere umano scelga chi e che cosa vuol essere.
Senza
questa impostazione biblica non si capirebbe che cosa diciamo quando parliamo
di vocazione.
Se
diamo uno sguardo ai documenti ecclesiali, abbiamo solo l’imbarazzo della
scelta di fronte alla fraseologia che ruota attorno al termine “Vocazione”,
usato sia per parlare della prima grande chiamata all’atto della creazione, sia
per applicarlo ad uno stato di vita, in cui la chiamata si fa specifica.
Diciamo
subito che in tali documenti appare posto in rilievo, ma schiacciato da urgenze
pastorali, il senso fondamentale della grande chiamata della creazione.
Al
termine dell’Assemblea
generale della CEI, svoltasi a Roma nel maggio del 1999, nel documento: “Le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata nella
comunità cristiana” si sottolinea che tutte le vocazioni “hanno un solo
obiettivo: annunciare il Regno di Dio nella storia, rendere visibile il mistero
di Cristo, il Figlio mandato dal Padre” (n. 8). Si dichiara con energia che
“vanno annunciate le vocazioni, come risposta concreta a Dio (n. 17).
Quindi si afferma che “tutti sono corresponsabili di una coscienza
vocazionale della vita. Tutti contribuiscono ad annunciare la diversità delle
vocazioni nella Chiesa” (n. 22).
Nel messaggio del Papa per la XXXVII GMPV1, si parla di Gesù come di Colui che “svela l’uomo all’uomo e gli fa
nota la sua altissima vocazione, nascosta nel cuore dell’Eterno” (n. 1).
Sono
cenni preziosi, ma quasi eco lontana della parabola della Creazione. La chiesa
si occupa e si preoccupa della vocazione che l’individuo abbraccia staccandosi
da un cammino di fede ordinario2 in nome
di una scelta forte e totale, segnata dall’eccezionalità. Come se la chiamata
divina alla vita trovasse il suo vero senso in tale eccezionalità.
Il «Centro Nazionale Vocazioni»
ha scelto per
Ma c’è da chiedersi che cosa ne sarebbe delle persone che
non trovassero nella propria vocazione alla vita, impegnata nelle difficoltà
feriali, la prima ed unica essenziale
vocazione stampata nel cuore di tutti. La luce che illumina di senso la vita è
assoluta e totale, o non è. Ed è
Immedesimarsi a questa verità è compito umano il più nobile, degno di essere equiparato unicamente a quello del Creatore.
Dire
che tutta la vita è vocazione significa proprio riconoscere in questo
auto-riconoscimento la risposta libera al progetto di Dio. Vocazione vuol dire
che Qualcuno (Dio) chiama, e, senza sostituirsi al chiamato, lo provoca a
scegliere.
“La vocazione”attraverso
Nel
dossier “La crisi delle vocazioni interpella tutta
In
quest’ultima frase, come in altre simili, c’è discontinuità tra due concetti
diversi, e cioè tra quello che riguarda tutti in quanto esseri umani creati per
amore, e quello che riguarda il pochi chiamati alla sequela del Signore e
del Signore soltanto (rafforzata dagli avverbi totalmente e
radicalmente). Come se
Si
gioca su un doppio binario di disparità: quello in cui le due chiamate si
distinguono, e quello in cui la chiamata particolare coincide e assorbe in sé
quella universale. Da una parte si conferma che tutti sono chiamati alla
totalità e alla radicalità del dono di sé, perché Dio ha lo stesso disegno per
tutti; dall’altra, di fatto, totalità e radicalità riguarderebbero coloro i
quali, nella Chiesa, si assumono precisi impegni da essa determinati.
E’ perciò opportuno farsi una domanda globale di estrema
importanza:
Nel N. T. dovrebbe continuare tale processo di
dilatazione del senso della chiamata di Dio, come rivolta a tutta l’umanità.
(continua)
1 Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
2 Usiamo il termine che corrisponde al pensiero ecclesiale espresso in tanti documenti, anche se noi riteniamo che non sia da distinguere un cammino di fede ordinario da uno derivato da una scelta eccezionale.
3 in: LA ‘CRISI’ DELLE VOCAZIONI INTERPELLA TUTTA