Documento del mese
 
 
Continuiamo a trattare l’argomento “LA VOCAZIONE DELLE VOCAZIONI”
E’ nostra intenzione affrontare la questione celibataria in maniera sistematica
Siamo al terzo capitolo

 

III - IL  DISEGNO  DI  DIO  E  “LE  VOCAZIONI”

 

 

L’essenza della creatura è la chiamata all’Amore

Se non ci si richiama al disegno di Dio nell’atto creativo, resta incomprensibile ogni scelta umana.

Dio vuole che l’essere umano scelga chi e che cosa vuol essere.

Senza questa impostazione biblica non si capirebbe che cosa diciamo quando parliamo di vocazione.

Se diamo uno sguardo ai documenti ecclesiali, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di fronte alla fraseologia che ruota attorno al termine “Vocazione”, usato sia per parlare della prima grande chiamata all’atto della creazione, sia per applicarlo ad uno stato di vita, in cui la chiamata si fa specifica.

Diciamo subito che in tali documenti appare posto in rilievo, ma schiacciato da urgenze pastorali, il senso fondamentale della grande chiamata della creazione.

 

La vocazione e le vocazioni

Al termine dell’Assemblea generale della CEI, svoltasi a Roma nel maggio del 1999, nel documento: “Le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata nella comunità cristiana” si sottolinea che tutte le vocazioni “hanno un solo obiettivo: annunciare il Regno di Dio nella storia, rendere visibile il mistero di Cristo, il Figlio mandato dal Padre” (n. 8). Si dichiara con energia che “vanno annunciate le vocazioni, come risposta concreta a Dio (n. 17). Quindi si afferma che “tutti sono corresponsabili di una coscienza vocazionale della vita. Tutti contribuiscono ad annunciare la diversità delle vocazioni nella Chiesa” (n. 22).

Nel messaggio del Papa per la XXXVII GMPV1, si parla di Gesù come di Colui che “svela l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione, nascosta nel cuore dell’Eterno” (n. 1).

Sono cenni preziosi, ma quasi eco lontana della parabola della Creazione. La chiesa si occupa e si preoccupa della vocazione che l’individuo abbraccia staccandosi da un cammino di fede ordinario2 in nome di una scelta forte e totale, segnata dall’eccezionalità. Come se la chiamata divina alla vita trovasse il suo vero senso in tale eccezionalità.

Il «Centro Nazionale Vocazioni»  ha scelto per la GMPV questo slogan:  VOCAZIONI, luce della vita”; precisa che “ogni vita e tutta la vita è  vocazione”, e si richiama alla frase: "Ora siete luce nel Signore" (Ef 5, 8): quasi a dimostrare che la consapevolezza della Grande Chiamata alla vita risplenda soprattutto nella scelta della consacrazione, in cui la luce divina è tanto piena da illuminare le altre scelte vocazionali.

Ma c’è da chiedersi che cosa ne sarebbe delle persone che non trovassero nella propria vocazione alla vita, impegnata nelle difficoltà feriali,  la prima ed unica essenziale vocazione stampata nel cuore di tutti. La luce che illumina di senso la vita è assoluta e totale, o non è. Ed è la Grande Chiamata all’Amore, motivo della creazione dell’uomo, la chiamata per eccellenza, che permette ad alcuni di “professarla” in uno stato di vita strutturato secondo criteri ecclesiali: così come, ad esempio, la  vita di nati da stessi illustri genitori non è un dippiù in qualcuno di loro che si adoperasse a ricostruire la nobiltà della propria origine. La chiamata universale a far risplendere di luce la vita in tutta la sua originalità creativa, è il sole che illumina di senso l’impegno personale a rendere feconda in sé la creazione, continuandola. E il primo gesto umano, in risposta a quello divino, consiste nel sentirsi chiamati a fare di sé persone indipendenti in quanto auto-creative.

Immedesimarsi a questa verità è compito umano il più nobile, degno di essere equiparato unicamente a quello del Creatore.

Dire che tutta la vita è vocazione significa proprio riconoscere in questo auto-riconoscimento la risposta libera al progetto di Dio. Vocazione vuol dire che Qualcuno (Dio) chiama, e, senza sostituirsi al chiamato, lo provoca a scegliere.

 

La vocazione”attraverso la Chiesa

Nel dossier “La crisi delle vocazioni interpella tutta la Chiesa si legge: “vanno annunciate le vocazioni, come risposta concreta a Dio, come stato di vita in cui portare a pienezza il proprio battesimo”3 (n. 17). Tutti sono corresponsabili di una coscienza vocazionale della vita. Tutti contribuiscono ad annunciare la diversità delle vocazioni nella Chiesa” (n. 22). Tutte cose buone, doverose ed essenziali, ma se l’emergenza della chiamata nella Chiesa è solo ridotta a queste cose e non si esprime con il dono di tutta la vita, con una sequela del Signore e del Signore soltanto, fino alla fine, allora di fatto si oscura la possibilità della vocazione a seguire Gesù totalmente e radicalmente”.

In quest’ultima frase, come in altre simili, c’è discontinuità tra due concetti diversi, e cioè tra quello che riguarda tutti in quanto esseri umani creati per amore, e quello che riguarda il pochi chiamati alla sequela del Signore e del Signore soltanto (rafforzata dagli avverbi totalmente e radicalmente). Come se la Chiesa potesse avocare a sé, in qualità di delegata da Dio, il diritto a determinare lo spazio e i modi di realizzazione della prima. L’assolutezza si realizzerebbe nella Chiesa, secondo i suoi schemi, nella distinzione tra universalità della chiamata (nel senso – purtroppo - di genericità), e la particolarità che riguarderebbe l’eccezionalità.

Si gioca su un doppio binario di disparità: quello in cui le due chiamate si distinguono, e quello in cui la chiamata particolare coincide e assorbe in sé quella universale. Da una parte si conferma che tutti sono chiamati alla totalità e alla radicalità del dono di sé, perché Dio ha lo stesso disegno per tutti; dall’altra, di fatto, totalità e radicalità riguarderebbero coloro i quali, nella Chiesa, si assumono precisi impegni da essa determinati.

E’ perciò opportuno farsi una domanda globale di estrema importanza: la Bibbia offre o non offre la piattaforma di un rapporto Dio-creatura umana valido per tutti e per tutte le genti? Leggendo l’Antico Testamento, si nota come la dimensione universale di un Dio che si rivela e segue l’umanità in cammino verso la Pienezza, sia sottintesa e/o poco chiara agli inizi della storia ebraica, e sono pochi, anche se incisivi e forti, gli squarci sul concetto di universalità. Intanto via via si dischiude una visione umana complessiva che ha il suo punto più alto nel Vangelo.

Nel N. T. dovrebbe continuare tale processo di dilatazione del senso della chiamata di Dio, come rivolta a tutta l’umanità. La Chiesa dovrebbe inserirsi in esso, ponendosi a servizio dell’umanità. Non vogliamo dire che non lo faccia. Se leggiamo i vari documenti che emana, notiamo che l’impostazione concettuale è esatta e puntuale. Ma questa grande Maestra segue un binario parallelo nell’associare così strettamente il senso della chiamata universale a quello della chiamata specifica, da assolutizzare quest’ultima come la quintessenza della prima.  (A. R.)

(continua)

 



1 Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

2 Usiamo il termine che corrisponde al pensiero ecclesiale espresso in tanti documenti, anche se noi riteniamo che non sia da distinguere un cammino di fede ordinario da uno derivato da una scelta eccezionale.

3 in: LA ‘CRISI’ DELLE VOCAZIONI INTERPELLA TUTTA LA CHIESA, Dossier a cura di  don Antonio Ladisa, Vice-Direttore CNV