L’onorevole
Monaco, della Margherita,
in una lettera aperta ai vescovi italiani, pubblicata nel mensile
Jesus, li invitava a prendere una chiara posizione su
‘principi-valori umani e cristiani non negoziabili’. La risposta dello storico Alberto Melloni è ricca di spunti per l’oggi della Chiesa e della
politica italiana. La questione celibataria
non c’entra direttamente, ma per chi voglia affrontarla seriamente, senza
contentarsi di ripetere le solite argomentazioni e “lamentele”, c’è materia
sufficiente per dilatare la visuale e per indicare soluzioni strutturali di
fondo. Rimandiamo chi legge alla fine della lettera, dove esprimiamo le nostre osservazioni.
EMERGENZA DEMOCRAZIA
Chiesa, parte della crisi di Alberto Melloni
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L'atto - pieno di rispetto e di buoni
argomenti - con cui un cattolico che fa politica si appella ai vescovi per
chiedere loro una parola di discernimento sulla situazione italiana è, in
quanto tale, il sintomo di una crisi profonda. Talmente
profonda che va al di là di quelle che sono le sue
sintomatologie più evidenti. Ciò che il
deputato della Margherita lamenta, infatti, è sotto gli occhi
di tutti:
·
il dibattito politico non
c'è quasi più e al suo posto si manganellano sconcezze e ingiurie;
·
le prospettive costituzionali dell'Italia
europea che sta nascendo sono il frutto di improbabili negoziati dolomitici;
·
la rapida erosione della stabilità economica
delle famiglie e dei singoli contrae, oltre ai consumi, il senso stesso della
pianificazione del futuro.
L'elenco
si potrebbe allungare, sono fenomeni che stanno sotto gli occhi di tutti… L’idea che sta sotto la lettera di Monaco è che in
questo cupo autunno del Paese
Sul
piano delle strutture,
D'altronde
manca ancora nella
Chiesa una cultura del conflitto: gli scontri fra opinioni, le
differenze di visioni, le trafitture non sempre impercettibili che si scambiano
i vescovi, i laici, i movimenti, e via dicendo, non trovano modo di esprimersi.
Vengono ovattate adottando linguaggi quasi rituali su
argomenti già ampiamente pregiudicati, e se mai emergono appena
quando nella stretta delle nomine episcopali si tratta di esibire o millantare
la propria forza. Ma il lento apprendistato della disputatio
sulle questioni sulle quali essa è utile e legittima non è mai venuto, dilaniato
da una esperienza abrasiva del "dissenso" e
da una gestione spaventata delle
sue esagerazioni.
Ma
·
- la difficoltà di tenere al centro la fede e non
semplicemente l'ostentazione del sé;
·
-
l'esigenza di lasciar normare la vita cristiana
dall'Eucaristia, prima che le megachurches del televangelismo sbarchino per occupare i terreni disboscati
dalla spettacolarizzazione dell'esperienza religiosa;
-
il bisogno di evitare che la scorciatoia della morale prèt
à porter significhi semplicemente l'invito ad
andarsene dalla Chiesa;
-
il discernimento di un bisogno di pace e di una ritrovata semplificazione nella
povertà che sventola, ingenuo e reale, dalle finestre;
-
l'urgenza di riflettere sul
clero e sulla cura pastorale, ammesso che non sia
troppo tardi... Sono solo alcuni problemi, enunciati rozzamente, ma che chi
vive nei banchi del cattolicesimo italiano vede chiaramente, ancorché con una
certa impotenza e rassegnazione.
Non
stupisce, dunque, che
Il futuro per
Alberto
Melloni
storico della Chiesa
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Noi Donne-Così auspichiamo e chiediamo che venga aperto un dibattito serio tra interlocutori:
I - Chi pur ridotto a misure canoniche penalizzanti, non si
limiti ad aspetti rivendicativi, e
II - Chi, nell’esercizio del potere ecclesiale, sappia ascoltare
chi si trova in disagio.
Per un dialogo fecondo bisognerebbe partire, non dalla
divaricazione delle parti, ma
dall’esigenza e dal
desiderio di con-cordare.
Aggiungiamo
ciò che riguarda noi: non vogliamo intaccare nessun principio di fondo, ma giochiamo la nostra partita sul versante
dell’impegno a
E’ ora di non separare la causa dei diritti umani nella società
da quella dei diritti umani
nella Chiesa. E’ ora di trasformare gli aspetti conflittuali in forme collaborative.