Che cosa si può fare oggi di fronte a ciò che non va nella storia quotidiana
Una donna, femminista, ce lo racconta, rivolgendosi ad una ex bambina che vive… nel 2050
Le donne che non aspettano per cambiare il mondo ci siano di esempio

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Caro ..., lascia che ti racconti una storia,
perché sono stata incaricata di portarti dei saluti.

Di Luisa Di Rienzo

 

Il 13 ottobre è nata la seconda bambina di una mia cara amica. I suoi genitori volevano un nome che contenesse un augurio di pace e così questa piccina si chiama Iris. La mia preghiera per lei è stata che la terra l'aiutasse a mettere radici in tutto ciò che è buono, che l'aria la tenesse in sicurezza fra le sue braccia di nuvola, che il fuoco facesse risplendere la sua fiamma interiore e che l'acqua la sostenesse e la nutrisse con l'esempio della sua pazienza e della sua forza. Ma, mentre facevo questo, sono incappata in quello che Kurt Vonnegut avrebbe chiamato un "cronosisma". Ho visto la neonata spalancare gli occhi, trasformarsi in una donna adulta dal volto severo e addolorato. Pure, ha piantato il suo sguardo nel mio con una dolcezza attenta, come quando si pianta un seme.

"Come avete potuto essere così ciechi, nella tua epoca?", mi ha chiesto a bruciapelo. "Io vivo nel 2050, dopo le grandi guerre per l'acqua, ma quando tu vivevi esse potevano essere evitate. Sapevate che più del 25% della popolazione globale sarebbe vissuta in paesi dove l'acqua sarebbe stata sempre più scarsa e sapevate che il surriscaldamento del pianeta stava peggiorando la situazione. Nel 2005, l'anno in cui io nacqui, l'ex segretario dell'Onu Boutros Boutros-Ghali disse per l'ennesima volta che la prossima guerra in Medio Oriente sarebbe stata combattuta per l'acqua, non per il petrolio. Perché non avete fatto nulla?

E ascolta: ricordi le Maldive e Tuvalu, che fu per breve tempo completamente sommersa nel 2004? Queste isole sono annegate, scomparse. Il surriscaldamento globale ha sciolto i ghiacciai ed ha innalzato il livello del mare e questo innalzamento sta continuando tuttora e andrà avanti ancora per secoli, perché nell'anno in cui io nacqui era iniziato lo scioglimento anche delle calotte polari. L'Amazzonia ed il Borneo sono diventate per la maggior parte aride e molte loro foreste sono bruciate. L'Europa del nord è invece molto più fredda, perché lo scioglimento delle calotte polari impedisce il crearsi della Corrente del Golfo inviando acqua fredda nell'Atlantico del nord. Gli oceani sono acidi e tutto ciò da cui dipendeva la vita in essi è morto: plancton, molluschi, banchi di coralli. E questi oceani morti ribollono di calore e gonfiano tifoni ed uragani che colpiscono ovunque.

E lascia che ti parli dell'Africa, già martoriata dalle guerre. Man mano che le fattorie si trasformavano in deserti a causa dei periodi di siccità sempre più frequenti, milioni di persone cercavano di lasciare i loro paesi, in cerca di cibo, e venivano umiliati e respinti ovunque andassero. Voi lo sapevate. Era già cominciato.

E dimmi dell'Italia, paese che ci avete consegnato umiliato, impoverito, involgarito in ogni aspetto della vita civile e democratica, pieno di un rancore tanto più feroce perché basato sulla superficialità e l'ignoranza. Dimmi di questo paese che era crudele con i deboli e servile con i potenti".

Cara nipote, ho detto, a tutta prima mi verrebbe da risponderti che sono felice di non esistere più in un mondo siffatto, per poi ritirarmi in fretta, piena di vergogna, nella regione spettrale dalla quale mi hai evocato. Ma tu hai ragione. Anche se sono morta ti devo una risposta migliore di questa.

Ti parlerò allora del perché non abbiamo fatto nulla o abbiamo fatto poco, nel posto che conosco meglio e in cui tu, come me, sei nata. Molti italiani del 2005, cara Iris, erano molto più interessati alla propria sopravvivenza e al proprio svago che all'ambiente o alle istanze relative ai diritti umani, civili o democratici. Drogati da televisione e telefonini, volevano solo che gli si permettesse di vivere tranquilli.

C'è da dire però che la loro partecipazione democratica veniva percepita come una noia, una seccatura o un imbroglio non solo da loro stessi. La società civile veniva invocata dai politici a loro comodo e rigettata non appena si mostrava. Il quadro della distruzione dei movimenti era desolatamente ripetitivo: cooptazione (ne facevamo assessori un paio), formazione di liste elettorali autonome (in cui ci si scannava sulla "testa di lista" e sulla perduta "purezza"), attribuzione a loro ed altri dei fallimenti elettorali (era colpa dei "girotondi", dei documentari, della satira).

Per indurre le persone ad accettare i ruoli imposti, gli si davano vari tipi di "bromuro culturale", che li mantenevano docili, fra cui un'informazione drogata e mete ed eroi triviali o assurdi; battendo sul tasto della paura e dell'avidità, gli si insegnava il "patriottismo" necessario per armarsi e uccidere in nome degli interessi, della sicurezza, della sopravvivenza del proprio paese.

Perché chi era al potere ci rimanesse e le corporazioni economiche potessero mantenere i loro vantaggi, a questa gente si dava un nemico, di modo che ogni forma non democratica di governo e di legislazione fosse percepita non solo come più efficiente, ma come inevitabile e giusta.

E anche chi metteva in questione tale stato di cose sembrava vivere nel mondo delle fiabe e ripeteva gli stessi cliché e gli stessi slogan persino quando questi venivano smentiti dall'esperienza diretta: costoro si aggrappavano ossessivamente ai loro miti, senza riconoscerli per tali.

Dicevano: "La gente vuole stabilità. Non possiamo cancellare tutte le leggi della destra, basterà emendare qui e là". Intanto i legislatori, ben più preoccupati dei propri affari e della propria rielezione che del futuro del pianeta, si dimostravano incapaci, completamente privi del senso del loro servizio alla comunità, asserviti ad interessi dei gruppi di potere economico e spalmati a tappeto sulla politica guerrafondaia statunitense.

Dicevano: "Dobbiamo batterli sul loro stesso terreno e riformare". E così assistemmo alla distruzione della Costituzione e dei diritti democratici, quasi non sapessimo più che farcene.

Dicevano: "La politica la fanno i politici. Loro sanno quello che fanno, sono lì apposta". Una menzogna che la maggior parte della gente accettava con gratitudine, giacché permetteva loro di restare politicamente inattivi e non li costringeva a pensare e ad agire. Eravamo governati/e da un mucchio di sciocchi e furfanti benestanti, socialmente prominenti e laureati: ma restavano degli sciocchi e dei furfanti e prendevano decisioni per il resto di noi.

Dicevano: "Ma abbiamo il diritto di parola". Sì, con la maggioranza dei giornali, delle reti televisive e radiofoniche di proprietà di gruppi economici o sotto il controllo del governo (che guarda caso assai spesso facevano capo alla stessa persona); il resto dipendeva dalla pubblicità per sopravvivere e accordava le vele al vento, oppure si trattava di pubblicazioni alternative che lottavano con ancora maggiori difficoltà finanziarie e che in ogni caso raggiungevano segmenti assai ristretti di pubblico.

Dicevano: "Dobbiamo combattere il terrorismo". In effetti, non ne avevamo mai avuto tanto bisogno. Del terrorismo, intendo. Senza questo nemico indistinto non ci sarebbero state scuse per l'invio di soldati italiani in guerra alla faccia della Costituzione, per il bilancio del Ministero della Difesa, per i profitti delle industrie correlate (belliche, affittuari di "contractors", ecc.). Inoltre, era molto bello poter biasimare il nemico/terrorismo per ogni cosa che andasse storta o quando un altarino si scopriva, inchiodando il politico di turno alle proprie responsabilità: si poteva sempre urlare che c'era la guerra santa e stornare l'attenzione. Di converso, ogni idiota aspirante alla gloria e al potere poteva indicare il proprio nemico come l'altrettanto indistinto "imperialismo americano" e formare il proprio gruppo di combattenti.

La cosa interessante di quest'arrangiamento è che non solo permetteva ai due contendenti (governi e gruppi terroristici) di forzare la sottomissione nei propri popoli per le soverchianti necessità della guerra, ma consentiva anche di accusare chiunque non fosse d'accordo dei peccati mortali di "scarso patriottismo" o di "infedeltà religiosa" o di "tradimento del movimento", grazie ai quali saremmo stati/e consegnati/e alla barbarie del nemico.

Dicevano: "La Costituzione può, deve essere adattata ai tempi, al federalismo, alle riforme, eccetera". A dimostrazione che, quando si raggiungono le leve decisionali, non abusare del proprio potere è impossibile? Mi chiederai tu. Ed io, in verità, non so dirti a che titolo pensassero di poter alterare il patto fra cittadini e cittadine senza consultare i diretti interessati e le dirette interessate.

Chi scrisse la Costituzione vergò un documento bilanciato e intelligente, teso anche a far sì che nessuno potesse occupare il centro della scena politica da solo, senza mediazioni o negoziazioni. A poco a poco, questo documento venne eroso da destra e da sinistra, sino a risultare di volta in volta sospeso, invalidato, annacquato, al punto da risultare privo di senso. Distruggere la Costituzione è lo scopo non dichiarato di chiunque desideri il potere assoluto, il dominio. Per lavare i cervelli dell'opinione pubblica, affinché non si accorgesse di questo, si invocavano la moralità, la religione, la sicurezza nazionale, ossia quelle "vacche sacre" che i rappresentanti dell'opposizione avevano troppa paura di mettere in discussione.

Per cui, che facevamo, nipote mia?

Ci lamentavamo. Ci lamentavamo della corruzione, dell'ineguaglianza, delle illegalità condonate o promosse per legge, dei disastri ambientali (oh, così confortevolmente distanti!), ma sotto sotto speravamo che qualcosa dello scandaloso banchetto, una briciola, un beneficio, cadesse su di noi, per ingozzare la nostra avidità e sopire la nostra paura.

Non devi credere, però, che fra noi non ci fosse anche gente che questo lo aveva capito, che lottava in ogni direzione per sanare i guasti e per fermare le sofferenze. Per lo più era invisibile alla massa. Faceva il suo lavoro di opposizione al dominio quietamente, con devozione, con amore, con compassione, con tenacia. Io ne ho conosciute parecchie, di queste persone. Di altre sentivo parlare o leggevo le loro storie. Erano semplicemente umane e perciò mi hanno dato speranza nell'umanità, Iris, e l'energia necessaria a continuare a vivere.

Ora parla tu, che nel 2005 fosti per me la bimba dell'arcobaleno, dimmi tu cosa posso fare di meglio e di più e di diverso, per far sì che il tuo futuro e il futuro degli altri bimbi di questo mondo non sia un incubo.

"Di' alle persone di cui parli che continuino a fare ciò che fanno e che il loro esempio ne convincerà altre", mi ha risposto Iris sorridendo, "Di' loro che insieme possono riuscire. Quello che ti ho narrato è solo uno scenario possibile, ma non è inevitabile. Tu continua a scrivere, zia. E salutami ....".

Così ho fatto, amico mio.

Luisa G. Di Rienzo WWW.CINZIARICCI.IT