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IL FATTO
Lettera inviata al direttore della
rivista “Jesus”
Ho letto con interesse e, credo
costruttiva curiosità, il dossier relativo alla situazione italiana
(e mondiale) del Clero, su Jesus 4 aprile 2004. Mi pare doverosa la
ricerca avviata dalla CEI (ma mi piacerebbe che interessasse tutti
preti italiani) e il commento ad essa, operato dalla rivista, nella
speranza che non si fermi lì, ma segua l’esempio delle risposte alla
lettera dell’On. Monaco ai Vescovi.
Trovo, nella rivista, una diagnosi, abbastanza attenta sul problema,
ma scarsa visione profetica sul domani: significativi sono i puntini
di sospensione del titolo, prima della parola “domani” che è invece
a mio giudizio, il vero problema e problema urgente.
Azzardo con umiltà e trepidazione, ma anche con evangelica parresia,
qualche pensiero, a volte sotto forma di interrogazione retorica,
non tanto su “ieri e oggi”, quanto su “domani” e …soprattutto
domani. Perché ritengo che le cose debbano essere previste,
preparate per tempo, senza rimandarle, senza poco utili rimpianti,
lentamente sperimentate, magari per luoghi singoli e, naturalmente,
sempre fidando nell’azione misteriosa e imprevedibile dello Spirito
Santo e nella preghiera, senza trascurare il dialogo tra le varie
componenti della Chiesa e la ricerca storica e profetica.
Ecco le riflessioni che espongo con ordine numerandole:
1. sappiamo che l’età media attuale del clero italiano è di anni
59,5, che i preti stranieri in Italia stanno diminuendo con
accelerazione, che è presumibile che fra vent’anni i preti in Italia
saranno circa 25mila (contro i 33mila di oggi), che le vocazioni
sacerdotali calano sempre più, che la maggior parte di esse sono
vocazioni adulte, che buona parte dei seminari cosiddetti “minori”
sono spariti (a Bologna, 4 seminaristi fino ai 15 anni contro gli
oltre 200 degli anni trenta)
Situazione a dir poco allarmante, salva la fede nello Spirito Santo.
2. E’ vero o no, che senza l’Eucarestia non c’è la Chiesa? E’ vero o
no, che l’Eucarestia non si celebra senza la presenza e presidenza
del Vescovo o del Presbitero? Ne deriva di conseguenza che il mai
sufficientemente auspicato e proposto coinvolgimento dei laici in
tutti gli aspetti della vita ecclesiale non risolve il problema
della scarsità del clero.
3. E’ un falso problema l’eventuale soppressione tout-court del
celibato ecclesiastico, che resta un carisma importante nella
Chiesa. I giovani che si sentono disposti al servizio sacerdotale
fin da una ragionevole giovinezza, possono e forse debbono essere
invitati ad accettare la legge del celibato per tutta la vita.
4. A proposito del celibato va precisato però che il famoso can. 33
del Concilio di Elvira, sec. IV, recita esattamente così: “si è
d’accordo sul divieto completo che vale per i Vescovi, i Sacerdoti e
i Diaconi, ossia per tutti i chierici che sono impegnati nel
servizio dell’altare, che devono astenersi dalle loro mogli e non
generare figli: chi ha fatto questo, deve essere escluso dallo stato
clericale” (cfr: Card. Stickler, “Il celibato ecclesiastico”,
Ed.Vat., pag. 14). Lo stesso qualificato autore, nella pagina
seguente, scrive testualmente: “…molti, se non la maggior parte, dei
Chierici maggiori della Chiesa spagnola di allora, erano viri
probati, vale a dire uomini sposati prima della loro ordinazione a
Diaconi, Sacerdoti, Vescovi. Essi però erano obbligati, dopo aver
ricevuto l’Ordine Sacro, ad una completa rinuncia di ogni ulteriore
uso del matrimonio, di osservare cioè completa continenza.
“Continenza” non è “celibato”, il quale verrà imposto più tardi ai
Chierici come legge ecclesiastica.
5. Non mi impegno, perché non sono un esperto, nella questione se,
nella nuova legge evangelica, esista incompatibilità tra l’uso del
matrimonio e il servizio di presidenza eucaristica. Le norme sulla
“purezza legale” dell’A.T. non rientreranno per caso in quelle che
l’Apostolo Paolo dichiara decadute? E che dire degli sposi che si
accostano all’Eucarestia nonostante l’uso del matrimonio? E’
importante certamente la tradizione celibataria della Chiesa romana
ma, senza togliere il valore del carisma per chi la vuol vivere in
pieno, non si può forse ipotizzare qualcosa di diverso, sotto
l’impulso della Storia e del sensus fidelium per l’ammissione al
presbiterato di “viri probati”? E non gioverebbe forse una eventuale
nuova legislazione della Chiesa Cattolica alla soluzione del
problema ecumenico con la Chiesa Ortodossa?
6. Il problema vero è proprio la suddetta ipotesi: l’ammissione al
presbiterato dei suddetti “viri probati”. Quali “viri” più “probati”
delle centinaia di diaconi permanenti dopo il Concilio? Non si
troverebbe tra loro chi accettasse di giungere al sacerdozio? Non è
frutto dell’azione dello Spirito la riscoperta conciliare del
diaconato permanente, nonostante la più o meno radicale opposizione
di parte dei padri conciliari? Non si dica che un diacono
permanente, di per sè, non possa ascendere ad un gradino ulteriore
della scala dell’Ordine Sacro, quando per secoli lo stesso vescovo
di Roma era scelto fra i diaconi romani. Con un breve tempo di
preparazione (uno o due anni) un diacono permanente, dopo i tre anni
della preparazione al diaconato, potrebbe completare la sua
formazione spirituale e teologica.
7. Inoltre, un diacono permanente, con una moglie saggia, già
coinvolta nella scelta e nell’esercizio del diaconato, giunto alla
fascia di età dei 45-55 anni, non avrebbe presumibilmente problemi
di famiglia o di educazione dei figli, tali da impedirgli, come
prete, di servire la Chiesa a tempo pieno (o quasi) e non solo in
città, per l’eventuale scuola dei figli, ma anche fuori città,
soprattutto oggi che la gente cerca di evadere dai centri troppo
abitati, e non mancano i servizi e le comodità per una vita
conveniente anche in campagna e montagna. Così, anche questi
eventuali “viri probati-preti” potrebbero essere a disposizione dei
Vescovi per le necessità della diocesi.
8. Ma si possono lasciare vuote – mi chiedo – parrocchie magari
piccole, chiese chiuse tutta la settimana, tranne un’ora domenicale
per una Messa, a volte troppo veloce, senza ulteriore rapporto con
la gente, coi malati, coi fanciulli? Domanda grave: le cosiddette
“unità pastorali”, più o meno giuridicamente costituite, risolvono
il problema in prospettiva futura o non sono piuttosto come “turare
dei buchi”, al dire di don Maurilio Guasto a proposito dell’utilizzo
dei preti stranieri? E i preti, più o meno giovani, come Don Claudio
Pavesio per sua testimonianza, ai quali sono affidate due o tre
parrocchie, con 5 messe da celebrare fra il sabato e la domenica,
quanto potranno durare senza esaurirsi fisicamente o
psicologicamente?
9. Ci potrà essere domani, eventualmente, difficoltà di rapporti fra
giovani preti celibatari e “viri probati-preti”! Preti di serie A e
preti di serie B! Preti giovani, presunti affermati teologi o
biblisti, e preti più anziani, meno preparati? Ma chi è mai
preparato in tutto! Personalmente ho avuto sette vice-parroci,
giovani, nella grande comunità bolognese che ho guidato per quarant’anni.
C’è sempre stato e c’è tuttora fra noi un bellissimo rapporto
fraterno. E’ questione di “testa”, di vera fraternità, carità e
umiltà che non dovrebbero mai mancare in un cristiano, nonché in un
prete.
10. E una moglie saggia, anch’essa “mulier probata” (…e perché no,
domani “diaconessa”), che non è un peso o una remora, ma un grande
aiuto pastorale?
E’ tutta utopia? Può darsi. Lo
Spirito Santo si può anche servire delle utopie e degli scarti fra i
suoi servitori. Ha tanta fantasia lo Spirito Santo: così ho imparato
dai miei Vescovi: Lercaro, Poma e Biffi.
Ma bisogna prevedere, prepararsi, studiare le cose, credere nella
riscoperta del diaconato permanente come esigenza storica della
Chiesa, che ha sempre provveduto alle esigenze dei momenti, del
“Kairos” (vedi i cosiddetti “sette diaconi” degli Atti degli
Apostoli). Non serve soltanto piangere sul latte versato!
Basta così: Dio mi perdoni l’ardire nello scrivere queste cose,
soprattutto perché sono un prete vecchio (81 anni) e …quasi
disoccupato.
Don Gastone De Maria
IL COMMENTO
Un prete vecchio e quasi disoccupato
scrive cose troppo sagge che forse non leggerà nessuno. Se qualcuno
le leggerà o le avrà lette commenterà che non vale la pena di
rispondere a siffatte considerazioni.
Insisto: è da pun po' di tempo che
sento venti di nuovo nella chiesa. Non so perché, ma sento che
qualcosa sta cambiando. Non so quando avverrà, ma sento che avverrà.
Ernesto Miragoli
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