UN TEOLOGO CELIBATARIO
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IL FATTO (dal sito www.nuovisacerdoti.altervista.com) Il prete che vuole sposarsi deprezza il matrimonio e non ha capito cosa è il celibato. E il celibato dei preti è un "consiglio di Dio divenuto necessità". Lo afferma in un articolo sull'Osservatore romano il teologo Nicola Bux, che critica anche l'idea che il celibato dei preti sia soltanto una legge ecclesiastica, e per questo modificabile. "Chi obietta che si tratti di una legge ecclesiastica, che in Oriente solo i vescovi sono celibi mentre i presbiteri possono sposarsi, quindi che il nesso tra celibato e sacerdozio non sia necessario - argomenta Bux -, trascura il fatto che proprio lo stato celibe dei vescovi, conservato in Oriente e Occidente, contraddice tale opinione".
IL COMMENTO NICOLA BUX è nato a Bari nel 1947. Dopo gli studi teologici a Roma e l'ordinazione sacerdotale, ha compiuto ricerche nell'Ecumenical Institute e nello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme; ivi ha insegnato nella Facoltà Teologica di S. Salvatore e a Roma nell'Istituto Liturgico S. Anselmo. Ha soggiornato nei paesi "ortodossi" dell'Europa Orientale e in quelli "islamici" del Vicino Oriente, fondando con Franco Cardini e David Jaeger l'Europe-Near East Centre. A Bari è rettore della chiesa di S. Giuseppe e docente di liturgia comparata nell'Istituto Ecumenico, di cui è vice-preside, e di teologia dei sacramenti nell'Istituto Superiore di Scienze Religiose. È consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi e consulente della rivista teologica internazionale «Communio». È autore di oltre quaranta saggi, tradotti anche in altre lingue, e di una decina di libri. Con questo curriculum di tutto rispetto viene voglia di tacere, oppure di sorridere compassionevolmente all'affermazione che "proprio lo stato celibe dei vescovi…contraddice tale opinione" se non fosse che vari studi (che sicuramente Bux conosce) comprovino che: - a Gesù Cristo non importò di scegliere discepoli e discepole fra celibi o nubili e coniugati/e - per almeno un millennio alla comunità cristiana che andava diffondendosi nel mondo allora conosciuto non importò la distinzione fra prete celibe e non (vedasi in proposito la corposa documentazione addotta dagli storici – uno di questi divenne cardinale – Danielou e Marrou nella "Storia della Chiesa" edita da Marietti) - la legge celibataria fu effettivamente una legge ecclesiastica e lo è tuttora. Legge che ebbe la sua incubazione in un concilio provinciale spagnolo (Elvira) e poi fu promulgata come legge universale per la chiesa d'occidente. Legge che non fu rispettata neppure dai papi, neanche dopo il suo carattere universale - il celibato sia un consiglio divenuto necessità a causa di ragioni storiche e non certo spirituali o teologiche. Necessità che forzatamente è stata assurta a valore di virtù. Spiace che teologi di chiara fama adoperino la propria intelligenza per arrampicarsi sui vetri al fine di giustificare leggi ecclesiastiche che possono essere cambiate, come succede per tutte le leggi di ogni comunità umana. Il sospetto che siano autori al servizio del Principe viene…eccome! Ernesto Miragoli
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