PRETI SPOSATI ANGLICO-CATTOLICI
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IL FATTO La Santa Sede adotta una linea di
''discrezione e prudenza'' nei confronti di quegli anglicani che
chiedono di aderire alla Chiesa cattolica dopo la decisione di
ordinare vescovi donne e omosessuali e di benedire unioni tra
persone dello stesso sesso. E questo sia perche' ''non basta
l'opposizione all'ordinazione di donne al ministero ordinato e di
certe interpretazioni poco ortodosse sulla sessualita' per motivare
una conversione al cattolicesimo'', sia perche' ''sarebbe certamente
una tragedia per l'anglicanesimo un eventuale abbandono in massa
dalla Comunione anglicana della sua componente anglo-cattolica''. Lo
spiega la Civilta' cattolica nell'articolo di apertura del prossimo
numero, ''Le relazioni tra cattolici e anglicani dopo la conferenza
di Lambeth'', firmato da padre Paolo Gamberini. L'articolo ricorda
anche il ''desiderio'' espresso dal Papa durante il volo verso
l'Australia, che ''possano essere evitati scismi o nuove fratture''
nell'anglicanesimo.
IL COMMENTO Dal lancio d'agenzia si capiscono un po' di cose: - anche nella chiesa anglicana vi sono pensieri diversi sul come incarnare nella storia le verità della fede e come rimanere fedeli ad una tradizione cercando di capire i segni dei tempi - quando si tratta di parlare di donne prete, ad ogni latitudine emerge il maschilismo - quando le cose non vanno secondo le proprie idee (vedi ad esempio il vescovo Burnham) si cerca asilo altrove. Mi scuso per il commento che sarà un po' lungo (come non dovrebbe essere nello stile di questa rubrica). Penso anzitutto che la chiesa cattolica non debba accettare nel proprio seno vescovi e preti anglicani. Non per discriminarli, ma per evitare confusioni. La prima confusione è che tali vescovi e preti non confluiscono nella chiesa cattolica perché convinti del primato pontificio, ma perché dissenzienti da spinte in avanti che stanno emergendo nell'anglicanesimo. La secondo confusione è che si portano appresso moglie e figli (se sono sposati) e continuano così il ministero creando sconcerto presso i fedeli cattolici che vedono il prete celibe e una certa rabbia a gente come il sottoscritto che non capisce perché non potrebbe esercitare il ministero con la propria famiglia perché si è sposato dopo essere ordinato prete cattolico romano e ha rivisto dopo l'ordinazione l'obbligo celibatario. Infatti è logico chiedersi se tali vescovi e preti ammessi facciano professione di fede cattolica accettando, fra l'altro, l'indissolubilità del matrimonio, il celibato, il primato pontificio ecc.ecc. La seconda confusione è che tali persone chiedono di venire di qua perché non si trovano bene di là. No. La comunità ecclesiale ha bisogno di recepire varie voci che lo Spirito ispira. Uscire dalla porta sbattendola, non è segno di maturità e soprattutto non fa crescere una comunità. La terza confusione è che in questo modo ancora una volta si discrimina la donna che non è un essere inferiore, ma una persona. Se una comunità come quella anglosassone ritiene che sia importante considerare il problema dell'ordinazione sacerdotale muliebre, tale problema va considerato, studiato ed attuato. Chi non è d'accordo non deve andarsene, ma portare le proprie ragioni. La quarta confusione è la divisione ecclesiale anche all'interno dell'anglicanesimo. Lo schema è sempre quello da tutte le parti: chi comanda non accetta confronti, esilia psicologicamente i dissenzienti e ciao. A me pare che si debbano considerare istanze che emergono dalla base.
Ernesto Miragoli
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