PRETE DIVENTA CIO' CHE SEI
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IL FATTO Nell'articolo "Diventare ciò che dovremmo essere", la federazione internazionale preti sposati abborda due questioni: - Qual`è la soluzione alla crisi dei ministeri nella chiesa cattolica romana? - I preti che hanno abbandonato il ministero attivo sono degli "ex" preti oppure "preti in eterno”? Si ritiene, questa, una vera e propria sfida lanciata alla chiesa istituzionale che dovrebbe smettere di riferirsi incessantemente ad antichi miti legati ad un tempo ed a una cultura passata. Il problema si pone sia in rapporto al matrimonio che ai ministeri. Ciò che manca in questo caso è proprio la dimensione comunitaria. Se poi si riflette su un modello più organico e più vivo della creazione, le autorità istituzionali dovrebbero ordinare gli animatori di comunità per presiedere alle nostre celebrazioni eucaristiche e darci così la possibilità di diventare ciò che dovremmo essere.
IL COMMENTO Alla seconda domanda c'è già la risposta ufficiale della chiesa cattolica che – a norma di Codex Juris Canonici – consente al prete" spretato " di amministrare i sacramenti in casu articulo mortis o portare a termine la messa nel caso fosse già avvenuta la consacrazione e il sacerdote si sia sentito male. Ma a mio avviso il problema è mal posto: parte da una premessa teologica importante per finire nello stagno del recupero dei preti sposati al ministero come presidenti di comunità ecclesiali. Se devo dire che sono d'accordo in linea generale (ci sono certi deputati a presiedere le celebrazioni- come i diaconi permanenti – che fanno pietà!) devo anche dire che qui non si tratta di portare il problema in termini di rivendicazioni, bensì di studio di una nuova forma di comunità cristiana che non sia legata a step giuridici, ma a "comunità raccolta dal Cristo" (L.G.,14). Ernesto Miragoli
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