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IL PAPA , LA MESSA IN LATINO, LA LAICITA'

 

IL FATTO

Nel breve viaggio che l'ha portato da Roma a Parigi, sull'aereo il papa ha conversato con i giornalisti su due argomenti: laicità e messa in latino.

Sull'attesissimo tema della laicita', ha ricordato che ''non e' in contraddizione con la fede, ma e' un frutto della fede''. ''I cristiani - ha aggiunto - devono poter contribuire ai valori che sono fondamentali per la costruzione della societa'. La religione non e' identificabile con uno Stato, la religione non e' politica e la politica non e' una religione''. Sul fatto della messa in latino ante Vaticano II, Ratzinger  ha dichiarato:  ''E' semplicemente un gesto di tolleranza, in ottica pastorale, per delle persone che sono state formate a questa liturgia, che l'amano, la conoscono, e vogliono vivere con questa liturgia''. ''E' un gruppo piccolo'', ha aggiunto il Papa, che ha notato pero' che il Motu proprio permette ''l'arricchimento reciproco'' dei due riti e che e' ''chiaro che la liturgia rinnovata e' la liturgia ordinaria del nostro tempo''. (da "Petrus", quotidiano on line). Aggiungo: nella prima settimana di settembre un esponente vaticano ha criticato i vescovi italiani perché non farebbero molto per agevolare la celebrazione della messa in latino secondo il messale di Giovanni XXIII.

 

IL COMMENTO

Prima la messa in latino: sono d'accordo con lui. Lo so che ci saranno levate di scudi contro questa affermazione papale, ma non ci trovo nulla di male. Ci trovo molto di male in chi si appella a questa concessione per veicolare concetti e forme preconciliari e sostenere che il Concilio Vaticano II fu tutta una montatura di cui la chiesa si deve liberare. Ci trovo molto di male se la concessione  viene interpretata come una sconfessione della nuova liturgia. Una sola cosa rimprovero, su questo argomento, a Benedetto XVI: mi sembra che sia concessivo per quanto riguarda il passato e poco concessivo per esperienze  che potrebbero rendere più rispondente ai segni dei tempi il cammino ecclesiale. Mi spiego in breve: nulla da obiettare per chi crede di vivere meglio la celebrazione eucaristica secondo il messale di Giovanni XXIII (che è quello di Pio V riveduto e poco corretto), ma perché non pensare ad esperienze pilota quali quelle, per esempio, di una comunità guidata da preti (maschi o femmine) che hanno una famiglia?.

Vengo alla laicità. In una Francia che del laicismo ha fatto la propria battaglia e che ha lasciato all'umanità principi fondamentali quali quelli della LIBERTA'-UGUAGLIANZA-FRATERNITA', mi sembra più che giusto ricordare che essere laici non significa essere non credenti. Il sottoscritto si sente laico e credente nel Cristo di Dio, per esempio. Ancora applauso: la religione non si identifica con uno stato, non è politica. Basterebbero queste parole per segnare il programma di un pontificato perché le conseguenze sarebbero interessanti: concordati fra stati e chiesa, uomini  politici che alle elezioni si recano in sagrestia ad omaggiare il parroco ed altre amenità avrebbero conseguenze devastanti per un certo establishment ecclesiastico e sottobosco annesso!

Ernesto Miragoli

 

Ratzinger non la dice tutta sulla messa in latino. Non è vero che si tratta di un gesto di tolleranza perché viene recepito dai più esattamente come un gesto di rifiuto della modernità e  ritorno al passato. Non è vero che si tratta di un piccolo gruppo. E non è vero che i due riti si arricchiscono reciprocamente, perché rispondono a due teologie opposte. Il rito di Pio V è servito nel suo tempo, ma in questo tempo occorre quello di Paolo VI, anzi forse è già sorpassato anche quello. E di fronte al problema delle chiese che sono sempre più vuote non è molto lungimirante tornare al vecchio rito, quasi sperando che anche la gente torni alla religiosità di 50 anni fa.


Mauro Borghesi

 

 

 

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