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IL FATTO Fonte: Adista. "In Italia il Concordato è stato fatto durante una dittatura, per salvare la propria libertà. Per questo, penso che oggi il modello ideale per il nostro Paese potrebbe essere quello americano: negli Usa non si fanno concordati, ma leggi che valgono per tutte le religioni". Con queste parole, lo scorso 4 luglio, mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha espresso la sua posizione sui rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano, regolati sin dal 1929 dai Patti Lateranensi (poi recepiti dall'art. 7 della Costituzione), che concedono alla Chiesa cattolica un ruolo del tutto privilegiato rispetto alle altre confessioni religiose. Bettazzi interveniva all’interno di un dialogo con il filosofo Carlo Augusto Viano, sul tema "Così vicina, così lontana. La Chiesa, la sua base e il potere politico", organizzato nell’ambito di una rassegna dal titolo: "Di santa ragione", 6 serate di discussione su filosofia, religione, politica e scienza promosse da Procope Studio e dalla rivista Micromega, svoltesi a Bologna dal 1° al 10 luglio scorsi. In questa sede il vescovo emerito di Ivrea, che prese parte alle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II e fu tra le personalità di spicco della Chiesa cattolica nel dialogo con il mondo comunista, ha sottolineato con forza il primato della coscienza individuale: "Fondamento della vita morale è la coscienza e ci possono essere delle situazioni in cui la mia coscienza mi dice di disobbedire". Fedele a questo principio, Bettazzi si è quindi espresso a favore delle unioni omosessuali: "Per tanto tempo abbiamo detto che il fine primario del matrimonio è la procreazione, fino al punto di negare il sacramento a chi è impotente, ma io credo che il fine del matrimonio sia l’amore. E se ci sono due persone dello stesso sesso che si amano, pur non chiamando la loro unione matrimonio, dobbiamo aiutarle a stare insieme".
IL COMMENTO Mi trova assolutamente consenziente la posizione del vescovo emerito di Ivrea sul tema del Concordato. E' un'istituzione anodina che poteva avere un senso in una particolare epoca storica, ma che adesso si rivela inopportuna. Fatico, invece, a capire la posizione di mons.Bettazzi sulle unioni omosessuali davanti alla comunità cristiana. Anzitutto mi spiace che mons. Bettazzi – se le dichiarazioni riportate da Adista sono corrette – sostenga che si è negato il sacramento a chi è impotente. Egli dovrebbe sapere che il sacramento del matrimonio non è negato a chi è impotente. Al massimo l'impotentia coeundi è uno dei motivi per cui la Sacra Rota annulla il matrimonio se uno dei coniugi ne fa richiesta adducendo come motivo che i fini del matrimonio sono i tre "bona": bonum fidei, bonum sacramenti e bonum prolis. Sappiamo bene che l'impotenza può essere di vario genere: incapacità di avere un rapporto, capacità di avere un rapporto ma lo sperma maschile è sterile, oppure la donna è sterile…cioè…vi sono vari motivi per cui non da tutti i rapporti sessuali che la coppia pratica, possono nascere figli. Ma la ricchezza di un amore di coppia si può completare anche in una fecondità più ampia, come ad esempio l'adozione. Se fondamento della vita morale è la coscienza – e su questo non ci piove – va anche detto che la coscienza deve essere formata. Se la mia coscienza mi dice che posso bestemmiare Dio perché è l'unico modo per non farmi venire un'ulcera quando m'arrabbio o che posso sottrarre soldi dalla cassa della mia ditta perché secondo me il mio titolare non mi paga abbastanza o, ancora, che siccome mio marito non ha fantasia nel rapporto sessuale, allora è giusto che provi altre emozioni con un giovane muscoloso ed aitante…mi sembra che tutti conveniamo che una coscienza di questo genere sia piuttosto lassa. Personalmente ritengo che laicamente di debba garantire l'unione fra omosessuali, ma cristianamente, no. L'esegesi biblica fa risalire agli ipsissima verba Jesu la frase:"Non avete letto che Dio creò l'uomo maschio e femmina…così l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla propria donna ed i due saranno una carne sola?" A me sembra che sia importante considerare che il dono reciproco d'amore sia naturalmente orientato verso la diversità sessuale e che tale naturalità sia da ricondurre al Dio creatore. Ernesto Miragoli
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