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Ci hanno mandato questo racconto. Bello e vero. Da leggere
IN
SILENZIO
Gli amici domandano, indagano, ma io nego, nego tutto, sono costretta a negare, a dire che si sbagliano, che non è vero. Però so che i miei occhi tradiscono il mio cuore, che non riesco a contenere la gioia che è dentro di me e che esplode in tutti i miei gesti, nel mio sguardo, nel tono della mia voce. Oh, se solo sapessero quale incontenibile gioia! Perché Signore, perché ci hai dato l’amore se poi ci costringi a nasconderlo? Attraverso il vetro bagnato osservo il lento agitarsi delle foglie del tiglio, e la mente corre a quel pomeriggio di qualche giorno fa. Eri qui steso accanto a me, gli occhi chiusi, il volto dolce e rilassato. Osservavo i lineamenti del tuo viso, la barba ben curata, mentre le mie mani percorrevano i tuoi capelli morbidi e dorati. Guardavo i tuoi occhi, due occhi chiari, profondi, quella luce calda che penetra nel mio animo e lo rischiara. Mi hai presa tra le braccia e mi hai baciato. Un bacio lungo, dolcissimo; avrei voluto che non finisse mai mentre nel mio cuore si faceva avanti la paura. Mi sono allontanata e ti ho guardato tra le lacrime: - Domani ti pentirai di questo e mi chiamerai dicendo di non volermi più vedere e chiedendomi di non cercarti. Io non voglio più soffrire -. Tu mi hai attirata verso di te e mi hai abbracciata forte e mi accarezzavi il viso e i capelli mentre mi parlavi e dicevi di non preoccuparmi, che non volevi farmi stare male, che non sarebbe successo. Ti ho creduto e mi sono abbandonata tra le tue braccia e ti ho baciato ancora e poi ancora, e tutte le volte era una sensazione nuova, dolcissima e indescrivibile. E così ancora una volta l’amore e il desiderio hanno preso il sopravvento sulla ragione e mi sono abbandonata a te, pur sapendo che tutto sarebbe finito troppo presto, che avremmo sofferto ancora una volta, che non ci sarebbe stato un domani. Oh se il mondo si fosse spento in quell’istante… saremmo rimasti legati per l’eternità! Sono tornata a casa con un peso sul cuore, con la rabbia di non aver saputo incatenare i miei desideri. La sensazione di essere sospesa nel vento, sospinta tra il sogno di amarti col cuore di amica sincera e l’incontenibile desiderio di sentirmi intimamente legata a te anche con il mio corpo. Questa volta non mi hai neanche telefonato. Un sms, poche parole che io già conoscevo prima ancora che tu le pensassi. “Spero vivamente che il nostro rapporto finisca qui, con tutto il mio bene e rispetto per te. Mi disturba troppo, mi sento fortemente squilibrato e in disagio”. E io nuovamente mi sono rassegnata al vuoto che all'improvviso si è creato dentro di me, una rinnovata e inevitabile ferita nella mia anima. Dolore fisico, un buco nello stomaco, la colpa che ricade su di me e sulla mia voglia di amarti. Ma tu sai che il mio cuore è forte e può ancora lottare, sostenuto dal calore che solo tu riesci a darmi. Non potrei mai odiarti neanche se tu scaricassi su di me tutto il male del mondo; è troppo grande l’amore che sento per te. Sono venuta in chiesa e tu eri lì, sull’altare, a celebrare la tua Messa. La gente ti seguiva, ti ascoltava, non immaginava che quella bocca che pronunciava parole d’amore solo poche ore mi baciava con passione, mentre quelle mani che tu stavi sollevando al cielo scorrevano avide sul mio corpo. Ti ho guardato, sembravi sereno, ma quei tuoi profondi occhi verdi erano spenti. Sapevo che stavi male anche tu, sapevo che vedermi avrebbe rinnovato la ferita che si era aperta dentro di te, e allora sono scappata, mi sono nascosta per non farmi vedere, per non farti soffrire, per darti la tranquillità di tenere il mano il Corpo di Cristo col cuore sgombro da pensieri impuri. Fuori la luce sta calando e il cielo si fa sempre più buio, come il mio cuore. Fatalmente mi ritrovo qui ad aspettare ancora una volta, seduta sul vecchio divano di pelle. Vicino a me il mio cellulare, mio fedele compagno, depositario dei nostri segreti. Attendo nel silenzio quel suono così familiare e intanto penso al nostro futuro. Come sarà? Una casa, una famiglia, dei bambini che ci corrono intorno…so che non posso neanche sognarlo. Eppure non ti ho mai chiesto di non essere un sacerdote perché è il tuo desiderio più grande e lo rispetto, ma proprio non ce la faccio a vederti vestito da prete! Tu per me sei solo il tenero ragazzo che mi chiede affetto e che sa darmi tanta pace. So che tornerai a cercarmi, è sempre successo, ma quanto ci vorrà questa volta? Una settimana, due, l’ultima volta è passato quasi un mese… devo essere forte, ti dirò di no… no, non ce la faccio, non è possibile, so che non saprò resistere alle tue attenzioni, alla tua tenerezza e cederò alla gioia di gustarmi un momento di serenità con te. Mi domando in ogni istante cosa provo realmente. Rabbia? Amore? L’amore rende felici; è amore questo? Come vorrei comprendere il tuo cuore, capire cosa ti spinge a cercarmi per poi nuovamente allontanarti facendomi sentire colpevole. Signore, Tu che l’hai chiamato a te scruta i nostri cuori e abbi pietà di noi che ti chiediamo solo la libertà di amarci! Nel silenzio carico di illusione e di disperazione scorre questa mia vita che sto regalando a lui, questa storia che non vedrà mai la luce del sole, ma che è la mia linfa vitale e mi dà la forza di andare avanti, aspettando ancora ogni mattina le sue dolci parole che mi svegliano, riempiendomi l’anima di speranza e di conforto.
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