argomenti tratti da alcune lettere
Il corsivo è di chi ha mandato la lettera. Il neretto sottolineato è il tema.
Vorremmo si dessero risposte o si esprimessero opinioni
circa i singoli argomenti (e non in generale).
Il colore rosso dovrebbe, alla fine, trarre conclusioni equilibrate:
non in nome di un moralismo a tutti i costi, ma al fine
di non fare male, né a noi stesse/i né ad altri/e.
Si invita a scrivere con brevità ed essenzialità.
Il discorso resta aperto a chi manderà altri interventi.
Chi ha scritto una volta può tornare ad aggiungere altro
La firma nel primo intervento; in seguito basterà il colore ad indicare chi ha scritto
1. Preferenza per l'anonimato:
"……innanzitutto vi ringrazio per l'esistenza di questo sito, che ho scoperto oggi solo casualmente... Preferisco mantenere l'anonimato, perché comunque, pur trattandosi di una bellissima storia d'amore, so per certo che, dai conoscenti, saremmo mal etichettati entrambi". "Vi raccomando che nessuno possa capire che sono io che scrivo". "Se mia mamma sapesse che io ho questi problemi, le prenderebbe un colpo". "Ausilia, grazie che mi hai risposto all'indirizzo segreto". "Non capisco come pretendete che rompiamo il silenzio: dovremmo, secondo voi, mettere i panni sporchi fuori? Spero che mi rispondiate, perché io a non dire certe cose ci tengo, altrimenti mi buttano i sassi addosso, e ho famiglia…"
· Il passo radicale da affrontare è il parlarne tra donne, perché arrivi, non una specie di complicità, ma piuttosto uno scambio di esperienza che aiuti la consapevolezza del nostro essere donne, non oggetti ma soggetti, non cose ma Persone. (Ornella)
· Comprensibile, ci sono delle ragioni; ma se si vuole ricevere e dare aiuto tra sorelle, si potrebbe usare il duplice modo: privato con generalità chiare, e anonimo per il pubblico; ma sempre amichevole, da sorelle a sorelle che hanno fiducia vicendevole. (Ausilia)
· Il nascondere la propria identità per esporre la coscienza è da considerarsi liberante, perciò positivo. In casi particolari si richiede la comprensione e l'aiuto di persone che siano disponibili ad accogliere, ad ascoltare ed eventualmente a consigliare. (Anna)
· Sono d'accordo con l'anonimato, ma mi pare un controsenso per donne che si dichiarano contro il silenzio. (Vera)
· Niente anonimato con chi merita fiducia! Ma quanto è difficile trovare…. (Lucia)
· Io non capisco perché vi schierate contro il silenzio. Certe cose, anche se sono pene, non si possono dire a nessuno. Io parlerò chiaro con voi quando vi conoscerò di presenza, ve lo prometto. (Giulia)
2. Paura per un amore trasgressivo e voglia di non lasciarselo sfuggire:
"…sentimenti così profondi che mi facevano quasi paura".
"Grazie per essersi fermato in tempo, per avere rispettato la mia vita, per avermi dato la possibilità di tornare con i piedi per terra, grazie perché ho potuto incontrare e frequentare il ragazzo con cui sto ora."
"Ma mi vengono le lacrime agli occhi, e credo che queste non me le toglierà mai nessuno, perché penso a come sarebbe potuta essere la mia vita con lui. Rimane per me una persona fantastica, l'uomo più bello del mondo"
"Se non lo posso sposare, sono decisa a tutto, anche a fare l'amante segreta…"
· L’amore, di per se stesso, ha una forma infantile ed egoistica che tendiamo a perpetuare a livello psicologico e culturale nella figura materna (eroica nella maternità) e mai nella figura sponsale, che richiede un impegno paritetico, a due. Qualsiasi rapporto che si chiude in se stesso, ossia che non sa o non vuole andare oltre l’innamoramento, è destinato a rimanere “piccolo”, bambino e quindi narcisistico.
· L'amore non è un semplice fenomeno naturale, data la complessità dell'umano. Prima o dopo, infatti, i nodi "di ogni genere e specie" vengono fuori. Non è detto che chi "si butta" anima e corpo nell'amore fallisca sempre, ma vi corre il rischio.
· A volte troncare un amore, anche se traumatico, può farne nascere un altro più bello, non tanto perché "normale", quanto perché può essere maggiormente solido, più capace di reggere le difficoltà della vita, dato che nell'amore trasgressivo, a pagare è, di fatto, una sola persona.
· Forse dovremmo aiutarci di più a non essere catturate dall'amore, soprattutto quando ne siamo affascinate: la libertà delle donne passa anche di qua…
· Purtroppo noi donne siamo vittime del nostro cuore, ma è ora che ci svegliamo: altro che "non lasciarselo sfuggire… Educhiamoci tra noi donne a confidarci per trovare la forza di resistere contro la passività di fronte alle richieste del cuore.
· Paura di lasciarsi sfuggire l'amore, sì, ma amore per la trasgressione NOOOOOO
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3. E' proprio vero che tante volte una scelta esclude l'altra?
"……perché senza di lui non so stare... ho bisogno di una parola
"……perché senza di lui non so stare... ho bisogno di una parola di conforto, di una sua carezza se non fosse per le regole che gli sono state imposte a forza,
……. ma ancora non capisco perché una scelta debba per forza escludere l'altra".
"Certe volte penso che solo i matusa pensano che si può restare per forza dove e con chi si sta male. Ieri ho fatto una scelta, oggi, visto che mi va male, ne faccio un'altra. E poi, il prete che scelta ha fatto se prima di farsi prete non aveva incontrato l'amore? Lui con me è felice… , ma…".
· E’ ovviamente coniugabile il presbiterato col matrimonio, non certo indispensabile. Ma la donna, se è davvero rispettosa della persona dell'altro, non può ignorare che lui ha fatto una promessa con serietà (poteva essere impreparato, ma non ignorava che si assumeva degli impegni). Entrambi dovrebbero essere consapevoli delle difficoltà in cui incorrono.
· Ti posso dire che io non avrei mai incoraggiato il prete che ho sposato a fare il passo decisivo, sicura che prima o poi me ne sarei pentita. Quanto ad essere l'amante segreta, beh! ognuno fa le sue scelte, ma è davvero corrisposto un amore in cui a sacrificarsi è solo la donna, mentre lui resta con i suoi privilegi?
· La vocazione al presbiterato non può escludere la possibilità di avere rapporti affettivi con l'altro sesso, ma c'è un ostacolo da affrontare data la legge celibataria. Quando nascono storie amorose, è necessario che si tratti di un amore forte e maturo, sì da diventare un'esigenza di vita per entrambi.
· Sempre un amore ne esclude un altro. Se si tratta di una grande scelta, ancor di più. Se qui si parla della scelta dei preti, io penso che non sarebbe inconciliabile col sacerdozio la scelta del matrimonio.
· Sono d'accordo, ma non sempre è così, soprattutto quando il prete, come ho letto in sito e in qualche libro, non ha fatta una vera scelta di celibato, o, se l'ha fatto, può chiedere la dispensa. Io sono una moglie di prete, e lui mi conferma quanto ho detto.
· Certo! Non si può avere l'uovo e la gallina. Io voglio che il mio uomo sia mio, così la chiesa vuole i suoi preti, suoi
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4. Il prete è costretto…?
"Rispetto e ammiro la decisione che tanti anni fa ha preso. Non rispetto e non ammiro quelli che lo hanno costretto fin dall'inizio ad una scelta del genere".
· Uscirei dalla pania della “costrizione”. Il prete non è costretto affatto, piuttosto lo può pesantemente condizionare un vissuto familiare cui spesso non sa opporsi: esempi di ecclesiastici in famiglia, consuetudini ed aspettative di madri e padri. Soprattutto madri. Un accurato discernimento delle due parti dovrebbe bastare a chiarire i rapporti. Se così non avviene, abbiamo l’ennesimo rapporto che si chiude in se stesso, in un atteggiamento di fatto passivo e rinunciatario: la donna nella rinuncia ad una vita relazionale non clandestina, il prete nella rinuncia ad un discernimento che lo farebbe crescere come uomo, e quindi senza dubbio lo renderebbe un prete migliore, nel caso si lasciassero.
· Per essere credibili nei nostri ragionamenti non dobbiamo esagerare nel dire le cose. La costrizione c'è, non in radice, perché la scelta è libera (anche se condizionata dall'età, dalla poca formazione; e poi nessuno è mai del tutto libero); solo che in seguito si usano metodi alquanto …terroristici. In questo la chiarezza di noi donne nel fare una denunzia ferma dovrebbe aiutare la Chiesa a non riposare nell'ipocrisia. Responsabilizziamoci anche noi…
· L'esperienza ha una sua dinamica nella formazione di ogni individuo ed è su questo punto che bisogna concentrare l'attenzione ed unirci per richiamare alla responsabilità chi, nella Chiesa, continua ad usare metodi disumanizzanti.
· Per me i preti sono costretti a non sposarsi. Se si innamorano molti finiscono col cadere nelle pastoie di servire a due padroni.
· Le costrizioni non sono tali, se c'è il carisma (un particolare dono della Grazia). Finché vigerà questa legge canonica, alcuni la subiranno, e perciò non saranno davvero liberi. Noi di "Donne-così" cerchiamo di evidenziare questo malessere ecclesiale, ma non per lassismo morale!
· Forse molti preti non si sposano perché sono moralmente costretti, ma non mancano i coraggiosi, come mio marito.
· Il prete ha le sue costrizioni, ma la parola non mi piace, e noi laici abbiamo le nostre. Purtroppo i preti vogliono fare i santi e si comportano…
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5. E' proprio vero che bisogna "fare l'amore" per capire, per essere completi, per amare fino in fondo?
"….Con lui non ho mai fatto l'amore, e forse me ne pento... Se solo avesse provato dal vivo cosa significa darsi anima e corpo ad una persona, forse avrebbe deciso di stare con me... Se solo sapesse cosa significa avere quel contatto profondo e completo con l'altro sesso, sentirsi gli ormoni a mille e il cuore in gola, se solo provasse una volta l'ebbrezza di un rapporto sessuale completo, credo che, non solo non la dimenticherebbe più, ma scoprirebbe anche che la vita che fa forse segue regole troppo rigide, mi permetto di dire anche inutili.
…..Come può, infatti, un prete comprendere la realtà familiare se ignora i piccoli grandi problemi che la affliggono quotidianamente? Come può ascoltare le ragioni di un ragazzo se non ha mai dovuto "combattere" con le paure di un figlio adolescente.
"Io e il mio prete ci amiamo nell'anima e nel corpo. Nessuno può capire cosa è l'amore, se non sente pulsare nella sua carne la gioia d'amare: scusate se mi esprimo così senza peli nella lingua"
· Bella domanda! Il fare o non fare l’amore è una questione di scelta di vita, e di scelte che anche all’interno di un matrimonio si presentano per svariati motivi contingenti. E’ amore anche il non fare l’amore, ma il rapporto tra due persone si fonda anche sull’erotismo, che è la profonda conoscenza dell’altro mediante l’esplorazione del corpo, senza riserve ed inibizioni. Preferisco parlare dell’erotismo che non di “accoppiamento”, perché l’erotismo è per il corpo quello che la spiritualità è per il nutrimento della cosiddetta anima, e non sono scindibili l’uno dall’altra.
· Posso dirvi per esperienza che l'amore non conosce limiti di sorta. Ma proprio questo contrasta con la vostra tesi: se io amo infinitamente, non è vero che il non poter fare l'amore (i casi possono essere altri, rispetto a quelli classici) indebolisca il legame affettivo. Legare necessariamente l'amore all'atto sessuale è una grossa limitazione; piuttosto l'atto sessuale è cosa bella e buona, se fatto nella gioia di AMARSI (e amarsi a tal punto da "unirsi anche nell'anima").
· Dire l'espressione "fare l'amore" è vago, si rischia di scambiarlo col fare solo sesso. Il vero amore nasce da un'intesa profonda, da un'affinità di sentimenti e di idee, da una reciprocità di rispetto e di attenzioni e da un donarsi gratuito. Se queste basi mancano, rimarrà solo un'attrazione fisica, che quasi sempre è l'elemento primario che avvicina due persone e non sempre sviluppa in sentimenti più profondi. A questo punto, c'è da sottolineare le diversità individuali e di coppia.
· Normalmente capita così. Sono del parere di chi mi ha preceduta.
· Sono d'accordo con chi ha posto la domanda. Il vero amore tra un uomo e una donna deve essere completo.
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6. La donna e la sessualità (esercitata dal prete) sono una realtà meravigliosa… Ma quanto non dobbiamo fare le donne per non essere considerate tentatrici!
"Purtroppo la Chiesa, con il suo anacronismo e la sua chiusura, non facilita l'avvicinamento delle pecorelle smarrite.
I preti sposati stimano le donne. Rispettano e onorano la donna nel Sacramento del Matrimonio. Il matrimonio dei preti ristora il bilancio tra il mondo maschile e femminile, perduto anni addietro, nella chiesa cattolica romana istituzionale…."
"La Chiesa non capisce cosa è l'amore e non lo capirà mai fino a che non avrà preti sposati"
· Io non credo che si nasca “vocati” a una strada piuttosto che un’altra, non credendo ad un Dio in qualche modo “interventista” nella nostra storia. Credo piuttosto in un “divenire ” del figlio/a di Dio che però è costretto inevitabilmente nelle pastoie del contesto culturale nel quale la vita viene vissuta. Circa l'argomento mi limito a dire che il bagaglio di esperienza del femminile, meno concettuale ma molto più libero dal punto di vista dell’estrinsecazione dei sentimenti, sia una ricchezza di cui la Chiesa potrebbe giovarsi con minore paura di quanto non ne mostri. Essa infatti potrebbe provare a coniugare la secolare attitudine femminile al servizio, che non è sottomissione, a quella necessaria formazione ed informazione che consenta ad entrambi i sessi una maggiore effettiva stima reciproca.
· Bisogna fare una distinzione. Il prete che fa una doppia vita con la consapevolezza dei superiori e continua ad approvare la legge celibataria come condizione indispensabile al sacerdozio, si è smarrito nella nebbia dell'ipocrisia. Ammiro chi ha la forza di scendere da quella falsa scala di valori, ha il coraggio di portare avanti la sua storia d'amore con la donna della sua vita e di denunciare a viso scoperto il male che aleggia indisturbato nella Chiesa. La coppia che esce da un grande travaglio per una scelta difficile dovrebbe rassodarsi nella virtù ed essere di esempio nella Chiesa. Questo è il modo di superare certi tabù.
· L'essere tra donne ci fa bene per dirci queste cose; ma io non mi sento di dirlo in sito.
· Sarebbe bene che le donne dei preti non si esaltassero secondo un ideale che le riscatti. Suvvia! Siamo persone normali.
· Io non faccio niente di quello che si pretende dalla donna, né mi sento una tentatrice, Gli uomini non sono pure tentatori? Anzi! Chi pensa in quel modo sono le persone bigotte.
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7. Cosa proponiamo noi? Abbiamo un bel lamentarci - a ragione - che la sessualità e la femminilità sono disprezzate, ma noi donne dobbiamo saper dare un contributo perché la Chiesa abbia un approccio diverso….
"La sessualità non è peccaminosa per sé. Il mondo clericale senza sesso è infestato e pieno di eterosessualità e omosessualità clandestina che risulta di gran danno e, tante volte di abuso, a tutti coloro che vi partecipano".
. "Noi speriamo in un papa che non ha paura della femminilità, ma si concentra invece e soprattutto nel bene spirituale dei cristiani". "Finché la politica della gerarchia ecclesiastica cattolica romana non accetta uomini sposati come sacerdoti, i preti sposati dovranno usare le medesime chiese domestiche che erano il marchio della chiesa antica e apostolica, la chiesa più vicina a Gesù; così da poter essere i preti che veramente sono.…. il prete sposato diventa la persona completa che Dio lo ha chiamato ad essere".
· Succintamente: è urgente uscire dal concesso/vietato nella gestione della sessualità, ed è assurdo ridurla a sessualità genitale. Per spostare il discorso ad un altro simile - il presbiterato negato alle donne - mi pare di poter affermare che il pericolo è quello di fare della donna una controfigura del ruolo maschile. Io direi che il bagaglio di esperienza del femminile, meno concettuale ma molto più libero dal punto di vista dell’estrinsecazione dei sentimenti, sia una ricchezza da sfruttare appieno. Insomma, non possiamo fare proposte sradicate dalla nostra realtà, ma provare a coniugare la secolare attitudine femminile al servizio, che non è sottomissione, a quella necessaria formazione ed informazione che ci consenta di giungere ad un presbiterato meno “amministrativo e burocratico”, perché indubbiamente diverso.
· Non enfatizziamo il matrimonio dei preti come toccasana per una chiesa nuova. Invece il rispetto vero e l'uguaglianza piena nella diversità - dei carismi, dei ministeri, delle opere, della spiritualità, della crescita morale della società, eccetera… - potranno liberare dall'ossessione con cui si guarda al problema. Il matrimonio dei preti sarà liberante per la chiesa nella misura in cui non sarà frutto di puro bisogno sessuale, affettivo, psicologico, di complementarità; tutto questo sarà di conseguenza, solo se liberiamo il celibato dalla PAURA DELLA DONNA.
· Se un giorno la Chiesa, o meglio, la gerarchia ecclesiastica, riconoscerà il Sacramento del matrimonio come diritto per tutti i figli di Dio, sarà stato fatto un passo avanti, in quanto la formazione di base del presbitero dovrà fondarsi su nuovi elementi che contribuiranno ad un diverso modo di rapportarsi con la donna, considerata a tutt'oggi come un intralcio al ministero sacerdotale. La famiglia, vista come unione di persone ad immagine della SS.Trinità, è dono di comunione. Da questa verità fondamentale si intuisce l'importanza che la donna, come moglie, potrebbe avere accanto al prete, per il bene di una comunità ecclesiale dove, attualmente, la preziosità del carisma femminile è sottovalutato e mal gestito.
· A me della chiesa interessa poco; ma da quando pratico "Donne-così" sono divenuta più capace di affrontare i miei problemi da un punto di vista ecclesiale, ma non mi sento in grado di dare un apporto valido.
· Il pericolo di chiudersi in se stesse e di non frequentare in maniera assidua la chiesa, c'è davvero. Io e mio marito l'abbiamo superato da poco, soprattutto con la vostra amicizia.
· Ma che cosa vogliamo fare noi povere tapine per la Chiesa? Forse sono le teologhe che dovranno rispondere a queste cose