La differenza tra i sessi, uomo- donna, ci dice che la
pienezza umana risiede nella relazione, “nell’essere per l’altro”. Come ritiene la teologa tedesca Jutta Burggraf, è essa che ci ”Spinge ad uscire da
se stessi cercando l’altro e a rallegrarsi nella sua presenza”.
Laica, professoressa di teologia dogmatica ed ecumenica presso la facoltà di
Teologia dell’Università di Navarra, Jutta Burggraf spiega in questa intervista concessa a Zenit alcune chiavi per
interpretare “La lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla
collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa Cattolica e nel mondo”,
edita il 31 luglio dalla Congregazione della Dottrina della Fede.
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Perché pensa che la
Lettera sulla collaborazione tra uomini e donne sia stata accolta male dai mezzi di comunicazione?
Perché, purtroppo, siamo maggiormente abituati ad avvenimenti drammatici e
scandalosi che i mezzi di comunicazione ci presentano giornalmente, messi in
scena abilmente per soddisfare la morbosità del grande pubblico; un marito
prende un arma e ammazza la propria moglie in un attacco di rabbia; un altro
getta la sua compagna dalla finestra; e un terzo ferisce gravemente, con un
coltello, la sua donna.
Sono episodi che possono accadere in una qualsiasi cittadina tranquilla e
pacifica dove i vicini, riunendosi, esprimono il loro profondo sconcerto e
stupore. E dopo aver ascoltato diverse lamentele si passa ad un’altra
notizia, con la ferma convinzione che la società debba proteggere
maggiormente le donne…
In questo contesto non deve sorprendere se la Congregazione
della Dottrina della Fede abbia fatto una Lettera indirizzata sia agli uomini
che alle donne.
Lo scopo non è difendere solamente la dignità femminile, come fece Papa
Giovanni Paolo II, 16 anni fa, dimostrando una grande
sensibilità, con la Lettera
apostolica « Mulieris dignitatem
», documento che suscitò ammirazione perfino tra alcuni circoli femministi
più radicali. Oggi, diversamente, oltre ad indicare chiaramente i diritti
legittimi delle donne – ed impegnarsi affinché essi siano rispettati in tutti
i cinque continenti, - è necessario parlare anche
dei doveri di entrambi i sessi.
Detto in altre parole, è arrivato il momento di ricordare alle persone la
loro grande missione su questa terra. Tutti sono
stati creati per essere “aquile”, capaci di volare molto alto, verso il sole,
e non dovrebbero rinchiudersi in se stessi,
comportandosi come “galline” che non fanno altro che litigare continuamente
per beccare il grano che trovano per terra.
Vede una continuità fra questa Lettera e la “Mulieres
Dignitatem”?
Sia la “Mulieres Dignitatem”
che la recente Lettera sulla collaborazione fanno
riferimento ai testi della Genesi per segnalare il grande valore dell’essere
umano.
“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (Genesi 1,26), ha detto Dio
nel momento culminante della Creazione. Il racconto della creazione testimonia
una differenza originaria fra l’uomo e la donna: “Allora, Yahvé
fece cadere in un profondo sonno l’uomo, che si
addormentò. E gli tolse una costola, riempiendo il
vuoto con la carne. Con la costola che Yahvé aveva
preso all’uomo, creò la donna, e la portò innanzi all’uomo. Ed egli esclamò:
“questa volta essa è osso del mio osso e carne della
mia carne”. Sarà chiamata donna, perché dall’uomo è stata tolta.” (Génesis
2, 21-23).
Qualcuno lo ha interpretato come una presunta subordinazione della donna
Da questo passo della Genesi non si può dedurre in nessun modo che la donna
sia subordinata all’uomo o che sia inferiore a lui ( solo per una costola),
giacché, Adamo, prima del sonno, non rappresentava il maschio, bensì il
genere umano.
L’autore della Genesi non parla della differenza sessuale (Adamo ha ancora la
sua costola), ma indica che l’uomo(maschio e
femmina) è al centro della Creazione.
In essa è presente anche la donna che nomina gli
animali e, senza una compagnia adeguata, si sente sola. Il sonno di Adamo solitario esprime il mistero: è Dio stesso che
agisce nella creazione dell’essere umano e i suoi piani sono al disopra dei
nostri. Nella Sacra Scrittura il sonno, è spesso un momento di rivelazione
(si ricordi il sonno di Giacobbe o di Giuseppe). E,
finalmente, “dopo il sonno” appare la differenza sessuale: Adamo ed Eva si
riconoscono come uguali e complementari. Per questo si può dire che Dio ha
creato l’uomo e la donna in un unico atto misterioso. Non c’è destra senza
sinistra, non c’è alto senza basso e non esiste nemmeno l’uomo senza donna.
Si comprende chiaramente che la differenza sessuale non è irrilevante né un
addizionale, e non è nemmeno un prodotto sociale, ma che scaturisce dalla
stessa intenzione del Creatore.
La Lettera
insiste sul ruolo, da parte della donna, di accogliere l’altro. Ma lei ci dice che anche l’uomo è un essere fatto per
l’altro. Può spiegarlo meglio?
Al momento della creazione dell’uomo nella sua dualità, Dio ha voluto che
l’essere umano si esprimesse in due modi distinti e complementari, egualmente
belli e preziosi.
Certamente Dio ama allo stesso modo sia la donna che l’uomo. Ha dato ad
entrambi la dignità di riflettere la sua immagine e chiama loro alla
pienezza.
Ma perché Dio li ha fatti diversi? La procreazione non
può essere l’unica ragione, giacché questa sarebbe possibile in forma
partenogenetica, asessuale o in altri possibili modi che si possono
incontrare nella grande varietà del regno animale.
Queste forme alternative sono perlomeno immaginabili e darebbero
una testimonianza di una certa autosufficienza umana.
La sessualità umana, diversamente, mostra una chiara disposizione verso
l’altro. Dimostra che la pienezza umana si trova nella relazione, nell’essere-per-l’altro. Spinge ad
uscire da se stessi, cercando l’altro e rallegrandosi della sua presenza.
E’ il sigillo dell’amore di Dio nella struttura stessa della
natura umana. Anche se ogni persona è amata da Dio “per se stessa”, e
chiamata a una pienezza individuale, questa non può
essere raggiunta se non in comunione con l’altro. E’ fatta per dare e
ricevere amore. Questo è il significato del carattere sessuale che ha in se
un immenso valore.
Entrambi i sessi sono chiamati dallo stesso Dio ad agire e vivere
congiuntamente: questa è la loro vocazione. Si può perfino affermare che Dio
non ha creato la dualità nell’uomo affinché generasse nuovi esseri umani, ma
al contrario l’uomo ha la capacità procreativa per perpetuare l’immagine
divina che egli stesso riflette nella sua condizione sessuata. La sessualità
parla contemporaneamente di identità e diversità. Maschio e femmina hanno la stessa natura umana, ma l’hanno
in modo diverso e complementare.
La matrice della Lettera è la Genesi. Dove si trova l’esegesi in questi
argomenti?
In base ad alcune antiche interpretazioni, Adamo va incontro ad Eva, come Dio
va incontro all’umanità. Pertanto l’uomo sarebbe attivo, rappresentando Dio; mentre la donna,
rappresentando l’umanità, sarebbe passiva. Per superare questa argomentazione, non è necessario riportare, al riguardo,
le vigorose proteste delle femministe.
E’ sufficiente richiamarci alla nostra esperienza quotidiana affinché si
capisca che la donna non è affatto passiva. E’ ricettiva nella sua
femminilità, essendo immagine di Dio quanto l’uomo. L’amore perfetto, inteso
anche nell’amore divino, consiste nel dare e
ricevere. La possibilità di ricevere è una esigenza
dell’amore e, per noi, potrebbe risultare più dispendioso che dare, perché
esige l’umiltà.
Tornando alla relazione fra i sessi, è evidente che non solo l’uomo dà e la
donna riceve. L’amore al quale essi sono chiamati si esprime in un dono
libero e reciproco. Ma ciò è possibile se anche la
disposizione a ricevere è reciproca. Così la recettività, unita al donare,
appare un altro elemento costitutivo della comunione, che, sicuramente, ha
effetti positivi in entrambe le direzioni perché
colui che riceve si arricchisce, si fortifica e fa felice anche l’altro,
visto che la recettività è di per se uno dei più grandi doni che si possa
fare ad un’altra persona.
Pertanto si evidenzia che la recettività mira ad un’attività, ma un’ attività che accoglie, interiorizza ed è al servizio
dell’approfondimento delle azioni dell’altro. Detto questo, si può
comprendere interamente la ricettività solo se si riconosce in essa un modo speciale di attività, di espressione e di
creatività.
L’uomo tende per sua natura alla donna e viceversa. Essi non cercano un’unità
androgina, come ci indica la mitica visione di Aristofane nel “Banchetto”, ma entrambi si necessitano
per sviluppare pienamente la propria umanità . La donna è vista come “aiuto”
per l’uomo e viceversa, con ciò non si intendono
atteggiamenti servili o umilianti. Anche il salmista dice a Dio:” Tu sei il mio aiuto”. Partendo dal rapporto principale,
sappiamo che questo non è il solo tra un uomo e una donna.
La reciprocità si esprime in molteplici rapporti diversi della vita, in una
pluralità policroma di rapporti interpersonali, come la maternità, la
paternità, la filiazione e la fratellanza, la collettività, l’amicizia e in tante altri modi, che interessano, contemporaneamente,
ogni persona. Pertanto qualcuno evidenzia che si tratta di reciprocità asimmetrica.
(Jutta Burggraf