20/05/06

La differenza dei sessi: ”Essere per l’altro”

Intervista concessa a zenit

 

 

La differenza tra i sessi, uomo- donna, ci dice che la pienezza umana risiede nella relazione, “nell’essere per l’altro”. Come ritiene la teologa tedesca Jutta Burggraf, è essa che ci ”Spinge ad uscire da se stessi cercando l’altro e a rallegrarsi nella sua presenza”.
Laica, professoressa di teologia dogmatica ed ecumenica presso la facoltà di Teologia dell’Università di Navarra, Jutta Burggraf spiega in questa intervista concessa a Zenit alcune chiavi per interpretare “La lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa Cattolica e nel mondo”, edita il 31 luglio dalla Congregazione della Dottrina della Fede.

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Perché pensa che la Lettera sulla collaborazione tra uomini e donne sia stata accolta male dai mezzi di comunicazione?
Perché, purtroppo, siamo maggiormente abituati ad avvenimenti drammatici e scandalosi che i mezzi di comunicazione ci presentano giornalmente, messi in scena abilmente per soddisfare la morbosità del grande pubblico; un marito prende un arma e ammazza la propria moglie in un attacco di rabbia; un altro getta la sua compagna dalla finestra; e un terzo ferisce gravemente, con un coltello, la sua donna.
Sono episodi che possono accadere in una qualsiasi cittadina tranquilla e pacifica dove i vicini, riunendosi, esprimono il loro profondo sconcerto e stupore. E dopo aver ascoltato diverse lamentele si passa ad un’altra notizia, con la ferma convinzione che la società debba proteggere maggiormente le donne…
In questo contesto non deve sorprendere se la Congregazione della Dottrina della Fede abbia fatto una Lettera indirizzata sia agli uomini che alle donne.
Lo scopo non è difendere solamente la dignità femminile, come fece Papa Giovanni Paolo II, 16 anni fa, dimostrando una grande sensibilità, con la Lettera apostolica « Mulieris dignitatem », documento che suscitò ammirazione perfino tra alcuni circoli femministi più radicali. Oggi, diversamente, oltre ad indicare chiaramente i diritti legittimi delle donne – ed impegnarsi affinché essi siano rispettati in tutti i cinque continenti, - è necessario parlare anche dei doveri di entrambi i sessi.
Detto in altre parole, è arrivato il momento di ricordare alle persone la loro grande missione su questa terra. Tutti sono stati creati per essere “aquile”, capaci di volare molto alto, verso il sole, e non dovrebbero rinchiudersi in se stessi, comportandosi come “galline” che non fanno altro che litigare continuamente per beccare il grano che trovano per terra.

Vede una continuità fra questa Lettera e la “Mulieres Dignitatem”?
Sia la “Mulieres Dignitatem” che la recente Lettera sulla collaborazione fanno riferimento ai testi della Genesi per segnalare il grande valore dell’essere umano.
“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (Genesi 1,26), ha detto Dio nel momento culminante della Creazione. Il racconto della creazione testimonia una differenza originaria fra l’uomo e la donna: “Allora, Yahvé fece cadere in un profondo sonno l’uomo, che si addormentò. E gli tolse una costola, riempiendo il vuoto con la carne. Con la costola che Yahvé aveva preso all’uomo, creò la donna, e la portò innanzi all’uomo. Ed egli esclamò: “questa volta essa è osso del mio osso e carne della mia carne”. Sarà chiamata donna, perché dall’uomo è stata tolta. (Génesis 2, 21-23).

Qualcuno lo ha interpretato come una presunta subordinazione della donna
Da questo passo della Genesi non si può dedurre in nessun modo che la donna sia subordinata all’uomo o che sia inferiore a lui ( solo per una costola), giacché, Adamo, prima del sonno, non rappresentava il maschio, bensì il genere umano.
L’autore della Genesi non parla della differenza sessuale (Adamo ha ancora la sua costola), ma indica che l’uomo(maschio e femmina) è al centro della Creazione.
In essa è presente anche la donna che nomina gli animali e, senza una compagnia adeguata, si sente sola. Il sonno di Adamo solitario esprime il mistero: è Dio stesso che agisce nella creazione dell’essere umano e i suoi piani sono al disopra dei nostri. Nella Sacra Scrittura il sonno, è spesso un momento di rivelazione (si ricordi il sonno di Giacobbe o di Giuseppe). E, finalmente, “dopo il sonno” appare la differenza sessuale: Adamo ed Eva si riconoscono come uguali e complementari. Per questo si può dire che Dio ha creato l’uomo e la donna in un unico atto misterioso. Non c’è destra senza sinistra, non c’è alto senza basso e non esiste nemmeno l’uomo senza donna. Si comprende chiaramente che la differenza sessuale non è irrilevante né un addizionale, e non è nemmeno un prodotto sociale, ma che scaturisce dalla stessa intenzione del Creatore.

La Lettera insiste sul ruolo, da parte della donna, di accogliere l’altro. Ma lei ci dice che anche l’uomo è un essere fatto per l’altro. Può spiegarlo meglio?
Al momento della creazione dell’uomo nella sua dualità, Dio ha voluto che l’essere umano si esprimesse in due modi distinti e complementari, egualmente belli e preziosi.
Certamente Dio ama allo stesso modo sia la donna che l’uomo. Ha dato ad entrambi la dignità di riflettere la sua immagine e chiama loro alla pienezza.
Ma perché Dio li ha fatti diversi? La procreazione non può essere l’unica ragione, giacché questa sarebbe possibile in forma partenogenetica, asessuale o in altri possibili modi che si possono incontrare nella grande varietà del regno animale. Queste forme alternative sono perlomeno immaginabili e darebbero una testimonianza di una certa autosufficienza umana.
La sessualità umana, diversamente, mostra una chiara disposizione verso l’altro. Dimostra che la pienezza umana si trova nella relazione, nell’essere-per-l’altro. Spinge ad uscire da se stessi, cercando l’altro e rallegrandosi della sua presenza.
E’ il sigillo dell’amore di Dio nella struttura stessa della natura umana. Anche se ogni persona è amata da Dio “per se stessa”, e chiamata a una pienezza individuale, questa non può essere raggiunta se non in comunione con l’altro. E’ fatta per dare e ricevere amore. Questo è il significato del carattere sessuale che ha in se un immenso valore.
Entrambi i sessi sono chiamati dallo stesso Dio ad agire e vivere congiuntamente: questa è la loro vocazione. Si può perfino affermare che Dio non ha creato la dualità nell’uomo affinché generasse nuovi esseri umani, ma al contrario l’uomo ha la capacità procreativa per perpetuare l’immagine divina che egli stesso riflette nella sua condizione sessuata. La sessualità parla contemporaneamente di identità e diversità. Maschio e femmina hanno la stessa natura umana, ma l’hanno in modo diverso e complementare.

La matrice della Lettera è la Genesi. Dove si trova l’esegesi in questi argomenti?
In base ad alcune antiche interpretazioni, Adamo va incontro ad Eva, come Dio va incontro all’umanità. Pertanto l’uomo sarebbe attivo, rappresentando Dio; mentre la donna, rappresentando l’umanità, sarebbe passiva. Per superare questa argomentazione, non è necessario riportare, al riguardo, le vigorose proteste delle femministe.
E’ sufficiente richiamarci alla nostra esperienza quotidiana affinché si capisca che la donna non è affatto passiva. E’ ricettiva nella sua femminilità, essendo immagine di Dio quanto l’uomo. L’amore perfetto, inteso anche nell’amore divino, consiste nel dare e ricevere. La possibilità di ricevere è una esigenza dell’amore e, per noi, potrebbe risultare più dispendioso che dare, perché esige l’umiltà.
Tornando alla relazione fra i sessi, è evidente che non solo l’uomo dà e la donna riceve. L’amore al quale essi sono chiamati si esprime in un dono libero e reciproco. Ma ciò è possibile se anche la disposizione a ricevere è reciproca. Così la recettività, unita al donare, appare un altro elemento costitutivo della comunione, che, sicuramente, ha effetti positivi in entrambe le direzioni perché colui che riceve si arricchisce, si fortifica e fa felice anche l’altro, visto che la recettività è di per se uno dei più grandi doni che si possa fare ad un’altra persona.
Pertanto si evidenzia che la recettività mira ad un’attività, ma un’ attività che accoglie, interiorizza ed è al servizio dell’approfondimento delle azioni dell’altro. Detto questo, si può comprendere interamente la ricettività solo se si riconosce in essa un modo speciale di attività, di espressione e di creatività.
L’uomo tende per sua natura alla donna e viceversa. Essi non cercano un’unità androgina, come ci indica la mitica visione di Aristofane nel “Banchetto”, ma entrambi si necessitano per sviluppare pienamente la propria umanità . La donna è vista come “aiuto” per l’uomo e viceversa, con ciò non si intendono atteggiamenti servili o umilianti. Anche il salmista dice a Dio:” Tu sei il mio aiuto”. Partendo dal rapporto principale, sappiamo che questo non è il solo tra un uomo e una donna.
La reciprocità si esprime in molteplici rapporti diversi della vita, in una pluralità policroma di rapporti interpersonali, come la maternità, la paternità, la filiazione e la fratellanza, la collettività, l’amicizia e in tante altri modi, che interessano, contemporaneamente, ogni persona. Pertanto qualcuno evidenzia che si tratta di reciprocità asimmetrica.
(Jutta Burggraf

QuadrantEuropa 24/09/2004 )