|
Dialogo tra un seminarista e don Barbero Infine il nostro parere
Buongiorno. Mi chiamo Daniele Lanzani. Sono un ragazzo giovane. La mia vita è sempre stata di grandi libagioni ma adesso ho capito che la vita è amore, non amore per il mio corpo, ma amore verso il mio prossimo. Voi avete avuto una chiamata dal Signore? Non credo proprio. Come potete osare di dire che si può racchiudere lo spirito di grazia verso solo una ragazza? Mi sono anche informato sulla storia di (ex) don Franco Barbero. Credete che il Signore abbia bisogno del vostro "amore" e interessamento verso uomini che stanno passando un periodo di istintività? Nei miei 22 anni di vita ho compreso la mia strada verso il Signore e verso la più completa castità futura. E questo grazie a sacerdoti che mi hanno fatto capire che la sessualità è un dono di Dio che va vissuto nella sua bellezza laicale. Non state facendo un bel favore alla Chiesa Cattolica. Ripensateci... Daniele Lanzani Seminarista ______________________ Gentile Signor Daniele Lanzani, La Sua lettera, che mi è giunta molto gradita, mi offre la piacevole occasione di dialogare con una persona giovane, piena di fede e di disponibilità ad abbracciare la strada del Vangelo. · Lei giustamente fa dell'amore il centro della sua vita e intende viverlo nella più completa castità futura. Sono pieno di rispetto per chi, con fede ed entusiasmo, per amore di Dio e del prossimo, sente questa strada come la chiamata del Signore. Conosco dei preti che vivono intensamente e felicemente questa realtà nella loro vita quotidiana. Le auguro di cuore di poter vivere, se questa nei prossimi decenni sarà ancora la sua prospettiva, secondo il progetto che oggi lei sta preparando e realizzando. · La Sua lettera mi sembra però troppo perentoria. Come può dubitare che esistano altre "chiamate", altri percorsi? Chi mai ha pensato o scritto che "si può racchiudere lo spirito di grazia verso solo una ragazza"? Un amore che si esprima solo all'interno di una coppia intisichisce, si imprigiona, nega l'orizzonte fondamentale del vangelo. Il "soffio" che viene da Dio, il Suo spirito ci sospinge a guardare al mondo, alla chiesa, ai più tribolati. Lei ha certamente ragione se intende accennare al fatto che molte coppie si chiudono in se stesse e diventano "familistiche", incapaci di vivere la dimensione aperta, l'accoglienza, la condivisione. Ma anche su questo punto non si può generalizzare. Conosciamo tutti tanti preti che vivono il loro celibato senza dare alcuna testimonianza di amore. Anche nella castità ci si può imprigionare come in una fortezza e ci si può isolare come in una prigione. E poi, siccome dedico molta parte della mia vita all'ascolto dei confratelli, vedo ogni giorno quante contraddizioni si nascondono dietro il celibato ecclesiastico... · Trovo davvero poco rispettoso ciò che Lei scrive sul "nostro amore e interessamento verso uomini che stanno passando un periodo di istintività". La pregherei di riesaminare le Sue valutazioni e il Suo linguaggio. Forse Le è difficile, anche in ragione della giovane età, comprendere appieno certi percorsi dolorosi, faticosi, solitari compiuti proprio per essere onesti con se stessi e con il Vangelo. La prego: ci pensi. Il prete e la donna che desiderano collocare la loro vita alla luce del sole e condividere un impegno familiare ed ecclesiale, sono riducibili a dei soggetti che agiscono per istintività? Ma come può esserci contraddizione tra l'amore umano e l'amore divino? L'amore di due creature non è forse un meraviglioso dono di Dio che ci spinge ad amare oltre? Come io non sospetto della Sua decisione per castità assoluta perché Lei non riconosce la stessa possibilità vocazionale per un prete sposato? Come può una legge ecclesiastica (solo cattolica) negare la fecondità di una tale scelta che fu possibile per secoli? · "Non state facendo un bel favore alla Chiesa Cattolica". E' la Sua rispettabile opinione. La mia e la nostra è totalmente diversa. In primo luogo ci preme fare un buon servizio alle persone e al vangelo. Infatti il vangelo e la vita delle persone concrete rappresentano il nostro obbiettivo e il nostro impegno centrale. E poi, certo, vogliamo aiutare la chiesa di cui siamo e ci sentiamo parte a liberarsi dai pregiudizi, dal misogenismo, dalle fobie sessuali, dalla lettura fondamentalista di certi passi della Bibbia che vengono usati come pallottole contro le donne, gli omosessuali, i preti sposati. · In ogni caso, grazie del Suo invito finale: "Ripensateci". Le assicuro che lo facciamo sempre. Però, da come vanno le cose, è il magistero che non sa ripensare e continua a enunciare principi assoluti che da tempo la cultura, l'esegesi e l'ermeneutica hanno ridotto a merce scaduta. Ci sono molti modi di amare la chiesa: il Suo e il nostro. Spero che potremo riparlarne fra dieci anni e forse Lei e noi... ci avremo ripensato... Intanto... buon cammino a Lei sulla strada del nazareno, dalla parte degli ultimi. Un forte abbraccio. don Franco Barbero _______________ Sarò molto palese e sincero: non pensavo che questo mio piccolo sfogo andasse nelle sue mani, caro don Franco Barbero. Quando scrissi questa mail dentro di me mi sono posto molte domande: perchè creare un sito così? perchè molte persone non hanno avuto più la coerenza della chiamata? perchè il Signore fa che questo accada? Questa non è libertà, ma sono, sotto molti aspetti, tentazioni che ci portano a rinnegare la nostra vera ragione di vita. Io non giudico assolutamente caro don Franco. Non conosco la sua vita, so solo che posso pregare per lei. Come dice lei, le scrivono decine di preti e vede in loro un "oceano di sofferenza", perchè si dibattono come pesci nella rete, schiacciati tra il dovere della castità e i loro sentimenti... Ma quali sentimenti? Cristo ci chiama ad essere come Lui. Non ci chiama a essere simili a Lui, ripeto, ci chiama ad essere uguali a Lui - "siate perfetti come è perfetto il Padre mio"- Non nego assolutamente, e che Dio me ne scampi, a ribadire che esiste un solo tipo di chiamata! L'amore per due persone, uomo e donna intendo precisare..., porta alla santità di vocazione matrimoniale. Dio ha creato uomo e donna perché siano un solo corpo e una sola anima. Dio li unisce e non osi l'uomo dividere. Faccio un po' di catechesi e mi consenta di scrivere ciò: vocazione è una chiamata di Dio per compiere qualcosa di specifico per Lui e per il Suo Regno. La prima vocazione di ogni persona è di essere santa! E’ la chiamata ad amare e a servire Dio, obbedire ai suoi comandamenti e di cooperare alla redenzione iniziata da Gesù amando e servendo gli altri. Ma tutti noi siamo chiamati a vivere la vocazione alla santità attraverso vie particolari per mezzo delle le quali ci santifichiamo. Non importa se tu sia prete o laico, cattolico o musulmano, devi essere Santo e amare il prossimo e i tuoi nemici! Vorrei difendermi nella frase poco rispettosa concernente il periodo di istintività. Caro don Franco, quando lei ha capito che la strada del sacerdozio non era più la vera e unica fonte di vita, coerentemente ha abbandonato tutto innamorandosi di una donna. Ora le parlo da ragazzo giovane e con un linguaggio aspro e cristallino... Chi non ha mai soddisfatto i propri istinti sessuali? Una masturbazione o dei pensieri erotici ci sono sempre attratti e portati a concretizzarli. Gesù tuttavia non vuole che serviamo contemporaneamente il Padre e la mammona. Ci dice a chiare lettere cosa vuole da noi! - "se la tua mano ti porta a peccare è meglio mutilare quella mano piuttosto che tutto il tuo corpo cada nella geenna"- Personalmente parlando, il Signore mi ha donato oltre a umili talenti, anche il dono della bellezza. Superbamente parlando, vedo spesso come mi guardavano, e come mi guardano tuttora le ragazze che frequentano oratori. L'istinto mi porta a osservare i loro comportamenti, il loro corpo. Questo mio sguardo porta il mio occhio e il mio cuore a eludere il mio amore per il Signore. Come può negare che questa non è una tentazione del diavolo? Satana porta noi uomini, e voi preti, a rinnegare il Cristo! Portando lei, caro don Franco, ad uscire dalla chiesa cattolica in qualità di ecclesiastico, il principe della divisione ha raggiunto la vittoria in una battaglia. Ma Cristo col suo Santissimo sangue ci ha salvati e ci porta alla vita per vincere la guerra della morte! Non nego quanti sacerdoti facciano fatica a rispettare il dono della castità e quanti siano arrivati al punto di distruggerlo. Siamo umani, peccatori. Per questo dobbiamo pregare la nostra sempre amata Vergine Maria perché ci sostenga nei momenti più tenebrosi e profondi della nostra vita. Quante volte ho pensato di abbandonare tutto. Troppe... E forse quello che sto percorrendo non è il mio vero cammino. Prima mi divertivo. Bevevo, giocavo, facevo il cretino, lavoravo, effettuavo rapporti con l'altro sesso. Come San Paolo un giorno il Signore mi ha abbagliato. "Perché fai questo Daniele? Non mi ami? Non vuoi essere perfetto nella mia Grazia?" Ho pregato tanto. Ho pianto tanto. Il Signore non mi chiede di far rifiorire il deserto, ma di tenere in vita con la mia goccia di amore anche solo un piccolo fiore. Non mi dia venia, ma è facile don Franco dare la colpa agli altri vero? Alla chiesa troppo "bacchettona" e chiusa... E' facile dare la colpa alla società... E' facile chiudere gli occhi alla luce del Signore. Ha perso un gregge. Non è più pastore. Non le fa male questo? Il lupo è arrivato e lei come un mercenario se ne è andato. Le pecore sono state sbranate. Perchè non riesce ad amarle? Perchè? Nel gregge c'erano donne, uomini, bambini, che avevano bisogno del suo amore, della sua figura! Don Franco, la prego, ci pensi!! Il suo Amore è così grande che non può rinchiuderlo solo in un cuore di donna. Se ha avuto una chiamata è perché il Signore ha grandi progetti per lei. Lei può amare la chiesa perché lei è la chiesa! Quando le capiterà ancora di alzare il pane e essere in quel momento il Cristo? "Questo è il mio corpo"... Quando? Mi scusi se l'ho tediata e se il mio linguaggio sia stato così rozzo e poco esperto. La mia preghiera le sia sempre vicina. Ami la Chiesa che le ha dato tanto e non la rinneghi. La prego. Con umiltà le chiedo questo. Daniele Fonte: Sacerdoti lavoratori sposati * * * Un nostro intervento può aggiungere poco a quanto si può ricavare dalla lettura diretta del dialogo. Le espressioni del seminarista sono in certi tratti sconvolgenti. Ma è mai possibile che una persona la quale si prepara a divenire presbitero abbia raccolto tutti i luoghi comuni e li abbia applicato alla Chiesa, della quale si erge a strenuo difensore? Il Vaticano II ha parlato della Chiesa come Popolo di Dio e cioè come comunità dei credenti in Cristo, i quali vivono nella COMUNIONE la Sua presenza e si fanno strumento di evangelizzazione per tutta l’umanità. Si può ritenere un traditore chi ha ricevuto il sacramento dell’Ordine, ma ha un percorso di vita in cui si sono introdotti altri elementi, accessori rispetto alla sostanza del mandato di Cristo “ANDATE ED EVANGELIZZATE”? Ci si può riconoscere nella Chiesa, secondo uno schema di adesione al Corpo Mistico e alla missione apostolica, anche quando si è ostacolati nelle forme canoniche istituzionali. E’ vero, è stata pronunziata una sentenza di scomunica. Ma chi può caricarsi della responsabilità di giudicare la persona associandosi ai motivi della condanna? Se Cristo scrivesse sulla sabbia i NOSTRI peccati, le nostre INFEDELTÀ’, scapperemmo via lontano da coloro che CONDANNANO. - Ciò non significa assolvere chi avrebbe “mancato”. Significa – semplicemente – riconoscere che gli aspetti formali delle condanne ecclesiastiche non hanno niente a che fare col tuo modo, caro seminarista, di guardare alla realtà profonda del Fratello. Di questa, e solo di questa, dobbiamo tutti rendere conto a Dio. E perciò ti auguro che Dio ti perdoni per la tua presunzione di applicare un giudizio di condanna a colui di cui non conosci pressoché nulla. Ti raccomanderei di CRESCERE, di essere umile, di avere il cuore di Cristo, di misurare la tua futura missione secondo il criterio evangelico del NON GIUDICARE, e non solo questo. Le nostre posizioni concrete nel rapportarci all’Istituzione non coincidono con quelle di Barbero, ma distano abissalmente dalle tue. Una tua sorella nella fede, Ausilia
Mio caro Daniele,
|
I