compie la sua ascesa spirituale
(notare il passaggio da uno stadio ad un altro)
“...nel profondo di me stessa, io sono come un gomitolo aggrovigliato...(p.24).
“... tutti i pezzetti erano sparsi alla rinfusa e lui [Spier] li ha ricomposti in un insieme ricco di significato...” (p.35).
“E poi c’è quella strana irrequietezza che non so ancora come incanalare. Ma chissà che essa non possa dare buon frutto nel mio lavoro, quando saprò governarla” (p.51).
A volte mi sento proprio come una pattumiera; sono così torbida, piena di vanità, irresolutezza, senso d’inferiorità. Ma in me c’è anche onestà, e un desiderio appassionato, quasi elementare di chiarezza e di armonia tra esterno e interno” (p.55).
“Sono due giorni che lavoro senza lasciarmi andare ai miei umori. Brava ragazza!” (p.69).
“... ogni tanto... mi rovino lo stomaco, semplicemente perché mangio troppo, e cioè per mancanza di controllo... “[nell’amore] qualcosa resta bloccato di me stessa. E così è in generale” (p.23).
“Probabilmente ho la stessa avidità nella mia vita spirituale”( p.71).
“Una volta, se mi piaceva un fiore, avrei voluto premermelo sul cuore, o addirittura mangiarmelo. La cosa era più difficile quando si trattava di un paesaggio intero, ma il sentimento era identico. Ero troppo sensuale, vorrei quasi dire troppo possessiva....E’ per questo che sentivo sempre quel doloroso insaziabile desiderio, quella nostalgia per un qualcosa che mi appariva irraggiungibile, nostalgia che chiamavo allora <impulso creativo> (p.33).
“Ogni giorno ci si libera di qualche piccolezza” (p.141).
“A volte mi sento come una grande officina in cui si lavora duramente, si picchia col martello, e sa Dio che cosa”( p.120).
“Le cose devono poter essere chiamate per nome, e se non reggono a questa prova non hanno il diritto di esistere. Spesso si cerca di salvarle con una sorta di vago misticismo. Il misticismo deve fondarsi su un’onestà cristallina: quindi prima bisogna aver ridotto le cose alla loro nuda realtà” (p.120).
“Credo che ci sia anche questo: un <volermi gonfiare> in una specie di sentimento tragico... E’ un resto del mio masochismo’... bisogna che passino [i “momenti bassi”], poi tutto va a posto di nuovo... una persona dev’essere semplice anche nella sua tristezza, altrimenti la sua è soltanto isterìa. Dovresti rinchiuderti in una piccola cella spoglia, e startene sola con te stessa finché tu non sia nuovamente in chiaro, e tutte le isterie non ti siano passate” (p.124).
“... <lavorare a se stessi> non è proprio una forma di individualismo malaticcio” (p.127).
“Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza... saprò anche accettare l’irrequietezza e la lotta. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purché tu mi tenga per mano. Andrò dappertutto allora e non avrò paura” (p.74).
“E potrei immaginarmi un tempo in cui starò inginocchiata per giorni - sin quando non sentirò di avere intorno questi muri, che mi impediranno di sfasciarmi, perdermi e rovinarmi” (p.111).
“... possiamo costringerci a inginocchiarci nell’angolo più remoto e tranquillo del nostro essere, e rimanerci fintanto che su di noi non si stenda nient’altro che un purissimo cielo. Da ieri sera ho potuto di nuovo sperimentare su me stessa quanto la gente soffra... E poi, continuare indisturbati a percorrere i vasti e sgombri paesaggi del proprio cuore. Ma non sono ancora a questo punto” (p.222).
“Vorrei poter rappresentare in tutte le sue sfumature questo processo interiore, la storia della ragazza che aveva imparato a inginocchiarsi” (p.73).
“Pace, e nuovo spazio per tutto quanto” (p.73).
“Si deve anche avere la forza di soffrire da soli, e di non pesare sugli altri con le proprie paure e coi propri fardelli” (p.136).
“Quell’angoscia mortale su tutti quei volti, mio Dio, quei volti. Ora vado a dormire. Spero di essere come un centro di tranquillità in quel manicomio. Mi alzerò presto per potermi concentrare” (p.177).
“Cammino accanto agli uomini come se fossero piantagioni e osservo quanto è cresciuta la pianta dell’umanità” (p.209).
“Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento” (p.230).
“Potrei forse reggere a questo lavoro, se non attingessi ogni giorno a quella gran pace e chiarezza che sono in me?” (p.179).
“... abbiamo tutto in noi stessi... Però si deve sapere per quali motivi si lotta, e si deve cominciare da noi stessi, ogni giorno da capo” (p.139).
”Mi metto davanti ai tuoi massimi enigmi, mio Dio. Ti sono riconoscente per questo, ho anche la forza di affrontarli, di sapere che non c’è risposta. Bisogna saper sopportare i tuoi misteri” (p.195).
“Se vuoi farmi soffrire, dammi il dolore grande e pieno, non le mille preoccupazioni che consumano completamente.. .cercherò di... essere tutta una preghiera... (pp.228-229).
“Una volta tanto, nel cuor della notte. Siamo rimasti solo Dio e io” (p.232).
“In fondo è incomprensibile che non impazziscano tutti” (Let. p.70).
“... più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere” (Let. p.87).
“A volte vorrei incidere delle piccole massime e storie appassionate, ma mi ritrovo prontamente con una parola sola: Dio, e questa parola contiene tutto e allora non ho più bisogno di dire quelle altre cose” (Let. p.122).
“E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio” (p.163).
“L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e l’unica cosa che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini... Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi ad ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi... Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio” /pp.169-170).
“Ti porterò tutti i fiori che incontro sul mio cammino, e sono veramente tanti”( p.171).
“Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere... Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata. Com’è singolare tutto ciò” (p.172).
“... rinuncio persino alla pretesa di aiutare gli altri, partirò sempre dal principio di aiutare Dio il più possibile e se questo mi riuscirà, bene, allora vorrà dire che saprò esserci anche per gli altri. Ma su questo punto non dobbiamo farci delle illusioni eroiche” (p.14).
“E quando dico che ascolto dentro, in realtà è Dio che ascolta dentro di me. La parte più essenziale e profonda di me che ascolta la parte più essenziale e profonda dell’altro. Dio a Dio” (p.202).
DA:
Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1999 pp.266 £.15.000
Etty Hillesum, Diario, Adelphi, Milano 1999 pp.266 £. 15.000
Etty Hillesum, Lettere, Adelphi, Milano 1998 pp.152 £.24.000
Etty Hillesum, Diario 1942-1943, Adelphi, Milano 1999 pp. 266 £. 15.000