Comunicato Stampa

Redatto dalle persone impegnate attorno al sito www.donne-cosi.org/

L’invito di Mons. Milingo rivolto ai preti privati dell’esercizio del ministero presbiterale rivela ancora una volta il desiderio, diremmo il bisogno, di rendersi utili nella Chiesa di Dio, non soffocando i propri carismi. Ci sembrano insufficienti e tali da generare equivoci le premesse da cui si parte, e cioè a) la richiesta pura e semplice di reintegrazione nei ranghi ecclesiali, in nome delle attese di tanta gente a cui “manca il prete” per carenza di vocazioni; b) l’appiglio al carattere sacro di cui essi sono investiti. A noi non piace, soprattutto, che si invochi una “grazia” dettata da motivi di cedimento a pressioni di sorta e tanto meno che si agisca in un contesto autoreferenziale .

Chiediamo piuttosto un dialogo da fare alla luce del sole, nutrito di ascolto, di reciprocità di parola, e che porti, non ad una pura e semplice riammissione ai ranghi clericali, bensì ad un con-senso su punti fondamentali di utilità per entrambe le parti.

Proprio perché questo si realizzi, riteniamo efficace ed incisivo avanzare proposte per un futuro del Ministero presbiterale che rispecchi la volontà di servizio, secondo lo spirito del vangelo: non considerarsi maestri, lavare i piedi, non scegliere i primi posti, eccetera. Noi siamo già da oggi nelle condizioni migliori – gli ultimi posti - per ridare alla parola SERVIZIO il suo vero significato. Ma dobbiamo anche fare una seria verifica su ciò che vogliamo, ponendo al centro dei nostri propositi la messa a frutto della carica spirituale della Chiamata al ministero pastorale.

Intanto vorremmo che si facesse qualcosa nell’immediato:

a)      realizzare il massimo lo spirito di solidarietà tra noi: il divedere i cinque pani e i due pesci significa che non è l’elemosina dei ricchi a sfamare i poveri, bensì la condivisione del poco che ciascuno mette in comune;

b)      crescere-insieme nella continua ricerca di fedeltà evangelica nella condotta quotidiana;

c)      porre le basi per un dialogo franco con le autorità competenti, rifiutando il silenzio ipocrita, ma evitando anche atteggiamenti accusatori ed arroganti;

d)      non limitarsi a chiedere l’abolizione del celibato obbligatorio, ma progettare una revisione profonda del concetto di ministerialità presbiterale;

e)      essere persone disponibili, di fatto, da subito, a mantenere alto il livello della sequela apostolica nella condizione di sposati, la quale richiede il carisma matrimoniale niente affatto inferiore a quello celibatario.

La redazione di Donne contro il silenzio, la quale fa sue le sofferenze delle donne associate ai preti nelle prove di emarginazione ecclesiale.