Recensione di Ausilia Riggi
Ogni
epoca storica chiude una parabola che ha compiuto il suo corso e ne apre una
nuova. Ma certamente l’epoca nella quale viviamo è gravida di trasformazioni
profonde come mai era capitato finora.
Il
testo offre una panoramica di mutamenti che attraversano la bimillenaria storia
dell’occidente cristiano e illuminano di un significato unitario i fenomeni
complessi dell’oggi: il concetto della verità come sinonimo di carità; carità
che rivela la vera essenza di Dio e che si può cogliere soltanto come suo dono,
a cui rispondere donando a Lui lo stesso amore.
La
cristianità si è formata attraverso l’autorità che ha definito in contorni
precisi la verità, attribuendo a Dio i caratteri dell’essere metafisico, così
come la filosofia greca l’aveva elaborato. La sua fine può sfociare in perdita
di senso, causa di tante altre cadute, ma può segnare anche il ritrovamento del
nucleo dell’autentico messaggio di Cristo.
Ripercorrendo
l’iter che sfocia nella messa in dubbio della metafisica e quindi di tutto ciò
che concerne la realtà oggettiva, Vattimo vuol dimostrare come la società
cristianizzata sia stata contenuta dentro l’orizzonte immobile che ha
nell’Essere il suo principio primo, e come l’esplosiva fuoriuscita dai
parametri stabili di verità assolute segni la fine della cristianità; con tutte
le implicazioni di una rottura vasta e profonda portata.
Senza dare lezioni alla storia, l’Autore ci induce a riflettere sull’urgenza di un nuovo rapportarsi alla verità, da cogliere nell’evento, nell’annuncio, in una sorta di rivelazione. Secondo lui la via maestra per andare oltre le certezze precedenti sarebbe la formazione di comunità di fede che si alimentino, nel piccolo, di scambio amicale; e l’animazione di una cultura divenuta luogo di ricerca e di confronto. Una lettura, questa, che non pretende di dire l’ultima parola, ma che può aiutarci ad individuare delle piste percorribili nell’oggi che ci interpella.
La modernità aveva trasferito la
metafisica dall’oggetto al soggetto; con la post-modernità si va oltre,
tanto che si può parlare di fine della metafisica quale scienza dell’essere. Contro
la sua banalizzazione si afferma con forza la pura storicità dell'esistenza
e di quei paradigmi che la riconducevano alla Causa Prima. Le espressioni storia
dell’Essere e storia del suo destino (cf. Heidegger) indicano che la storia e il destino umano ormai sono
gli stessi sia per l’uomo sia per Dio. Ma non è un cammino facile da
intraprendere.
2. Sintomi di spaesamento
Verità come
carità, ed essere come Ereiginis, evento, sono due aspetti che si
richiamano in maniera stretta. Dio che ama la sua creatura fino ad incarnarsi,
dissolve la sua trascendenza e sollecita l’uomo a caricarsi di responsabilità.
Perciò, cessata l’era dei metaracconti (Lyotard), cessate anche le
ridescrizioni (di cui parla Richard Rorty),
si moltiplicano i racconti senza centro e senza gerarchia: pronti ad essere
usati come metafore volta per volta significative (anziché come paralizzanti
costruzioni simboliche e mitiche).
Oggi
l’Occidente è sinonimo di consumismo, edonismo, pluralismo babelico delle
culture, perdita del centro ed oblio di ogni richiamo alla legge di
"natura" (qui Vattimo insiste sul concetto di natura, usato ed
abusato dalla chiesa cattolica in difesa di principi che considera immutabili);
indipendenza da qualunque autorità. E’ cristianesimo secolarizzato, eredità
certo trasformata e in deriva, e tuttavia tale da costituire il suo elemento
identificante (p. 79). E’ applicazione interpretativa del messaggio
biblico, dislocato da un piano strettamente sacramentale, sacrale ecclesiastico.
Ne consegue che
l’Occidente sia approdato ad un concetto di salvezza che comincia nell'al di
qua; altrimenti tutta la storia della sua preparazione perderebbe di senso e il
gioco sarebbe affidato ad una divinità trascendente, che condizionerebbe la
capacità autonoma di rapporto (p. 58). Caricarsi del suo destino significa
riconoscere il significato profondamente cristiano della secolarizzazione, che
riscopre finalmente il senso pieno dell’incarnazione: il divino intrinseco alle
realtà terrene (p. 103).
L’elemento
davvero rivoluzionario, nella dissoluzione dell’antica metafisica, è l’emergere
delle qualità secondarie, dello spirituale, dell'ornamentale (p. 56). La poesia, scrive Schelling, raggiungerà una dignità superiore, diverrà
alla fine ciò che era all'inizio, maestra di umanità.
Non è fuor di
luogo il richiamo di Vattimo all'idea-base di Gioacchino da Fiore di
una storia della salvezza ancora in corso. Il suo (di Gioacchino)
collocare la nuova era, dopo quella del Padre e dopo quella del Figlio,
nell’avvento dello Spirito, può dar credito ad una interpretazione della nostra
cultura attuale indebolita e nello stesso tempo ricca di fermenti
spirituali. Anche la rinuncia a considerare
La chiesa, certamente importante come veicolo
della rivelazione, potrebbe raccogliere e far maturare i germi di rinnovamento
attraverso comunità di credenti che, nella carità, ascoltino e interpretino
liberamente il senso del messaggio cristiano, aiutandosi e quindi anche
correggendosi reciprocamente. Sarebbe la volta buona che gli uomini
si riconoscessero, non più servi, ma neanche figli, bensì amici (p. 43).
6. Breve nota
conclusiva
Il carattere di lavoro non
sistematico che ha questo testo giustifica la parzialità del discorso sulla fine
della cristianità. Altrimenti ci sarebbe da chiedersi se a tale fine non
concorrano altri fattori, come ad esempio il confronto con altre religioni,
l’irrompere nella cultura del femminismo e di altri orientamenti di pensiero
nonché di sistemi di vita non-occidentali, che tanta influenza esercitano in
ogni campo. L’auspicio dell’Autore perché si inauguri l’epoca dell’amore richiederebbe
una maggiore messa a punto delle condizioni reali di trasformazione dei
paradigmi in cui ancor oggi la cristianità continua ad attardarsi.