(Discorso
semiserio su)
"Misericordia di Dio" e
liberazione
"Dio onnipotente, perfettissimo, creatore del Cielo e della terra".
Scrivendo queste prime
parole nel computer, l'automa mi segnala subito col colore rosso un errore
circa il termine "perfettissimo". Se ne potrebbe dedurre che il
vocabolario incorporato in esso sia stato
opera di un ateo; ma, pensandoci bene, mi pare che l'ignoto autore abbia
ragione. Non solo è difficile trovare nel mondo la perfezione, ma anche
Domineddio, che l'ha fatto, se l'è giocata (la perfezione), dal momento che si
è lasciato limitare da ciò che ha "aggiunto" al suo essere. Intanto
agli umani non va bene un Dio siffatto e se ne sono inventati un Altro il
quale, per rimediare al fatto di aver creato un mondo imperfetto, avrebbe
offerto la possibilità agli esseri dotati di ragione di guadagnare un posto
accanto a Lui, perfettissimo, nel Cielo; un cielo il
quale - ci spiegavano le catechiste - abita molto più in là del povero cielo
che vediamo.
L'azione riabilitante del
Dio, quale risulta dalla lettera apostolica "motu proprio", "Misericordia Dei"
del 7 aprile 2002, si discosta poco da queste considerazioni. Perché Dio e il
mondo sono visti nell'ottica della dottrina
cristiana, affidata ad una Chiesa mediatrice di Colui che non potrebbe (o
non vorrebbe) occuparsene direttamente. Essa vuole assolvere questo compito con
scrupolosa severità, ammantata di misericordia: l'essere cristiano, privilegio
assoluto di cui non bisogna mai stancarsi di essere fieri e grati (a Dio e alla
chiesa), si snoderebbe sul registro dei doveri da compiere e delle colpe da
lavare con la confessione, dal momento che la colpa nasce con l'essere umano. O felix culpa!,
cantava il latino nella lingua della
Chiesa. Riconoscersi peccatori è tuttora, nella mentalità comune, la
condizione per aprirsi alla Misericordia di un Dio, pronto a perdonare peccati
sia visibili sia nascosti, alla condizione di passare attraverso lo strumento
del sacramento della penitenza/perdono/confessione/riconciliazione. (Sarebbe interessante cogliere la sottile
differenza tra le varie accezioni, se di fatto non corrispondessero tutte
all'interpretazione univoca che ne dà
In vero nel leggere
l'ultimo documento su tale sacramento, mi ritrovo a casa. Meglio, nella casa
della mia prima fase di vita, a cui ho dato definitivamente l'addio.
L'ho esaminato con
attenzione. Non solo non ci trovo quegli elementi che facevano capolino negli
stimolanti testi conciliari, i quali aprivano alla visione più ampia di un
Popolo di Dio in cammino insieme a tutti gli uomini nella loro Storia
(personale e collettiva), ma vedo accuratamente riabilitata la dottrina
tradizionale.
Il termine, "Divina Misericordia" (tacito
omaggio alle visioni di suor Maria Faustina Kowalska,
canonizzata nel 2000), dovrebbe significare il supremo atto di amore di Dio, il
"per-dono". Invece entra in scena tutta la teologia sul sacramento di
istituzione divina, in cui c'è un "giudizio affidato" alla potestas sacrale della Chiesa.
Cerco di frugare ogni
angolino del documento per trovarvi traccia dell'intimo e profondo rapporto tra
Creatore e creatura. Mi affascina il pensiero che Lui, uscito dall'isolamento
della sua Perfezione, ripercorra in salita la discesa assieme a noi e
all'intero Universo. Invece mi rattrista veder tracciato il profilo di un giudizio, a cui sottostare nella persona
di mediatori delegati dall'alto (della terra), dopo una confessione privata,
protetta da una pudica grata, su colpe di carattere altrettanto privato, anche
se commesse a danno di altri.
Mi dà tristezza
Se l'umanità va verso la
deriva e il cristianesimo non è riuscito ad arginare questa infausta corsa, a
quale traguardo si arriva stringendo i freni all'interno della struttura
ecclesiale cattolica? Ad avere cattolici osservanti, che possono essere
cittadini onesti, credenti pieni di scrupoli
o con "la coscienza a posto", anche quando si limitano a praticare i
precetti fondamentali. Per il bene comune ci pensi chi ne ha la competenza:
ministri di vario ordine e grado, mondani da una parte, clericali dall'altra;
con il loro seguito di servitori, tra cui compaiono copiose le donne.
Come risponde, il
documento, al perché un Dio misericordioso, e perciò non immobilizzato nella
trascendenza, dovrebbe passare tra le strettoie del giuridismo
ecclesiale? E chi sono i peccatori? Può identificarsi, il peccato, col senso di
colpa inoculato attraverso una precisa dottrina, "sottoscritta" da un
Dio Sovrano Giudice?
Semplifico. Da parte mia,
se chiedo sinceramente perdono a chi ho offeso, credo che quest'atto, con la
conseguente riparazione nei suoi riguardi, valga mille confessioni. Non
disprezzerei nemmeno una confessione "normale", se trovassi la
persona con la quale confrontarmi sul modo in cui ho impostato concretamente la
mia vita di credente. Ma non vorrei uscire dal gesto della riconciliazione senza una più approfondita ricerca delle cause del
male collettivo ed individuale.
Di fatto io mi sento
addosso molti e molti peccati, da esserne scacciata: ogni volta che scopro
nell'umanità, ma anche nella natura, l'assenza del divino. Non sono un isola;
sono la goccia d'acqua nell'oceano della vita. Male e dolore mi appaiono in
stretta connessione, e io non posso tirarmi fuori da sola dalle loro
conseguenze moleste. Mi pesano i peccati e i mali del mondo.
Certamente sarei molto
cauta, evitando di mettere in subbuglio la coscienza dei "fedeli",
facendogli perdere la fiducia nella Chiesa che finora, bene o male, ha avuto un
corso storico fatto, non solo di storture dottrinali, ma anche di meravigliosi
frutti della Grazia nei suoi veri santi e nelle sue opere di
bene. L'ubbidienza contenuta in rigidi canoni, però, non favorisce l'ascolto
sano della Parola, che si faccia fermento dello Spirito e interpelli tutti gli
uomini e tutte le donne abitanti di un piccolo pianeta, in un universo che
attende da loro
O mia Chiesa, trattami pure da transfuga o da ribelle. Io ho
dimenticato gli stupidi esami di coscienza di un tempo. Oso chiederti con
insistenza di rinnovare il senso della tua missione, lasciando che molti
possano vedere riflessa in te
la misericordia di Dio, e ne resta conquistato, tanto da
correre a portare agli altri il messaggio della liberazione (cristiana).