Vale più di mille trattati, di mille
argomentazioni, eccetera
La pubblichiamo col generoso permesso
della scrivente,
una vera amica che vorrei fosse tale per voi che la
leggete
Carissima Ausilia,
che grandissimo
piacere poterti leggere questa sera. Non hai idea quante e quante volte di ho pensata; quante e quante volte avrei voluto chiamarti, ma
... il ritmo del lavoro, la stanchezza, il dosaggio ormonale che mi squassa il
fisico e la psiche, i problemi e gli attacchi gratuiti di cui sono oggetto,
arrivo alla sera che sono uno straccio. La notte non dormo proprio benissimo a
causa degli ormoni, cioè mi sveglio che - pur avendo
dormito continuamente - sono stanca, spossata. Così - forse stupidamente -
rimando di telefonarti ad un momento migliore che non arriva.
Mi sei entrata nel cuore e ti considero una amica preziosa, anche se il mio
"comportamento" non lo dimostra.
Il fatto vero è che sto male psicologicamente
in questo periodo. Ho uno scarso livello di autostima,
sono propensa a piangere con qualsiasi pretesto, così come il mio umore diventa
euforico con la stessa facilità. I problemi che vivo certamente non mi aiutano,
e la transizione non è una passeggiata sia a livello fisico e psichico. Gli
ormoni non agiscono modificando solo il tuo corpo, trasformandolo, ma aprono la
tua psiche a cose che tu non avresti mai immaginato di
te stessa, cose che hai represso per una intera esistenza, e che ora vivi come
una adolescente di 46 anni.
Scrivere qualcosa sulla transessualità?
Dovevo scrivere qualcosa sulla diversità sessuale e di genere, puntualizzare e
cercare di rendere chiara come questa realtà di diversità sia
- nei fatti - la realtà più creaturale che si possa
vivere e che, in quanto realtà creaturale, è anche
quella che viene maggiormente condizionata da elementi di tipo culturale e
sociale.
Comunque il vero mio
problema attuale è che la pagina "bianca" mi spaventa e mi blocca, mi
impedisce di riflettere e scrivere se non così, di getto, per affetto, per risposta
ad una sollecitazione diretta. Spero che sia solo un periodo
che passerà presto. Sai, mi capita di passare
momenti di solarità con momenti tetri. Di partecipare ad una festa - come è successo ieri - semplicemente come spettatrice.
Si, spesso penso che gli eventi che mi hanno coinvolta
e che continuano a coinvolgermi strumentalizzando la mia transessualità
fino ad accuse infamanti, mi hanno ridotta ad essere una "donna nel
silenzio", soprattutto in un silenzio in me stessa. Spesso mi trovo a pregare il mio Dio perché non permetta che io cada
nella depressione e nell'autocommiserazione. La seconda non la sopporterei su
me stessa.
La transessualità è
l'essere collocate in una transizione costante quotidiana e, soprattutto, senza
fine.
L'unica cosa per porre fine alla transizione o
al disagio che trova sollievo nella transizione è la morte. Non è un caso che
il 50% delle persone transessuali si suicidi in
giovane età, e che le restanti vivano in uno stato di stabilità
"instabile" della propria emotività e della propria esistenza
sociale.La cosiddetta "regola del 50%" è una realtà sconvolgente
... ma come spiegarla? Come poter far capire a persone totalmente digiune
di cosa sia il "Disagio d'Identità di Genere" cosa può provare una
persona transessuale?
Come spiegare che la notte quando mi giro nel letto e comprimo il mio seno, il dolore acuto che
sento e mi sveglia mi da una profonda gioia? Come spiegare che l'atteggiamento
compiacente di persone che ti amano (i miei fratelli ad esempio) sono fonte di
un dolore profondo e stigma di non accettazione?
Non so come spiegare questo. Non so più spiegare la transessualità come fatto, ma solo come un vissuto
inenarrabile per le sue gioie, dolori, ansietà e per il disprezzo che subisci
quotidianamente. Come dirlo?
Hai mai provato a spiegare il perché si piange
senza motivo?
Ecco, solo chi lo
vive o lo ha vissuto lo comprende. Cosa vuol dire
essere avvicinate da uomini o donne non perché sei una persona - più o meno
interessante - ma perché sei un qualcosa di stravagante, trasgressivo, da
"provare". E' qualcosa di più che essere oggetti sessuali, è essere
oggetti di trasgressione, di depravazione, di tutto quello che può essere il
cogliere un frutto proibito con il quale tutto è lecito. Con una transessuale
non si fa sesso, si fa trasgressione, figuriamoci se si può parlare d'amore, di
sentimenti, di affettività eccetera, ovvero di quelle
cose che rendono la persona in relazione con se stessa e con gli altri.
No, io non so più spiegare queste cose, forse
perché non sono più nella fase di teorizzazione della
realtà, ma sono nella realtà e questa non ti da spiegazioni logiche
dell'amicizia, così come non ti offre spiegazioni logiche dei pregiudizi di cui
sei oggetto indipendentemente da ciò che sei.
Sono una transessuale manager, ma proprio
perché transessuale sono di serie z, ed in quanto tale ogni cosa che faccio non
deve essere semplicemente fatta più che bene, deve superare ogni aspettativa per poter essere semplicemente vista e
riconosciuta. Diceva una amica virtuale che noi siamo
socialmente sotto l'ultimo gradino, ovvero siamo socialmente più basse dei
paria indiani. Noi non abbiamo diritti, tutele,
difese. Uno psichiatra, un avvocato, un dottore può condannarti ad una vita di inesistenza sociale, fiscale, pubblica per decenni. Può
chiederti l'inverosimile solo per presentare una istanza
che non ha alcuna spesa processuale. Può farti pagare una operazione
a carico della Sanità Nazionale, fino ad €. 8.000,00. E
tu? Quale difesa hai? Se provi a difenderti a
reclamare il tuo diritto di persona è quello il
momento che ti accorgi inequivocabilmente che tu non esisti come persone. Tu
transessuale sei semplicemente una non esistenza, negata da ogni
istanza sociale e, quando non negata, considerata
semplicemente una aberrazione, una devianza, uno schifo.
Se tu fai rischiesta
ad un avvocato di perorare la tua causa nei confronti di una terza persona,
questo ti chiede una cifra x, ad una transessuale, per la stessa identica cosa viene chiesta la stessa cifra x moltiplicata per due o tre
volte. Così per gli affitti; in banca - poi - è proprio meglio che non ci entri se non per portare soldi, tanti soldi ogni
settimana. Altrimenti non puoi entrare, screditi la
banca. Solo il colore dei soldi ti apre le porte di quello che è semplicemente
un diritto di una persona di avere una sua propria
identità. Noi no! Una persona transessuale non ha identità e, comunque non può avere la sua, e quella che aveva non l'ha più.
Sai che bello andare alla casa di un
supermercato e per pagare tirare fuori la tua carta di credito, la quale
ovviamente riporta il tuo nome al maschile, e sentirti dire, questa carta non è
la sua. Allora tirare fuori la tua carta d'identità e dire che quella carta è
la mia, ma la foto sulla carta d'identità non corrisponde all'immagine che tu
hai in quel momento e di fronte a tutti, fregandosene altamente della privacy, viene reso noto alle centinaia di persone alle case che tu
sei una persona in transizione.
Puoi fregartene, certo, ma ogni volta?
Forse si, ma io non lo reggo più! Sono stanca
di tutto questo, e poi non sono neanche più capace di
spiegare tutto questo, di renderlo manifesto, pubblico, di parlarne con
tranquillità. Quando mi capita di parlarne, ad un
certo punto smetto, perché lo ritengo inutile.
Ti voglio bene veramente, e mi darebbe un gradissimo dolore perderti come amica, come sorella.
Tua Darianna
***
Carissima,
la mia situazione attuale che mi permette di
accedere ad internet soltanto una volta alla settimana (per mancanza di linea
telefonica) mi impedisce la sollecitudine nella corrispondenza anche quando
sento l’urgenza di espletarla.
Posso dirti che mi par di capire in pieno ciò che scrivi nella tua
lettera. E’, questa, una grazia che Dio mi concede: dilatare il mio cuore su
misura delle singole persone. Nei tuoi riguardi c’è in più la peculiarità di
SENTIRTI amica. Che bel dono mi fai accettando la mia
amicizia!
La tua sofferenza è caratterizzata da motivi solidi su più piani, non
ultimo quello di carattere sociale, e certamente io provo compassione – me lo permetterai –, non per te, ma per
chi ti guarda nel modo da te descritto. E’ davvero piccolo il cuore e…
l’intelligenza umana se dà posto tanto alle apparenze da non vedere, o vedere
di meno, la tua persona nella integralità del suo
essere, in cui la cosiddetta differenza di genere è un dato di natura che,
però, ha richiesto e richiede l’adeguamento ad un cambiamento difficile da
vivere e da far accettare.
Sarò strampalata, ma lasciami dire cosa penso
al riguardo e, se puoi, aiutami a correggere certo mio modo di pensare che può
essere condizionato dalla cultura di cui sono imbevuta e quindi potrebbe farmi
vedere le cose in modo alquanto superficiale.
Vedi, io capisco che è durissima fare i conti con se stessi in una
trasformazione come quella da te provata; capisco di meno il soffrirne a causa
delle difficoltà, o meglio del rifiuto, degli altri a capire. La vera malata è
la società.
Certamente il mio caso è, forse, meno grave del tuo. Ma sai come ho
vissuto e vivo tuttora le scelte fatte nella mia vita - ultima figlia di otto, venuta alla luce con caratteristiche del tutto,
dico DEL TUTTO, differenti da quelle dei miei familiari, del mio paese di
origine, di tutti gli altri incontrati nei posti in cui sono (stata) collocata -? Con sofferenza acuta, ma che vedo
feconda, tanto da farmi ritenere privilegiata.
Non ho potuto quasi mai
mostrare quella che sono, o lo faccio con una fatica
indicibile quando può essere utile. L’unica sorella ancora viva (86 anni,
intelligentissima ed affettuosissima) per una settimana è stata casa mia; tranne che
per la mia tendenza mistica che mi porta a vivere una dimensione di fede
profonda, lei non sopporterebbe mai di sapermi impegnata in un sito come il
mio; non ha mai accettato che io sia uscita dal convento e che mi sia sposata
con un prete, pretende che io sia una credente come tutti gli altri, eccetera.
La sofferenza crea tra me e lei degli spazi vuoti incolmabili di incomprensione, e l’unico modo per farla soffrire di meno
è di fare io ciò che mi piacerebbe veder fare a lei: immedesimarmi del suo
mondo e com-patirla.
Un abisso mi separa da
ogni ambiente che non sia quello che mi sono creato io stessa (e che non posso
più frequentare per mancanza di salute), tanto che per me parlare con te è una
vacanza. Con ciò non voglio dire che io sia brava a sopportare pacificamente
tutto, né presentarmi a te come modello! Voglio soltanto accomunarmi, almeno un
po’, a te. Voglio farti sapere a quale traguardo sono arrivata con l’aiuto
della fede e dell’amore. mi
sento fortunata di percorrere sentieri che mi permettono di incontrare e
praticare persone come te. Trovo che sia
meno squallida, se non felice, la vita di chi ha dentro di sé un mondo
ricchissimo e lo custodisce come moneta per ricevere e dare amore là dove gli
altri si attestano ad una stupida paralizzante esteriorità. L’amore di cui mi
nutro ogni momento è l’alito della mia vita.
Carissima, sono sicura che
tu vivi, o almeno puoi vivere un’esperienza analoga.
Pensa che, nel parlare a telefono a te, ed anche ad Isabella, io sento
palpabile la vostra ricchezza spirituale, e, se dovessi formulare parole per
esprimerla, non ne troverei.
Di fronte a tale
possibilità il gioco vale la candela, direi.
Che
ne pensi?
E’ certo che dobbiamo
usare strategie adeguate ad aiutare chi non capisce, ma la goccia scava la
roccia; il seme della tua esperienza è di una singolarità così grande che ci
sarebbe solo da invidiarti, se non fosse giusto che ognuno ha il dovere di
crescere dove è seminato.
Non so
quando sarà possibile fare la telefonata durante il tempo, raro, in cui
usare il telefono fisso, ed avere la fortuna di trovarti, perché finora l’ho
tentato invano.
Quando
hai tempo da perdere, parlami della tua attività lavorativa. Anch’io mi
riprometto di parlare, quando potrò, di alcuni miei
impegni.
Un’ultima cosa. Dato che
vogliamo usare strategie per incidere sulla mentalità comune, penso che la tua
ultima lettera potrebbe essere più convincente di
mille discorsi. La pubblichiamo in sito? E’ davvero “bella”.
Dammi un abbraccio GRANDE
ad Isabella. Ti abbraccio teneramente, Ausilia