Le mogli dei preti 

 

 

Un po' di storia
 

 

 


Un membro di una lista internazionale, in una sua e-mail, pone il problema della sorte delle mogli dei sacerdoti all’epoca in cui l’autorità annullò il matrimonio dei preti, intorno al 1100. I suoi sembrano interrogativi ingenui, eppure rappresentano la chiave di accesso a tutta un’orribile storia di ingiustizia e di isteria sessuale nella Chiesa, nonché al fondamento patologico che sta alla base dell’attuale imposizione del celibato. Non c’è qui il tempo per esaminare la relazione tra il pubblico abuso delle donne in questa era e l’abuso pedofiliaco e sessuale da parte del clero nel nostro XX· secolo. Nella mia ricerca, mi sono soprattutto avvalso del libro MARRIED PRIESTS AND THE REFORMING PAPACY (I preti sposati e le riforme del papato), un’eccellente tesi di laurea, pubblicata nel 1982. Limiterò questo articolo ad una breve storia dei rapidi cambiamenti nell’atteggiamento verso le mogli dei preti nel X· e nell’XI· secolo e alle loro disastrose conseguenze. In 190 pagine, l’autrice , Anne Llwellyn Barstow, presenta 36 riferimenti a mogli di preti di quel periodo.

Il X· secolo vedeva il matrimonio come un contributo positivo al lavoro e allo stile di vita del sacerdote, particolarmente di quel clero che viveva e serviva tra la gente (oggi conosciuto come “diocesano”). L’appello di papa Urbano alla prima crociata , nel 1095, era legato alla crescente presa del culto della vergine, all’omosessualità nel clero, e alla riforma della vita monastica, che nel giro di pochi decenni sarebbe stata imposta dall’autorità papale sul clero non monastico in tutto il mondo. Gli emolumenti per la messa e il potere meccanico di un sacerdote nella celebrazione del rito avrebbero rapidamente mutato lo scopo del servizio sacerdotale, separando il clero dal popolo E il popolo includeva le legittime mogli dei sacerdoti.

Un matrimonio del XXI secolo non può essere paragonato ad uno del X secolo. L’importanza che oggi si dà alla dignità della donna e ai suoi diritti civili era sconosciuta a quel tempo. I matrimoni dei nobili e dei giudici erano celebrati pubblicamente allo scopo di assicurare credibilità alla progenie in fatto di successione e di eredità, mentre il popolo comune si sposava in forma familiare e privata, senza fanfare. Il matrimonio dei preti era pubblico, e vicino a ciò che oggi chiameremmo una dichiarazione di vincolo formale, un sacramento. I decreti di papa Gregorio, del 1139, distrussero i legami matrimoniali dei sacerdoti. In difesa del matrimonio dei preti esiste un’abbondante e solida serie di testimonianze, spesso basate sullo spirito di Gesù e su argomentazioni bibliche. Gli scritti dell’Anonimo Normanno, del 1100 circa, del Vescovo Ulrico, 1060, e di molti altri assennati predicatori e scrittori, furono sommersi dall’isteria di uomini come Anselmo (lettere a papa Pasquale II sui figli dei preti) e Pietro Damiano ( “le mogli dei preti sono puttane; le sacre mani di un prete non devono mai toccare i genitali di una femmina”). La credenza nell’ automatica efficacia del celibato (le preghiere e le messe dette per i morti delle crociate) si unì all’ascetismo monastico (il corpo è il male ); l’autorità gonfiò i suoi muscoli papali (i papi Gregorio VII, Callisto II, Alessandro III, Innocenzo III). Quelli che partivano per le Sante Crociate furono richiamati da papa Urbano al dovere di essere spiritualmente in forma e pronti per la battaglia; tutti i preti dovevano lasciare le proprie mogli, le comodità e i piaceri della vita familiare. Il celibato sarebbe divenuto la norma per l’intero clero nella Chiesa occidentale.

Che cosa ne fu, allora, delle mogli di questi preti dell’XI secolo? Furono defraudate delle loro proprietà, e la segretezza con cui ci si sbarazzò di loro è un peso che grava sulla coscienza della Chiesa Romana. Papa Giovanni Paolo II (2000) non ha chiesto nessuna scusa per il massiccio abuso perpetrato nei loro confronti. I laici si rivoltarono diffusamente contro queste donne e contro i loro figli (la parola “bastardo” ha il significato originario di “figlio di un prete”). I membri del clero, a quei tempi, si riconoscevano dalla loro tonsura (il taglio di capelli tipico dei preti), che li escludeva da un mercato del lavoro sempre più ristretto, com’era quello del sistema feudale; per sopravvivere, dovevano restare all’interno della chiesa e del celibato. Bisogna andare per le strade di San Francisco oggi, a vedere il gran numero di senza tetto, per immaginare la sorte delle donne che mezzo secolo prima erano state le onorevoli mogli di un clero adesso distrutto.

Il Sinodo di Melfi, sotto papa Urbano II, nel 1089, impose la schiavitù per le mogli dei preti. Fu anche sancito che, mentre i comuni schiavi avrebbero potuto riscattarsi e acquistare la libertà , le ex mogli di schiavi non avrebbero mai potuto essere riscattate.

Si dice che molte mogli e figli fossero venduti come servi ai palazzi vaticani; naturalmente non disponiamo di nessuna prova, ma il quadro complessivo è quello di una vera e propria catastrofe. L’autrice della tesi, Barstow, usa semplicemente la parola “distruzione”. La storia della Roma militarista avvalora la terribile potenza di una tale catastrofe. Il potere, a quanto pare, mette fine ad ogni discussione. Oggi, con la democrazia e i governi liberamente eletti, non siamo forse testimoni del crollo di quel sistema feudale di cui il Vaticano è l’ultima sopravvivenza?

Io vado regolarmente a sciare; adesso, a 71 anni, per puro piacere. La neve di primavera ha le sue attrattive: la temperatura è mite e il sole splende sulle piste; ma il terreno, sotto, può essere marcio, può franare e provocare incidenti. La chiesa di oggi ha una base marcescente, che sostiene i suoi sacerdoti maschi e celibi. Noi assistiamo a queste frane e all’incessante processo distruttivo causato dagli abusi sessuali del clero. Il clero è divenuto troppo lontano dalla gente e troppo insignito di poteri magici. Io ho incoraggiato le mogli di preti sposati a farsi avanti e a mettere a disposizione la loro esperienza per risolvere la crisi presente.

(fonte womenpriest)