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Continuano a giungere notizie
di cronaca nera a sfondo sessuale che vedono coinvolti preti della Chiesa Cattolica.
Gli ultimi due casi, quello del sottosegretario della Conferenza episcopale
venezuelana trovato morto dopo quello che sembra essere un incontro con un prostituto, e quello, ancora più terribile, del parroco
messicano che ha strangolato e fatto a pezzi la sua amante perché era in
cinta, pongono ancora di più al centro della riflessione la questione della
formazione a cui i preti cattolici sono sottoposti prima della loro
ordinazione al ministero.
Certo gli ultimi due casi sono casi limite. Per fortuna non tutti i preti che mettono in cinta le
donne con le quali vivono la loro affettività le ammazzano per salvare il
posto di lavoro ed una facciata di ipocrita rispettabilità. Spesso ci è capitato di avere notizia di donne costrette ad
abortire dal prete con cui intrattenevano una relazione. In genere la
stragrande maggioranza le sposa e, una volta
abbandonato il ministero, conduce poi una vita esemplare e alla luce del
sole. Anche i preti omosessuali che non reprimono la
loro sessualità, e ce ne sono tanti, in genere mantengono relazioni stabili e
rifuggono dal ricorso alla prostituzione.
Ma proprio questi ultimi due casi limite, mettono vieppiù
in rilievo la deformazione mentale a cui sono sottoposti i preti nel
corso della loro formazione ed in particolare la sessuofobia a cui vengono
educati. Tutto ciò che è sesso è peccato, l’omosessualità è
peccato, le donne sono l’incarnazione del demonio e via dicendo. Viene insegnato persino la posizione da assumere durante
il sonno, per evitare le polluzioni notturne. L’ipocrisia, poi, domina su
tutte le scelte: basta che si salvino le apparenze
tutto può essere fatto. Purché nessuno sappia, si
possono intrattenere tutte le relazioni sessuali che si vuole. Il prete viene formato non ad essere un umile servitore della
comunità, ma una sorta di essere superiore che, nel passato, godeva di
prestigio e potere personale, soprattutto nei piccoli paesi.
E’ evidente che la responsabilità degli atti delittuosi che vengono commessi dai preti, come per tutti gli altri
esseri umani, è personale. Sarà il parroco messicano ad essere condannato per
il duplice omicidio della donna e del bambino che portava
in seno. Ma è altrettanto indubbio che nel loro caso la formazione o meglio
la deformazione a cui sono stati sottoposti è
responsabilità della gerarchia ecclesiastica che è corresponsabile, per lo
meno moralmente, delle mostruosità commesse dai propri preti. Ma, questa è la
nostra amara esperienza, nessuno di quelli che hanno tali
responsabilità ha mai perso il sonno per tutto il male che hanno messo in
circolazione nella chiesa e nel mondo attraverso l’imposizione di regole che
negano il comandamento dell’amore lasciatoci da Gesù.
Paola D’Anna
(dal sito “Il Dialogo”, 26/04/06)
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Vieni,
Santo Spirito
Lava ciò
che è sordido,
bagna ciò che è arido, sana ciò
che sanguina
Piega
ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido, drizza
ciò che è sviato.
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