La storia
Jacques Saunière, un anziano studioso, curatore del Louvre, è vittima di un misterioso assassino all'interno del Museo più famoso del mondo. La vittima ha lasciato una serie di indizi da decodificare in sequenza logica, a partire dalla posizione che è riuscito ad assumere nell'agonia, posizione che è quella del celebre uomo vitruviano del Codice da Vinci. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi – Sophie Neveu, nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire.
Il racconto si snoda, avvincente ed imprevedibile, attraverso una lunga notte di omicidi e inseguimenti rocamboleschi, da Parigi a Londra dove sarà scoperta la verità sul Maestro e su un vescovo dell'Opus Dei, mons. Manuel Aringarosa che aveva orchestrato il complotto.

 

L'Ultima Cena
Il punto chiave degli indizi è l'interpretazione dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, in cui la figura alla destra di Cristo non rappresenterebbe il discepolo prediletto, bensì Maria Maddalena, come si riconoscerebbe dai presunti tratti femminei della figura. Secondo le presunte scoperte dell'autore del romanzo, la gerarchia della Chiesa, lungo la sua storia, avrebbe intenzionalmente occultato quanto è riferito dal Vangelo gnostico e apocrifo di Filippo, che parla di un matrimonio tra Gesù e la Maddalena. Secondo le misteriose ed esoteriche fonti di Brown sarebbe proprio Maddalena ad essere simboleggiata nella leggenda medievale del "Santo Graal" del sangue di Cristo. Secondo Brown Cristo stesso aveva designato la Maddalena a succedergli alla guida della Chiesa, in omaggio ad un "principio divino femminile" più volte citato dall'autore. Maddalena sarebbe l'incarnazione del Femminino Sacro, che rappresenta lo spirito della Dea Madre. La discendenza di Cristo e Maddalena si sarebbe prolungata, in incognito, lungo la storia, attraverso la dinastia dei Merovingi e poi – a partire dal 1090 in Terra Santa - attraverso il Priorato di Sion, una setta segreta che pratica orge sessuali rituali e che è la depositaria appunto del segreto del santo Graal. Questa setta si è prolungata lungo la storia, prima attraverso i Rosacrociani e poi nella forma esoterica ed occulta tipica delle società segrete, annoverando tra i suoi adepti personaggi del rango di Leonardo, Newton, Hugo. Gli ultimi eredi del segreto del Santo Graal sono ai vertici di questo Priorato e sono gli unici conoscitori di questo importante segreto (l'ultima discendenza del matrimonio tra Gesù e la Maddalena) che minaccia il destino della Chiesa e della Cristianità. L'opposizione agli ultimi eredi del Priorato è guidata dall'Opus Dei nella persona del vescovo Manuel Aringarosa, che ingaggia un ex killer convertito, Silas, affinchè recuperi dai capi del Priorato di Sion il cryptex (un piccolo cilindro di pietra) che contiene il segreto su Gesù e Maddalena. La vicenda si ingarbuglia a causa di omicidi imprevisti ad opera di questo killer che uccide appunto gli ultimi quattro depositari del segreto. La complessa, quanto entusiasmante, indagine che si sviluppa come un percorso alla Indiana Jones, tra indizi archeo-filologici e storico-religiosi, è condotta da Robert Langton, un professore di Harvard e l'avvenente criptologa e investigatrice della polizia francese, Sophie Neveu, di cui lo studioso assassinato all'inizio era il nonno. Quest'ultima scoprirà alla fine del film di avere un ruolo fondamentale in tutta la vicenda.

 

Segreti dietro il Codice
Gesù sposa Maria Maddalena e dà origine a una stirpe di figli di Dio, i merovingi, futuri re di Francia, che verranno sconfitti da Pipino il Breve e Carlo Magno, fedeli al Papato. Cristo, avrebbe affidato la sua Chiesa non a Pietro, ma a sua moglie. Sarebbe poi stato l'imperatore Costantino a rilanciare Pietro, oscurando l'elemento femminile. La Chiesa avrebbe fatto il resto, riconoscendo solo quattro Vangeli e dimenticando gli apocrifi. La resistenza di pochi «illuminati», Gran Maestri del priorato di Sion, letterati e artisti fra cui Leonardo da Vinci, sarebbe individuabile in alcuni indizi segreti, lasciati nelle loro opere. E in tutto questo non potevano mancare i Templari, perseguitati dalla Chiesa perché «sapevano la verità». L'Opus Dei avrebbe ricevuto storicamente il compito di difendere il potere del Papa, e quindi in questo caso specifico nella persona di Monsignor Manuel Aringarosa di combattere il Priorato di Sion che invece sarebbe detentore, attraverso i secoli, della verità del Santo Graal e di Maria Maddalena come dea madre.

Cosa innesca la vicenda attuale

Il Priorato di Sion oggi si appresta a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l'Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l'Opus Dei. Cosa che provoca la reazione di un prelato dell'Opus Dei che accetta la proposta che gli proviene da un misterioso "Maestro": pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della "verità" su Gesù Cristo. Un ex-criminale ora numerario dell'Opus Dei è "prestato" al Maestro, ed è quest'ultimo che lo spinge a commettere una serie di crimini. Il "Maestro" è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole che il segreto venga rivelato, e accusa il Priorato di aver taciuto per secoli. Tra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – tra cui nasce l'amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall'esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorrerebbe nelle vene della stessa Sophie, l'ultima discendente di Gesù Cristo.

 

Lo strano caso del professor Brown
Nato nel 1964 a Exeter, nel New Hampshire, Brown prima di diventare il "bestselleraro" di fama planetaria che tutti conosciamo, era un professore di inglese all'università Phillips Exeter.
Nel 1995 i servizi segreti americani sbarcarono nel suo campus per arrestare uno studente che aveva parlato, in un e-mail, della possibilità di assassinare il presidente Clinton. Era uno scherzo, e la faccenda non ebbe conseguenze, ma Brown rimase impressionato dalla capacità delle agenzie di informazione di sorvegliare le azioni ed i gesti degli individui. E così decise di scrivere un romanzo (Digital Fortress, 1996), che mettesse in scena la National Security Agency e la minaccia che costituisce per le libertà individuali. Fu un discreto successo.
Con Angel & Demons (Angeli e Demoni, Mondadori) nasce la figura di Robert Langdon. In questo secondo romanzo che appare una prova generale del Codice c'è infatti una setta, gli Illuminati, un conflitto con la Chiesa, un'inchiesta che risale al Rinascimento e a Galileo e l'assassinio di uno scienziato che avrebbe messo a punto l'antimateria, un campione esplosivo della quale si ritrova nelle cantine del Vaticano, in pieno conclave per l'elezione di un nuovo papa.
Una curiosità: il primo libro di Brown, scritto a quattro mani con la moglie, fu un insuccesso totale, s'intitolava 187 uomini da evitare, guida alle donne

 

Il Codice Brown: buono per cinema, libri e Tv
Dan Brown sta scrivendo il sequel del Codice da Vinci, ambientato prevalentemente negli Stati Uniti. Le avventure del professor Robert Langdon riappariranno per la terza volta a cataste di copie in libreria, dopo Angeli e Demoni e appunto il Codice.
L'aria che tira è quella di un neo-format editoriale alla pari di Harry Potter? Se Brown riuscirà a non annoiare e deludere i lettori dopo averli stupiti e scossi con il Codice, sì.
Questo nuovo libro -ricordiamo che sia Angeli e Demoni che La verità del ghiaccio sono usciti dopo il Codice da noi, ma sono stati scritti prima da Brown- è un banco di prova, ma anche un'occasione con tali interessi in ballo che difficilmente la si lascerà interamente all'ispirazione o meno di un autore.
Le filiere commerciali, sempre assetate di saghe e miniere di sequel su cui investire, puntano sul format Prof Langdon e si aspettano un libro all'altezza del primo, con le stesse caratteristiche: thriller erudito, suspence, azione, complotto. Non solo, il futuro di una eventuale serie firmata Dan Brown si presterebbe, diversamente dal puro fantasy, a un taglio televisivo perfetto. 

Un fenomeno alimentare
Una dieta dal Codice da Vinci. Una notizia incredibile arriva da Portland, nel Maine. Un panettiere in bancarotta, a  causa del successo della "dieta Atkins" (elimina i carboidrati), ha preso spunto dal best seller di Dan Brown e ha creato la "dieta Da Vinci", basata proprio sul pane. Un po' di teoria matematica mescolata con l'erudizione biblica del Codice ha trasformato Stephen Lanzalotta in un guru della scienza alimentare. Le sue teorie si basano su un complicato calcolo creato basandosi sul "phi" (1,6180), il valore numerico della sezione aurea, scoperta dai pitagorici, definita da Euclide e chiamata, in un trattato di Luca Pacioli illustrato da Leonardo, "divina proporzione", che gioca un ruolo importante anche nel romanzo di Brown. Tutti i cibi sono ammessi, in una quantità che mediamente prevede il 52% di carboidrati, 20% di proteine e 28% di grassi.

Cosa è l'Opus Dei
L'Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica. Fu fondata a Madrid il 2 ottobre 1928 da san Josemaría Escrivá. Della prelatura fanno parte attualmente circa 85.000 persone dei cinque continenti. La sede, con la chiesa prelatizia, si trova a Roma.
L'attuale prelato dell'Opus Dei è Monsignor Javier Echevarría. Joaquìn Navarro Valls, portavoce della Santa Sede è uno dei numerari più conosciuti.
L'Opus Dei è costituito da un prelato, da un presbiterio o clero proprio e da laici, uomini e donne.
Con i suoi 85.000 membri, rappresenta lo 0,008% dei cattolici nel mondo. Le affiliazioni annue variano dalle 600 alle 700. 2 Cardinali, 40 vescovi dei 4.500 vescovi cattolici, 12 membri della Curia Vaticana.
La Spagna conta 35.000 numerari. In Paesi come Italia, Perù, Messico e Filippine, l'Opus Dei ha numeri molto inferiori. In Gran Bretagna ci sono solo 400 membri, uno di loro è Ruth Kelly, ministro dell'Istruzione del governo laburista.
Proprietà dell'Opus Dei: 15 Università con circa 80.000 studenti; 7 ospedali con 1.000 medici, 1.500 infermieri e circa 300.000 pazienti; 11 Business School; 36 scuole elementari e 5 superiori con circa 25.000 allievi; 97 scuole professionali con 13.000 studenti; 166 residenze universitarie con 6.000 persone.
L'Opus Dei è impegnata in vari progetti di sviluppo in Africa.

La vita quotidiana di un numerario è organizzata rigidamente: si inizia la giornata con la frase "Serviam", si deve frequentare una messa quotidianamente, recitare l'Angelus, il rosario, leggere i Vangeli, ripetere le orazioni, fare esercizi di meditazione. Importanti le punizioni corporali: portare il cilicio (fascia di chiodi irta di uncini metallici), annodato ad una coscia per un paio di ore al giorno, e una volta alla settimana devono autoflagellarsi le natiche con la frusta mentre si recita l'Ave Maria.
Per far conoscere la realtà dell'Opus Dei e l'irrealtà de Il Codice da Vinci, il sacerdote numerario John Wauck, ha creato un blog: www.davincicodeopusdei.com
330 Riverside Drive, New York, NY 10025 A questo indirizzo corrisponde la sede dell'Opus Dei di New York diventata una vera e propria attrazione per gli amanti del libro di Dan Brown che vanno in pellegrinaggio facendo domande bizzare: "A quale piano si trova la camera di tortura?" "E' possibile incontrare Monsignor Aringarosa?"

I Dvd del Codice Da Vinci
Il film non è ancora arrivato nelle sale, ma già una quarantina di Dvd abbondano in maniera più o meno massiccia gli scaffali del pianeta e sono – in qualche maniera – collegati al romanzo di Dan Brown, oppure traggono da esso una vaghissima ispirazione al punto di utilizzare le parole 'Da Vinci' come una sorta di brand da sfruttare per conquistare l'interesse potenziale del pubblico.
Incentrato sulla storia del romanzo è Cracking the Da Vinci Code – I segreti del Codice Da Vinci che recita come sottotitolo: L'unico film – documentario ufficialmente autorizzato da Dan Brown. Simon Cox guida lo spettatore alla volta della storia del Sacro Graal evidenziando i punti di contatto tra il lavoro dello scrittore americano e la realtà storica.
Da Vinci Code Decoded: Totally Decoded, invece, cerca di rispondere a domande come "gli imperatori romani hanno scritto il Nuovo Testamento per depistare l'umanità dalla verità?" oppure "Gesù ha davvero sposato Maria Maddalena." , mentre The Real Da Vinci Code che si propone di esplorare ancora più da vicino le teorie del romanzo uscirà nei negozi solo il prossimo 2 maggio anticipando di poche settimane l'arrivo del film in sala e – presumibilmente – sfruttando la campagna pubblicitaria che lo accompagnerà. Sulla stessa linea Da Vinci Code Where it all began, un documentario di due ore sul sacerdote francese Bérenger Saunière che a Rennes-le-Château nel 1885 fece una scoperta tale da consentirgli di iniziare a spendere milioni di franchi di cui non rivelò mai la fonte. Un percorso di studi che ha che fare con il racconto di Dan Brown e che esplora in dettaglio la campagna francese e le sue implicazioni misteriose con la storia dei templari.
Se Da Vinci's Inquest sembra avere poco o nulla a che fare con il romanzo a parte sfruttare il nome per una serie di telefilm polizieschi, Origins of Da Vinci Code è un'esplorazione approfondita delle tesi di Dan Brown così come Breaking the Da Vinci Code: Solves the 2000 Year Old Mystery si propone – attraverso una serie di interviste a teologi, filosofi e archeologi – di mettere la parola fine alle accuse contro Dan Brown dimostrando che la sua teoria è 'perfettamente plausibile'.
Opus Dei and Da Vinci Code è un documentario dedicato al lavoro di Dan Brown in relazione alla società fondata nel 1928, mentre Beyond the Da Vinci Code realizzato da History Channell, tenta di superare le tesi di Dan Brown intervistando Karen Ralls, docente ad Oxford e Richard Leigh, coautore di"Holy Blood, Holy Grail", uscito nel 1982, libro che ha ispirato le tesi del romanzo. Sempre prodotto da History Channell, Da Vinci and the Code he lived by, invece, è una biografia di Leonardo Da Vinci e del suo codice etico di artista e di uomo, mentre Da Vinci and the Mystheries of Renaissance è un'analisi dell'arte nell'era medicea e dei misteri irrisolti ad essa connessi. Oltre a svariate biografie di Leonardo, estremamente interessante è notare come la parola 'Da Vinci' sia diventata quasi uno strumento di marketing  al punto da avere fatto vendere negli Stati Uniti il Dvd de La vita di Leonardo, prodotta dalla Rai negli anni Settanta con protagonista Philippe Leroy. Tra le tante curiosità da notare la pubblicazione di Baby Einstein e Baby Da Vinci cartone animato interattivo per spiegare ai bambini piccolissimi il loro corpo…

 Intervista a Paulo Simoes
Il Codice Da Vinci: il film evento dell'anno
Dopo l'anteprima mondiale il 17 maggio che aprirà il Festival di Cannes Il Codice Da Vinci uscirà il prossimo 19 maggio in tutta Italia in circa 800 copie. "Ma potrebbero anche aumentare." Sottolinea Paulo Simoes, Amministratore Delegato di Sony Pictures Releasing Italia "Abbiamo una richiesta superiore a questo numero, ma valuteremo nelle prossime settimane che tipo di strategia commerciale applicare in quanto crediamo che questo film possa avere una vita molto lunga arrivando nelle sale fino alla fine di agosto. Il numero definitivo di pellicole in circolazione verrà stabilito presto."
Le aspettative nei confronti del film sono enormi con Sony che si attende solo dal mercato italiano un incasso complessivo compreso tra i quindici e i venticinque milioni di Euro. Nel frattempo Angeli e Demoni tratto da un altro romanzo di Dan Brown e prequel del film interpretato da Tom Hanks, Audrey Tatou e Jean Reno potrebbe entrare presto in produzione.
Il Codice Da Vinci è il film più atteso del 2006…
E' sicuramente uno dei film più importanti degli ultimi anni se non addirittura il film evento del decennio: una pellicola molto attesa basata su un libro che solo in Italia ha venduto più di cinque milioni di copie e che nel mondo ha superato i quaranta milioni. Un titolo importantissimo che obbliga tutti quanti noi ad un grandissimo sforzo cercando – soprattutto – di 'non sbagliare'.
Qual è la vostra preoccupazione principale a due mesi dall'uscita in sala?
Quella di non bruciare le potenzialità del film, stancando il pubblico attraverso una publicity continua che riguarda notizie al di fuori del campo cinematografico incentrate sui presunti problemi legali dell'autore e altre questioni del genere.
Tutti elementi che voi vi siete ben guardati dall'enfatizzare…
La nostra posizione è abbastanza neutra e non cerchiamo di sfruttare questo flusso di notizie pressoché ininterrotto: ogni giorno, aprendo un quotidiano, scopriamo altre  notizie riguardanti il Codice. Preferiamo non bruciare le tappe e seguire il piano di lancio che ci siamo prefissati già da più di un anno a questa parte. In questi casi il rischio è quello di un'esasperazione del pubblico…
Lei ha già visto il film?
Ho potuto apprezzare un premontato delle scene principali che si aggirava intorno ai quaranta minuti. Un promo che è stato messo insieme per un incontro mondiale della Sony allo scopo di capire che tipo di film saremmo andati a promuovere.
E qual è l'impressione che ne ha riportato?
E' senza ombra di dubbio un film molto fedele al libro. Gli ambienti, i luoghi e i personaggi sono perfettamente rispondenti all'immagine che se ne può trarre leggendo il romanzo di Dan Brown. Un blockbuster molto curato nei dettagli e che riesce a comunicare in maniera chiara lo spirito del libro attraverso una grande sensibilità visiva. E' una piacevole sorpresa vedere davanti ai propri occhi materializzarsi le atmosfere di un romanzo tanto apprezzato in tutto il mondo.
Siete preoccupati dalle critiche e – in particolare – dalle polemiche suscitate dall'Opus Dei?
La nostra posizione è molto chiara e serena: noi non solo non vogliamo fare polemica, ma non vogliamo nemmeno giocare con le questioni religiose. Noi rispettiamo le idee di tutti, ma prendiamo le distanze da questo tipo di critiche in quanto Il Codice Da Vinci è una grande produzione basata su una storia di fiction. Nessuno si permette di pensare che questo sia un film dalla vocazione né religiosa, né tantomeno scandalistica. E' una pellicola di intrattenimento che vuole proporsi al pubblico come puro entertainment. Poi, come capita per ogni singolo film, il singolo spettatore trarrà le conseguenze, ma per quello che ci riguarda noi non abbiamo altre pretese che intrattenere e divertire gli spettatori.  
Il Codice Da Vinci è destinato ad un pubblico molto ampio, ma qual è il suo target principale?
E' un pubblico estremamente vasto che va dai teen agers agli anziani: tutti coloro che hanno letto il libro e che sicuramente avranno voglia di vedere la sua trasposizione cinematografica. Anche coloro i quali non hanno ancora letto il romanzo saranno sicuramente interessati dalla versione cinematografica di un bestseller tanto famoso che è soprattutto un thriller molto riuscito. Non bisogna dimenticare che indipendentemente dal suo rapporto con il libro, Il Codice Da Vinci è un film diretto da un regista dall'enorme talento come Ron Howard ed interpretato da un  cast di attori superlativo: Tom Hanks, Audrey Tatou, Jean Reno, Paul Bettany, Sir Ian McKellen, Alfred Molina…  
E' un pubblico più vasto e articolato rispetto a quello dei due Spiderman?
In un certo senso lo è, perché sebbene non abbia tra gli spettatori – ovviamente –  bambini e preadolescenti, ha molti più spettatori potenziali nella fascia matura di spettatori. E' un film di grande fascino in cui il ruolo della publicity sarà fortissimo proprio in virtù della notevole attenzione dei media nei confronti di questa storia. In più l'Italia è un paese in cui le tematiche presenti nel film sono fortemente radicate nell'immaginario collettivo. Le opere e la figura storica di Leonardo DaVinci sono conosciute e amate da tutti.
Parliamo un attimo del numero di copie?
Il numero di copie con cui uscirà il film , per quanto enorme, non rappresenta un problema. Noi stiamo valutando la quantità precisa: ci saranno tutte le copie necessarie a disposizione dell'esercizio. In questo senso, però, è opportuno ricordare che agganciato al tema delle copie de Il Codice Da Vinci è anche quello del recupero crediti. Non è più possibile pensare di uscire d'estate con un film importante come questo rischiando di non prendere i soldi fino alla fine dell'anno. Il futuro dell'estate in Italia passa attraverso un pagamento pronto e nei termini prestabiliti dal contratto. Non possiamo più andare avanti con una situazione del genere.
Anche per quello che riguarda il futuro, ovvero l'uscita di Spiderman 3 a maggio 2007, dobbiamo fare i conti con il recupero dei crediti. Altrimenti anche Spiderman uscirà in un'altra data…
Misure 'drastiche'…
Ma anche necessarie per il corretto funzionamento del mercato e per il futuro del nostro lavoro. Non è pensabile che a fronte di un grande investimento l'esercizio non faccia la sua parte come è giusto che sia pagando anche a sei mesi quando sul contratto è scritto a trenta giorni. Chi non ci seguirà quest'anno non programmerà Spiderman 3. L'investimento per allungare la stagione non può essere sbilanciato sul distributore…Solo chi farà fede prima e dopo agli accordi commerciali sottoscritti programmerà Il Codice Da Vinci, altrimenti – ci dispiace – ma noi non possiamo permetterci il lusso di muovere forti somme di denaro per vederne gli utili ad una distanza di tempo così enorme…
Ovviamente è una decisione meditata che non portiamo avanti a cuor leggero e che ci dispiace essere costretti a prendere, ma è quantomai necessaria vista l'attuale situazione dei pagamenti diventata insostenibile.
Quali sono gli altri film dell'estate targati Sony?
Il 1° giugno usciremo con una commedia molto divertente: RV con Robin Williams seguita dal nuovo film d'azione con protagonista Milla Jovovich il 16 giugno Ultraviolet. Il 30 giugno sarà in sala When a stranger calls che in America è andato molto bene, mentre il 14 luglio uscirà in sala Freedomland con Samuel L.Jackson e Julianne Moore. Il 25 agosto proporremo al pubblico Click con Adam Sandler e Kate Beckinsale: un film sullo stile di Una settimana da Dio in cui un uomo riesce a gestire la sua vita attraverso un telecomando.
Quali sono le altre principali uscite dell'anno?
A Venezia presenteremo, probabilmente, il nostro film più importante della seconda  metà del 2006: All the king's men con Sean Penn, Jude Law, Anthony Hopkins, Mark Ruffalo e Kate Winslet. E' il remake di Tutti gli uomini del re del 1949 diretto da Robert Rossen con protagonista Broderick Crawford. L'uscita è prevista per il 22 dicembre. Nel frattempo, il 13 ottobre, uscirà The Covenant un horror con cui speriamo di replicare il successo di The Exorcism of Emily Rose, seguito il 20 da Monster House un film d'animazione che sfrutta una versione evoluta della stessa tecnologia alla base di Polar Express. Seguirà Maria Antonietta di Sofia Coppola con Kirsten Dunst che verrà presentato al Festival di Cannes. Il 7 dicembre uscirà Boog & Elliot – A Caccia di amici, il primo film d'animazione realizzato dalla neonata Sony Pictures Animation. Nel 2007 usciremo poi, il 12 gennaio, con 007 Casino Royale. E' un listino molto vario e ricco che l'anno prossimo proseguirà con Spiderman 3 e – a settembre - il secondo film d'animazione Sony Surf's Up.

Intervista a Aldo Lemme
Un lancio muscolare
Un blockbuster così importante e così particolare come Il Codice da Vinci,  richiede un'operazione di lancio molto impegnativa e molto attenta. Ne parliamo con Aldo Lemme, Direttore Marketing Sony Pictures Releasing, che spiega che il lancio marketing del film si aggira intorno ai tre milioni di Euro.
Può anticiparci a grosse linee come sarà congegnata la campagna promozionale de Il Codice Da Vinci?
E' iniziata con lo spot di sessanta secondi presentato durante il Festival di Sanremo durante uno dei break pubblicitari antecedenti la dichiarazione dei vincitori della competizione. E' stato un investimento importante soprattutto in termini di minutaggio quasi da 'Superbowl'. Abbiamo voluto, infatti, trovare un evento televisivo paragonabile – in termini di audience – all'evento sportivo americano per eccellenza.  Adesso stiamo continuando con gli spot all'interno delle rubriche di trailer. Gli appuntamenti più importanti, però, inizieranno ad aprile con delle maxi affissioni a Roma e Milano. Durante il giorno questi enormi cartelloni avranno un certo tipo di creatività, mentre – di notte – delle luci metteranno in mostra alcuni particolari e dettagli altrimenti invisibili. I venti giorni che precederanno l'uscita del film saranno quelli in cui verrà concentrata una campagna media molto tradizionale. Programmeremo pubblicità su giornali, radio e televisioni, tornando a pianificare non solo Mediaset, ma anche sulla Rai. Per tanti anni abbiamo valutato che la prima fosse più vicina al target dei moviegoers. Adesso, il miglioramento dei programmi Rai, ci consente di tornare a fare promozione anche sulle reti della televisione pubblica.
Ci saranno delle promozioni commerciali in senso stretto?
No, perché non le volevano i produttori e – in un certo senso – non le consideravamo 'utili' nemmeno noi, in quanto abbiamo sempre desiderato mantenere un'aura un po' più sofisticata. Le promozioni saranno soprattutto media, cercando di veicolare il messaggio attraverso prodotti tradizionali. Acqua Sant'Anna – nel frattempo – ha già iniziato a distribuire nove milioni di bottiglie con l'etichetta de Il Codice Da Vinci cui è collegato un concorso. Le altre promozioni riguardano l'on line e – con il dj Coccoluto di RadioDeeJay chiederemo ai radio-ascoltatori di ridisegnare Mona Lisa nascondendo al suo interno un messaggio segreto. Avremo poi un'operazione di comarketing con Tim per la veicolazione di contenuti wireless. A maggio, poi, presenteremo la creatività vera e propria dove si inizieranno a vedere i protagonisti del film e del romanzo.
Il budget marketing è superiore a quello per Spiderman?
Sì, leggermente superiore a quello che abbiamo avuto a disposizione per Spiderman 2 e sicuramente il più alto che mi sono trovato a gestire in questi anni del mio lavoro in Sony. Questo perché – sulla carta - le potenzialità del film sono enormi al punto da potere arrivare – a patto che sia una pellicola come tutti crediamo riuscita – anche ad un incasso superiore a quello dei due film diretti da Sam Raimi.
Avete previsto delle iniziative con Mondadori?
Cercheremo di lavorare a stretto contatto con loro, mantenendo una certa presenza nelle librerie. Nella nostra campagna di comunicazione avremo sicuramente un occhio di riguardo per chi il libro lo ha già letto, e sono veramente tanti, e desidera vederne la versione cinematografica, ma ci interessano altrettanto anche coloro che il romanzo di Dan Brown ancora non hanno avuto modo o voglia di leggerlo.  
Qual è la strategia che vi siete prefissati per l'approccio a questo film?
Dal punto di vista di marketing è importante essere non aggressivi nei confronti dei film del genere, perché il rischio di sbagliare è enorme. Il Codice Da Vinci è un film evento nei cui confronti l'awareness del pubblico tocca livelli estremamente elevati. Il nostro lavoro è accompagnare un film del genere al meglio durante la sua uscita nelle sale, ben sapendo che una pellicola così avrebbe comunque la forza per camminare da sola grazie all'enorme presa che ha di per sé sul pubblico in virtù del grande successo del romanzo. In questo senso abbiamo voluto mettere a punto un lancio molto tradizionale, che pur nel suo essere molto forte e intrigante non andasse a ledere in alcuna maniera l'identità di un film ispirato da uno dei romanzi più importanti e conosciuti degli ultimi anni.

Intervista all'Ing. Giuseppe Corigliano, Direttore Ufficio Informazioni della Prelatura dell'Opus Dei in Italia
Il 19 maggio 2006 uscirà nei cinema Il Codice da Vinci. Un incubo che ritorna per voi dopo la pubblicazione del libro di Dan Brown nel 2003?
Un'incubo direi di no, perché quando uscì il libro nel 2003 ci è stata offerta l'opportunità di approfondire con molta gente i temi trattati superficialmente da Il Codice da Vinci e immaginiamo che così sarà per il film. Rimane però un dispiacere grande ovvero quello di vedere la storia di Gesù trattata senza tenere conto dei Vangeli, scelta che in persone che non hanno approfondito i testi di storia sacra può creare solo della confusione. Ci dispiace anche che il successo del libro e, possiamo azzardare anche del film, è merito anche dello sfruttamento che Dan Brown ha fatto della storia di Gesù, se si fosse trattato di un'altra persona non credo che avrebbe riscosso questo consenso. In ogni modo la reazione dell'Opus Dei vuole essere una reazione cristiana, cioè trarre da questa opportunità la possibilità di far conoscere meglio Gesù e la vera realtà della Chiesa: la Chiesa Cattolica è la chiesa di Gesù quindi è Santa e mantiene bene il patrimonio di dottrina e di fede, di amore e di fonte. E poi vorremmo ribadire anche la vera missione dell'Opus Dei: fare del bene sia alle persone singole sia con le nostre iniziative verso i paesi poveri, quelli in via di sviluppo.
Nell'ultimo comunicato apparso sul sito dell'Opus Dei relativo a Il Codice da Vinci si afferma che: "Prendendo una decisione conciliatrice, la Sony farebbe un servizio alla causa del dialogo tra le culture e onorerebbe la sua tradizione". Quale potrebbe essere questa decisione?
Lo sappiamo bene che oramai sul film non si potrà intervenire granché, ammesso che qualcuno lo volesse fare, perché la data di uscita è vicina e il film sarà finito, montato. E comunque ancora il film non lo ha visto nessuno, e non è detto che sia fedelissimo al libro… Detto questo noi ci auguriamo che la Sony tenga conto che c'è una sensibilità forte verso questo film e c'è una dignità che la Sony come major ha e che deve continuare a difendere. Fino ad ora penso che tutti possiamo essere d'accordo nel dire che la Sony è un'azienda seria e l'idea di sfruttare il nome di Gesù e il prestigio della Chiesa per fini economici, danneggiando le iniziative che la Chiesa fa per i poveri, vuole dire arricchirsi alle spalle dei poveri. Questo non fa parte della dignità di una impresa. Anche in previsione del lancio pubblicitario del film noi siamo molto lontani da queste logiche perché noi come persone di fede quello di cui ci importa sono le anime, quindi quello che possiamo fare è cogliere l'occasione per fare in modo che l'eventuale male che tutta questa storia può fare si trasformi in bene e le persone che lo desiderano saranno informate meglio. In questo senso noi intendiamo impegnarci.
Quali sono le affermazioni più importanti sulle origini cristiane che Dan Brown fa in questo romanzo che vi hanno maggiormente inquietato?

Naturalmente posso rispondere relativamente al libro perché bisognerà vedere quanto il film fa proprie le tesi del libro di Brown. Per prima cosa direi che l'ipotesi che Gesù si sia sposato con la Maddalena e che ci sia una discendenza da questa unione è per noi difficile anche da commentare perché è assolutamente falsa. Ipotesi dalla quale deriva che Gesù non fosse quindi il figlio di Dio ma che sia stato divinizzato da Costantino con un voto del Concilio di Nicea nel 325 d.C., teoria che ha dell'incredibile. Inoltre tutto questo sarebbe stato fatto perché la Chiesa desiderava mortificare il femminile quindi non si poteva accettare il ruolo dato a Maria Maddalena. Quindi Jacques Saunière, il custode del Louvre assassinato, nonno della criptologa Sophie Neveu, faceva dei riti iniziatici erotici attraverso i quali si sarebbe riportato in vita l'eros e il potere femminile della donna. Intanto, la Chiesa non ha mai mortificato il femminile, e riti orgiastici di questo tipo ai nostri occhi non fanno che sfruttare la donna e sicuramente non esaltarla. Inoltre l'Enciclica di Benedetto XVI viene proprio a proposito perché spiega non solo che la Chiesa non mortifica l'eros ma lo nobilita, perché l'uomo è fatto di anima e di corpo e non si può restringere l'amore solo all'aspetto fisico che comporta la mortificazione dell'amore e la strumentalizzazione della donna. Il Papa conclude dicendo che l'amore è tale quando anima e corpo sono in armonia, questo chiarisce che siamo di fronte a due modi di concepire l'amore profondamente diversi.
Una delle prospettive che Il Codice da Vinci apre è spiegata molto bene in un dialogo tra il professor Langton e Sophie che delinea la teoria che il divino si manifesta attraverso l'estasi dell'eros fisico, cioè attraverso l'orgasmo, da qui i riti iniziatici del nonno che sono la prova, secondo le tesi esposte da Brown, che il contatto con Dio avviene attraverso la fisicità. Questo noi non lo riteniamo completamente sbagliato nel senso che, come dice il Papa, anche l'amore fisico è importante ma la Chiesa è madre e quindi comprende tutto l'uomo quello spirituale e quello fisico.
 
Il libro dipinge l'Opus Dei come una sorta di società segreta che vuole togliere di mezzo tutti coloro che sarebbero i depositari del segreto che si cela dietro il quadro de L'Ultima cena… 
Ecco devo dire che io ho letto con cura Il Codice da Vinci e quello è stato il vero cilicio. Questo per dirvi però che alla fine del libro si scopre che Monsignor Aringarosa avrebbe mandato questo monaco killer – per inciso non ci sono monaci all'interno dell'Opus Dei, forse questo Brown non lo sapeva – ad eliminare testimoni scomodi agli ordini di un anonimo capo chiamato Il Maestro che è lui che gli fa compiere gli assassini. Silas quindi compie gli omicidi su ordine del Maestro e lui è un assassino convertito e pensa di far del bene eseguendo questi ordini, del bene secondo la sua fede parossistica, ma questo fa anche capire che l'idea degli omicidi non è di Aringarosa. Comunque il contesto continua ad essere grottesco perché questo Maestro chi è? Il demonio? Colui che comunque detiene il potere?! L'Opus Dei non può essere avvicinata ad idee simili. Il problema con Dan Brown è che è vero che il suo è un romanzo, un'opera di fantasia, ma se tu metti un nome e un cognome reali – in questo caso Opus Dei – allora diventa calunnia. Nonostante questo noi non intendiamo procedere per vie legali a meno che, una delle tante iniziative che sono nate dal nostro ceppo voglia far rilevare che questo clima di sospetto la danneggi e un domani possa chiedere i danni. Comunque per ora come Opus Dei non abbiamo intenzione di litigare perché per litigare bisogna essere in due e manca il quorum…
Da tutta questa situazione però emerge anche una grande pubblicità per voi e un interesse sulla figura storica di Gesù da parte di milioni di persone. Un aspetto positivo, che ne pensa?
Assolutamente sì, questa è anche la sola linea che intendiamo seguire su questa storia. Per questo negli Stati Uniti, nella nostra sede di New York abbiamo fatto un open day e un'open house, abbiamo aperto il nostro centro a chiunque lo volesse visitare, abbiamo spalancato le porte a tutti. Anche qui a Roma abbiamo parlato di tutte le iniziative che l'Opera fa e finanzia in vari paesi del mondo.
Lo storico e sociologo americano Philip Jenkins, nel libro "Anticattolicesimo, Ultimo pregiudizio accettabile", ritiene che il romanzo di Brown sia un esempio di pregiudizio anticattolico. Che cosa sarebbe accaduto, se Dan Brown avesse scritto un libro contro l'Islam con la stessa potenza di fuoco utilizzata dal Codice da Vinci contro il Cristianesimo?
E' vero quello che dice Jenkins, sono d'accordo. Intanto voglio dire che quello che presentano come un conflitto di religioni, cattolica/islamica, non ha senso, non è una guerra di religioni, è un conflitto di altri interessi. Tornando a noi, è nella natura cristiana essere perseguitati, non per niente Gesù è stato messo in croce, quindi siamo preparati alle incomprensioni e alle persecuzioni. Ma siamo anche convinti che gli atteggiamenti ingiusti producono una giustizia maggiore. Quindi anche da questo sfruttamento poco nobile che Il Codice da Vinci ha fatto della storia cristiana e della figura di Gesù uscirà del bene. L'assunto di Jenkins ha delle matrici storiche forti, basta pensare all'illuminismo ed ai pregiudizi che ha creato nei confronti della morale cattolica. Che persistono in qualche modo ancora oggi, legati ad un'idea di progresso incompatibile con la Chiesa Cattolica.
"Il Codice da Vinci" è anticattolico?
Sicuramente Il Codice da Vinci è anticristiano, si rifà ad una concezione gnostica e quindi magari Dan Brown dirà che non è vero quello che ho appena affermato. Eppoi presenta la Chiesa Cattolica in una luce molto critica, una luce di sospetto, una luce losca, compresa l'Opus Dei.

Perché crede che le affermazioni di Brown sulle origini cristiane siano state accolte con tanto entusiasmo, anche da coloro che si dichiarano Cristiani?
Perché il libro è una sorta di thriller alla Indiana Jones che ha gli ingredienti per tenere avvinto il lettore. Gli aspetti concettuali del libro non sono preminenti, sono fastidiosi ma non preminenti. Il Codice da Vinci non è un libro aggressivo sic et simpliciter verso Gesù e la Chiesa ma è un giallo con tanto di storia d'amore, c'è l'intrigo, la cabala, i codici da interpretare per cui ha messo in atto una tecnica di suspence che riesce a tenere viva l'attenzione del lettore.

"Il Codice Da Vinci": ma la storia è un'altra cosa

di Massimo Introvigne

  1. imgL’anti-cattolicesimo come «ultimo pregiudizio accettabile»
    Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto.
    Lo scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e la Sony ne sta traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per cui è già cominciata una propaganda internazionale. Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è «l’ultimo pregiudizio accettabile» (1).

    2. «Il Codice da Vinci» e il Priorato di Sion
    Il Codice Da Vinci (2) mette in scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il romanzo – non è, come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il sangue di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera «coppa» che ha tenuto in sé il sang réal – in francese antico il «sangue reale», da cui «Santo Graal» –, cioè i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a reinventare un nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile, proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea (325). Il progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo e sul suo matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo è conseguito scegliendo quattro vangeli «innocui» fra le decine che esistevano, e proclamando «eretici» gli altri vangeli «gnostici», alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo, per disgrazia di Costantino e della Chiesa cattolica, i discendenti fisici di Gesù si sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di Francia con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare un buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono, ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la discendenza di Gesù e il suo segreto.
    Al Priorato sono collegati i templari – per questo perseguitati – e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro opere. La Chiesa cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del primato del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i cognomi Plantard e Saint Clair.

    3. «Fiction» o storia?
    Molti obiettano a qualunque critica del romanzo che si tratta, appunto, di fiction che in quanto tale non è tenuta a rispettare la verità storica. Questi critici hanno semplicemente dimenticato di leggere la pagina Informazioni storiche, dove Brown afferma che «tutte le descrizioni [...] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» (3), e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» (4) con la storia del Priorato di Sion.
    Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche, pagina 9 dell'edizione italiana Mondadori, è sparita sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimane nell'edizione inglese (e nelle prime stampe italiane, per chi ha acquistato il volume nelle prime settimane di diffusione).
    La parte che anche l’autore presenta come immaginaria ipotizza che il Priorato oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi – Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di questi istituto si ripetono le più crude «leggende nere», cento volte smentite, ma dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che lo critica, esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a Papa Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da un misterioso «Maestro»: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della «verità» su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è «prestato» al Maestro, e proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà, il «Maestro» lavora per sé stesso: è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.

    4. Errori e mistificazioni
    Solo la diffusa ignoranza religiosa spiega come qualcuno possa prendere sul serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole. Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[...] si fa maschio» (5). A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita» (6), Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (7). La cifra di cinque milioni di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è del tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi protestanti la caccia alle streghe è stata più lunga e virulenta che in quelli cattolici.
    L’idea stessa di un «codice Da Vinci» nascosto nelle opere dell’artista italiano è stata definita «assurda» dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (8). A fronte di questi svarioni, quello del traduttore italiano che chiama la torre dell’orologio del parlamento inglese «Big Bang» (9) invece di Big Ben sembra quasi un peccato veniale, ed è stato corretto nelle ristampe più recenti. Inoltre, chi conosca un poco la storia delle mistificazioni sul Graal sa che nel Codice Da Vinci vi è ben poco di nuovo: tutto è già stato detto in centinaia di libri su Rennes-le-Château (10), e – benché il nome di questa località francese non sia mai menzionato nel romanzo di Brown – i cognomi Saunière e Plantard fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende.

    5. Il mito di Rennes-le-Château: una falsificazione già da tempo smascherata
    Rennes-le-Château è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. La popolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Se ne parla anche in film e in fumetti di culto, come Preacher o The Magdalena. Il paesino si trova all’interno di quel «paese cataro», cioè della zona dove l’eresia dei catari ha dominato la regione ed è sopravvissuta fino al secolo XIII, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo «cataro» contemporaneo se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger Saunière (1852-1917). È a lui che fanno riferimento tutte le leggende su Rennes-le-Château.
    Il parroco Saunière era soprattutto un personaggio bizzarro. Nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subisce una sospensione a divinis. Pure privato della parrocchia, rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni – fra cui una curiosa «torre di Magdala» – e scandalizzato con una serie di scavi nella cripta e nel cimitero, alla ricerca non si sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del secolo XIX se non del XX. È possibile che, nel corso dei lavori per restaurare la chiesa parrocchiale – un’attività che va in ogni caso ascritta a merito dell’originale parroco – don Saunière avesse scoperto qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma di questo non vi è nessuna prova. La figura di Saunière non è priva d’interesse, e le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente attento alle allegorie e ai simboli, sulla scia di una tradizione locale. Ma nulla di più ha mai potuto essere provato.
    La leggenda di Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo desiderio di attirare turisti in un borgo remoto – metteva i presunti «miliardi» di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.
    Negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama nazionale dopo aver attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates ed era stato anche condannato per truffe a sfondo esoterico – e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblica nel 1967 L’or de Rennes (11). Tre autori inglesi di esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln – s’incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale – grazie anche alla BBC, che batte la grancassa – avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal (12). Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso – variamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte –, ma anche – rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero i documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Che il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal, il «sangue reale» dei discendenti fisici di Gesù Cristo, è affermato da quando Plantard entra nella storia di Rennes-le-Château. Il Codice Da Vinci si limita a ripetere queste affermazioni. Per prudenza, afferma Plantard, la discendenza dei merovingi da Gesù Cristo sarebbe sempre stata mantenuta come un segreto noto a pochi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin (1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso quadro del Louvre I pastori di Arcadia, che raffigurerebbe precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio.
    Oggi, naturalmente, un Priorato di Sion esiste. È fondato nel 1956 da Pierre Plantard – che si fa chiamare anche «Plantard de Saint Clair», inventandosi un titolo nobiliare di fantasia che è alle origini delle affermazioni de Il Codice Da Vinci secondo cui anche «Saint Clair» sarebbe un cognome merovingio –, con tanto di atto notarile e carte da bollo. Plantard ha lasciato intendere di essere egli stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. La prova che il Priorato esiste da mille anni dovrebbe consistere nel nome di un piccolo ordine religioso medievale chiamato Priorato di Sion. Questo è effettivamente esistito – e finito –, ma non ha relazioni di sorta né con i merovingi né con presunti discendenti di Gesù Cristo. È difficile non concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. Non è esistito nessun Priorato di Sion – nel senso in cui oggi se ne parla – prima dell’arrivo di Plantard a Rennes-le-Château. Ora, naturalmente esiste: ma solo dal 1956.
    Nella pagina Informazioni storiche de Il Codice Da Vinci si afferma, come ho accennato, che tutta la storia è confermata da documenti inoppugnabili. Si tratta dei famosi documenti in parte «ritrovati» nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte trasmessi in precedenza allo scrittore Gérard de Sède. I documenti, però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano nascosti nella Biblioteca Nazionale di Parigi: Plantard e i suoi amici. Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni. Il principale autore dei falsi, Philippe de Chérisey – morto nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro falsificazione, lamentandosi perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli il dovuto compenso, argomento su cui esistono lettere dell’avvocato di Chérisey (13).
    Quanto a Poussin, la «prova» del suo collegamento con Rennes-le-Château avrebbe dovuto essere la fotografia di una tomba presente nel territorio del paesino francese, oggi distrutta, ma cui Poussin si sarebbe ispirato per il suo quadro I pastori di Arcadia. Peccato però che della tomba siano stati ritrovati il permesso e i piani di costruzione, datati 1903, ancorché la tomba sia stata completata nel 1933 (14): la tomba è dunque posteriore di quasi trecento anni al quadro di Poussin. Nessun «documento» e nessuna «prova», dunque. Solo fantasie, buone per vendere romanzi più o meno appassionanti, ma che dal punto di vista strettamente storico devono essere considerate autentica spazzatura.


    * Articolo sostanzialmente anticipato, in una versione più breve, senza note e con il titolo Il Codice Da Vinci, in il Timone. Mensile di formazione e informazione apologetica, anno VI, n. 31, Fagnano Olona (Varese) marzo 2004, pp. 47-49.

    (1) Cfr. PHILIP JENKINS, The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003; in una comunicazione personale, l’autore ha confermato di ritenere Il Codice Da Vinci un esempio tipico della mentalità descritta nel suo studio.
    (2) Cfr. DAN BROWN, Il Codice Da Vinci, trad. it., Mondadori, Milano 2003.
    (3) Ibid., p. 9.
    (4) Ibidem.
    (5) Vangelo di Tomaso, 114, in LUIGI MORALDI (a cura di), I Vangeli gnostici. Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo, trad. it., Adelphi, Milano 2001, pp. 3- 20 (p. 20).
    (6) Ibidem.
    (7) Ibidem.
    (8) Cfr. GARY STERN, Expert Dismiss Theories in Popular Book, in The Journal News, Westchester (New York) 2-11-2003, p. 1.
    (9) D. BROWN, op. cit., p. 438.
    (10) Cfr. un’introduzione all’immensa bibliografia sul tema, nel mio Rennes le Château: mistificatori e mistificazioni sul Graal, in Cristianità, anno XXIV, n. 258, ottobre 1996, pp. 7-9.
    (11) Cfr. GERARD DE SEDE, L’or de Rennes ou la vie insolite de Bérenger Saunière, Curé de Rennes-le-Château, Julliard, Parigi 1967.
    (12) Cfr. MICHAEL BAIGENT, RICHARD LEIGH e HENRY LINCOLN, Il Santo Graal, trad. it., Mondadori, Milano 1997.
    (13) Cfr. lettera dell’avvocato B. Boccon-Gibod a Philippe de Chérisey, dell’8-10-1967, in cui parla di documenti «de votre fabrication et déposés à mon étude», all’indirizzo
    http://priory-of-sion.com/psp/id167.html, visitato il 20-5-2004.
    (14) Cfr. PAUL SMITH, The Tomb at Les Pontils. The Real Truth, all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id33.html, visitato il 20-5-2004.

 

Il Codice da Vinci: FAQ - Risposta ad alcune domande frequenti

di Massimo Introvigne

dan brown

Il Codice Da Vinci è solo un romanzo: perché criticarlo come se fosse un’opera storica?

Chi pone questa domanda di solito non ha letto la pagina de Il Codice Da Vinci intitolata Informazioni storiche, dove l’autore Dan Brown afferma che «tutte le descrizioni [...] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» con la storia del Priorato di Sion.
Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche - pagina 9 dell’edizione italiana Mondadori - era sparita, sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimaneva nell’edizione inglese, e nelle prime sei tirature italiane in possesso di un numero relativamente ristretto di «fortunati». Forse dopo che chi scrive ha fatto reiteratamente notare la curiosa sparizione di pagina 9 in Italia nel corso di trasmissioni radiofoniche e televisive, questa è «miracolosamente» ricomparsa.

Ma queste pergamene, note come Les Dossiers Secrets, esistono davvero?

Presso la Bibliothèque Nationale di Parigi sono stati non «scoperti» ma depositati nel 1967, non nel 1975, Les Dossiers secrets de Henri Lobineau. Non si tratta di pergamene ma di testi che parlano del modo di interpretare certe pergamene, le quali non erano allora né sono adesso alla Biblioteca Nazionale di Parigi, ma erano state consegnate da Pierre Plantard (1920-2000), insieme a un suo manoscritto, a un autore di libri popolari sui «misteri della Francia», Gérard de Sède (1921-2004), che avrebbe poi rielaborato e pubblicato il manoscritto come L’Or de Rennes ou la Vie insolite de Bérenger Saunière, curé de Rennes-le-Château (Julliard, Parigi 1967). Oggi le pergamene (ammesso che si tratti proprio di quelle) sono in possesso di Jean-Luc Chaumeil, un controverso autore francese di libri sull'esoterismo che afferma di averle ricevute da Plantard negli anni 1970, mentre Les Dossiers secrets si trovano ancora alla Biblioteca Nazionale di Parigi 

Le pergamene e i Dossier secrets sono autentici documenti sulla storia dell’antico Priorato di Sion?

È assolutamente certo che sia Les Dossiers secrets sia le pergamene sono documenti falsi compilati nello stesso anno 1967, e tutte le persone coinvolte nella falsificazione lo hanno ammesso, sia pure dopo qualche anno. Gérard de Sède, che li ha fatti conoscere per primo nel suo libro L’Or de Rennes in un’opera pubblicata vent’anni dopo li definiva «apocrifi» ispirati da un «sensazionalismo mercantile» (G. de Sède, Rennes-le-Château. Le dossier, les impostures, les phantasmes, les hypothèses, Robert Laffont, Parigi 1988, p. 107), e sosteneva perfino di avere disseminato ne L’Or de Rennes sufficienti indizi perché un lettore attento potesse leggere tra le righe che si trattava di falsi (ibid., p. 108). Secondo Gérard de Sède le pergamene erano state fabbricate da Philippe de Chérisey (1925-1985), un marchese attore di sceneggiati televisivi e appassionato di enigmistica. In effetti, de Chérisey non solo ha ripetutamente ammesso di avere confezionato queste pergamene, sia in lettere sia in testi pubblicati a stampa (Circuit, presso l’Autore, Liegi 1968; L’Or de Rennes pour un Napoléon, presso l’Autore, Parigi 1975; L’Énigme de Rennes, Parigi 1978), ma a partire già dall’8 ottobre 1967 (come attesta una lettera del suo avvocato B. Boccon-Gibod, cortesemente trasmessa a chi scrive dal ricercatore inglese Paul Smith) si è mosso - sostanzialmente senza ottenere soddisfazione fino alla morte - perché gli venisse riconosciuto il compenso pattuito e mai pagato da Pierre Plantard e dallo stesso de Sède. Infine, anche il terzo dei tre moschettieri coinvolti nella mistificazione, Pierre Plantard, ha ammesso che i documenti sono falsi. Nell’aprile 1989 sul numero 1 della seconda serie della sua rivista Vaincre Plantard si fa intervistare e dichiara che Les Dossier secrets (che sono firmati da un certo «Philippe Toscan du Plantier») sono documenti falsi fabbricati da Philippe de Chérisey e da Philippe Toscan du Plantier, che sarebbe stato un suo giovane discepolo che agiva però sotto l’influsso dell’LSD (Noël Pinot, «L’Interview de M. Pierre Plantard de Saint-Clair», Vaincre [2a serie], n. 1, aprile 1989, pp. 5-6). È possibile che in realtà non esistesse nessun «Philippe Toscan du Plantier» e che co-autore dei falsi con de Chérisey sia Plantard stesso. Ma l’essenziale è che tutti e tre gli autori dei Dossier secrets e degli altri «documenti» depositati negli stessi anni alla Biblioteca Nazionale di Parigi abbiano ammesso la loro natura di falsi, pubblicamente e per iscritto.

Ma che cosa contenevano di tanto interessante Les Dossiers secrets e perché secondo Dan Brown confermano l’essenziale de Il Codice Da Vinci?

Secondo Les Les Dossiers secrets de Henri Lobineau (tra parentesi, anche «Henri Lobineau» è un nome inventato dai tre moschettieri di cui sopra) i legittimi pretendenti al trono di Francia sono tuttora i Merovingi, detronizzati nel 751 dai Carolingi. E, contrariamente a quanto si crede, i Merovingi non sono estinti ma hanno discendenti ancora viventi, l’ultimo dei quali era nel 1967 Pierre Plantard, che dunque era l’unico vero pretendente al ruolo di re di Francia (s’intende, in caso di un’improbabile restaurazione monarchica). Per proteggere dai Carolingi e poi da altri nemici i discendenti dei Merovingi sarebbe nata una società segreta, il Priorato di Sion, che - sempre secondo i documenti falsi depositati alla Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni 1960 - avrebbe avuto come Gran Maestri alchimisti ed esoteristi come Nicolas Flamel (ben noto anche ai lettori dei romanzi della serie Harry Potter, ma personaggio storico nato nel 1330 e morto nel 1418), Robert Fludd (1574-1637) e il principale originatore della leggenda dei rosacroce, Johann Valentin Andreae (1586-1654), nonché scienziati come Leonardo da Vinci (1452-1519) e Isaac Newton (1642-1727). Gli ultimi Gran Maestri sarebbero stati gli scrittori Charles Nodier (1780-1844) e Victor Hugo (1802-1885), il musicista Claude Debussy (1862-1918), il poeta e drammaturgo Jean Cocteau (1889-1963) e monsignor François Ducaud-Bourget (1897-1984), un sacerdote legato allo scisma di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), che avrebbe trasmesso la carica a Plantard. Per puro caso la verità sul Priorato di Sion e le famose pergamene, nascoste nella chiesa parrocchiale di un un paesino francese di meno di cento abitanti nel dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, Rennes-le-Château, sarebbero state scoperte nel 1897 dal parroco del paese, Berenger Saunière (1852-1917), che grazie alla conoscenza del segreto sarebbe entrato in relazione con gli ambienti esoterici e politici dell’epoca e sarebbe diventato favolosamente ricco.

Un momento: nel Codice Da Vinci il punto essenziale è che i Merovingi, protetti dal Priorato di Sion, non sono solo i legittimi pretendenti al trono di Francia ma sono i discendenti dei figli nati dal matrimonio fra Gesù Cristo e Maria Maddalena. Di questo Les Dossiers secrets e gli altri documenti non parlano?

No, non ne parlano affatto. La parte della storia relativa a Gesù Cristo e a Maria Maddalena nasce tra il 1969 e il 1970, quando della vicenda del Priorato di Sion comincia a interessarsi un attore inglese che aveva recitato nello sceneggiato televisivo The Avengers (in Italia Agente speciale) negli anni 1960 con il nome di Henry Soskin, ed era poi diventato regista di documentari su soggetti misteriosi con il nome di Henry Lincoln. Questo attore e documentarista inglese entra in contatto con il trio de Chérisey - Plantard - de Sède e decide di riscrivere la storia de L’Or de Rennes in una forma più adatta al pubblico di lingua inglese, presentandola prima in tre documentari trasmessi dalla BBC tra il 1972 e il 1979 e poi in un libro pubblicato nel 1982 con l’aiuto di Michael Baigent e Richard Leigh The Holy Blood and the Holy Grail (tradotto in italiano nello stesso anno come Il Santo Graal, Mondadori, Milano). Lincoln si rende conto che a chi spetti il titolo di pretendente al trono di Francia è di scarso interesse per il pubblico inglese. Nello stesso tempo era stato introdotto da Plantard nel piccolo mondo delle organizzazioni esoteriche francesi dove aveva conosciuto Robert Ambelain (1907-1997), una figura notissima di questo ambiente. Nel 1970 Ambelain aveva pubblicato Jésus ou Le mortel secret des templiers (Robert Laffont, Parigi), dove sosteneva che Gesù Cristo aveva una compagna, pur non essendo legalmente sposato, e identificava questa «concubina» in Salomé. Lincoln mette insieme la storia del matrimonio di Gesù, che ricava da Ambelain, con quella dei Merovingi di Plantard e «rivela» che i Merovingi protetti dal Priorato di Sion sono importanti, ben al di là della rivendicazione del trono di Francia, perché discendono da Gesù Cristo e dalla Maddalena.

Ma Lincoln sapeva che i documenti erano falsi?

Sì: non solo perché nell’ambiente delle organizzazioni esoteriche dove si era introdotto in Francia lo sapevano più o meno tutti, ma perché glielo aveva detto Philippe de Chérisey, come risulta da lettere di quest’ultimo (alcune riprodotte in Pierre Jarnac, Les Archives de Rennes-le-Château. Tome 2, Belisane, Nizza 1988). In effetti il punto debole de Il Santo Graal è proprio che troppe persone conoscono l’origine spuria dei documenti su cui si fonda. Così, dopo avere trattato direttamente con de Chérisey dietro le spalle di Plantard, poi avere rinnegato anche il marchese-attore, nel 1986 Lincoln e soci procedono brutalmente alla «bonifica» o «de-plantardizzazione» del Priorato di Sion con The Messianic Legacy (in italiano L’eredità messianica, Tropea, Milano 1996). Presentano come grande scoperta quello che in un certo ambiente francese tutti sanno: Plantard è un mistificatore (anche se forse non soltanto un mistificatore) e molti dei documenti sono falsi. Ma altri, insistono gli inglesi, sono veri: forse non è Plantard l’ultimo discendente di Gesù Cristo e il vero Priorato di Sion non è il suo, ma comunque esistono discendenti del matrimonio fra Gesù Cristo e la Maddalena, lo sono stati i Merovingi, e c’è un «vero» Priorato di Sion che sta dietro a molte vicende contemporanee: la P2, lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo scisma di monsignor Lefebvre, le vicende della mafia italiana e tante altre, in un tour de force che fa girare la testa al lettore e le cui componenti hanno in comune solo un’avversione quasi patologica al «Vaticano» e alla Chiesa cattolica.

E Il Codice Da Vinci deriva da Il Santo Graal?

Ne deriva tanto direttamente che due degli autori de Il Santo Graal, Baigent e Leigh - offesi anche perché Brown, a loro dire, avrebbe aggiunto le beffe al danno chiamando il cattivo della storia Leigh di nome e Teabing (un’anagramma di Baigent) di cognome - hanno avviato nell’ottobre 2004 un’azione legale contro Dan Brown accusandolo di avere nella sostanza copiato il loro libro (dove ci sono già il collegamento con la cappella di Rosslyn, la chiesa di Saint-Sulpice, l’idea che il Santo Graaal sia il Sang réal, cioè una persona che ha in sé il sangue di Gesù Cristo). Lincoln «ha deciso di non partecipare all’azione per la violazione del diritto d’autore a causa delle sue cattive condizioni di salute, ma dichiara di sostenerla» (Elizabeth Day, «Da Vinci Code Bestseller Is Plagiarism, Authors Claim», The Sunday Telegraph, 3 ottobre 2004). Il 6 aprile 2006 Brown ha vinto il caso per una ragione tecnica: in base alla legge inglese è lecito utilizzare per un romanzo materiale tratto da un’opera “storica”, non importa se di pessima qualità, e Baigent, Leigh e Lincoln hanno sempre sostenuto che il loro era un saggio “storico” e non un’opera di fiction. Peraltro la sentenza (di cui si veda il testo integrale) ha confermato sia che Il Codice da Vinci si è ampiamente ispirato a Il Santo Graal, sia che quest’ultimo si basa sulla “complessa mistificazione” di Plantard. Si legga anche la significativa “autobiografia” depositata da Dan Brown come memoria nel processo 

Non potrebbe avere ragione L’eredità messianica, nel senso che documenti falsi sono stati fabbricati per corroborare una storia vera? Cominciando dall’inizio, il Priorato di Sion esiste?

Esiste certamente. È stato fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse da Pierre Plantard con statuti regolarmente depositati presso la Sotto-Prefettura di Saint-Julien-en-Genevois con il nome completo di Priorato di Sion - C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di Istituzione e Regola Cattolica e di Unione Indipendente Tradizionalista). Gli statuti all’articolo 3 danno anche conto delle origini del nome, il quale deriva non da Gerusalemme ma dal Monte Sion, una montagnola presso Annemasse, dove si intende realizzare «un PRIORATO che servirà da centro di studio, meditazione, riposo e preghiere» per uno dei tanti ordini esoterici che proliferavano in Francia all’epoca. Del resto, il Priorato di Sion riprendeva lo schema di altre organizzazioni che Plantard aveva fondato fin da quando aveva 17 anni nel 1937 con il nome rispettivamente di Union Française, Rénovation Nationale Française e Alpha Galates. Con queste organizzazioni il Priorato di Sion aveva in comune interessi politici (monarchici: Plantard era partito da un interesse per l’Action Française, ancorché ad Annemasse si occupasse soprattutto di sostenere un progetto di realizzazione di case popolari) e il fatto di non avere mai superato la dozzina di membri. Comunque, il Priorato di Sion fondato nel 1956 ad Annemasse esiste ancora oggi, come minuscola organizzazione nel variegato panorama degli ordini iniziatici francesi.

Ma il Priorato di Sion non è stato fondato da Goffredo di Buglione (1060-1100)?

Negli anni 1960, quando preparava la falsificazione dei Dossiers secrets, Plantard - che, come sappiamo, aveva tratto il nome «Priorato di Sion» da una montagnola sopra Annemasse dove pensava nel 1956 di installare una casa per ritiri spirituali - ha ritrovato nella storia delle Crociate (cui si è più volte ispirato per le sue fantasie) una «Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion» fondata nel 1099 a Gerusalemme appunto da Goffredo, divenuto re di Gerusalemme in seguito alla Prima Crociata. La comunità di monaci dell’abbazia (e non «priorato», dal momento che il superiore è chiamato abate e non priore) in Palestina continua a esistere fino al 1291, quando è travolta dall’avanzata musulmana. I pochi monaci sopravvissuti si rifugiano in Sicilia, dove la loro comunità si estingue nel XIV secolo. Si tratta di una normale comunità monastica senza alcun collegamento con i Templari, la Maddalena o segreti esoterici il cui «recupero» da parte di Plantard si risolve nel semplice riferimento a un nome.

E i vari personaggi famosi - Leonardo da Vinci, Newton, Victor Hugo - non hanno avuto relazioni con il Priorato di Sion?

Certamente no: né con quello di Plantard, fondato nel 1956, e neppure con l’abbazia di monaci fondata in Palestina, estinta nel XIV secolo. In realtà Plantard ha ricavato il suo elenco di Gran Maestri del Priorato di Sion dall'elenco di presunti Imperator, cioè capi supremi,  e "membri eminenti" dell'AMORC, l'Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis, fondato nel 1915 negli Stati Uniti da Harvey Spencer Lewis (1883-1939) e con esponenti della cui branca francese Plantard era in contatto fin dagli anni 1940. Tranne Cocteau e monsignor Ducaud-Bourget tutti i nomi di Gran Maestri del Priorato di Sion si ritrovano, vedi caso, in genealogie mitiche costruite da esponenti dell'AMORC (alcuni dei quali hanno peraltro in seguito lasciato lo stesso AMORC). In verità tutte le organizzazioni esoteriche fondate dal XVIII secolo a oggi si dotano di genealogie mitiche che risalgono ai Templari, a Noè, a san Giovanni o a Salomone e passano per personaggi famosi della storia, della letteratura e dell’arte. In genere i loro membri meno sprovveduti sono consapevoli del carattere meramente simbolico e mitico di queste genealogie.

Ma Leonardo non ha lasciato tracce della sua conoscenza del segreto del Priorato di Sion ne L’ultima cena, dove il personaggio raffigurato alla destra di Gesù Cristo sembra proprio una donna?

L’idea è stata definita «assurda» da una delle maggiori specialiste contemporanee di Leonardo, la professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (cfr. Gary Stern, «Expert Dismiss Theories in Popular Book», The Journal News, 2 novembre 2003). Poiché tuttavia nei quadri ognuno vede quello che vuole vedere, più o meno suggestionato dalle letture che ha fatto, è importante segnalare che se il personaggio raffigurato da Leonardo alla destra di Gesù Cristo sia una donna o un uomo non è poi così importante per tutta la questione che ci occupa. Né è necessario tornare sulla vexata quaestio se Leonardo fosse eterosessuale, omosessuale o bisessuale, su cui ormai esiste una vasta letteratura, e se il suo gusto per forme maschili talora effeminate non costituisca a suo modo un elemento di cui tenere conto in questa discussione. Chi si affanna a discutere di questo problema si lascia sfuggire l’essenziale. Ammettendo - per assurdo - che Leonardo pensasse che la persona seduta alla destra di Gesù Cristo nell’Ultima Cena fosse una donna, ci si deve ancora chiedere in che modo questo dimostri che: (a) egli credeva che quella donna fosse la Maddalena; (b) il fatto che Leonardo lo credesse prova che sia vero; (c) la Maddalena ha partecipato all’Ultima Cena perché era la moglie di Gesù Cristo; (d) i due hanno avuto figli; (e) i quali avrebbero dovuto governare la Chiesa; (e) e per preservare questa verità è nato un ordine occulto, il Priorato di Sion; (f) del quale faceva parte Leonardo. Come si vede, la strada da percorrere è molto, molto lunga. Di tutti questi passaggi non solo non ci sono prove ma si sa con certezza chi, quando, dove e come ha inventato la leggenda del Priorato di Sion. 

E le pergamene trovate dal parroco Saunière a Rennes-le-Château e portate ad esaminare a Parigi, in un viaggio in seguito al quale il parroco è diventato miliardario?

Non sono mai esistite pergamene (benché il parroco, nel corso di lavori nella chiesa parrocchiale, abbia trovato diversi reperti archeologici, esposti nel Museo di Rennes-le-Château e che non hanno niente a che fare con la Maddalena né con il Priorato di Sion) e Saunière, che ha tenuto taccuini minutissimi di che cosa faceva e quali somme spendeva giorno per giorno (anch’essi consultabili al Museo di Rennes-le-Château), non è mai stato a Parigi in vita sua. Non è neanche diventato miliardario, pur avendo potuto acquistare alcune proprietà e costruirvi una villetta e una torre-biblioteca. Questa non favolosa ma reale agiatezza è stata spiegata nel corso di processi canonici intentati a Saunière dal vescovo di Carcassonne, monsignor Paul Félix Beuvain de Beauséjour (1839-1930), i cui atti sono pure consultabili. Dal 1896, Saunière prende la strada - illegale dal punto di vista del diritto canonico e di quello civile, ma non inventata da lui e per nulla misteriosa - del «traffico di Messe». Tra il 1896 e il 1915 dai suoi taccuini si ricavano elementi per concludere che egli ha ricevuto onorari per almeno centomila Messe: cinquemila o seimila Messe all’anno negli anni d’oro. La documentazione esiste: parte da lettere e annunci dove un «sacerdote povero» domanda onorari per la celebrazione di Messe spediti a conventi e privati o pubblicati su riviste pie in tutta la Francia, nonché in Germania, Svizzera, Spagna, Italia, passa per liste di centinaia di donatori più volte sollecitati e arriva ai bollettini postali e ai conti tenuti mese per mese. L’obiezione, secondo la quale in un’epoca in cui non era tollerato (a differenza di oggi) cumulare diverse intenzioni per una sola Messa era impossibile che Saunière potesse celebrare cinquemila o seimila messe all’anno non mette in dubbio il traffico, ma semplicemente l’onestà del sacerdote: ed è un’obiezione che si risponde da sola. Molto semplicemente, il parroco di Rennes-le-Château intascava regolarmente onorari per Messe che non avrebbe mai celebrato.

Ma a Rennes-le-Château non ci sono strani simboli lasciati da Saunière, di tipo diabolico o massonico, che confermano le sue frequentazioni esoteriche?

Si tratta di pure fantasie. I lavori per il rifacimento della chiesa parrocchiale sono stati commissionati da Saunière nel 1896 a una ditta famosa, la H. Giscard Père et Fils di Tolosa, che è la sola responsabile del progetto. La H. Giscard, fondata nel 1885 e in cui lavorano diversi membri della famiglia Giscard, è una ditta che ha servito numerose parrocchie nonché il Carmelo di Lisieux. La sua sede è oggi trasformata in museo, ma il pronipote del fondatore, Joseph Giscard, continua a lavorare come scultore. Lo stile convenzionale dei Giscard è famoso in Francia e solo l’ignoranza di alcuni dei diffusori della leggenda di Rennes-le-Château ha potuto scambiare per sinistri o diabolici simboli che si trovano in molte altre chiese: così il diavolo che sorregge l’acquasantiera (un diavolo, evidentemente, sconfitto dall’acqua santa) o la scritta sopra il portale della parrocchiale Terribilis est locus iste (Genesi 28, 17) che deriva dalla visione della scala di Giacobbe. Il tradizionalista vescovo di Carcassonne monsignor Félix-Arsène Billard (1829-1901), che viene a vedere la nuova chiesa in occasione di una missione popolare, nel giorno di Pentecoste 1897, certamente non ci trova nulla da ridire: e chi vede nella Via Crucis della parrocchiale simboli «massonici» dovrebbe riflettere sul fatto che molti simboli utilizzati dalla massoneria sono stati corporativi e cattolici ben prima di diventare massonici. I Giscard nell’Ottocento sono piuttosto noti, e apprezzati nel mondo cattolico, per il loro stile (fin troppo) convenzionale, del tutto privo di singolarità e di sorprese.

Si dice anche che il pittore Nicolas Poussin (1594-1655) abbia raffigurato nel suo famoso quadro I pastori d’Arcadia una tomba che si trova a Rennes-le-Château, dando così un segnale della sua appartenenza al Priorato di Sion e della conoscenza dei suoi segreti…

In un certo senso, fra le tante mistificazioni di Rennes-le-Château questa è la più divertente. La cosiddetta «tomba di Arques» di cui si parla è stata fatta costruire nel 1932 (sostituendo una tomba precedente costruita nel 1903 e che non assomigliava neppure vagamente a quella de I pastori d’Arcadia) da Louis Bertram Lawrence (1884-1954), un imprenditore americano di origine francese. Vi sono state sepolte Emily Rivarès Lawrence (1863-1932) e Marie Rivarès (1843-1922), rispettivamente madre e nonna dell’imprenditore, nonché due gatti imbalsamati della stessa Marie Rivarès. Tutti i documenti amministrativi relativi a queste costruzioni e ricostruzioni sono tuttora esistenti. La tomba si può anche ritenere vagamente ispirata al quadro seicentesco di Poussin, del resto molto noto. Nel 1988 è stata demolita dall’attuale proprietario con l’autorizzazione del competente consiglio comunale, quello di Peyrolles, stufo di vederla profanata da vandali alla ricerca di segreti del Priorato di Sion. Comunque sia, Poussin non poteva certo riprodurre nel XVII secolo una tomba costruita nel 1932.

Ammettendo che quella del Priorato di Sion sia una mistificazione, non ci sono prove nei Vangeli «apocrifi» o «gnostici» che Gesù Cristo avesse sposato la Maddalena, e che la prima comunità cristiana non pensasse affatto che fosse Dio? E non ha la Chiesa cattolica per questo arbitrariamente scelto solo quattro Vangeli «innocui» come canonici al Concilio di Nicea del 325, appoggiata dalla forza delle armi dell’imperatore Costantino (280-337)?

Niente affatto: ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano - che risale circa al 190 d.C. - il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Dan Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[...] si fa maschio». A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (Vangelo di Tomaso, 114). Certo, vi è qui una nozione gnostica di androginia che non va presa necessariamente alla lettera: ma siamo comunque ben lontani dal femminismo. Né si parla di figli di Gesù Cristo e della Maddalena.
Brown insiste pure su un brano del cosiddetto «Vangelo di Filippo», dove si leggerebbe che «la Maddalena era la compagna del Salvatore. Cristo la amava più degli altri discepoli e la baciava sulla bocca». Gli specialisti fanno osservare che non esiste a rigore nessun «Vangelo di Filippo» (questo titolo è stato attribuito da studiosi moderni a un testo che di titolo è privo),  che la parola copta (questa la lingua in cui ci è pervenuto il testo, anche se Dan Brown pensa erroneamente che si tratti di aramaico) tradotta con «compagna» ha una pluralità di significati, e che in corrispondenza della parola «bocca» nel testo c’è una lacuna, per cui la frase suona «la baciava su…», e «sulla bocca» è una congettura desunta dal fatto che altri personaggi nello stesso testo e in testi della stessa epoca ricevono «baci sulla bocca», a indicare una stretta comunanza spirituale. Ma queste obiezioni da specialisti non sono neppure necessarie a fronte del fatto che il cosiddetto «Vangelo di Filippo» è piuttosto un catechismo gnostico di scuola valentiniana del tardo II o del III secolo. Come tale, non aspira a trasmettere informazioni reali sul Gesù storico ma solo a dire che cosa deve credere un buon gnostico valentiniano che, a questo punto della storia, fa già parte di una religione diversa e separata dal cristianesimo della «Grande Chiesa». Una lettura completa del cosiddetto «Vangelo di Filippo» mostra la contrapposizione radicale che questa scuola gnostica, agli antipodi di Dan Brown e de Il Codice Da Vinci, stabiliva fra il nostro mondo com’è, creato da un Dio minore e malvagio, e l’ideale mondo degli gnostici. Le caratteristiche più evidenti del carattere decaduto e malvagio di questo mondo sono la sessualità e la procreazione. Il rapporto che Gesù ha nel testo con i discepoli e con la Maddalena è un rapporto del tutto privo di caratteri sessuali, e il «bacio» che ne è il simbolo sta precisamente a indicare questo mondo alternativo.

Il Codice Da Vinci lascia anche intendere che l’Opus Dei è una «setta» che è entrata in conflitto con la Chiesa in quanto a conoscenza della verità sul Priorato di Sion. C’è qualcosa di vero?

Anzitutto, nessuno può ricattare altri sulla base della «verità sul Priorato di Sion», che è ben nota e documentata: si tratta di una mistificazione che passa da Plantard a de Sède, da de Sède a Lincoln, e da Lincoln a Dan Brown. Quanto all’Opus Dei (dove tra l’altro non ci sono «monaci», a differenza di quanto pensa Dan Brown), si tratta di un’istituzione non solo canonicamente approvata e lodata dalla Chiesa cattolica, ma il suo fondatore, Josemaría Escrivá (1902-1975), è stato canonizzato come santo dal Papa nel 2002. Le «informazioni» di Dan Brown provengono da un’associazione di ex-membri e altre persone ostili all’Opus Dei, l’Opus Dei Awareness Network, esplicitamente menzionata nel romanzo, che è collegata al più vasto «movimento anti-sette» (le cui discutibili tesi sono ampiamente criticate altrove su questo sito) e le cui faziose opinioni non sono in alcun modo condivise dalla gerarchia cattolica

Ma come può un cumulo di sciocchezze avere quaranta milioni di lettori?

La questione è complessa sul piano sociologico. Rimandando a un mio libro di prossima pubblicazione una trattazione più ampia, mi limito a suggerire che incontra e mette insieme due tipi di mode molto diffuse: quella dei complotti e delle società segrete che dominerebbero il mondo, e quella di un anti-cattolicesimo sempre più manifesto e virulento.