A TUTTE LE AMICHE E GLI AMICI

 

Chi fosse capitato per caso nella mia rubrica contro il suo volere, è pregato di avvertimene cortesemente e io eliminerò il suo riferimento, come da leggi vigenti.

A chi ne condivide lo spirito, chiedo il favore di una divulgazione tra gli amici delle proprie rubriche.

 

Care Amiche e Amici,

a fine maggio l’editore Il Segno dei Gabrielli di Verona, uno dei pochi spazi di libertà editoriale, pubblicherà un mio saggio dal titolo Crocifisso tra potere e grazia. Dio e la civiltà occidentale. La prefazione, breve, ma incisiva è di Paolo Flores D’Arcais. Siamo in attesa di una seconda prefazione di un monaco. Il libro è stato in elaborazione tre anni ed è una risposta organica sia laica che cattolica al pensiero pericoloso dei «neo-teo-con» i quali con l’avallo di parte del mondo cattolico vorrebbero trasformare il cristianesimo in religione civile o liturgia dei valori. Si pone il problema dell’identità religiosa, simboleggiata nel crocifisso che si vorrebbe assumere come simbolo esclusivo dell’occidente ed escludente di ogni altra cultura.

Il potere politico e religioso si appropria del crocifisso come vessillo e spada per dominare e offendere, mentre la «grazia» cioè coloro che dovrebbero difenderlo da manomissioni mondane, lo svendono per meno di trenta denari. Risultato: il Cristo continua ad essere crocifisso tra due ladroni: il potere pagano e i cattolici atei, gli atei devoti e i credenti idolatri.

Molti amici mi hanno chiesto che cosa facciamo delle quasi 10.000 firme raccolte con la lettera a Ratzinger sulla impedita visita di Berlusconi e con le oltre 5.000 con il contro appello a quello di Marcello Pera. Questo libro vuole essere una risposta in questo momento politico-religioso delicato, ponendo i fondamenti della identità civile e religiosa e le ragioni per rifiutare un teorema abnorme e blasfemo che vuole l’occidente identificato nel cristianesimo nella forma vecchia di religione non più solo  di Stato, ma addirittura di civiltà che trova il suo vertice nell’appello di Marcello Pera.

Con l’Editore e alcuni amici stiamo pensando, dopo l’uscita del libro, ad alcune presentazioni in diversi luoghi per farne un’occasione di riflessione, d’incontro e di confronto su temi complessi ma essenziali come la laicità dello stato, la libertà dei credenti, l’uguaglianza dei singoli davanti allo Stato di diritto, la non strumentalizzazione dei simboli religiosi e il rifiuti di qualsiasi connubio tra potere e altare che è la vera tragedia della prostituzione della politica e della religione.

In un contesto difficile come quello che ci ha hanno consegnato le ultime elezioni politiche è necessario che credenti e non credenti tornino a riappropriarsi della «polis», riformulando il vocabolario della democrazia senza aggettivi e assumendosi in prima persona l’«onore» di vegliare nella notte perché non prevalga il vecchio sul nuovo, il regime sulla democrazia, la religione sulla fede, i nazionalismi sulla multietnicità o sulla universalità della convivenza umana.

L’Editore mi chiede di riuscire a fare prenotare almeno 500 copie, oltre quelle prenotate dalla librerie, per potere coprire le spese vive. Spero di potercela fare con il vostro aiuto. A riguardo desidero precisare, a scanso di equivoci, che eventuali utili saranno da me devoluti a favore di quelle situazioni di emergenza che seguo personalmente in Italia e all’estero. Sono povero e vivo con 900 euro al mese e non intendo venire meno a questo stile di vita che ho scelto come prete (ho eliminato anche la macchina per gli eccessivi costi): questo sento l’obbligo di dire con un certo disagio per evitare che qualcuno possa pensare a qualche secondo fine. Un amico mi aveva garantito la pubblicazione con Mondadori con cui avrebbe avuto una diffusione enorme (D'Alema docet).  Ho rifiutato per due motivi: una questione di coerenza etica; non voglio alimentare la ricchezza di Berlusconi con un mio libro che ne attacca i presupposti ideologici.

Di seguito, riporto in chiaro l’indice del libro e la prefazione di Flores D’Arcais, mentre in allegato riporto la scheda di prenotazione predisposta dall’Editore con gli sconti del caso.

Gli amici di Genova e dintorni possono fare riferimento direttamente a me, mentre quelli di altre città possono fare riferimento direttamente all’Editore con un eventuale cenno di riscontro anche per me.

Se qualcuno fosse interessato a collaborare a qualche eventuale presentazione del libro nella propria città o paese, saremo ben lieti di prendere in considerazione l’invito. Verrà un giorno e non è lontano in cui a laici e cattolici verrà chiesto conto della loro presenza o della loro assenza: io la mia parte la sto facendo con sacrificio e passione e sono certo di non essere solo.

Nel ringraziarvi per la vostra attenzione, porgo cordiali saluti e ancora auguri di Buona Pasqua.

Paolo Farinella, prete

paolo_farinella@fastwebnet.net

 

ALLEGATO A): INDICE DEL LIBRO:

 

CROCIFISSO TRA POTERE E GRAZIA. Dio e la civiltà occidentale

di Paolo Farinella

Prefazione di Paolo Flores D’Arcais

 

INDICE

(il numero delle pagine sono riferite al manoscritto)

 

INDICE  …3

PREFAZIONE  4

ABBREVIAZIONI E SIGLE  6

PREMESSA   7

BIBLIOGRAFIA   8

IL FATTO E LA RIVOLTA   11

«SIAM PRONTI ALLA MORTE… L’ITALIA CHIAMÒ»  16

«IL CROCIFISSO È SIMBOLO DELLA NOSTRA IDENTITÀ»  20

CATTOLICI ALLO SBARAGLIO   26

IL CROCIFISSO: MISTERO, SCANDALO E LUDIBRIO   32

RELIGIONE E FEDE: QUALE RAPPORTO?  40

LA CROCE DA STRUMENTO DI TORTURA A ORNAMENTO   43

La croce strumento di tortura  43

La croce come ornamento  47

L’ALBERO DELLA CROCE: LA FESTA E LA CABBALA   49

Origine della festa della Santa Croce  49

Interpretazione numerica del simbolo della croce  50

ABRAMO CAPOSTIPITE DI FIGLI NEMICI 59

L’IDENTITÀ EXTRATERRITORIALE  63

In Israele  63

Nel cristianesimo  67

CONCLUSIONE  68

EXCURSUS 1: IMMIGRAZIONE, LEGALITÀ E UN PO’ DI VANGELO   70

EXCURSUS 2: IL CROCIFISSO IN DIVISA   77

CONTRO APPELLO - PER L’OCCIDENTE E L’ORIENTE PER IL SUD E PER IL NORD:

Una risposta laica e cristiana al sen. Marcello Pera  78

INDICE DEI NOMI 82

 

ALLEGATO B):

PREFAZIONE DI PAOLO FLORES D'ARCAIS

 

E’ la seconda volta, nella mia vita, che medito pubblicamente sulla croce, intesa come crocifissione di Cristo e simbolo. La prima volta avevo sedici anni, ero appassionatamente credente, e attraversato, come ogni credente appassionato, da dubbi che si stratificavano intensi: che proprio con la croce appassionatamente respingevo. Era una vacanza in montagna, organizzata dai “laureati cattolici” con relative famiglie. E un venerdì, una via crucis, ogni stazione era affidata a una breve meditazione. Credo che fossi il più giovane. Ricordo solo che la croce di cui parlai era – come è ovvio, come è nei Vangeli – la silloge delle umane sofferenze, resa estrema e indicibile perché incarnata nel figlio di Dio, a denuncia di quanto indicibile e insopportabile sia ogni sofferenza e ogni ingiustizia. E di come, dunque, l’essere cristiani, il prendere sul serio la croce, significhi in primo luogo e ineludibilmente, stare dalla parte degli ultimi, vivere per diminuire la somma algebrica di sofferenze e ingiustizie del mondo (decenni dopo avrei trovato in Albert Camus questa formulazione, che cercavo).

L’anno dopo non ero più credente, ero serenamente ateo (anche se ai credenti non risulta credibile: eppure non c’è inquietudine o angoscia, delle infinite volte del mio vissuto, che abbia avuto a che fare con la mancanza di Dio o l’assenza del sacro). Ma la croce cristiana è rimasta per me sempre il simbolo della sofferenza e dell’ingiustizia come oltraggi all’umanità. E dunque del dovere di impegnarsi per diminuirne la somma algebrica, e con questo dare senso alla vita. E ho incontrato molti cristiani capaci di intendere la croce nel senso del Vangelo. Molti preti, anche. Perfino qualche vescovo. Ma già sapevo da tempo, come sapevano loro, e come col tempo sempre più avrei scoperto scavando nella storia e nella teologia, che la croce per i cristiani, per la maggioranza dei cristiani e per la quasi totalità delle gerarchie cattoliche, era stata ed era altra cosa. Opposta spesso, estranea sempre, allo spirito e alla lettera del Vangelo. Croce di crociata, croce di sepolcri imbiancati, croce consegnata a Mammona.

La croce di una chiesa che doveva porgere l’altra guancia, infatti, ha invece benedetto i genocidi di ogni città  espugnata in suo nome i roghi degli eretici, le persecuzioni degli ebrei, i gagliardetti di ogni fascismo (che grida “viva la muerte!” nel suo Dna di oppressione e sterminio). Fino ad oggi, non fino a un remoto ieri, altrimenti perché santificare il fascista José Maria Escrivà de Balaguer? E legittimare Pinochet dal comune e benedicente balcone?

La croce è dunque ormai, e irrimediabilmente, simbolo ambiguo di valori che si escludono reciprocamente. Simbolo di eguaglianza, di evangelica “sete di giustizia”, e simbolo di efferate oppressioni. Simbolo di una comune dignità che tutti affratella, e simbolo di ogni pre-potenza che assoggetta e infierisce sul più debole, e nell’opprimerlo e torturarlo lo schernisce.

Ecco perché la croce (come del resto un qualsiasi simbolo religioso) non può essere il simbolo di tutti. Il simbolo di una comune e civile convivenza democratica. Perché ciascuno intende la sua croce, e quanto più è croce di prevaricazione tanto più la vogliono imporre a negazione e ludibrio della croce di giustizia. Ecco perché la croce non può avere il proprio luogo nei luoghi pubblici, luoghi di cittadinanza e basta, luoghi dove non può aver luogo nessun simbolo di appartenenza, sacro o mondano che sia.

Questo è l’abc della laicità, che tutti dovrebbe (deve) affratellarci in democratica conflittualità.

A quanti si dichiarano cristiani incombe di più. Incombe il compito specifico e ineludibile dello scontro ermeneutico per un significato della croce contro gli altri. Se chiesa gerarchica di prevaricazione o chiesa evangelica di ascolto e comunicazione, di charitas che nulla chiede. Di questo scontro ermeneutico, che solo chi si dichiara cristiano può affrontare toto corde, ma che tutti ci riguarda (poiché ogni aspetto di ogni religione può entrare in conflitto con i valori democratici la cui custodia è affidata a ogni cittadino) parla il libro di Paolo Farinella. Prete di fede, non di “religio”. Parla e sceglie, senza margini di anche minimo equivoco, obbedendo all’evangelico “il tuo dire sia sì sì, no no, perché il di più viene dal maligno”. Quel “di più” che Gesù esplicitamente dichiara diabolico, ma che caratterizza e satura di ambiguità lo slalomistico procedere della chiesa gerarchica.

Prete di fede, e democratico senza aggettivi, con questo libro sulla croce  Paolo Farinella impartisce una lezione ai credenti, perché non confondano  mai la croce del vangelo con il Mammona di nuove idolatrie, e agli atei neo-bigotti che nella croce cercano solo un supplemento d’anima che profumi d’incenso i loro progetti d’iniquità: deboli con i forti, forti con i deboli.