LETTERA MENSILE

a) Non si può non parlare di referendum. Ma c’è modo e modo di parlarne. Ci sono le «raccomandazioni» ecclesiali, ci sono le repliche appassionate di tanti cattolici che reagiscono a quelli che considerano diktat, ci sono schieramenti di vario tipo.

Noi ci chiediamo semplicemente quale è la posizione più responsabile riguardo alle questioni dibattute.
Quel che ci ripugna è l’unilateralità di due impostazioni opposte: sia l’astensionismo sia il «voto dei quattro sì» sono dettati da correnti di pressione tutt’altro che rispettose della capacità di scelta dei cittadini. Lo spirito dei referendum esige che non ci siano posizioni scontate; nessuna fede, religiosa o etica, può pretendere l’adesione a principi che non scaturiscano dalla coscienza.

Il grosso inghippo dei referendum proviene dal dover scegliere tra due opposti, mentre la persona umana è realtà composita e complessa, e andrebbe rispettata come tale.

Leggendo, ad esempio, un manifesto interessante che proviene dall’Università di Lecce, un titolo dai grossi caratteri recita così: Le quattro domande, alle quali si deve rispondere si,  se si vuole migliorare la legge. C’è da sentirsi truffati se «si deve rispondere sì»; tant’è vero che lo stesso «si deve» ci viene ingiunto dalla posizione opposta.

Come dice la Spinelli a proposito del caso Callipari, si esibiscono esagerate passioni, ma dietro di esse c’è qualcosa che assomiglia non al vero, ma piuttosto a un accumularsi di bugie ammantate di rettitudine.

E allora?

Mostriamoci persone mature, cercando scrupolosamente un’informazione corretta. Ecco i quattro punti a cui dire sì o no:

1. Abrogazione di quelle parti della legge che proibiscono la ricerca scientifica sull’embrione.

2. Il ricorso alla fecondazione assistita non limitato a particolari casi; l’impiego di embrioni non gravato da particolari prescrizioni.

3. Riconoscimento dell’embrione come soggetto di diritto.

4. Il diritto alla fecondazione eterologa (in cui il donatore sia esterno alla coppia).

Una nostra posizione? Ci limitiamo ad una semplice riflessione.

Siamo una famiglia umana di circa sei miliardi di persone, una quantità enorme delle quali nasce per morire di fame o di poche cure. Si tratta di scegliere tra mettere al mondo un nuovo essere (cosa bellissima) e  assumersi la responsabilità di coloro che già ci sono, ma i cui diritti umani sono calpestati. Di scegliere tra la realizzazione del sogno-diritto alla genitorialità  e il sogno-diritto di ogni bambino-nato a vivere. Quanto a curare malattie con le cellule staminali è giusto venire incontro alle menomazioni, ma senza dimenticarsi della necessità di rispettare i limiti delle applicazioni concrete della ricerca scientifica.

Sottolinierei la libertà di coscienza sul referendum. Mi sembra infatti che stia diventando un fatto politico di bassa lega”. Ernesto


b) E le «nostre» questioni?

Potrebbe funzionare da bussola lo stesso parametro: non mettere al primo posto la realizzazione della persona, ma la sua responsabilità. C’è diritto alla propria felicità; bisogna adoperarsi a far sì che vengano evitate tante indicibili pene per via di una legge che mortifica l’insorgenza di serie difficoltà a vivere coerentemente la propria vocazione. Ma da questo sacrosanto diritto non si può passare al disprezzo della scelta celibataria  (per se stessa), né a sostenere la propria richiesta come un puro fatto di rivendicazione-contro la Chiesa. Se questa persiste ad ignorare le gravi tensioni collegate alla legge, la disubbidienza può essere praticata come obbedienza alla propria coscienza. Ma senza spocchia. Con la forza della verità di se stessi.

c) Le donne! Quando il prete delude e non si mostra onesto nei riguardi di loro, un bell’addio può farli ricredere, o indurli in qualsiasi modo  alla coerenza. Quanto ad esse stesse, per favore, rispetto prima di tutto per la propria persona.
 Se poi l’amore è terribilmente pretenzioso, una buona cura potrebbe essere la pratica umanitaria verso chi soffre. Altrimenti entriamo nel campo dei casi individuali, da curare con l’aiuto tra di noi… Con amore vicendevole infinito.

La redazione (per ordine alfabetico)


Joelle Cerfoglia, Ernesto Miragoli , Ausilia Riggi , Giuseppe Zanon