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Ottobre 2004 Noi delle redazione vorremmo far notare che la cosiddetta crisi vocazionale affonda le sue radici nell’humus sociale e nella mutata visione della vita, legata a fenomeni storici. Ciò che i singoli e le singole comunità di fede possono fare per arrestare tale crisi è, oltre che prendere consapevolezza del mutato clima storico (e geografico!),la riscoperta della fede, depurandola da pratiche e formule dottrinali stantie e ridando senso inedito alla Buona Novella. Vorremmo che le persone le quali hanno rotto certi schemi - come chi ha trovato deboli (per sé) le motivazioni per rinunziare al matrimonio e/o alla vita laica - fossero propositivi di: |
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un modo altrettanto efficace di essere fedeli a Cristo nel nuovo stato di vita; saper distinguere
ciò
che è essenziale e ciò che è secondario nella vita di fede.
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Ecumenici si rende disponibile a sostenere campagne di informazione che aiutano i religiosi cattolici a superare le difficoltà del pieno inserimento nella vita laica
Don Barbero nel suo ultimo numero della newsletter
elettronica afferma che vi è una crisi anche nelle "parrocchie
alternative" e nelle comunità cristiane di base.
Intanto
nel nord Europa (in Germania soprattutto) gli studenti di Teologia evangelica
non riescono a trovare un lavoro pastorale: le liste di disoccupazione si
allungano in modo impressionante.
Problemi
di budget ma anche di chiese vuote. I tagli al personale sono trasversali a
tutte le confessioni: luterani, riformati e anglicani.
Il
Cantone di Zurigo in Svizzera ha fatto recentemente sapere che non vi sono fondi
per l'insegnamento religioso nelle scuole e in Danimarca la maggioranza dei
fedeli si è schierata contro la propria chiesa (luterana), che ha messo sotto
processo un pastore che nega che la creazione sia operadi Dio, come narrato nel
libro della Genesi. E a oriente le
condizioni dei preti ortodossi sono spesso contrassegnate dai limiti della
sopravvivenza. Si spera di essere trasferiti in occidente.
L'approfondimento
Ernesto Buonaiuti, prete modernista
Il
cattolicesimo europeo fu scosso, nel primo quarto del '900, dalla rabbiosa
repressione condotta dalla Santa Sede contro il movimento dei cosiddetti
"modernisti". In Francia, in Germania e in Italia gli studiosi
cattolici che cercarono di innestare, sul tronco della fede cattolica, i
risultati delle moderne ricerche critiche bibliche e storiche, subirono dure
persecuzioni. Paolo Tognina
Una
delle massime personalità tra i modernisti italiani fu quella delteologo e
sacerdote Ernesto Buonaiuti, scomparso nel 1946. Egli intrattenne anche contatti
con ambienti evangelici del Grigione italiano, tenne corsi presso la Facoltà
teologica evangelica del cantone di Vaud, a Losanna, e,
negli anni Trenta e Quaranta, numerose conferenze ad Ascona, in Ticino.
"Carissimo Zanetti", scrive Buonaiuti al pastore riformato di
Poschiavo Oscar Zanetti nell'aprile del 1939, "l'amico Grassi ti ha detto
dunque quale profonda impressione ha avuto nell'animo mio la tremenda nuova
della improvvisa dipartita del tuo buono e carissimo fratello. Conservo di lui
un ricordo simpaticissimo. L'avevo ascoltato suonare all'organo...; avevo
conversato con lui di arte, e l'avevo trovato così esperto e così largamente
informato...". L'amico Grassi, a cui Buonaiuti accenna, è il pastore
riformato della vicina comunità di Brusio, il metodista italiano Pier Paolo
Grassi, pure lui in stretto contatto con Buonaiuti. I due pastori riformati
delle comunità evangeliche della valle di Poschiavo avevano invitato più
volte Buonaiuti a tenere conversazioni e conferenze tra le montagne dei Grigioni.
Grato per gli inviti e per l'accoglienza riservatagli egli scrive,
nella medesima lettera: "Poschiavo è così rimasta presente nel cuor
mio!". E rispondendo a un nuovo invito, aggiunge: "Non ti so dire la
gioia che provo in anticipo all'idea di ritrovarmi tra voi... Io parlerò dunque
costì nei giorni 17. 18. 19. 20. 21. Va bene? Scenderò da St. Moritz il 16 a
sera o il17 a mattina".
Con la
Svizzera Ernesto Buonaiuti aveva allacciato numerosi legami dopo che l'azione
congiunta del Sant'Uffizio romano e del governo fascista italiano, tra la fine
degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta, lo aveva emarginato, sia nella
chiesa cattolica romana sia nell'università di Roma,
dove insegnava. Scomunicato "espressamente vitando" il 25 gennaio
1926, Ernesto Buonaiuti fu privato poco dopo della cattedra di storia del
cristianesimo per desiderio di Mussolini e assegnato a compiti extra-accademici.
"A datare dal 1. gennaio 1932" fu quindi dispensato dal servizio
accademico per avere rifiutato il giuramento di fedeltà in cui era incluso
l'impegno a formare dei cittadini "devoti al regime fascista".
Scomunicato dalla sua chiesa ed espulso dall'università, Buonaiuti si
venne a trovare nella situazione di un esiliato in patria. Egli trovò tuttavia,
dapprima nell'ambiente romano, poi in altre città d'Italia e all'estero un
certo numero di amici che gli offrirono la possibilità di continuare a svolgere
il suo lavoro scientifico e la sua opera di divulgazione, seppure in misura
ridotta.
A
Roma lo accolse il pastore Emanuele Sbaffi, della chiesa metodista wesleyana,
direttore della scuola teologica metodista che aveva sede nella capitale. Sbaffi
diede a Buonaiuti l'incarico di tenere dei corsi di esegesi e di teologia del
Nuovo testamento, dal 1932 al 1934. Buonaiuti ebbe pure occasione di predicare
dal pulpito della chiesa metodista di Ponte S.Angelo e di tenere un ciclo di
conferenze sul concetto di libertà nel Nuovo testamento nei locali della chiesa
metodista di Via Firenze 38, a Roma.
L'intervento
della polizia fascista mise però fine all'attività di conferenziere di
Buonaiuti in Italia. È probabile che proprio dallo stretto contatto con
l'ambiente metodista italiano sia scaturita l'amicizia tra il teologo
scomunicato e il pastore Grassi, attivo poi nei Grigioni, a Brusio.
Malgrado la buona accoglienza riservatagli dai metodisti italiani, per i
quali Buonaiuti ebbe parole di elogio e ammirazione ("Fra tutte le
denominazioni evangeliche, la wesleyana mi apparve... nel corso dei miei
contatti con la chiesa di Banco di S. Spirito, una delle meglio indicate ad
esprimere sul solco dei movimenti nati dalla grande insurrezione religiosa del
sec. XVI, l'istanza profetica..."), il suo giudizio complessivo
sull'evangelismo italiano fu piuttosto duro. Nella sua autobiografia scrive,
generalizzando, che gli evangelici italiani si erano dimostrati del tutto
indifferenti alla crisi modernista "solo perché questa non intendeva
affatto risolversi e non si risolvette di fatto in un apporto di uomini e di
iniziative alla propaganda protestante...".
Eppure
fu proprio grazie all'appoggio di un evangelico italiano, il pastore Franco
Panza, della comunità evangelica di lingua italiana di Losanna, che Ernesto
Buonaiuti fu invitato, dalla Facoltà di teologia evangelica del canton Vaud, a
Losanna, a tenere per vari anni dei corsi liberi. E dopo diversi anni di
insegnamento, nel 1936 l'Università gli offerse di divenire professore
ordinario chiedendogli, discretamente, di aderire alla chiesa evangelica
cantonale della quale egli avrebbe dovuto preparare ed esaminare i futuri
pastori. Pur riconoscendo la legittimità della condizione posta, Buonaiuti
declinò l'offerta "...in nome di un proposito reciso di mantenere intatto
sino all'ultimo respiro della mia vita il collegamento ideale con la Chiesa
della mia tradizione di cui sognavo sempre la reviviscenza quanto più
disperante e disperato mi appariva il suo storico ormai declinante
destino".
Sempre
attento a non lasciarsi sfuggire la possibilità di divulgare il risultato delle
proprie ricerche e studi, Ernesto Buonaiuti ebbe contatti anche con ambienti
lontani sia dalla fede delle chiese evangeliche sia dal cristianesimo in
generale come i convegni Eranos, ad Ascona. Fondati dalla tedesca Olga Fröbe -
vicina alla teosofia e al pensiero dell'indiano Krishnamurti, discepola di
C.G.Jung e amica dello studioso di miti dell'antichità Karl Kéreny - gli
incontri, annuali, iniziarono nel 1933.
Tema
del primo convegno fu "Yoga e meditazione in oriente e occidente".
Buonaiuti presentò in quella occasione una relazione su "Meditazione e
contemplazione nella chiesa cattolica romana".
Anche
negli anni seguenti, e a conflitto mondiale già iniziato, Buonaiuti continuò a
essere tra i
relatori dei convegni Eranos.
Sul
finire della guerra, Ernesto Buonaiuti riprese con grandissimo vigore la sua
attività di conferenziere in Italia, pubblicò vari libri (tra cui
l'autobiografia "Il pellegrino di Roma"), fondò una rivista,
scrisse numerosissimi articoli, intervenne a più riprese in trasmissioni
radiofoniche, spinto dalla speranza suscitata in lui dalla svolta culturale e
politica a cui l'Italia - e l'Europa intera - si accingeva. Buonaiuti sperava
inoltre di essere reintegrato nella sua funzione di professore universitario,
come gli altri pochi colleghi che si erano rifiutati di prestare il giuramento
fascista. Ma la reintegrazione non fu facile perché la Santa Sede fece valere
un articolo del Concordato con lo stato fascista in base al quale egli,
sacerdote scomunicato, non poteva occupare una cattedra in una università
statale. La difficoltà fu superata con un compromesso: Buonaiuti riebbe il suo
posto di professore universitario, ma gli fu vietato di tenere delle lezioni!
Il 16
marzo 1946 apparvero i primi sintomi della malattia che lo avrebbe portato
rapidamente alla morte. Il 18 marzo un attacco miocardico lo fiaccò gravemente.
Il Vaticano cercò in quei giorni, a più riprese, di indurre il ribelle a
sottomettersi e a riconciliarsi. In un momento di tregua Buonaiuti
scrisse a un amico: "Ho trascorso ore angosciose, rese tanto più gravose
dai tentativi inumani compiuti intorno a me da altissimi dignitari ecclesiastici
per indurmi a sconfessioni e a ritrattazioni... Ho resistito impavido. Ne sono
fiero". Morì poche settimane più tardi, il 20 aprile 1946
(Da Voce evangelica)