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Una ragazza
risponde a Don Sergio |
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Una ragazza ha risposto, in questo, alle domande che don
Sergio poneva in un altro sito.
La redazione è in via generale d’accordo con la voce sferzante
di lei.
Vedi, caro don Sergio, quanto tu dici è sublime, ma va dai
tetti in su.
I valori che tu additi vanno comunicati. Ma prima bisogna
capire, ascoltare, cogliere il buono che può esserci in questa specie di rivendicazione
di genuinità che traspare dalle parole della ragazza che ti scrive. Abbi il
coraggio di dire a tutti quelli che la pensano come te, che bisogna costruire
in se stessi una fortezza. Se sei preoccupato per
lei e non per te-voi, parlale di Dio, della bellezza spirituale e di
quant’altro credi che lei possa pian piano scoprire. Deve essere lei stessa a
scoprire qualcosa che valga di più dell’ombelico…
Oggi c’è bisogno di santità non timorosa, schietta, vigorosa.
La stessa spudoratezza che
tu condanni, è frutto di un clima di materialismo, che non sarà
sconfitto dalle parole, ma dai fatti dei santi. Il fascino di Dio non scatta
attraverso lo scandalismo (tanto più se usato per mettere
in evidenza ciò che nuocerebbe ai… maschi).
In sintesi noi della redazione vorremmo che le parole fossero
incarnate in chi ha gustato la gioia di una castità nutrita di amore. La gioia, non la paura. La redazione |
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RISPOSTA della
ragazza:
E’ innocente il mio gesto. Non voglio far male a nessuno. D.:
Non vi sembra che stiate oltrepassando i limiti ben
precisi, che la natura ha fissato per tutti? R.:
Perché dici “ben precisi”? La mia è solo voglia di gioiosa
espansione di me. Perché il tuo sguardo va oltre le mie intenzioni? D.:
Con calma e da un punto di vista alto, quello
spirituale, che ci rivela cose che il discorso morale a fatica può indicare e
quello del costume sociale assolutamente non può neppure sfiorare. R.:
Già tu stesso affermi che non
c’è una risposta precisa di carattere morale e sociale. Perché
mi costringi a fare un discorso spirituale che nessuno mi ha fatto apparire
attraente? D.:
Il tuo corpo, o donna che leggi - come il mio - è tempio
di Dio, abitazione dello Spirito, del Padre e del Figlio. R.:
Parli un
linguaggio che ignoro, io so soltanto che è più importante l’anima che il
corpo. D.: Curarne la castità, quella vera, significa porre le
premesse di una risurrezione felice, quando il Signore verrà, e di una
contemplazione, che, se già ora nella fede è possibile, sarà completa solo
alla fine, contemplazione intendo del Volto di Dio. R.:
E persiti. Non
posso che ignorare il tuo discorso. D.:
È creatura di Dio, che riflette qualcosa della sua
bellezza e di quello splendore, che un giorno sarà abbagliante, se avrai
saputo conservarlo pulito. R.:
Allora ecco cosa vi dico: “Preti, imparate prima a parlare il
linguaggio umano, e poi vi ascolteremo. Siate come voi vorreste
che io fossi. Come mai voi che mi parlate di cose sublimi, non me le
comunicate col vostro portamento? O la vostra tesi è
così debole che dovremmo praticarla noi a posto vostro? Io, caro don Sergio,
ho bisogno di vedere nei fatti che castità è ricchezza. In molti di voi ho visto il
contrario”. |