Una ragazza risponde

a

Don Sergio

 

 

Una ragazza ha risposto, in questo, alle domande che don Sergio poneva in un altro sito.

La redazione è in via generale d’accordo con la voce sferzante di lei.

Vedi, caro don Sergio, quanto tu dici è sublime, ma va dai tetti in su.

I valori che tu additi vanno comunicati. Ma prima bisogna capire, ascoltare, cogliere il buono che può esserci  in questa specie di rivendicazione di genuinità che traspare dalle parole della ragazza che ti scrive. Abbi il coraggio di dire a tutti quelli che la pensano come te, che bisogna costruire in se stessi una fortezza. Se sei preoccupato per lei e non per te-voi, parlale di Dio, della bellezza spirituale e di quant’altro credi che lei possa pian piano scoprire. Deve essere lei stessa a scoprire qualcosa che valga di più dell’ombelico…

Oggi c’è bisogno di santità non timorosa, schietta, vigorosa. La stessa spudoratezza che  tu condanni, è frutto di un clima di materialismo, che non sarà sconfitto dalle parole, ma dai fatti dei santi. Il fascino di Dio non scatta attraverso lo scandalismo (tanto più se usato per mettere in evidenza ciò che nuocerebbe ai… maschi).

In sintesi noi della redazione vorremmo che le parole fossero incarnate in chi ha gustato la gioia di una castità nutrita di amore. La gioia, non la paura.

La redazione

 


29/01/05

 CASTITA'
(forma sintetizzata)


DOMANDA di don Sergio:  
La donna non è il suo ombelico. Perché, allora, mostrarlo?

RISPOSTA della ragazza:  E’ innocente il mio gesto. Non voglio far male a nessuno.

D.: Non vi sembra che stiate oltrepassando i limiti ben precisi, che la natura ha fissato per tutti?

R.: Perché dici “ben precisi”? La mia è solo voglia di gioiosa espansione di me. Perché il tuo sguardo va oltre le mie intenzioni?

D.: Con calma e da un punto di vista alto, quello spirituale, che ci rivela cose che il discorso morale a fatica può indicare e quello del costume sociale assolutamente non può neppure sfiorare.

R.: Già tu stesso affermi che non c’è una risposta precisa di carattere morale e sociale. Perché mi costringi a fare un discorso spirituale che nessuno mi ha fatto apparire attraente?

D.: Il tuo corpo, o donna che leggi - come il mio - è tempio di Dio, abitazione dello Spirito, del Padre e del Figlio.

R.: Parli un linguaggio che ignoro, io so soltanto che è più importante l’anima che il corpo.

D.: Curarne la castità, quella vera, significa porre le premesse di una risurrezione felice, quando il Signore verrà, e di una contemplazione, che, se già ora nella fede è possibile, sarà completa solo alla fine, contemplazione intendo del Volto di Dio.

R.: E persiti. Non posso che ignorare il tuo discorso.

D.: È creatura di Dio, che riflette qualcosa della sua bellezza e di quello splendore, che un giorno sarà abbagliante, se avrai saputo conservarlo pulito.
Dove trovare la forza per gestire così la tua - ma anche la mia - ricchezza?
Non c'è dubbio: nella preghiera, nel servizio e nella costante confronto con la Parola di Dio.

R.: Allora ecco cosa vi dico: “Preti, imparate prima a parlare il linguaggio umano, e poi vi ascolteremo. Siate come voi vorreste che io fossi. Come mai voi che mi parlate di cose sublimi, non me le comunicate col vostro portamento? O la vostra tesi è così debole che dovremmo praticarla noi a posto vostro? Io, caro don Sergio, ho bisogno di vedere nei fatti che castità è ricchezza. In molti di voi  ho visto il contrario”.