LE DONNE CHE SI AFFOLLANO ATTORNO AL PRETE IN MINISTERO

Tra coloro che circondano di premure affettuose il prete, tutelando con la loro presenza benefica il suo celibato, figurano in prima posizione le donne.

  1. Primissime quelle che sono in Cielo, Maria e una schiera di sante, le quali si rendono presenti spiritualmente, spandendo sul suo cammino la scia luminosa dell’esempio e il profumo invitante della bella virtù.
  2. Tra Cielo e Terra, anch’esse invisibili direttamente, le anime oranti delle contemplative, le quali, nell’olocausto della propria vita, attingono grazie copiose che si riversano soprattutto sull’uomo di Dio, il quale, destinato a stare nel mondo senza essere del mondo, ha bisogno dell’aiuto celeste per resistere a ciò che potrebbe distoglierlo dalla fedeltà alla sua vocazione.
  3. Subito dopo ci sono le Suore. Visibili, anche se avvolte in sacri pudici indumenti; sempre più dolci ed amabili nella edizione aggiornata che permette loro, finalmente, di incarnare una spiritualità serena, gioiosa e comunicativa, senza falsi timori e schermaglie (e vorremmo che fossero tutte così!). Sono spesso abili compagne di apostolato, pur nell’immancabile subalternità, che assicura ad ogni donna della terra di essere accettata nonostante la propria intelligenza, quando ne ha una buona dose. Capita che debbano, da donne avvedute quali sono, compatirlo sotto tanti aspetti; e lo fanno mirabilmente, senza darlo a vedere allo stesso e agli altri. Quando tali donne consacrate hanno modo di utilizzare i propri talenti, sono una vera benedizione di Dio: e il prete ne è davvero avvantaggiato, senza correre, di norma, pericoli (le eccezioni sono eccezioni).
  4. Più che preziose, davvero sussidiarie ed indispensabili in mancanza di una moglie, le madri, eternamente mamme di un figlio eternamente figlio da accudire; impareggiabili paladine della stabilità del prete. A pari riescono ad essere a volte le sorelle, soprattutto se rimaste nubili. Seguite, senza tanta distanza, da Perpetue consapevoli del loro compito delicato. Esse, oltre che dedite alla conduzione di casa e "famiglia", si fanno delicate (quando non sono intriganti) e premurose collaboratrici nella missione. Si sa, c’è il rischio, con l’andazzo dei tempi in cui le donne "si fanno più furbe", dell’estinzione di questo campione antropologico da salvare a tutti i costi. Per buona sorte la Chiesa, che ha il maneggio di tanti miracoli, ne opera qualcuno in questa direzione.
  5. Un segno dei nuovi tempi sono tante signorine e signore, che costituiscono l’entourage esistenziale e missionario del prete parroco. Dal portamento non bigotto, eleganti, spigliate, talora truccate e un po’ mondane nei gusti e nelle frequentazioni, non prive di istruzione o colte, informate, possibilmente al corrente degli studi teologici e biblici, e - miracolo dei miracoli - tinteggiate di femminismo. (A proposito, ci sarebbero da aggiungere le teologhe vere e proprie. In genere resta l’handicap della loro non-sudditanza intellettuale, che le rende inadatte ad ogni sorta di irreggimentazione). Che cosa fa questo sontuoso manipolo di donne nei paraggi delle Chiese? Sono il nerbo delle attività catechetiche e organizzative della Parrocchia. Esse non disdegnano di accollarsi i soliti impegni di cura, estesi agli anziani e ai bisognosi, pur adempiendoli con tratto nobile. Purtroppo manca, o è più debole, una presenza maschile analoga: fattore, questo, sintomatico di un costume sociale che negli ambienti parrocchiali si carica di ulteriori significati.
  6. Un’altra nuova categoria, simile alla precedente, ma da differenziare perché costituisce una più occasionale fascia amicale, fa da supporto apostolico ed esistenziale in particolari casi.
  7. Può in seguito confluire in altre fasce o sperdersi del tutto. Ragazze (e ragazzi) che usano il "tu" (non sempre e non tutti, si capisce) e chiamano il loro prete-fratello col suo nome, considerandolo leader e uno di loro nello stesso tempo. Disinvolte e gioiose, gli offrono l’humus affettivo che alimenta lo slancio pastorale, l’unguento che lubrifica la sua esistenza prima ancora che la sua missione. Non possono mancare certe incognite. Quando il prete non si premunisce e si espone troppo, il leaderismo gli può far montare la testa, e anche il cuore. Altrimenti tale scorta è una vera guardia del corpo dell’integrità del prete, in realtà del suo innominato celibato. Una scena, tra tante, di cui serbo un ricordo fotografico. In quel di Assisi si vedevano qua e là gruppi animati da preti. Uno di questi mi apparve piuttosto anomalo. Era formato da giovani scatenati, senza prete. Quand’ecco mi accorsi che l’allegra brigata era vivacizzata da un leader, difficilmente distinguibile nel portamento, se non perché maggiormente disinibito. Impossibile che fosse un prete. Più da vicino potei osservare gli occhi lucidi di desiderio delle ragazze, non rivolti ai loro compagni, ma a quel leader che mi appariva sempre più strano. Ci volle poco a rendermi conto che, sì, era un prete. Lo rivelava tutto ciò che di inspiegabile c’era in lui, troppo giovane per fare da "presbitero" (= anziano), troppo affratellato per fare da "padre", troppo "diverso" nel volere essere uguale. Pericoli, questi, di uno svuotamento di interiorità, che insidiano una solitudine prostituita ad un facile quanto scorretto essere-per-tutti/e. Ah, come avrei voluto evitare a quelle ragazze di abboccare all’amo!

  8. L’ultima (ma c’è da essere sicuri che la rassegna è incompleta) genia di donne che affiancano il prete, è invenzione, trovato il più elaborato che sia uscito dalle risorse, che non finiscono mai di stupire, dell’istituzione ecclesiale. Essendo sorpassate, anche se sussistono, le congregazioni religiose, esiste, vero lustro, fiore all’occhiello, illustre (e non per caricatura) alternativa, un gruppetto di donne che conosco da vicino: pienamente donne, consapevoli della loro dignità, non pieghevoli a nessun compito di sussidiarietà clericale. Davvero accanto al prete in tutto e per tutto. Da pari. Da amiche e compagne. Talvolta da psicologhe e da maestre senza etichetta, pur munite spesso di laurea. Le sposate e le libere; libere anche di sposarsi. Fanno voti differenziati, secondo il taglio della propria "chiamata". Finora ho avuto modo solo di ammirarle per l’ambiente sereno che sanno creare. No, queste non si affollano, come le altre, attorno al prete.

Non saprei dare un giudizio preciso su quest’ultima presenza, che trovo positiva. Ma anch’essa, vista nella globalità di un ministero la cui impronta di cura familiare è conferita dalla donne, mi lascia con qualche interrogativo.

Non si nasconde dietro un esercizio ministeriale che necessita di tanto sostegno femminile, il bisogno di supporti per il celibato? Si affollerebbero così le donne attorno ad un ministero uxorato?.

(Dal libro di Ausilia Riggi Pignata, Da Donna a Donne, Il Segno dei Gabrielli, Verona 2000, pp. 95-98)