Questo documento non contiene rilevanti novità, ma testimonia quanto le questioni affrontate siano oggetto di un dibattito che non si può eludere.


II 5 novembre 2003 il Sinodo cattolico di Lucerna ha approvato con 73 voti contro 8 contrari e 9 astenuti una presa di posizione in cui si ripropongono le scottanti questioni. Va ricordato che il Sinodo in Svizzera (e in particolare nei cantoni tedeschi) rappresenta un organo amministrativo statalmente riconosciuto ed elettivo ben distinto dalle strutture ecclesiastiche. Esso ha un compito di tipo amministrativo e di interfaccia con le amministrazioni locali.

Tre richieste.

Il documento parte dalla constatazione che la "mancanza di clero, il celibato e l’ordinazione presbiterale delle donne sono problemi che, anche se non da soli, costituiscono una perdurante e attuale emergenza della Chiesa cattolica" e che il popolo di Dio non ritiene più convincenti le disposizioni e le norme ecclesiali in merito. Dopo aver ricordato come l’ obbligo del celibato sacerdotale sia databile a partire dal XII secolo, il testo apprezza la tradizione del carisma celibatario degli ordini religiosi e monastici. Ma denuncia la "doppia morale" della Chiesa che esige il celibato per tutti i suoi preti, ma chiude gli occhi davanti alla pratica di una relazione sessuale discreta e segreta. "Il celibato va vissuto per convinzione e richiede quindi un carisma".

Seguono le tre richieste: "l’abolizione dell’obbligo del celibato, la riabilitazione dei preti che sono stati dispensati per l’infedeltà al celibato e l’ordinazione sacerdotale per le donne". Queste ultime hanno ampiamente mostrato nei loro attuali compiti nelle comunità cristiane e per le funzioni pastorali esercitate che hanno le stesse capacità dei maschi.
"Siamo convinte che la decisione negativa del magistero concernente l’ordinazione sacerdotale delle donne può cambiare". Il fatto che "siamo una Chiesa mondiale non è un motivo sufficiente perché i vescovi impediscano riforme urgenti".

La presa di posizione trova subito ampi consensi fra i Sinodi di San Gallo (147 voti su 180), di Basilea-campagna (87 su 89) e di Turgovia (84 su 90: tutti nella diocesi di Basilea). Sostegno esplicito viene anche dalla Federazione delle donne cattoliche, dalla Gioventù cattolica di Lucerna, dalla commissione "Donne nella Chiesa" della Conferenza episcopale, dal movimento dei lavoratori cattolici e da numerosi consigli parrocchiali.

Critica invece la voce di un’associazione filotradizionalista, il movimento Pro Ecclesia: sono "pretese non cattoliche", che dovrebbero spingere i firmatari "a fondare una Chiesa neoprotestante". Una indagine di Coopzeitung fra 600 credenti fa emergere che per 1’80% dei cattolici l’obbligo dei celibato va abolito e che il 62% è favorevole anche all’ordinazione delle donne. Fra le comunità gira una petizione a sostegno del documento.

I vescovi rispondono.

Il 17 marzo la Conferenza episcopale risponde alla petizione del Sinodo di Lucerna con una lettera che diventa pubblica solo dopo essere arrivata agli interessati. Sono cinque cartelle dal tono cordiale e fermo, distinte in quattro punti. Si sottolinea che le questioni della dichiarazione "possono essere affrontate solo a livello di Chiesa universale". Si condivide pienamente la preoccupazione per la mancanza di sacerdoti. "La mancanza di
preti è per noi non solo la ragione, ma anche il sostanziale motivo della nostra preoccupazione per auspicare l’introduzione dell’ordinazione dei cosiddetti "viri probati" e cioè uomini che hanno dato buona prova nel matrimonio, nel lavoro, nella vita ecclesiale e pubblica".

È la prima volta che a livello di conferenza episcopale si apre sulla questione, anche se si ammette che non è prevedibile un cambiamento delle attuali regole nell’immediato futuro. I vescovi si dichiarano nettamente contrari all’abolizione del celibato obbligatorio. L’attuale crisi del matrimonio mostra che le soluzioni non sono semplici e "tutte le Chiese che hanno reso libero il celibato, l’hanno poi soppresso". "Noi vescovi siamo convinti che la nostra Chiesa diventerebbe più povera se in essa non ci fosse più alcun prete celibe". Inadeguata anche la richiesta di riabilitazione degli ex preti, come se lo statuto laicale fosse per loro un sopruso e non una loro domanda.

Ma se il celibato è un segno del servizio ecclesiale e una norma disciplinare, ben più grave è la questione relativa all’ordinazione sacerdotale per le donne. Qui si entra nella dimensione dogmatica e non basta certo affrontarla con l’ottica dei diritti umani e della parità uomo-donna. Per l’ordinazione non vi è alcun diritto, neppure per gli uomini. Nella concezione cattolica la decisione "non appartiene in nessuna maniera ai singoli vescovi o alle conferenze episcopali, ma alla Chiesa universale. Noi vediamo una sola possibilità, se la Chiesa pensa di poter o voler tornare sulla questione, cioè un concilio". Presentare la richiesta come il sentire ecclesiale dei credenti svizzeri significa rischiare una spaccatura: "Quasi tutte le Chiese che negli ultimi tempi hanno avviato l’ordinazione delle donne, si sono scontrate con una prova scismatica".

Il compito amministrativo, finanziario e materiale dei sinodi sconsiglia a questi organismi di affrontare temi dogmatici o disciplinari. Senza negare la serietà degli intenti e delle domande, i vescovi sottolineano i deficit ben più gravi della cattolicità svizzera, quelli cioè di una mancanza di fede, della scarsità di fedeli disponibili, della fragile convinzione di appartenenza ecclesiale. Gli interessati si sono dichiarati delusi dalla risposta, ma hanno confermato il proposito di formare un gruppo di lavoro per proseguire nella ricerca.

(Regno, 5/04/2004)