CHIESA, DONNA, DISCEPOLATO
Da un intervento di Sr Joan Chittister, teologa benedettina statunitense, riportata da
ADISTA del 23 luglio 2001, suppl. al n° 5651
(sintesi a cura di Anna Campora)
Una riflessione sul ruolo della donna nella Chiesa Cattolica, oggi, passa attraverso un ripensamento su che cosa voglia dire essere "DISCEPOLI", sul vero significato di "SEQUELA" di Gesù.
Si chiede J. CHITTISTER: "se solo gli uomini possono vivere nella Chiesa il discepolato in pienezza, quale uso viene fatto della donna che aspira al discepolato ?"
Sr. J. Chittister "contro la volontà del Vaticano" è intervenuta alla Prima Conferenza ecumenica sull'odinazione delle donne (Dublino 29/6 - 1/7) con una lunga relazione appunto sull'essenza del discepolato: la sua vuole essere una decisa messa in discussione dell'impianto maschilista della Chiesa Cattolica, partendo da alcune dichiarazioni che non ammettono replica: "dobbiamo prendere sul serio il discepolato, altrimenti lasceremo la Chiesa del futuro con funzionari ma senza discepoli "; e ancora: "il discepolato delle donne è la chiave del discepolato del resto della Chiesa" ed è la questione che metterà alla prova la Chiesa stessa.
La vibrante relazione si sviluppa attraverso un'articolata disamina su che cosa sia il discepolato cristiano e chi sia il vero discepolo. Una teologia del discepolato non può non partire dal prendere atto che le donne nella Chiesa sono senza dubbio "mezze discepole, notate, la metà, impegnate la metà, valutate la metà"; una teologia dell'uguaglianza solo proclamata, che copre una spiritualità del dominio in nome di Dio, perpetua un'ipocrisia che, se nel passato era l'espressione culturale di una diffusa non-consapevolezza, oggi è tanto più colpevole quando la questione delle donne, dei loro diritti, del loro ruolo, occupa un posto assai rilevante nella cultura laica e all'interno di altre religioni; e ne sono testimonianza i cambiamenti che già si sono verificati. La Chiesa perde di credibilità quando difende la donna di fronte al mondo e alle altre istituzioni e invita a praticare una giustizia che essa per prima non pratica.
Riscoprire che cosa significhi essere discepoli/e di Gesù significa ripercorrere, senza filtri sacerdotali o dottrinali, i sentieri aperti da Gesù: sentieri tortuosi verso luoghi "dove le persone per bene non andrebbero" significa "vivere in questo mondo nel modo in cui Cristo ha vissuto nel suo". Seguire Gesù significa dar forma ad un mondo in cui gli standard in cui siamo stati formati diventano gli standard che dobbiamo abbandonare a caro prezzo, come è accaduto in tutti i tempi ai veri discepoli i quali, magari più tardi canonizzati, sono stati perseguitati dalla gerarchia. Il discepolato infatti è rischioso e mette ognuno e ogni comunità marginale in conflitto con i tempi in cui è cresciuta. "La gente ha bisogno di più profeti, non di più preti, di discepolato, non di decreti canonici".
Io mi sento di aggiungere che, a livello di massa, è forte oggi la richiesta di SACRO nel senso di MIRACOLOSO; sembra quindi che il bisogno religioso si esprima diversamente rispetto a quanto afferma l'Autrice, forse si tratta di un bisogno religioso deviato, che nasconde e offusca l'esigenza autentica di crescita di responsabilità e quindi di impegno controcorrente (che caratterizza il discepolo). Purtroppo spesso è proprio la Chiesa ufficiale che contribuisce a questo offuscamento, scoraggiando le espressioni di più autentica religiosità per il timore di perdere il potere di controllo. Il Vangelo non si identifica con la predicazione di chi nella Chiesa se ne ritiene l'interprete ufficiale. La Chiesa non deve ostacolare il Vangelo che è "BUONA NOTIZIA", cioè annuncio del REGNO, invito alla conversione (cambio di rotta) e il discepolato è sequela di Gesù che pretende da ciascuno di coloro che si dichiarano appunto suoi discepoli, di partire dagli esclusi dal sistema, dagli esclusi dal tempio, dai disapprovati dai potenti, dai giudicati "impuri e peccatori", come ha fatto lui.
Perché parlare oggi di discepolato significa parlare dei diritti di tutte le donne nella Chiesa e non solo delle donne che aspirano al sacerdozio, diritto per cui si batte la teologa statunitense? Perché equivale ad impegnarsi da fronti diversi nell'unica battaglia per trasformare la Chiesa Cattolica in una comunità dove uomini e donne, preti e suore, celibi e sposati (nelle forme e nei modi che liberamente scelgono) non trovino impedimenti, divieti, prescrizioni e possano esprimere la loro fede avendo come unico vincolo la sequela di Gesù. Questo diventerà possibile e non resterà solo un bel sogno quando sarà restituito nella Chiesa alle donne un posto di parità e di vera uguaglianza.
La lunga relazione che ho cercato di riassumere termina riproponendo un pensiero con il quale è iniziata e che mi sembra una buona proposta di riflessione. La frase è del poeta Basho e dice: "Non dobbiamo cercare le impronte degli anziani, ma cercare le cose che essi hanno cercato"; è chiara l'allusione alla necessità di vincere la tentazione di percorrere strade già ben segnate e che appartengono al passato, e di cercare di conservare lo spirito di Gesù nel presente; il che significa interrogarsi innanzi tutto, come ha fatto lui, su quale sia la volontà del Padre per noi donne e uomini del terzo millennio.
Anna