Sono una suora
felice...
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01/11/08 - Scrive suor Agatina …. Sono una suora felice, perché vivo la mia vocazione con tutto il cuore, è questo il segreto della felicità per tutti, vivere bene la propria vocazione. Questo vorrei dire alle donne che scrivono e leggono questo sito. Ancora non ho capito perché vi interessate di noi che abbiamo tanti mezzi spirituali per vivere la nostra vocazione, preghiera, assistenza spirituale, poter fare tante opere di bene, far parte di una congregazione che porta tanta luce in questo povero mondo miope e cieco …Sì, Ausilia, tu pensi che noi ci esaltiamo, noi invece dimentichiamo noi stesse per gli altri e per Dio. Però mi piace corrispondere con voi perché avete buone intenzioni, dovremmo essere noi ad aiutare voi, ma non è facile perché voi vi occupate di donne che hanno problemi di cui non ci possiamo interessare; c’è tanta gente che soffre e dobbiamo spargere il seme del Vangelo. Non avete idea di quanto siamo occupate in opere di bene. ……. Che ne pensate? Se potete, rispondete a queste precise impostazioni della nostra vita vocazionale, nel mondo, per il mondo, con chi soffre e ha bisogno di essere illuminato. Auguri anticipati di Natale, suor Agatina
La risposta di Ausilia Mia cara, sono felice della tua felicità. Io però voglio provocarti, a costo di essere scomoda e scansata dalle autorità religiose che proteggono la vocazione delle “figlie”. Certamente i motivi della tua felicità sono buoni, ma non è questo che conta nella scelta vocazionale. Conta anzitutto approfondire ininterrottamente il senso della propria vita in funzione della missione nella terra comune a tutti gli esseri umani, perché tutti ugualmente figli di Dio. Tu parli di tanta sofferenza che c’è nel mondo, ma quando questo pensiero diventa sostanza della nostra vita, allora dimentichiamo - mi pare – la nostra felicità e il bene che facciamo o ci proponiamo di fare. C’è una differenza di impostazione del senso della vocazione tra te e me, che spero non ti sfugga, mia cara sorella. L’espressione “fare il bene” io la sostituirei con il CONDIVIDERE, purché si dia alle parole un significato realistico e concreto. Condividere “non importa con chi”; forse con chi ci troviamo accanto a nostra insaputa o dove meno ci aspetteremmo di trovarlo. Il mistero della chiamata si insinua nel vissuto del quotidiano. A volte una notizia appresa ci scuote dalla nostra certezza di “fare il bene” e ci disincanta da ogni enfasi. Nessuna “posizione vocazionale” va vissuta come stato di vita rassicurante o tale che ci renda felici, fuori dalla preoccupazione di dover cercare-ancora. Finché dura la vita bisogna cercare la pista giusta da cui prendere la mira per volare incontro agli altri. Penso ad una Simone Weil che si imponeva di vivere col salario al più basso livello di un operaio, accanto al quale lavorava alla pari; il sogno della sua vocazione era sperimentare la condivisione in tutto e per tutto. Cosa ben più difficile che lavorare in un dato settore affidato dalla congregazione nella sicurezza che la volontà di Dio si manifesta nell’ubbidienza. Vedi, cara, non si sta mai al posto giusto, quando ci si lascia divorare dal desiderio di incarnazione completa nei bisognosi….. Capisco che tu avrai mille motivi per parlare di vocazione realizzata attraverso la congregazione, e per tutti questi mille motivi hai ragione. Ma lascia un margine sempre più ampio alla sete di una incarnazione mai compiuta del tutto. L’ultimo pensiero: e se il tuo prossimo più bisognoso in questo preciso momento fosse perfino una ragazza disperata per amore e scoprissi che non puoi capirla, ma che le puoi dare solidarietà, uscendo dagli schemi di in facile moralismo colorato di belle parole? So che ti stuzzico. Ma questo mi piacerebbe realizzare nello scambio con le suore. Le mie provocazioni potrebbero valere più di ogni discorso teologico collaudato. Sia tu ed altri come te, sia io ed altre come me, avremmo bisogno di ridimensionarci nel confronto. L’orizzonte si dilaterebbe nella misura in cui sapessimo sedere ad un comune “banchetto”, dove ci fosse posto per chiunque, con o senza l’abito nuziale…... Con spirito di amicizia Ausilia
I vostri commenti: La mia esperienza di ex religioso mi fa accapponare la pelle per questi motivi e per questi toni ho lasciato e contestato lo stato religioso . Mi spiace ma arrivo persino a pensare che sia falsa la lettera , sarebbe meglio , perchè così è davvero raggelante . Altro che buon natale , siamo in quaresima inoltrata. Pier Giorgio Ho letto con interesse la lettera di suor Agatina e mi ha colpito la frase .."perché voi vi occupate di donne che hanno problemi di cui non ci possiamo interessare; c’è tanta gente che soffre...". In particolare quel "possiamo" mi è suonato molto male, e mi domando: chi decide a cosa una/o si debba o non si debba interessare? E' vero, c'è tanta gente che soffre, ma ci sono i sofferenti di serie "b", cioè quelli che non toccano sul vivo l'Istituzione? Joelle
Dal momento che Suor Agatina ha chiesto un parere,
sono felice di poter dare il mio.
Sono contenta che Lei abbia trovato nella vocazione
Spirituale, il senso della propria vita, in fondo è quello che cerchiamo
tutti noi che veniamo al mondo. La lettera però, mi lascia un pochino
perplessa tra le righe, perchè sento una certa presunzione (nel senso più
buono della parola) del proprio ruolo. Se si sceglie la vita contemplativa,
allora è giusto stare in contemplazione, Dio sicuramente ne è felice, se si
sceglie di non essere miope nel mondo, lo si fa a tutto tondo, se si vuole
fare il bene, non ci sono limiti. Leggo anche una certa presunzione nel
ritenersi capace di illuminare gli altri e chi dice che una congregazione
abbia il monopolio dell'illuminazione? La crescita spirituale è molto
personale. Aiutare gli altri, non significa mettersi sul piedistallo e far
cadere l'aiuto dall'alto, tutti noi, prima o poi ci troviamo nel bisogno di
essere aiutati, suore comprese. Per me aiutare gli altri, è un bisogno mio,
non un elargire la mia superiorità. Nella mia scala di valori, non esiste
chi non posso aiutare, bensì la priorità del più grave, qualsiasi fratello
mi trovi davanti, di qualsiasi razza, lingua, colore o religione, non
giudico! Per favore, una botta di umiltà, non fa male a nessuno. Ho la
fortuna di conoscere qualche suora che la pensa come me, Gesù è venuto al
mondo per i più afflitti, anche a Lui rimproveravano di accettare persone
non consone alle regole dei suoi tempi, ma non mi sembra che a Lui
importassero molto i loro giudizi, allora chi siamo noi per farlo?
Cosa significa che dovete spargere il seme del
Vangelo? Non mi risulta che Gesù, li abbia sparsi per tutti, tranne che per
le donne con certi problemi.
Buon Natale e buone feste
Cordialmente MariaM
Molto bene quanto afferma MariaM. Non capisco soltanto
l'ultima frase. Infatti Gesù sparse per tutti semi evangelici, cioè di
annuncio di liberazione, per dar posto al Regno di Dio, e cioè alla vita
permeata dallo spirito di Dio. E questo a prescindere perfino
dall'appartenenza ad una chiesa: Gesù viene a presentare sulla terra il
volto del Padre che è nei cieli: è questa la nostra grandezza: essere figli
di Dio, e come tali, tutti fratelli e sorelle, accomunati dal bisogno di
dare un senso alla vita oltre la vita materiale stessa. Che ne pensi, Maria?,
Ausilia
Si hai ragione, anche a me stonava un po
nell'orecchio, forse una questione di virgole (acc... cosa combina una
piccola virgola) In ogni modo, volevo dire che Gesù ha portato a tutti i
semi evangelici, non ha escluso nessuno. Gesù ci ha fatto comprendere meglio
la nostra identità, nessuno ce la può togliere questa Paternità. Noi siamo
figli del Padre, dovremmo essere il Suo volto per i nostri Fratelli, non
giudicarli!
La nostra vita, è comunione con tutti, almeno ci
dobbiamo provare, ad ognuno di noi, nostro Padre, ha affidato dei doni, per
scoprirli, dobbiamo essere semplicemente noi stessi perchè è dentro di noi
che stanno e nessuno li conosce meglio. Percorrendo la strada del cuore e
dell'amore che troveremo la nostra vocazione e Lui parlerà attraverso ognuno
di noi, nessuno è migliore di un altro se non per merito personale, non
certo per le vesti che indossa
MariaM |