La lettera

 



La lettera


Cara Ausilia, ti scrivo sperando che non mi faccia uscire con le ossa rotte dal dialogo con te. Si capisce, pubblica solo questo pezzettino di lettera:

Riprendo un passo di una lettera scritta proprio da me a suor Eustochia (che ora so non essere tu) nell’ormai lontano 2001

“……………… Dimmi piuttosto come posso farmi santa. Questa cosa almeno la posso fare. Ti saluto. Rispondimi, perché questa posta è l'unica cosa che mi è possibile realizzare …. Edvige”

E suor Eustochia rispondeva: “e poi mi domandi: "come posso farmi santa", ti assicuro che hai bussato alla porta sbagliata. Io da molti anni ormai consiglio a tutte le suore di non mettersi in testa l'idea di farsi sante. Può bastare una donna e una cristiana consapevole: non ti sembra? A me quando sento i sublimi discorsi sulla santità, nasce sempre il sospetto che ciò avvenga in uno stile immolatorio che viene gabbato per volontà di Dio, ma nei fatti è un vero e proprio esercizio di dominio sulle persone. Detto questo, rispetto ogni tuo desiderio… e non intendo per nulla dubitare della tua seria prospettiva evangelica”

Ora, a fine anno 2008, capisco che le parole di suor Eustochia non sono tue. Dire che la voglia di santità sia “nei fatti è un vero e proprio esercizio di dominio sulle persone” è esagerato e sbagliato. Quale potere? E chi lo esercita. Semmai lo sbaglio sta nel parlare a sproposito di santità. Io nel mio piccolo ho capito che la santità può essere frutto della voglia di perfezione, e siccome è irraggiungibile, noi suore ci crogioliamo tanto su questo binario, da dimenticare che forse pensiamo troppo e inutilmente all’ideale di perfezione, perché la facciamo consistere nel fare il nostro dovere di suore, dimenticando che noi suore no siamo persone speciali e quando facciamo il cosiddetto nostro dovere, lo riduciamo alle piccole cose che il convento esige da n. invece il mondo è gande e pieno di bisogni e noi facciamo meno di tanti altri… Esagero? Mi sono fatta prendere anch’io da un abbaglio tutto a modo mio? Su questo faresti ben a dare una risposta meno tranchante di quella di suor Eustochia, ma più comprensibile e utilizzabile. Suor Edvige

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La Risposta

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Non possiamo dimenticare le parole evangeliche. “Siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli”. Ma la domanda si sposta: Che cosa è la perfezione? Ho letto in più parti questa risposta: si tratta di perfezione nell’amore. Ma anche questa risposta mi soddisfa poco, perché entra in gioco il solito concetto di volere o almeno di tendere “al Massimo”. E secondo il mio parere tendere all’amore perfetto è inutile e fuorviante. Perché il volontarismo non c’entra, e non c’entra soprattutto nell’amore. Che è realtà non nostra: se c’è, c’è. Ma, se c’è, bisogna coltivarlo, preservarlo da inutili scorie, nutrirlo di gesti concreti, eccetera.

L’amore cristiano di cui si parla non è il semplice amore per Dio, perché non va disgiunto dall’amore per il prossimo e dall’amore per se stessi. Si tratta, insomma, di non smarrire la bussola conduttrice che mette al loro posto mente, cuore, tutte le facoltà vitali, senza distinzione tra ciò che è spirituale e ciò che è materiale. non c’è un semplice momento in cui l’occasione per dilatare il proprio cuore non ci spinga a fare gesti concreti per amare se stessi in contemporanea con il pensare agli altri e a Dio. Non solo per goderci la vita, ma per poter guardare ad essa con la serenità maggiore possibile, dal momento che si diventa pesanti per sé e per gli altri quando si cade negli estremi o di preoccuparsi troppo di sé o di far preoccupare… ed occupare gli altri.

Esempi concreti che a me personalmente servono tanto: Ho bisogno di aria luce sole gioia contatti e quant’altro? faccio il possibile per concedermi il possibile (scusa il gioco di parole); e se mi manca qualcosa in tal senso, faccio come si fa per i bambini: prometto i biscottini. E appena possibile li do. Si tratta infatti di cose che fanno bene. E quando ho rabbia, malumore, pigrizia e quant’altro di poco buono? Mi arrabbio volentieri e sono felice di scaricare la rabbia, la quale, quando non è frutto di preconcetti, fa bene anche a coloro su cui si riversa, così sanno che non covo dentro. Le altre pigrizie e ripiegamenti, studio come e quando concedermele come un diritto; prendendola così, apparirà subito che il limite è di regola interna a quello che ci si concede: perché dobbiamo trattarci con rispetto come si fa con un asinello, che non si può caricare oltre misura, ma nemmeno bisogna lasciarlo poltrire altrimenti sa dare solo calci.

La santità è, paradossalmente per i benpensanti, seguire la natura, facendo sì che non diventi natura viziata, e quindi innaturale. Esempio: ho imparato a mie spese che innaffiare troppo le piante le fa morire più di quanto non le faccia morire un po’ di asciutto prolungato, ma non mai oltre i limiti.

Perfezione nell’amore? E va bene, purché non si disgiungano mai i tre tipi di amore, per se stessi, per gli altri, per Dio.

Anche se non soddisfo le tue attese, ti assicuro che una buona dose di realismo non uccide mai gli ideali, piuttosto li sostiene.

Ausilia