Il discepolato esercitato dalle suore non ha un riconoscimento ministeriale

 (Dal libro: "Oltre il Nulla")

Un modo di definire la vita religiosa in maniera corretta lo potremmo desumere dalla perorazione finale con cui Livia Turco saluta le suore l’otto marzo ‘96: Evangelizzateci, aiutateci a non amare gli idoli, ad andare in profondità.

Questo invito all’evangelizzazione porta a scoprire qual è l’anello mancante, che darebbe consistenza teologica alla "differenza nell’uguaglianza" in seno al Popolo di Dio: la ministerialità.

Alle suore invece sono affidate funzioni di ogni genere e specie, che le lega ad oneri assidui e gravosi; ma esse in pratica restano collaboratrici affiliate ai preti, anche nei più elevati compiti a cui talvolta sono delegate, senza che mai ricevano un mandato esplicitamente ministeriale. E' assente una chiarezza teologica circa la loro (dei compiti) definizione. Quel che manca nella sostanza è colmato dall’enfasi per una sorta di superdignità! Infatti, la decantata  dall’attuale papa  dignità della donna sembra raggiungere il suo vertice nelle consacrate. Lo confermano le canonizzazioni di sante, in maggioranza assoluta suore; ma si badi bene: sono suore che a loro modo hanno avuto potere, soprattutto se Fondatrici di congregazioni religiose; o che hanno acquistato meriti proprio in virtù della mancanza di potere (il risvolto della medaglia!), data l’occupazione degli ultimi posti.

Ecco invece una delle conclusioni più significative ed interessanti a cui è giunto, lodevolmente, il sinodo sulla vita consacrata del ‘94: la religiosa adempie una "funzione simbolica e critica della società". Lei, si commenta nel testo, mostrerebbe che la vita umana è priva di senso pieno senza relazione al sacro, inteso come esperienza di Dio. La Casa monastica (in realtà ogni Casa religiosa) diverrebbe seminario di edificazione per un mondo da salvare.

Un dato, questo, interessante e che meriterebbe ulteriori sviluppi, propri di una seria ricerca teologica in merito; infatti se la consacrata dà rilievo, col suo essere, a valori opposti a quelli mondani, davvero merita una qualifica che invece è espressa con una serie di attributi di magnificazione, che suonano pleonastici.

Non vogliamo dar luogo ad equivoci di sorta. Le donne (le femministe rivalutate dal papa) sono caute nel valutare il senso da dare alla stessa auspicata ministerialità: non piacerebbe vederla assimilata ad un qualcosa di più che una funzione ecclesiale; cioè la si vorrebbe tale da non costituire un sia pur piccolo grado in un ordine gerarchico di tipo piramidale. Questo ne uscirebbe rafforzato: al contrario le donne (non tutte...) vogliono una Chiesa di uguali.

Ausilia Riggi Pignata