Donne Co-SI


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Dichiarazione d’identità
 

Rappresentiamo la realtà femminile (che gode della collaborazione di una qualificata parte maschile) di persone in vario modo «segnate» da un passato di vita religiosa o da un presente nel quale «pagano» scelte esistenziali legittime.

Non manchiamo di denunciare il sommerso di sofferenze a cui un silenzio ipocrita diffuso toglie visibilità, ma vogliamo spandere sul solco delle prove il buon seme di propositi costruttivi a tutela della dignità personale e a correzione di pregiudizi diffusi sulla propria immagine.

In maniera esplicita ci proponiamo come punto di riferimento per

a) le donne che hanno una relazione segreta con un prete,

b) le mogli di preti,

c) le donne con un passato di vita religiosa.

Consideriamo la nostra causa analoga a quella che conducono i preti sposati, nella differenza delle modalità di comunicazione e di obiettivi da raggiungere.



Caratteristiche del sito

Il sito è improntato ad un ideale etico di maturazione della persona e alla possibilità realistica di non smarrire né la fede né l’incidenza storica della presenza femminile nella società e nella chiesa.

La sua visione è lontana da ogni integralismo e spazia nell’orizzonte vasto di tutto quanto promuove la dignità della persona, sul fondamento di principi saldi, al di là dell’arbitrio e di correnti d’opinione individualistiche e labili. Per questo non vuole rappresentare un raggruppamento avvitato ai suoi problemi e prospettive, ma si apre con una sua originalità a tutte le realtà che vogliono costruire un’umanità migliore.

Accoglie le voci dei soggetti in causa, in qualsiasi modo si esprimano, e suggerisce soluzioni liberanti.



I contenuti concreti dell’impegno

a) Risalire alle cause prossime e remote delle ambiguità comportamentali di tanti preti, che creano illusioni, frustrazioni e sofferenze alle donne oltre che a se stessi, affidandosi ad analisi serie ed informate.

b) Tener conto (pur senza atteggiarci a fustigatori e maestri) di atteggiamenti ecclesiali di fatto emarginanti nei riguardi di chi si rifiuta di vivere la propria vocazione in maniera ambigua o semplicemente conflittuale, nella sottomissione ad obblighi di carattere canonico.

c) Contrastare l’ignoranza religiosa diffusa, propria di un’opinione pubblica – a cui non si sottrae l’élite culturale – che interpreta impropriamente il termine “vocazione” come sinonimo dell’essere-prete o dell’essere-suora.

d) Attivare e valorizzare i carismi delle persone con un passato di vita religiosa, ed aiutarle ad inserirsi normalmente nella società.

e) Evitare uno scontro ideologico e preconcetto con le autorità religiose dando realmente la priorità al dialogo ragionato. Dare cioè ragione alle posizioni ragionevoli e torto a quelle che riteniamo dannose.

Altro…..


Alcune precisazioni identitarie


· E’ ora di dare per scontato che la materia trattata non va rimestata inutilmente con argomentazioni ormai acquisite. E perciò lo spazio che si concede in questo sito alla narrazione di esperienze spesso drammatiche, attinge le sue motivazioni al rispetto per le sofferenze delle persone e alla speranza di contribuire alla loro ripresa morale e spirituale, possibile in tutti i casi.

· La denunzia è parresia (termine biblico che indica la franchezza con cui gli apostoli annunciavano la Resurrezione), non pretenziosa e non supinamente ubbidiente.

· La ricerca di convergenza in questa direzione NON ESCLUDE ogni opinione diversa, purché rispettosa di quella altrui

· Il collegamento con i movimenti di base, religiosi e laici, di preferenza femminili, è da considerare vitale ed utile anche per essi, se contribuiamo ad intraprendere assieme un comune cammino di liberazione.



Nuova fase? Sì perché ci proponiamo di

* avviare un DIALOGO efficace anche con le istituzioni, a condizione che si tratti di DIALOGO paritario e reciproco;

* far crescere la società e la chiesa, smontando l’idea idolatrica dell’eroismo vocazionale. Il cammino sarà lungo e difficile, ma necessario per svuotare i poteri che si reggono su strutture lontane dallo Novità evangelica, o, se vogliamo, per inaugurare una nuova era in cui la normalità non sia misurata con valutazioni pregiudiziali di sorta;

* dare alla parola SERVIZIO il suo significato, la cui verifica è nella visibilità-senza vergogna dei limiti personali, in quanto risorsa per far sprigionare da essi nuove possibilità di espressione creativa. E’ infatti da evitare un’idea di perfezione da esibire come carta di identità per concentrare in sé una sorta di superiorità di diritto e di fatto (la figura del prete alla don Matteo, o della suora eroica da santificare, fanno torto al vero eroismo nascosto dei più);

* costruire una Chiesa dal basso senza pretesa del fai-da-te, nello spirito rivoluzionario e profetico di un Francesco d’Assisi, di una Caterina da Siena, di un Gandhi, di un Martin L. King, di una Ludmilla (vedi bibliografia), eccetera.

* Altro, con l’apporto di chiunque ci dà delle indicazioni e ci offre collaborazione.



Prospettiva alta

* Mirare ad essere nel Femminismo una punta alta che si erge dalla stessa base, da cui si possono vedere in maniera fruttuosamente nuova altre visioni.

* Scoprire che la nostra condizione di marginalità può offrire l‘occasione per guardare il panorama umano da un punto di vista inesplorato.

 


Così scrivevamo 10 anni fa, all’inizio della nostra attività


Col nostro sito intendiamo rivolgerci innanzitutto a tutte le donne, ma non solo, che, ignorando la problematica, non la prendono nella dovuta considerazione o si schierano dalla parte "maschilista" nella chiesa e nella società. Vogliamo liberare l'argomento dall'uso deformato e devastante che ne fanno i mass-media, ridargli dignità di studio e di attenzione rispettosa. E ciò per contrastare la scelta del silenzio da parte dei soggetti in causa, la quale è spesso l'unico modo che esse hanno di rispondere a tante incomprensioni. Così come capita spesso a chiunque sia succube di chi pretende l'omologazione sociale per considerare normali gli esseri umani.



DONNE CO-SI' = contro il silenzio



Questo sito è uno spazio a più voci

tra donne (ed uomini preparati e saggi)



alle quali è negato di parlare liberamente

nella Chiesa cattolica.



Non la parola-contro, ma la parola-per



Chi siamo



Donne con esperienze diverse

che si riconoscono nel problema

di chi non può e/o non vuole parlare

che si aiutano a comunicare

e si avvalgono del contributo di persone competenti



i nostri scopi



fare incontrare i soggetti tra di loro

offrire l'aiuto richiesto per

produrre specifiche iniziative ai fini di

favorire un cambiamento nell'opinione pubblica

e dialogare con chi è disponibile



il nostro metodo

l'ascolto, il dialogo, lo scambio reciproco



A chi ci rivolgiamo

A

1. donne in rapporto con i preti

2. suore ed ex-suore

3. persone interessate alla tematica: "donna-sacro"