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Di tanto in tanto, anche nella mia
comunità, sento che il sincero richiamo alla coscienza diventa, a mio avviso,
tanto prezioso quanto ambiguo. Spesso siamo tutti/e un po’ incoscienti o
incapaci di ascoltare la coscienza, ma nella cultura dell’individualismo oggi
galoppante possiamo anche correre il rischio di ritenere che la nostra
personale coscienza, per quanto illuminata e matura,
sia lo specchio di Dio o che la voce della coscienza sia la voce stessa di Dio
o il Vangelo. La parola di Dio è ancora “altro” dalla più onesta e illuminata
coscienza.
Essa certo può giungerci anche attraverso
la “voce della coscienza”, ma non è riducibile ad essa.
In buona coscienza ogni giorno si compiono azioni terribili: questo ci è ben noto. Ma, se guardiamo la nostra vita quotidiana, è
molto facile vivere in una buona coscienza che, però, non cessa di essere
esposta al rischio di mille
accomodamenti e di altrettante manipolazioni. I “buoni” in genere sono in buona coscienza e proprio questo blocca la loro conversione.
La predicazione della Parola di Dio non ha
forse il compito di smuovere le nostre coscienze e di aprirci orizzonti che non
sono necessariamente inscritti nei territori della coscienza personale? La parola di Dio non è spesso una
rivoluzione delle nostre coscienze, un appello a capovolgere le nostre
coscienze colonizzate?
“Secondo l’educazione che abbiamo ricevuto la
voce della coscienza si identificava con la voce di Dio. Certo questo rimane
anche vero, esiste però un problema a monte che è la
formazione della coscienza attraverso i meccanismi psicologici. Freud ci ha giustamente insegnato a riflettere criticamente
sulla natura del senso di gratificazione o di rimorso che proviamo nella nostra
coscienza. La voce della coscienza psicologica può dipendere da tabù ancestrali e da rapporti infantili tutt’altro che positivi.
Marx ci ha ugualmente insegnato che la coscienza può essere formata in modo da
tenere docili e
obbedienti ...” (A.
Giudici).
Baumann
ci ha documentato in questi ultimi 20 anni i processi attraverso i quali
avviene una radicale colonizzazione
della coscienza. Tutto questo va ricordato non per diminuire il valore
della coscienza, ma per conoscerne i limiti e le interferenze. L’elogio biblico
della coscienza è vero, ma è consapevole dei sui
limiti.
Trovo assai illuminante il messaggio di questo antico
testo biblico:
“Ogni
consigliere suggerisce consigli,
ma c'è chi consiglia a proprio vantaggio.
Guardati
da un consigliere,
informati quali siano le sue necessità
- egli
nel consigliare penserà al suo interesse -
perché non getti la sorte su di te
e dica: «La tua via è buona»,
poi si terrà in disparte per vedere quanto ti accadrà.
Non
consigliarti con chi ti guarda di sbieco,
nascondi la tua intenzione a quanti ti invidiano.
Non
consigliarti con una donna sulla sua rivale,
con un pauroso sulla guerra,
con un mercante sul commercio,
con un compratore sulla vendita,
con un invidioso sulla riconoscenza,
con uno spietato sulla bontà di cuore,
con un pigro su un'iniziativa qualsiasi,
con un mercenario annuale sul raccolto,
con uno schiavo pigro su un gran lavoro;
non dipendere da costoro per nessun consiglio.
Fidati
dell’uomo che
teme sempre Dio,
di cui sai che osserva i comandamenti,
che condivide il tuo modo di vedere:
costui, se inciampi ti aiuterà.
Segui
quel che la tua coscienza ti suggerisce,
perché essa non ti tradisce mai.
In certi
casi ti avverte meglio
di sette sentinelle sulle mura.
E, soprattutto, invoca il Signore
perché guidi i
tuoi passi nella verità” (Siracide 37, 7-15).
(Dal Foglio di Comunità di Pinerolo, con un grazie)