Si prega chiunque a fare una
dichiarazione di intenti
sul proprio impegno circa la tematica che trattiamo
L’ultima folata di vento
che ha investito i preti sposati questi ultimi tempi spinge a mettere insieme
riflessioni e chiarimenti vedi articoli de “La
questione celibataria”).
Ecco
cosa proponiamo noi:
a) far presenti alla chiesa e ad una società lontana dal
percepirne il reale spessore, i motivi di disagio, le attese e le speranze,
nonché l’esplicita richiesta di dialogo circa la collocazione ministeriale dei
preti che hanno disatteso l’obbligo celibatario;
b) dedicarsi alla causa, di natura simile alla prima pur
con le sue diversità, a favore delle donne che avevano espresso con voti, in un
Istituto, la loro totale appartenenza a Dio nella chiesa, e che sono state
indotte a rivedere la prima scelta quando, a contrastarla, sono subentrate
regole e condizionamenti esistenziali, i quali, accettati volentieri da buona
parte dei soggetti, sono apparsi lesivi della libertà personale a chi non riusciva
e trovare in sé motivazioni forti per aderirvi;
c) far emergere dure, innominabili sofferenze di donne
legate sentimentalmente o cadute nella trappola di rapporti clandestini con
preti, i quali, prima di decidersi (decisione che spesso non arriva mai!), oscillano
per lungo periodo tra sensi di colpa, attaccamento alle sicurezze istituzionali
e cinico “indurimento” della coscienza;
d) accompagnare il cammino di liberazione della fede di
ogni credente da una cieca sterile accettazione di canoni ecclesiali, contrassegnati
dai condizionamenti culturali nei quali erano stati prodotti; proponendo la
purificazione della stessa Chiesa dall’uso di forme di coazione, non
giustificate da motivazioni apologetiche di qualsiasi genere.
Altri
suggerimenti per chi desidera il cambiamento della legge celibataria: 1) non
dare un peso di prim’ordine all’innamoramento o alla fragilità dei soggetti
nella tormentata decisione di “uscire”[1]; 2)
non favorire il doppio gioco di volere, da una parte, ritornare nei ruoli
istituzionali rivestiti di sacralità2,
e, dall’altra, di ergersi a severi profeti contro l’istituzione, fino al punto
di agire “come se essa non ci fosse” o come se dovesse ri-fondarsi da
capo a piedi. Due vie, queste, che dovrebbero costituire un coerente doppio
binario su cui muoversi. E cioè bisognerebbe dimostrare-a-fatti il legame
spirituale ed affettivo alla chiesa anche nell’inevitabile aspetto
istituzionale, senza nascondere inevitabili sofferenze che affliggono chi sa di
non dover mai sacrificare la libertà e l’integrità della propria persona. Ed è
giocoforza aggiungere subito che gli atteggiamenti ribelli possono dare
un’immagine falsa della libertà e dell’integrità a cui ci si appella.
Atteggiamenti, perciò, da evitare, non per perbenismo o per malintesa umiltà o
per sudditanza cieca al potere, ma a salvaguardia della propria dignità,
credibilità, autorevolezza. Un solo esempio: dire che le scomuniche sono
soltanto carta straccia e comportarsi sfrontatamente contro ogni dettame della
legge, significa porsi CONTRO di essa e non, come suggerisce una celebre
mistica, OLTRE la stessa.
Si può vivere l’aderenza
alla chiesa, senza decadere in un’ubbidienza servile; abitando spazi di libertà
che si possono trovare in alcuni “luoghi” non clericali, talora anche in altri
che camminano sul filo di lana dell’illiceità, ma accoglienti e non privi di
aspetti profetici. L’importante è, forse, non fare professione di appartenenze
alternative a quella ecclesiale; non sottrarsi al duro peso di confrontarsi con
la bimillenaria istituzione, e in particolare con credenti sinceri, operosi,
assetati di verità. I “luoghi” migliori sono soprattutto quelli che offre la
ricca letteratura di mistici, al di là delle cornici artificiali nelle quali
essi spesso sono inquadrati da autorità ecclesiali, preoccupate di ogni
debordante coraggio profetico. Non sono pochi coloro che, tra tante difficoltà,
sono “rimasti” nell’istituzione, come, per nominare qualcuno tra i più vicini,
don Milani, Romero, Edith Stein, Tonino Bello, Turoldo, donne apostole senza
tonaca. Ma sarebbe bello che si aprissero nuove piste di profezia: perché non
le apriamo noi?
Qualcuno nella
corrispondenza ha accusato una sorta di condanna preventiva nei riguardi di
Milingo. I distinguo che poniamo sono frutto di una scelta a:
a)
FARE
b)
PROMUOVERE un collegamento tra i vari gruppi insieme ai “cani sciolti”,
dal punto di vista terra-terra del con-dividere il pane e di accogliersi
reciprocamente con amorevolezza infinita,
senza steccato alcuno.
Questo,
e solo questo, è realizzabile già da subito, come premessa per volare più in
alto. Con la forza della profezia, in grado di rilanciare il passato verso un
FUTURO tutto da inventare, se si riuscirà a districarlo da strettoie
gerarchiche, patriarcali, ideologiche.
(a. r.)
[1] Se il cambiamento di stato di vita dipendesse solo da innamoramento, si dovrebbe dare diritto di cittadinanza all’instabilità affettiva, causa di tradimenti, di divorzi, di quanto richiede una sana ascetica cristiana.
2 Un cambiamento davvero innovativo dovrebbe proporre la liberazione da tutto il carico di forme di sacralità ben lontane dall’«adorazione di Dio in spirito e verità» che propone il Vangelo.