Un libro
che informa condividendo…
Serena Accascina Polizzi,
Mille volti dell’amore, Edizioni Akkuaria,
Catania, 2005
Recensione di Alessandra Paganardi
Questo studio di Serena Accascina Polizzi, di poco successivo alla raccolta poetica d’esordio, è un excursus tematico nella letteratura europea degli ultimi due secoli e sceglie come bussola l’amore coniugale.
Una bussola coraggiosa orientata ad una tesi di fondo, resa esplicita dall’autrice stessa nella nota introduttiva: che il nesso stretto fra amore autentico e scelta matrimoniale sia, oltre ad un’importante conquista dell’emancipazione femminile, anche condizione necessaria per la felicità di coppia e per il rafforzamento dell’istituzione famigliare. Per questo la dilectio preclusa, conquistata, minacciata o difesa è il "filo rosso" privilegiato dall’autrice.
Un’opera a tesi dunque, ma non per questo dogmatica: anzi, uno fra i suoi pregi è proprio quello di esplicitare la tesi in anticipo, accreditandola sia con osservazioni storico -letterarie, sia con agili considerazioni tratte da esperienze di vita e di lettura. Accascina è infatti capace di un intelligente scambio tra analisi testuale e ragion pratica, come ogni testo divulgativo dovrebbe saper fare. Troppo spesso, invece, divulgazione è sinonimo di superficialità anziché di non facile trasporto del testo in un codice che lo illustri senza impoverirlo.
Un secondo pregio è il tentativo di un approccio davvero europeo alla letteratura, a partire dal grande spartiacque romantico: un taglio ormai prescelto dalla moderna didattica dell’italiano, che Accascina ben conosce per mestiere e per approfondimento personale, ma qui proposto in forma davvero fruibile.
Si coglie quasi in ogni pagina il frutto maturo di un’esperienza di lettura continua e sedimentata, da cui scaturisce uno stile piano e veloce, a tratti ironico ed empatico, soprattutto quando incontriamo scrittrici e personaggi femminili particolarmente cari all’autrice: Lalla Romano, Natalia Ginzburg, Elsa Morante, l’inquieta Marianne di Ragione e sentimento e l’umbratile antieroina Candida di Shaw.
Dopo quest’esperienza di lettura, che raccomanderei ad ogni studente in procinto di accostarsi alla sezione letteraria di un esame di stato, sorge una domanda: trascorso il secolo che ha sancito nello stesso tempo in Occidente libera scelta coniugale e divorzio, siamo certi che la prima sia il preludio migliore, seppur sofferto, ad una nuova stabilità famigliare? Oppure, quasi all’opposto, non è la ricerca prioritaria della felicità di coppia, esaltata dalla dilectio, a contribuire a rendere l’armonia di coppia sempre più difficoltosa?
Ci piace rimanere in quest’ incertezza problematica, suggerita da un libro in grado di stimolare il senso critico del lettore proprio a partire dalle forti convinzioni espresse. Un libro che, oltre ad interessare e istruire, ha il pregio non indifferente di stimolare la riflessione e di conseguenza anche la discussione: in una sola parola, di far pensare.