“L’Amore ordinato, (e già il titolo può essere letto in tanti modi) riguarda il celibato dei preti, una norma che sembra ormai giunta al capolinea.
Cominciare a leggere l’ultimo libro di Giancarla Codrignani e commentare fra me e me: sarebbe da consigliarne la lettura al Papa e a quante/quanti continuano a dar valore ai suoi (ma quelli del suo predecessore erano gli stessi) auspici per un riconoscimento della pari dignità della donna nella Chiesa!
Eppure l’Amore ordinato (e già il titolo può essere letto in tanti modi) riguarda il celibato dei preti, una norma che sembra ormai “giunta al capolinea”, e se leggiamo la prefazione dello storico Alberto Melloni “quello che Giancarla Codrignani offre ai lettori è un racconto delicato anche quando tocca temi delicati”: “storie d’amore ‘vietate’” come sembra se si legge la quarta di copertina? Perché allora prenderlo e leggerlo con attenzione?
Perché Giancarla Codrignani guarda sì a queste storie con grande rispetto ed umanità - anche con emozione quando si accosta ai racconti delle donne - ma il divieto, “la desertificazione affettiva degli ecclesiastici”, lo guarda non come un diritto negato - come spesso viene fatto da chi affronta il problema - piuttosto come la cartina al tornasole del rapporto Chiesa/donna.
“Sono proprio le donne che non si dovrebbero amare, e non a causa dell’amore, ma del loro essere donne. E’ perché ci sono le donne che esiste il celibato”. Ancora: “Il celibato non è destinato a cadere finché se ne discute la singola norma. Occorre prima - e insieme - ragionare sullo statuto della donna nella Chiesa. Sono, infatti, la costruzione dell’ideologia di ‘natura della sessualità’ e il pregiudizio che l’uomo sia l’unico paradigma dell’umano (... ) che debbono essere messi in questione prioritariamente”. Il racconto “delicato” diventa , allora, in realtà un’analisi puntuale, ricca - come sempre nei libri dell’autrice - di riferimenti a documenti teologici e prese di posizione ecclesiastiche, dello scarto fra norme canoniche ed esperienza e sapere delle donne: un’esperienza ed un sapere in cui corpo, mente ed emozioni sono compresenti anche quando fanno “teologia”, interrogando/si non soltanto sul senso del sacerdozio che le esclude ma anche su un immaginario divino che non le rappresenta.
Quale credito può
aspettarsi il “genio femminile” se non si riparte da qui? se