"VALORI NON NEGOZIABILI", NUOVA FORMA DI OPPRESSIONE DELLE DONNE. UN LIBRO DI PAOLA GAIOTTI
La secolarizzazione della modernità oltre le forche caudine
di relativismo e "principi non negoziabili", ovvero la storia di una
liberazione complessa come antidoto alle nostalgie misogine - e assai
poco etiche - della cristianità perduta. È quella raccontata da Paola Gaiotti de Biase – esponente del cattolicesimo democratico
e storica del movimento delle donne e del movimento
cattolico – nel suo Vissuto religioso e secolarizzazione. Le
donne nella "rivoluzione più lunga" (Edizioni Studium,
Roma, 2006, pp. 208, euro 20).
Nel libro, il rapporto tra fede e modernità è
ripercorso con rigore storico attraverso due secoli del vissuto femminile
(dall'età della Restaurazione alla Chiesa del post-Concilio fino ai nostri
giorni). Vissuto femminile che da un lato assume pian piano dentro di sé il
valore illuminista dell'autonomia personale e, dall'altro lato, incarna – prima
implicitamente e poi nella seconda metà del ‘900 esplicitamente
– quella critica interna alla modernità dell'io-onnipotente e maschio che,
specialmente con la teoria della differenza, riprenderà anche alcuni elementi
della critica religiosa al monismo dell'io occidentale secolarizzato. Ma l'io misura di tutto – avverte Paola Gaiotti
– "non rende ragione del significato anche autenticamente liberatorio, di
fatto irrinunciabile, della modernità". Una liberazione che ha segnato
definitivamente l'avvento di una nuova cultura della persona, non più
condannata ad un ‘ruolo' sia di genere sessuale che di
posizione sociale. A tale riguardo, Gaiotti rileva
come il processo di differenziazione della donna dai modelli culturali imposti
costituisca proprio la chiave di lettura di quanto sta accadendo intorno alla
percezione collettiva della secolarizzazione, ormai sempre più ingabbiata nella
vulgata – cattolica e no – che la identifica con la deriva culturale di un'Occidente ‘senz'anima'.
La fuoriuscita, in particolare delle donne, dall'ordine mentale costituito ha
scatenato di fatto una lenta reazione che tende ora a
perpetuare vecchi modelli – quelli della cristianità patriarcale – sotto le
mentite spoglie della difesa di valori ‘non negoziabili'.
"Proprio il mutamento della figura femminile, che è uno degli effetti a maggiore
valenza liberatoria del processo di modernizzazione, ha costituito invece –
sostiene l'autrice – come lo stimolo più drammatico per il ritorno a una visione pessimistica del mondo moderno e dei suoi
processi Questa tesi è rafforzata anche dall'enfasi sulla famiglia e sulla
sessualità, assunte troppo spesso come i segnali catastrofici di un tradimento
collettivo, assai più di quanto non lo siano stati i fenomeni del progressivo
scadimento della politica e dell'etica civile, lo strapotere dell'economia e
della finanza, la povertà dell'investimento culturale, gli effetti dirompenti
di una comunicazione mediatica governata col massimo
della spregiudicatezza etica". E dietro questa enfasi
sulla morale sessuale traspare la nostalgia di "quel passato nel quale la
famiglia doveva rappresentare, attraverso le donne, il luogo della costante
ricostruzione dei valori"; una nostalgia "astorica"
perché è da dimostrare che le famiglie di ieri siano state davvero luoghi
"di intatta moralità" e "di identità serene".
Il confronto – sottolinea Paola Gaiotti
– fra "il carattere tassativo, recentemente definito ‘non negoziabile', dei principi legati alla famiglia e alla
vita, e quella che appare almeno un'apparente tolleranza sulle questioni
dell'etica civile, dalla legalità alle forme di esercizio del potere",
"ha fatto parlare qualcuno, non a caso un giudice impegnato nella lotta
contro la mafia, di una sorta di ‘relativismo etico nella Chiesa'"
(il giudice è Roberto Scarpinato, oggi Procuratore aggiunto di Palermo e noto
per aver svolto la funzione di Pubblico ministero nel processo contro Giulio Andreotti; per la sua analisi sul relativismo etico nella
Chiesa cattolica v. Adista n. 88/05 e n. 26/06, ndr). Un relativismo segnato dalla "diffidenza nei
confronti delle donne", nonché dalla
"illusione di poter e dover governare questo terreno del privato col
rigore classico del paternalismo esercitato da sempre dai maschi contro le
donne, mentre sul terreno del pubblico le relazioni restano governate con la
logica del realismo" o, al limite, dello "scambio". (Mariarita Rendeù)
da Adista 33672. ROMA-ADISTA, 87 del 2006)