Idee rivoluzionarie
da mettere in atto
subito
Le persone che lavorano in questo sito hanno espresso più volte idee “rivoluzionarie”, non perché (come si vorrebbe da alcune/i) lanciate come sfida ad un presente immobilizzato, ma perché POSSIBILI QUI ED ORA. Non sappiamo chi le abbia recepite, nemmeno se guardiamo ai più direttamente interessati. Ma abbiamo imparato, a nostre spese, che le vie di Dio non sono tutte dritte, e che “curve sono le vie della verità”. Perciò vorremmo che le nostre proposte fossero prese in considerazione, in quanto da mettere-accanto a quelle a cui siamo abituati e, se accolte, da far-crescere.
Cosa è possibile realizzare qui (non nell’altra vita) ed ora (non alle calende greche)?
Non ripetersi: Suona davvero strano sentire, leggere, dimostrare, testimoniare… contenuti che non aggiungono nulla a quanto è già stato sentito, letto, dimostrato, testimoniato…: di nuovo c’è appena qualche elemento marginale, utile a fare gossip. E’ stato detto tutto sul celibato obbligatorio, sulle penalità riservate a chi non l’accetta, sulla necessità di un vero dialogo, sui bisogni materiali elusi, eccetera. Sulle suore, poi, c’è un’infinità di libri ricche di varianti, utili a dare l’illusione della novità.
Siamo giunti ad un tempo in cui vale la pena fare una seria ricognizione del già detto; per citarlo, per utilizzarlo, per renderlo accessibile a molti, per rilanciarlo IN ALTRO MODO. Sì, sarebbe già cosa nuova non ripetersi!
Le donne: Vogliamo incoraggiare le donne a parlare di sé in prima persona, MA SOPRATTUTTO SENZA L’INFLUENZA DOVUTA ai luoghi comuni maschili. Chi ha tentato di far conoscere le VERE sofferenze femminili più laceranti ha sudato più camicie per ottenere DALLE STESSE esperienze che erano state ricacciate nell’inconscio. Ci sta provando questo sito a dar voce a chi suggella le sofferenze in un silenzio omertoso; e così qualcuna parla, il più delle volte perché sa di potersi esprimere confidenzialmente e per giunta nel rispetto dell’anonimato. Dietro di loro è pronta a scattare una terribile punizione, una minaccia, proveniente proprio dall’amato, il quale fa capire chiaro e tondo che bisogna NASCONDERE TUTTO, PENA L’ABBANDONO (ALTRO)! E’ chiaro che dietro il prete agisce stretto dalla morsa dell’Istituzione… Dagli altri non direttamente interessati, una povera mail piena di angoscia, scritta da una ragazza innamorata e delusa dal suo prete, viene accettata come uno sfogo, un piagnisteo, una debolezza. Ne concludiamo che, se anche lei non dice nulla di nuovo, è già una cosa nuova che parli, e che parli in prima persona.
Rinnovarsi autonomamente: a) Rispetto alle concessioni, benevolenze, aiuti
di parte ecclesiastica, auspicabili in mancanza di meglio, conta di più quel
che si potrebbe fare «da e tra noi» con le nostre povertà
solidali. b) Percorrere vie faticose ed incerte, senza protezioni dall’Alto,
significa farsi propositivi per una chiesa rinnovata: non verrà mai nulla di
buono dal chiedere e chiedere, pretendendo il dialogo con atteggiamenti
sferzanti. Noi dovremmo essere e presentarci come parte viva della missione in
virtù del nostro essere, e del metterci, prima di tutto, a servizio gli uni
degli altri; c) sarebbe cosa ottima liberarsi dal desiderio di rientrare nei
ranghi, di riacquistare a pieno titolo la status
dell’ordinazione presbiterale. Qual è l’essenza del Vangelo di cui parliamo
eloquentemente, magari rimproverando la chiesa di averne perso il senso, se non
un’umile sequela, senza il riparo di un tetto, senza doppi calzari e senza doppi vestiti? Se volessimo realizzare un
programma di severa povertà, allora sì che saremmo pro-fetici. Perché
non impariamo a tesaurizzare la nostra condizione di emarginati
nella chiesa per farci chiesa povera, evangelica, missionaria? Chi scrive
non teme accuse di seguire una via rinunciataria. Ma
come si può essere esigenti con la struttura ecclesiale senza esserlo con noi
stessi/e? In sintesi : non
rimpiangere nulla del passato per guardare al futuro, nel quale ci sia una
chiesa rinnovata alla luce dello Spirito.
La questione del sesso: Accusati di aver «lasciato» l’esercizio
del ministero per motivi direttamente o indirettamente connessi al sesso, i
preti non mancano di fare sacrosante analisi sulla
sessuofobia della Chiesa (che le ha ereditate da parte pagana). Ma vogliamo dare una sterzata nella direzione giusta?
Mostriamo di amare una sana laicità; e cioè tale che
non si definisca per contrapposizioni. La miglior risposta all’accusa ingiusta
di avere scelto la via comoda è quella che verrà dal nostro modo di realizzare
la via del “Regno”. Le tesi da portare avanti potrebbero riguardare a) la santità del
matrimonio; b) un ministero di autentico servizio (senza potere), ugualmente
svolto da parte maschile e femminile; c) il rispetto per la donna, tradotto in
spazio di libertà personale in controtendenza con la retorica della sublimità
del femminile.
Il celibato sarà una scelta libera quando maturerà concretamente una simile impostazione della questione celibataria.