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“Non ti curar di loro, ma guarda e passa…”
di Nadir Giuseppe Perin *
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Ho la sensazione che la frase riportata a titolo di queste mie riflessioni sui sacerdoti senza ministero, rispecchi, molto spesso, il “silenzio tombale” che circonda la loro vita dopo che, per una o per mille sofferte ragioni, hanno lasciato l’esercizio del loro ministero. I giornali, a volte, mettono in prima pagina la notizia del loro abbandono, ma solo per catturare l’auditel , stuzzicando la curiosità morbosa della gente sulla “sessualità del prete”. Ma poi ?...Chi si interessa più di loro una volta usciti fuori dall’istituzione “Chiesa”… Persa la loro condizione ecclesiale di “chierico” ? Chi dà loro una mano per superare le grandissime difficoltà che incontrano, per inserirsi nella società, trovare un lavoro ed affrontare la vita con una certa serenità e dignità ?... Nessuno. Si spengono le luci…gli amici se ne vanno… e tutto quello che, fino a quel momento, aveva costituito la loro vita ed era stato il fondamento della loro certezza per il futuro, svanisce nel nulla. Ho scritto un libro dal titolo “ Uomini senza collare – sacerdoti senza ministero”, edito dalla Casa Editrice EdUP (Via del Corso 101) – Roma - proprio per rispondere ad una domanda che continuamente mi risuona nella mente : Che cosa si potrebbe fare di più e di meglio affinché anche questi “uomini senza collare”, sparsi nelle varie comunità diocesane del mondo che quasi sempre devono vivere tenendo sotto silenzio il loro essere sacerdoti, possano partecipare in modo attivo alla vita del popolo di Dio, in modo confacente alla loro nuova condizione di laici, svolgere nella Chiesa quegli uffici che anche i laici possono svolgere quando a questo sono chiamati perché giudicati preparati dall’autorità competente ? Che cosa si potrebbe fare nella Chiesa del Terzo Millennio perché la loro presenza, da scomoda ed ingombrante per molti vescovi, sacerdoti e laici, potesse diventare per tutti i vescovi, sacerdoti e laici un dono prezioso di Dio da valorizzare per la costruzione del Corpo Mistico di Cristo ? E’ raro trovare nei vari giornali, sia di indirizzo cattolico, come in quelli di indirizzo editoriale marcatamente laico, ma che spesso riportano anche il contenuto di convegni, giornate di studio di un certo rilievo, organizzati dalle varie conferenze episcopi regionali, per trattare i vari problemi della Chiesa locale, regionale o nazionale, qualche traccia di questa particolare situazione di abbandono e di emarginazione nella quale si trovano, quasi sempre e per lungo tempo, gli “uomini senza collare”, cioè i sacerdoti senza ministero - sia a livello di chiesa locale, regionale, nazionale o mondiale. Mi sono sempre chiesto il perché di questo ostinato silenzio, soprattutto da parte di chi ha la potestà e la responsabilità del ministero per la comunità ecclesiale… ma è difficile avere delle risposte… E quelle che si danno, rispecchiano quasi sempre il Codice di Diritto Canonico… quasi mai lo spirito di amore, di misericordia del Padre di cui ci parla Luca (15, 11-32) nella parabola del Figliol prodigo. E per non andare troppo lontano, ho la sensazione che questa posizione di “assoluto silenzio” da parte della Chiesa, di fronte al problema dei sacerdoti che hanno lasciato l’esercizio del loro ministero, alberghi anche nella mia Regione Abruzzese che da un punto di vista di giurisdizione canonica, comprende in totale sette diocesi: L’Aquila; Pescara-Penne; Chieti-Vasto; Teramo-Atri; Avezzano; Sulmona-Valva; Lanciano-Ortona. I vescovi e gli Arcivescovi, pastori in queste sette diocesi abruzzesi sono riuniti nell’Organismo chiamato CEAM (Conferenza episcopale abruzzese e molisana). Le Diocesi del Molise sono quattro: Campobasso-Boiano; Isernia-Venafro; Termoli-Larino; Trivento. Il giorno 30 agosto 2005, presso la struttura “Oasi dello Spirito” a Montesilvano Colle (PE) si è tenuta una giornata di studio, proposta dal Centro pastorale regionale, per tutte le Diocesi d’Abruzzo (7) e del Molise (4). All’iniziativa hanno aderito sette Diocesi su undici: alcuni presuli hanno declinato l’invito. Accanto ai sette vescovi che hanno partecipato, c’erano anche settecento operatori: membri dei vari Consigli Presbiterali, dei consigli pastorali diocesani e dei Direttori degli uffici Pastorali. Lo scorso anno si era discusso attorno al tema della “parrocchia”, mentre il tema proposto ai convenuti, quest’anno, è stato quello delle “ Chiese d’Abruzzo e Molise a quarant’anni dalla Lumen Gentium”. Le finalità della giornata di studio miravano a dare uno sguardo d’insieme al cammino fatto in questi anni per ringiovanire il volto delle Chiese Abruzzesi e Molisane e meglio corrispondere al disegno del loro Fondatore. Il dibattito ha cercato di scoprire la primavera della Chiesa…una rivoluzione ispirata al rinnovamento ed alla diffusione del Vangelo nel mondo ed al dialogo con la società moderna. Il Vescovo di Chieti-Vasto, Mons. Bruno Forte, invitò tutti a non procedere più sul doppio binario vescovi-sacerdoti attivi da un lato e fedeli inerti dall’altro, come nel Medioevo, quando i laici venivano chiamati bestie. La missione dei laici si esplica, oggi, sul piano dell’essere e si concretizza nell’irradiare la gioia del Vangelo. Non bisogna navigare da soli nel mare del mondo, ma occorre una comunione viva ed impegnata nella solidarietà. E’ stato rilevato come I sacerdoti devono evitare l’isolamento, i laici vanno adeguatamente formati. I Vescovi ed i preti sono come i direttori d’orchestra, ma non devono sostituirsi ai musicisti. Molte sono state le domande alle quali si è cercato di dare una risposta: - “Gli organismi aperti ai laici – consiglio presbiterale, affari economici, pastorale – sono presenti in tutte le realtà ? - I laici sono consapevoli di essere corresponsabili nella Chiesa? - Molte delle nostre chiese non sono, forse, più attrezzate per una vita amministrativa, piuttosto che per una possibilità di dialogo, di comunicazione, di comunione ? - Qual è la concezione di Chiesa che emerge dal Concilio Ecumenico Vaticano II, espressa nella Costituzione “ Lumen Gentium”? Mons. Bruno Forte focalizzò la
risposta nel definire la Chiesa come un popolo radunato nell’unità
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
In questi tre no e tre sì si esprime un popolo di cristiani adulti, liberi e fedeli al Cristo, capaci di farsi volto dell’amore trinitario fra gli uomini. Inoltre, se La profezia della Patria insegna alla Chiesa a relativizzare le grandezze di questo mondo, a farsi perciò coscienza evangelicamente critica della prassi storica. Ma in questo contesto ecclesiale,
sopra descritto e secondo il quale si dovrebbe svolgere la vita del popolo di
Dio ed attuare l’impegno di ogni battezzato, quale accoglienza hanno i
“sacerdoti che nell’entusiasmo della loro giovinezza, seguirono la chiamata
di Dio, ma che, in seguito, di fronte alle numerose difficoltà incontrate
lasciarono l’esercizio del loro ministero ? E, con la dispensa della Santa
Sede si sono sposati ? In altri
parole, nonostante che Quanto sono i sacerdoti che nelle varie diocesi abruzzesi hanno lasciato l’esercizio del loro ministero ? Come vivono ? Ci sono ancora dei contatti tra il loro Vescovo della Diocesi d’incardinazione, oppure no? C’è qualcuno che li segue nel loro nuovo cammino non facile ? Qual è il rapporto che i confratelli hanno nei loro confronti? Che cosa viene fatto per un loro inserimento attivo nella parrocchia ove hanno stabilito la loro residenza con la loro famiglia ? Perché nei loro confronti, da parte degli stessi Vescovi e dei confratelli, non si cerca di attuare un loro inserimento attivo nella vita della Chiesa, a livello parrocchiale, trascorso quel tempo necessario ad un loro buon inserimento nella vita civile della comunità e sufficiente per dimostrare non a parole, ma con la vita che si tratta sempre di un sacerdote che – pur avendo chiesto ed ottenuto di lasciare l’esercizio del suo ministero – è profondamente inserito nella storia degli uomini; di un credente maturo nella fede perché continua a vivere la sua professionalità- sacerdotale (anche se in forma “nascosta” ) con serietà e competenza, senza arrivismi e disimpegni ; di un uomo capace di coltivare relazioni vere con tutti, perché persona capace di rapporti con gli altri; sensibile a conoscere e capire i problemi e fenomeni che caratterizzano la cultura civile e religiosa di oggi; capace di confronto con ogni situazione, senza rigidità o faciloneria; ricco di virtù civiche che lo fanno agli occhi degli altri, una persona che manifesta una viva sensibilità sociale. Perché non chiamarli a svolgere quegli uffici, ai quali anche i laici possono accedere od essere chiamati, quando sono ritenuti a ciò preparati ?..... Certamente le reazioni e le implicazioni psicologiche per eventuali cambiamenti saranno tante. Infatti, l’uomo, in ogni momento della vita è chiamato a fare tanti ed inevitabili “adattamenti dell’io”. E’ una specie di manovra psicologica, attraverso la quale, spesso ci sforziamo di evidenziare al massimo gli aspetti positivi dell’ambiente in cui viviamo e di minimizzare quelli negativi. Ma, dietro a tutti i cambiamenti c’è sempre la minaccia di un trauma emotivo che potrebbe privarci della pace dello spirito, perché in genere ogni cambiamento ci priva di qualcosa e la sostituisce con un’altra cosa che non abbiamo ancora sperimentato. Quando siamo obbligati a privarci di un elemento della realtà che ci circonda, al quale ci eravamo sforzati di adattarci, troppo spesso non ci sentiamo sicuri di adattarci con uguale misura alle nuove persone, situazioni o avvenimenti che stanno per entrare nella nostra vita. Questa incertezza si esprime ordinariamente nel sentimento indefinito, spiacevole, più o meno intenso, chiamato “ansietà” che gli psicologi annoverano tra le “emozioni penose e dolorose”. Tuttavia, quando avvengono dei cambiamenti, molto dipende da chi ne è coinvolto. A soffrire ne è quasi sempre chi è passivo, chi resiste ed agisce solo perché è costretto, mentre chi accetta il cambiamento con un atteggiamento positivo perché considera il bene che spera di trarne, allora si trova soddisfatto e contento. Come prepararsi ad un graduale coinvolgimento anche del sacerdote-sposato nel ministero sacerdotale ? Al termine di queste mie riflessioni non posso che fare mio quanto S. Paolo scrisse a Timoteo : “rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Gesù cristo Signore nostro, perché lui mi ha giudicato degno di fiducia, chiamandomi al ministero: io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore ed un violento. Ma mi è stata usata misericordia… Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io… Per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, ad esempio di quanto avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna” ( 1Tim 1,12-17). E’ necessario, allora che ogni cristiano, sia laico che chierico, impari, nel breve tempo della propria storia terrena, a chinarsi sui mille volti dell’uomo e della donna, scoprire in essi, nel povero, nell’ultimo, nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nell’ignudo, nell’infermo e nel carcerato, anche nell’ “uomo senza collare” ( cioè nel sacerdote-sposato), in chi è senza speranza e cerca un senso per la sua vita, in chi sta nelle tenebre dell’errore ed aspira alla verità, in chi è sommerso dal peccato ed ha bisogno della vera libertà, il volto del Signore Gesù Cristo che è il volto più bello tra i figli dell’uomo”. Se è vero che deve passare molto tempo affinché il piccolo seme contenuto in un’idea possa portare i suoi frutti, è altresì vero che per poter germogliare, questo piccolo seme ha bisogno di trovare in tutto il popolo di Dio un terreno fertile ed accogliente e nella gerarchia della Chiesa, delle “persone profetiche” e coraggiose, capace di amare l’essere umano, anche se limitato e debole, con la stessa freschezza dell’amore di Dio, come il padre nella parabola del figliol prodigo. Chi volesse mettersi in contatto con me lo può fare al mio indirizzo di posta elettronica: nadirgiuseppe@interfree.it Giuseppe ---------------- * Sacerdote-sposato, con dispensa, da quarant’anni : laureato in teologia dogmatica presso l’università Pontifica dell’Angelicum in Roma, specializzato in Teologia morale presso l’Università Lateranense –Accademia Alfonsiana di teologia Morale; Diplomato presso la mental Health Division di Toronto in Psychiatric Nursing Assistant; specializzato in scienze psico-pedagogiche presso l’Università di Magistero dell’Aquila.
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