03/12/06: La
trasmissione di Canale 5, MATRIX, ha avuto due protagonisti: mons. Milingo (un’ora)
e Padre Cantalamessa (un’altra ora).
Raccogliamo alcune impressioni di
nostri collaboratori
1)
Milingo canta la messa.
di E. Miragoli
Oltre 1 milione di
spettatori ha seguito Matrix, il format di Canale 5
condotto da Enrico Mentana, dove Mons.cEmmanuel Milingo, arcivescovo emerito di Lusaka
e sposo di Maria Sung, ha
risposto al fuoco di fila delle domande di "mitraglietta" che, nella
seconda parte, ha incontrato P.Raniero
Cantalamessa, cappuccino, teologo patristico.
Il tema era...già...quale era il tema? Il celibato del
clero? La disobbedienza al Papa? Le prospettive per una nuova chiesa?
Riesce un po' difficile sintetizzare quello che in due ore di trasmissione è
stato detto perché si è parlato di tutto: della vita di Milingo,
del suo essere esorcista, del matrimonio, della segregazione a Zagarolo, del rapporto con
Milingo, dapprima compassato, si è animato nel corso
della trasmissione, soprattutto quando ha descritto il
suo rapporto con il Vaticano; Cantalamessa, sempre
serafico, ha esposto - senza mai essere contraddetto - il pensiero della
teologia ufficiale.
Mentana ha scelto il taglio del giornalismo di presentazione: ha dato uno
spazio a Milingo ed eguale spazio
a Cantalamessa. Ha cercato di formulare domande più o
meno uguali ai due intervenuti con lo scopo che fosse
il telespettatore a farsi un'idea del problema.
Io mi sono fatto un'idea sola: aveva ragione Gesù.
Milingo, ad un certo punto, ha parlato di unità e
comunione. Cantalamessa pure.
Entrambi hanno richiamato la grande paura che ebbe Gesù: la disunione. Nel Vangelo di Giovanni egli prega,
accoratamente: "Ti prego, Padre. Che essi siano uno. Come tu, Padre sei in me, ed io in te, fa' che essi siano perfetti nell'unità perché il
mondo creda che tu mi hai mandato e li hai amati, come ami me".
Gesù ebbe paura due volte nella sua vita: nel Getsemani (pregò il Padre di allontanare quel calice amaro)
e quando vide i contrasti possibili nella sua comunità. Nel primo caso, superò
la paura andando incontro alla morte di croce. Nel secondo caso, supplicò il Padre.
E non fu esaudito. Quasi subito ci furono le divisioni: chi
diceva che per essere cristiano occorreva prima essere ebreo, farsi
circoncidere e poi battezzare. Chi diceva che Gesù
è un uomo che fa finta di essere Dio o un DIo che fa
finta di essere uomo (docetismo, arianesimo, nestorianesimo, ecc.). Chi diceva che Pietro non era capo
della chiesa, ma un primus inter
pares (da qui: scomuniche fra papi di Roma e
patriarchi di Costantinopoli e scismi). Sto andando molto a volo d'uccello:
protestantesimo, anglicanesimo, calvinismo, evangelici,
chiesa di Valdo e via elencando, sono tutte espressioni storiche della
grande paura di Cristo.
Questo è il punto, la mancanza di unità.
Milingo e Cantalamessa
hanno esposto le loro tesi.
E procedono divisi verso la meta.
Verso l'unica meta: Cristo.
Verso quel Cristo che li vuole uniti e ha pregato per questa unità.
Entrambi certi di essere nel giusto. Entrambi certi di fare una cosa buona.
Entrambi certi di agire nel suo nome.
No. La messa cantata a Matrix non mi ha convinto. I
due officianti hanno celebrato due riti diversi, quasi come due politici che debbono convincere gli elettori sulla bontà di una scelta
elettorale. Alla fine della trasmissione mi sono chiesto, con Lui:"Ma il Figlio dell'Uomo, quando verrà, troverà ancora
fede sulla terra?"
2)
Cosa ho colto
immediatamente
di Joelle
Cerfoglia
Milingo, mattacchione e troppo teatrale. Ha ragione Cantalamessa a dire che i preti sposati non fanno un grande
affare a farsi rappresentare da lui. Ho l'impressione
che Maria Sung sia solo una pedina. Che non
mi venga a raccontare che l'ha sposata per amore! Milingo
non ha vissuto il travaglio di un prete che si innamora
e vuole sposarsi... Avrà avuto altre difficoltà quando fece atto di pentimento,
ma
Cantalamessa... manieroso e arci-diplomatico. Giusti alcuni concetti su
Milingo.
Per quanto riguarda il celibato si
mantiene sul filo del rasoio, non mancando però di far notare le
"minacce" che incomberebbero sulla chiesa nel caso in cui si abolisse
il celibato obbligatorio: preti divorziati, preti con figli drogati, ecc..., la mancanza di tempo per dedicarsi alle
"anime".
Lama a doppio taglio: Nei paesi
poveri farebbero tutti la fila per farsi preti!... Perché
é LO STATUS E IL BENESSERE ECONOMICO!
In definitiva fare il prete
conviene. Niente vita affettiva, ma vuoi mettere i benefici, la carriera, e chi
più ne ha più ne metta? Allora la domanda nasce
spontanea (ma mica a tutti). Perché il prete deve
avere questi benefici, quando Cristo non aveva una pietra dove posare il capo?
Non sarà che più che la questione celibataria,
ci sia da rivedere la questione clericale?
Punto
donna: le donne devono ritagliarsi i
loro spazi, non ambire il sacerdozio. E poi le donne che hanno fatto voto di castità! Le abbadesse del medioevo erano vere e proprie manager… Adesso
possono esserlo tutte le donne, ma allora le grandi
opere erano solo femminili e caste.
E via cosi....
Insomma il celibato
è un valore che esalta il matrimonio. Perché Cristo lo ha consigliato
ma nessuno è obbligato. O lo sceglie oppure no. Insomma o uno si sposa o si fa prete...
3) Paolo Farinella, prete
Ne ho
visto un pezzo, ma poi non ho retto e siccome sono stanco delle morte parole,
ho preferito leggere un paio di articoli.
Mi
colpirono alcune cose dette da Milingo che sono sacrosante, ma che in bocca a lui diminuiscono di
intensità e di valore. Quest'uomo che cita Dio ogni mezza parola (non nominare
il Nome invano!!!!) ha la forza di svilire problemi di
delicatissima portata. La mia impressione è che Milingo
abbia approfittato di una situazione per "mettersi alla testa di"...
150 mila preti sposati o non più esercitanti. Mi pare che lo scopo sia il
ricatto. Non so se hai colto le velate minacce che ha detto, per es. quando dice di temere per la sua vita venendo in Italia.
Fin qui Milingo. Poi viene Cantalamessa
che è tutto un programma.... (nomen
omen!).
Sono
convinto che la partecipazione di Recita-la-messa sia
stata concordata sia con
Credo che
con questa trasmissione il Vaticano abbia voluto sondare e preannunciare che il
discorso sarà riaperto, ma sarà lento e per gradi: si comincerà forse con un
sinodo, che potrebbe arrivare a stabilire la possibilità dei viri
probati. Poi si vedrà.
Le
ragioni apportate da .la-messa mi lasciano di stucco: un prete potrebbe
divorziare, un figlio/figlia potrebbe drogarsi, le
offerte della gente alla famiglia, insomma, la disponibilità di tempo, ecc. ecc. ecc.
L'importanza
della trasmissione comunque sta tutta nel fatto che
per la prima volta il Vaticano manda il predicatore ufficiale del papa in
avanscoperta a dire che la gerarchia è preoccupata e che cercherà di mettere
una pezza.
Hanno una fifa da spavento
che Milingo raccolga attorno
a sé tutti i preti non officianti. MI auguro che questi amici si rendano conto
che Milingo serve solo la sua ambizione. Non credo
che sia la via giusta perché il criterio che il fine non giustifica mai i
mezzi, vale anche in questo caso.
4)
Risposta di Joelle a Farinella
Mi trovi assolutamente d’accordo.
Alcune cose dette da Milingo sono sacrosante, ma fatto sta che si discetta sempre su celibato sì-celibato no; non si va a fondo del problema! Il problema del SACRO! Del prete superuomo
che è Cristo in terra e di cui la gente credente (e non) ha terribilmente
bisogno!
E qui il Canta... si è tradito! Hai ascoltato
quando ha detto: Se non ci fosse il celibato, nei paesi poveri
sai quante vocazioni ci sarebbero? Perché accorrerebbero tutti per migliorare
la loro posizione economica, nonché lo status sociale.
E sì che il Figlio dell' uomo non ha una pietra dove
posare il capo!
Se il prete fosse un laico come
tutti quanti, con il carisma della predicazione (ossia non fosse il fac-totum
parrocchiale, baby sitter, organizzatore di feste
parrocchiali, visitatore di infermi, benedicente di
case, negozi, ecc...) forse in quel contesto potrebbe (ma lo potrebbe anche
adesso, visto che in oriente lo fanno! Ma come fanno? Cantalamessa non lo dice) occuparsi di famiglia e gregge.
Veramente in quella trasmissione,
a parte Milingo e ... la messa, ci sarebbe
dovuto essere un contraddittorio con dei soggetti chiamati in causa, cioè i
preti sposati e mogli (possibilmente parlanti entrambi).
Do atto a CLMessa
che ha centrato il problema Milingo e
preti sposati. E cioè che dovrebbero evitare di farsi rappresentare da lui! E poi, che cosa rappresenta fare tutto questo rumore su
una istituzione che dice di non condividere? CHIESA SESSUOFOBA, CHIESA
ARRETRATA, CHIESA CLERICALE... e chi più ne ha più ne metta, e poi?.... SE CI RIPRENDONO INDIETRO CON MOGLIE E FIGLI DANDOCI
QUALCHE PARROCCHIA SIAMO CONTENTI! E come se io, vengo cacciata da una
azienda che maltratta i propri impiegati. Racconto peste e corna di questa azienda, e poi prego perché mi riassumano alle loro
dipendenze! Non è da manicomio?
5) Le riflessioni di
Fausto marinetti
Basta un pronunciamento all’estero e un’immediata smentita a Roma, per innescare un bailamme mediatico. Succede quando si tocca un nervo scoperto. Una ferita che sanguina 110/150mila preti sposati (uno su tre), migliaia di preti pedofili (1000/2000, negli USA), suore abusate dai preti, “figli del prete” senza padre, aborti forzati, per non parlare del sommerso: preti con donna, alcolizzati, omosessuali, in cura psichiatrica. E il vangelo continua a sussurrare nel deserto: “La pianta si conosce dai suoi frutti”.
Quali frutti, appunto?
I seminari, dichiarati inadeguati, “fuori uso” in occidente, scoppiano nel sud del mondo; i vescovi spostano il prete pedofilo da una parrocchia all’altra (considerano “peccatuccio” una materia da codice penale. Eppure si sa, che la vittima, a sua volta, è incline a diventare carnefice di altre vittime, quindi un “crimine” esponenziale.); i preti stupratori di suore procedono nel loro “sacro commercio”; l’ex S. Ufficio continua ad avocare a sé il “crimen solicitationis” (sottrazione indebita all’autorità giudiziaria); i preti vengono importati dall’estero senza nessuna inculturazione; la donna che ama un prete è vista come un demonio; il prete che lascia è trattato come un delinquente.
Troppo facile e comodo infierire sugli esecutori materiali del delitto. Chi sono i mandanti? Tentiamo di chiamarli per nome:
1) La “formazione” seminaristica.
Non si racconti più la favola che il candidato sceglie “liberamente” di farsi prete. Come, se viene coltivato in un ambiente, dove si fa di tutto per smaterializzarlo, se il clima di ossessione (“nega il tuo corpo”, “la donna è tentazione”, “le pulsioni sono peccato”), di terrorismo psicologico (“se vieni meno, sei peggio di Giuda”!) è finalizzato a far morire in lui l’umano? Come potrà diventare “esperto in umanità”? Quando gli si fa credere di essere mediatore tra cielo e terra, un angelo di Dio, uno chiamato ad essere “ontologicamente conformato a Cristo”; quando gli si inculca l’immolazione, il sacrificio del proprio corpo ad imitazione di Cristo, che cosa rimane della sua libertà? Come potrà predicare la via della felicità, portare ai fratelli la gioia dei redenti?
2) A chi presenta il celibato come “testimonianza radicale del Regno in un mondo che sovrespone il pansessualismo”, si risponde che la contro-testimonianza di cui il celibato obbligatorio è causa e radice non può essere peggiore. Mettiamo sulla bilancia da una parte una norma canonica, dall’altra le aberrazioni che “occasiona”: suore e preti costretti a mendicare o a prostituirsi; donne/suore indotte ad abortire il figlio del prete; questi forzato ad abbandonare il figlio: “ci pensiamo noi a mantenerlo!”. Come fa l’istituzione ad anteporre una norma umana ad un fatto di Dio, come mettere al mondo e crescere un figlio? E’ per questo che ha saputo fare solo gli orfanotrofi con religiose sterili e asettiche?
3) A chi sostiene che il celibato rende più liberi per il Regno ed è una “scelta superiore” si oppone la prassi del clero uxorato, ricordando che perfino i papi hanno ammesso che preti celibi e preti uxorati sono a pari merito.
4) Quale il prezzo del prete/o/suora che lascia? Quanti “deterrenti” per distoglierli dalla loro scelta! Taglio dei viveri; rigetto, disprezzo, ostracismo; obbligo di andarsene dalla diocesi; divieto di insegnare religione perfino ai bambini; interdizione a qualsiasi prestazione in parrocchia; l’ex-prete non esiste più per nessuno, non conta niente, è già morto, depennato da ogni annuario. Trattato peggio di un malfattore. E i diritti umani? E la salvaguardia del suo buon nome, cui tutti hanno diritto?
5) Impossibile ogni rinnovamento se non si va alla radice del male. Fino a quando i prelati si arrogheranno il diritto di essere gli unici detentori della morale, non produrremo mai una visione positiva di realtà, che Dio stesso ha dichiarato “molto buone”. Se metti gli occhiali scuri, vedrai tutto nero. Quale “verbo” nuovo può pronunciare una chiesa sessuofoba, misogena, votata alla “salvezza delle anime”, senza vederle nell’ostensorio del corpo? Quello dei depauperati, degli oppressi, delle prostitute, degli alcolizzati, dei disperati, dei perduti, dei divorziati, degli omosessuali. Non sono, questi, della stessa pasta del Cristo?
I media ci hanno “assuefatti” al gusto del pruriginoso, all’enfasi dello scandalo. Il rischio è di fermarsi al coperchio senza guardare nella pentola. Il nocciolo, dunque: i preti sposati non sono degli assatanati di sesso. La loro massiccia presenza, ha una valenza positiva: aiutare la cristianità a deporre preconcetti e pregiudizi, per vedere la corporeità sotto altra luce, quella del Creatore e del buon senso dei nostri genitori (sensus fidelium). Siamo stati generati tutti da un amplesso carnale, non angelico. Veniamo al mondo sull’onda di un romanzo d’amore a due, una storia di sentimenti che “umanizzano” le pulsioni. Per obbedire al progetto di Dio: “Moltiplicatevi”. E del Cristo: “I due saranno una sola carne”. Dio non ci gode a vederci prigionieri della lussuria, schiavi della carne, travolti dalla seduzione. Non ha paura del sesso. Non ci ha dato la carne per vergognarcene. La donna non è la sua rivale. Il Cristo ha chiesto un pugno di cellule ad una donna, non agli angeli. Non è l’onore più grande che poteva farle?
Fino a quando non scopriremo la positività delle realtà corporee, invano parleremo di etica sessuale. E questo è di competenza del sacerdozio regale dei laici. Un Concilio l’ha sancito. Il prete sposato, scendendo dal piedestallo della casta, dal pulpito della verità astratta, fa esperienza della corporeità, condividendone i valori con i fratelli. Non si arroga il presunto privilegio di essere “intermediario di Dio”, ma scopre che l’amore per una donna non è in contraddizione con l’amore per il Signore e il suo popolo. Solo Dio può inventare una cosa così bella come i sentimenti di un uomo e di una donna che si amano, che vogliono “creare”, moltiplicare vita, condividere felicità.
La cristianità non ha mai prodotto una visione propria ed originale dell’etica sessuale. I primi cristiani, ereditando la cultura pagana (stoica, gnostica, manichea), che il “corpo è prigione dell’anima”, condividono l’avversione e il pessimismo verso la corporeità. Tappano la bocca a Dio quando chiama “molto buono” anche “l’amore carnale” e le sue manifestazioni. Già Senofonte, Aristotele, Ippocrate presentavano il rapporto sessuale come qualcosa di pericoloso, incontrollabile, dannoso alla salute. Si può dire che “i padri della morale cristiana” sono gli stoici, i quali demonizzano il piacere, esaltano la fuga dal mondo e ammettono il matrimonio come una “concessione per coloro che non riescono a contenersi”. E, una volta svilito, viene ridotto a “medicina per la concupiscenza” (remedium concupiscentiae). Seguendo Seneca, i cristiani riducono l’etica all'ambito della morale sessuale: «Il piacere sessuale è stato dato all'uomo non per il piacere, ma per la procreazione della sua specie ». Plinio il Vecchio (79 d.C.) loda il casto elefante che si accoppia soltanto ogni due anni e i teologi lo additano ai coniugi come modello ideale. Plotino “sembrava vergognarsi di avere un corpo”.
Date queste premesse “pagane”,
nessuna meraviglia che la morale cattolica sia scaduta
nel moralismo, al casuismo, al centimetro e non
sappia proporre ai fidanzati, alle giovani coppie, valori, modelli, famiglie
chiamate alla santità anche attraverso e non nonostante la corporeità. Un
regime proibizionistico produrrà mai qualche cosa di buono? Per forza, ormai,
Non è abbastanza chiara la
rivendicazione paolina al diritto degli apostoli di
essere “accompagnati da una moglie” (1 Cor 9,5ss)? Perché
non tornare alle origini, quando il presbitero era un anziano di provata virtù,
designato dalla comunità, coltivato nel e dal popolo di Dio? La
prassi apostolica non è una norma collaudata, più efficace della “legge
canonica” valevole solo per i cattolici di rito latino? Perché
ciò che vale per la chiesa di rito orientale non è valido per quella di rito
latino? E i pastori protestanti che si convertono al
cattolicesimo non continuano ad esercitare il ministero con moglie e figli? I
preti con famiglia delle chiese clandestine dell’est (Cecoslovacchia, ecc.)
sono forse diventati dei maniaci sessuali?