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Intervista a
padre Giordano Muraro.
Ma, padre, lei ritiene realisticamente che - oggi - si possa
ancora proporre ai giovani l’ideale della purezza?
È fuori dubbio che esiste una specie di congiura del silenzio su questa virtù,
che invece fa parte delle qualità che umanizzano la persona.
Ciò avviene per due motivi: prima di tutto perché è nata una nuova concezione
della sessualità, per cui l’idea tradizionale della
castità non è più sufficiente. Poi perché le persone non
sopportano più di essere limitate nei loro atti; mentre seguire una norma interiore non è affatto una costrizione, bensì un
fatto di coerenza e fedeltà. Bisogna dunque ricostruire il concetto di
castità e di purezza.
In che senso?
Una volta si intendeva la sessualità solo come un elemento utile alla
procreazione, ma che portava in sé la minaccia di un piacere disordinato, il
quale poteva distogliere la persona dalla costruzione armonica di sé. Oggi
invece le scienze umanistiche ci aiutano a non intendere più il sesso solo dal
punto di vista del corpo; la sessualità interessa tutta la persona, sia a livello fisico che
psicologico e affettivo che spirituale: l’uomo infatti porta la sua
originalità maschile o femminile addirittura nel rapporto con Dio. È come nella
Bibbia: nella quale non c’è mai la parola "sesso",
ma si punta sui concetto più globale di uomo e di donna.
Perché è indispensabile la castità?
La castità è la
virtù morale che modera l’appetito sessuale e si colloca all’interno della
temperanza. Delle diverse forme di castità (verginale, giovanile, coniugale e
vedovile) - tutti siamo chiamati alla castità - prenderemo
in esame quella relativa ai fidanzati, facendo riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica. In esso
tale virtù è trattata in modo specifico, quando si parla del sesto Comandamento
che
Al paragrafo 2337 leggiamo: "La castità esprime la raggiunta integrazione della
sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo
essere corporeo e spirituale. La sessualità (...) diventa personale
e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona,
nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della
donna". Essa implica "l’integrità della persona e l’integralità del
dono".
In quanto virtù, essa è un mezzo dato all’uomo per diventare simile a Dio che
è sommo bene. In che modo assume rilievo la sessualità concernente in maniera particolare l’affettività, la capacità di amare e di
procreare?
Rispondiamo così. Essendo l’uomo creato a immagine e
somiglianza di Dio - il Quale è amore esprimentesi
nelle persone della SS. Trinità in maniera totale e indissolubile -, è chiaro
che anche la sessualità umana deve manifestare tale sacralità nella relazione
tra l’uomo e la donna. Dove? Nel matrimonio.
Invero, se la vocazione all’amore coniugale è vocazione al dono di sé nel
matrimonio, è necessario arrivare a possedere se stessi
(la cosiddetta integrità della persona) attraverso la conoscenza di sé, la
rinuncia e l’attesa per potersi veramente donare. Inoltre, la totalità o
integralità del dono si realizza non solo nella dimensione corporale, ma anche
in quella temporale, cioè fino alla morte. Pertanto, la castità non va intesa come un’attitudine repressiva
della volontà, quale potrebbe mostrarsi nella continenza fine a se stessa.
Al contrario è quella
"energia spirituale" (Familiaris Consortio, 33) che
libera il dono dell’amore ricevuto dall’egoismo dei sensi e dei sentimenti, più
in generale dal desiderio del piacere non subordinato alla disposizione ad amare in tutte le
circostanze, in vista del dono di sé nel matrimonio, avendo sempre presente il
valore della persona ed il suo bene.
In altri termini, il piacere non deve essere l’unico valore e la base di ogni valutazione.
"L’obbedienza ai divini comandamenti l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà
alla preghiera"
(CCC. n. 2340) sono alcuni mezzi che
Qui si recupera il "vecchio" tema
dell’educazione alla purezza.
Però queste parole sono diventate in qualche modo inadeguate.
Lo stesso termine "sessualità" ormai è troppo ambiguo. In effetti,
parlando di purezza o di verginità, c’è la tendenza a pensare che si tratti di
caratteristiche puramente esteriori, fisiche. Invece la
purezza è una qualità preziosa che ci permette di
crescere in umanità, come uomini e donne completi, sia personalmente che
nella coppia. Se la sessualità non è messa al servizio dell’amore, e prende il
sopravvento senza regole, non aiuta lo sviluppo di tutta la persona.
In tutte le religioni esiste
il "tabù" della purezza rituale, sembra quasi un elemento per restare
separati dal mondo, la paura di mischiarsi con la realtà.
Sì, in tutte le
religioni c’è sempre stata - la parola è grossa - della diffidenza verso la
sessualità o, al contrario, si è caricato il sesso di un significato
"divino". Si è sempre oscillato tra una concezione molto alta, addirittura sacrale della
procreazione, oppure una visione caricata di timori. Ma
questo è avvenuto perché la sessualità ha un potere che può diventare
travolgente e quindi sconvolgere tutta la persona, riducendo l’uomo solo alla
dimensione del piacere fisico e - alla fine - impoverendolo.
Anche psicologicamente?
La sessualità malintesa può creare forti scompensi e problemi, generando
disarmonie nella personalità. lo vedo tre pericoli
sempre incombenti. Primo: vivere la sessualità solo in funzione del piacere;
anche gli psicologi denunciano il pericolo di rapporti slegati
dall’affettività.
Secondo: vivere gli affetti senza un progetto, anzi la stessa parola
"progetto" viene rifiutata; così si va
avanti giorno per giorno, oggi ti voglio bene e domani vedremo, il "per
sempre" fa paura.
Terzo: c’è anche il pericolo - lo dicono le statistiche - di una maschilità e
femminilità slegata dalla fecondità; il figlio non è più un dono in se stesso
che arricchisce anche la coppia, bensì un’incognita che può
"rovinare" la vita. Questi tre rischi oggi hanno assunto dimensioni molto più importanti che una volta.
Che consigli dà
alle coppie con figli adolescenti e che vogliano educarli alla purezza?
Il primo è di essere sereni rispetto a questi argomenti. Tante volte la
sessualità rimane un oggetto misterioso tra genitori e figli ed è un modo
pessimo per arrivare a un concetto modesto e sano del
sesso. I ragazzi hanno diritto a un’educazione
sessuale e devono averla essenzialmente nell’ambito della famiglia.
La seconda condizione è trovare un linguaggio adatto, capire quando e in che
misura si può intervenire sui figli, per svelare poco alla volta una realtà
che, portando in sé forti impulsi, viene spesso
vissuta in modo caotico e tumultuoso mentre invece è un dono di Dio. Il quale -
si dice nella Genesi - "maschio e femmina li
creò" trovando la cosa non solo buona, ma "molto buona".
Possiamo dire che oggi la purezza è
l’opposto della "trasgressione", un ideale assai in voga tra i
giovani?
Certo le radici
sono quelle del Sessantotto: io sono qualcuno se mi oppongo
a certe tradizioni di pensiero o di comportamento. Ma
oggi esiste una tentazione ancora più radicale e grave del disobbedire alle
regole: diventare noi
stessi gli autori delle norme morali.
La castità, via verso la felicità?
É noto che nel mondo odierno la parola castità appare termine antiquato che evoca qualcosa di negativo. Sì, insomma, la solita limitazione sta dalla Chiesa - questa volta in materia di sessualità - giustificandola col fatto che, in quanto virtù, la castità aiuta a santificarsi.
Trattandosi, poi, della castità coniugale, la cosa sembra ancor più fuori luogo, perché impedirebbe agli sposi di essere felici. lì tutto come se l’insegnamento costante della Chiesa fosse teso a privare l’uomo della felicità, almeno in questa vita.
Ma
è proprio vero?
Già S. Tommaso d’Aquino affermava che: "la natura ha legato il piacere alle funzioni necessarie per la vita dell’uomo" (Sum. Theol. I-II, q.142, a.1), cioè la conservazione e dell’individuo e della specie. Anche Pio XII, con un diverso accento, dichiarava: "Il Creatore stesso... ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere ed una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. (...) Tuttavia gli sposi devono restare nei limiti di una giusta moderazione" (discorso del 29 ottobre 1951).
Quindi il piacere sarebbe ammesso solo se rispettoso delle finalità dell’unione coniugale e se ricercato secondo una giusta moderazione. San Paolo, difatti, non manca di avvertirci che "chi si dà all’impudicizia, pecca contro il proprio corpo (...) tempio dello Spirito Santo" (1 Cor 6,18-19). Ciò nondimeno, non basta il controllo del proprio corpo. Si esige anche un’altra condizione: la purezza del cuore, cioè guardare il coniuge trascendendo la dimensione sensuale e a lui unirsi non solo per il piacere dei sensi. La purezza non è materia di poco conto. Matteo ricorda che: "i puri di cuore vedranno Dio" (5,8) e che "chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (5,28). San Paolo avverte che: "I desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace" (Rm. 8,6); e, prima ancora, in Tobia si legge: "Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine di intenzione" (8,7).
Ma,
allora, che cosa fare per riuscire nella pratica di questa virtù?
Potremmo rispondere con il suggerimento dell’angelo Raffaele a Tobia: "..... prima di unirti con essa [Sara], alzatevi tutti e due a pregare".
Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza" (Tb 6,18). Ma ve ne sono altri: la mortificazione nelle cose lecite, la fuga dalle occasioni pericolose, la frequenza ai sacramenti, la considerazione del castigo causato dal peccato e della sacralità del dono dell’amore effuso dallo Spirito nei cuori degli sposi.
La castità esige che gli sposi mantengano "in un contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione (significato unitivo) e della procreazione umana", che "esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità" (Gaudium et spes, 51 e 48) secondo un cammino graduale di santità (Familiaris consortio, 34), verso la visione di Dio.
Castità. Virtù morale che limita l’appetito sessuale e si colloca all’interno della temperanza.
Temperanza. Virtù cardinale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci equilibrio nei beni creati.
Lussuria. Desiderio o fruizione disordinata del piacere venereo, che è ricercato
per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.
Virtù. Disposizione
abituale e ferma a fare il bene. Ci sono due specie di virtù: naturali e
soprannaturali
Virtù naturali. Si producono nell’uomo con la ripetizione dell’atto sotto la
guida della ragione naturale.
Virtù soprannaturali.
Ci vengono date direttamente da Dio e dispongono
l’intelletto e la volontà a seguire il dettame della ragione illuminata dalla
fede.
Temperanza.
Virtù cardinale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende
capaci dì equilibrio nei beni creati.
Fornicazione.
Unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio.
Matrimonio
e amore: fine o inizio?
Attrazione fisica, simpatia o attrazione affettiva, amicizia, amore sponsale: tappe del cammino di una coppia giunta al matrimonio. Che è vero solo tra uomo e donna. Unioni omosessuali e convivenze: intrinsecamente errate.
Che cos’è l’amore? E che cosa ha a che fare il matrimonio con questo sentimento? I matrimonio non è forse la tomba della passione e dell’amore? Queste, e simili affermazioni, sotto forma di domande retoriche, affastellano buona parte dei discorsi "da bar" che riguardano il matrimonio.
Luoghi comuni? Sicuramente sì, ma anche profezie autodeterminanti: veleni assimilati per osmosi, attraverso il respiro, senza accorgersene, che finiscono per inquinare l’atteggiamento di fronte alla vita di tanti, giovani e meno giovani, e di distruggere il futuro. Giovanni Lazzaretti, del vivacissimo Centro Culturale Maritain di S. Martino in Rio, spiega così la motivazione ultima di questa confusione sullo scopo del matrimonio: "I comandamenti dal quarto al decimo definiscono i quattro pilastri di ogni società ordinata: vita (non uccidere), proprietà privata (non rubare, non desiderare la roba d’altri), famiglia (onora il padre e la madre, non fornicare, non desiderare la donna d’altri), verità (non dire falsa testimonianza). Nazismo e comunismo hanno attaccato nello scorso secolo i primi; il catechismo spiega che la società che attaccherà direttamente la verità sarà l’ultima, quella dell’anticristo. La società che attacca la famiglia è la nostra, e quando ci sveglieremo dal sonno i milioni di morti per aborto e le famiglie distrutte non saranno una tragedia inferiore ai lager nazisti".
La dissoluzione della famiglia comincia dalla distruzione del matrimonio.
Per parlare di matrimonio è
necessario risalire al concetto di persona e a quello di legge. La persona è un
essere vivente, unico ed irripetibile, qualificato da
quattro ingredienti di base, le cui possibili combinazioni producono tutte le
azioni umane. In ordine inverso di importanza sono: le
pulsioni sensibili, l’affettività, la volontà e l’intelligenza. L’assenza di
una o più di queste costituisce una malattia della persona. Le azioni dell’uomo
diventano azioni umane se muovono, in qualche modo e
in proporzione anche differente, tutte e quattro queste leve. La felicità, che
è il fine ultimo che ci muove e motiva, consiste nel raggiungimento della
pienezza del nostro essere: il pieno utilizzo di queste quattro qualità secondo
le nostre potenzialità. Che cosa ha a che fare tutto
ciò con il matrimonio e l’amore? E in quale modo
c’entra la legge? La legge non è una applicazione
alla e della volontà, una imposizione da seguire, quanto, come spiega
chiaramente S.Tommaso (Summa Theologiae
I-II, q. 90), "una misura: l’applicazione dell’intelligenza
alle situazioni per discernere il bene dal male".
La legge quindi non è
l’espressione di una volontà, magari popolare, quanto il riconoscimento di ciò
che è già presente in natura: la legge è la regola per l’uso, la legge naturale
è dunque ciò che spiega "il corretto
funzionamento" dell’uomo per condurlo alla sua pienezza, lo scopo
per il quale è stato creato: la felicità. Qual è la
legge che governa l’amore, che lo disciplina verso la felicità? La costruzione dell’amore, illustrata splendidamente dall’allora
cardinale Karol Wojtyla in
Amore e responsabilità passa attraverso queste quattro tappe. Il percorso che può condurre all’amore vero parte sempre da una
percezione sensibile: l’attrazione fisica. La
sensualità non guida l’attenzione sulla persona intera, ma sulla sua
"superficie": è l’aspetto corporeo quello che interessa e la finalità
è il possesso dell’altro per sé.
L’attrazione può sfociare in simpatia o attrazione affettiva: la sensualità evolve e coinvolge la dimensione dei sentimenti, ancora però in uno stato infantile, avvolto nel sogno. I sentimenti sono per definizione ciechi: nascono in modo spontaneo e contribuiscono spesso a deformare o a falsare l’oggetto, attribuendo alla persona valori di cui in realtà essa è priva. Si parla di idealizzazione: l’affetto, essendo fecondo, attribuisce all’amata/o quei valori che si vorrebbe trovare in essa/o, ma che in realtà non ci sono. Di nuovo non è la persona nella sua completezza l’oggetto di questo stadio dell’amore quanto la sua immagine "perfetta" e falsa che ci costruiamo. In questo senso si usa la persona come spunto per crearsi un modello ideale, che la persona in carne ed ossa non è. Anche qui la persona diventa oggetto, mezzo, pretesto per rendere concreto il sogno.
Superando questa soglia adolescenziale dell’amore si raggiunge lo stato dell’amicizia nel quale fa la sua comparsa la volontà. L’altro viene amato per quello che è, con difetti e pregi, perché lo scopo dell’amicizia è quello del mutuo aiuto per raggiungere la felicità di entrambi. La dimensione portante è quella della verità, che comporta l’uso dell’intelletto per comprenderla e della volontà per applicarla. L’amicizia è un modo di uscire da se stessi per andare verso un’altra persona, che non sono "io", avendo di mira il suo bene, che non è il "mio": porre le basi per costruire qualche cosa di più che la semplice unione di "io" e "tu". Tra i tanti modi di amare, di donarsi agli altri con amicizia, ve ne è uno che va più lontano di tutti: è l’amore sponsale. L’amore non è ciò che un uomo prova per una donna o una donna per un uomo, ma ciò che esiste tra loro. La reciprocità è necessaria. Si supera allora la dimensione di due "io" per giungere a quella di un solo "noi", passaggio che comporta la donazione totale, libera e volontaria, del proprio io per dare vita al nuovo "noi". Nell’amore sponsale il percorso, che ha avuto inizio dalla sensualità, nella sessualità trova il compimento: come percorrendo una spirale siamo ritornati sì, in un certo senso, al punto di partenza, ma ad una quota superiore al via. La sessualità assume qui valore e dignità, poiché rivela il completamento di tutte le potenzialità espresse nella persona umana, la quale tra l’altro possiede - dispone - di organi genitali, quindi atti per natura alla generazione di nuova vita. I rapporti sessuali tra marito e moglie sono l’espressione dell’unione delle loro persone, raggiunta grazie ad un amore profondo.
Siamo arrivati alla fine di questo per corso: l’amore sponsale è la vetta dell’amore umano, pieno completamento delle finalità e delle potenzialità presenti nella persona umana: è dono totale e reciproco di tutta la persona, in corpo e anima. E richiede il giusto ambito nel quale fiorire: il matrimonio monogamico ed indissolubile, che costituisce la forma di convivenza, tra un uomo e una donna, in grado di rispettare la dignità della persone coinvolte. Tra un uomo e una donna: perché solo questa unione onora le potenzialità generative delle persona umana. Monogamico perché la donazione totale di se stessi non può avere che un unico destinatario. Indissolubile perché solo l’indissolubilità rispetta la dignità dell’altra persona: negarla significherebbe giustificare il fatto che io posso decidere di accompagnarmi ad una persona solo per il tratto di strada che mi accomoda.
Allora non è la persona che mi interessa, ma il tratto di strada e quello che, durante questo tratto di strada, da lei posso ottenere: questo è trasformare la persona in oggetto. E matrimonio, vale a dire vita in comune perché non c’è né dono né rispetto né amore nel dare solo il proprio corpo per riceverne in cambio uno diverso, a rate, nei fine settimana, aspettando di vedere che cosa succederà. Solo se il legame è indissolubile, io accetto completamente e definitivamente le mie responsabilità nei confronti della persona amata, accetto di affrontare le sue lune, le sue stanchezze, le sue delusioni, le sue tensioni. Tutto questo contribuisce grandemente a sviluppare le nostre famose quattro leve: è quindi un mezzo per migliorarci, aiutandoci a raggiungere la felicità.
Possiamo a questo punto rispondere alle domande iniziali: l’amore non è né la fine né il fine del matrimonio: ne è invece il presupposto, l’abbrivio iniziale.
Il percorso logico che abbiamo fin qui seguito ci conduce ad affermare che due sono gli scopi del matrimonio: il raggiungimento della massima perfezione personale, il proprio livello di "beatitudine", grazie all’aiuto del coniuge, e l’apertura alla vita.
Possiamo ora anche esaminarne le
conseguenze: essendo il matrimonio una realtà naturale, che procede dalla
natura della persona - uomo e donna - le unioni omosessuali o le convivenze non
possono in nessun modo essere considerate matrimoni, sebbene certa pseudo-cultura faccia di tutto per farle
passare come tali e quantunque riconosciute da leggi deliranti. E significativo ad esempio il commento che Saverio Vertone rivolge dalle pagine del Corriere Sette del 3 marzo
***
"(...) Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua
madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono
più due ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha
congiunto". (Mc 10, 5-9).
"Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace". Infatti i desideri della carne sono in rivolta perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio". (Rm 8. 5-8)
"Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del comune; è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza dell’amore, la grandezza d’animo, lo spirito di sacrificio e li domanderanno nella loro preghiera" (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 49).
"Per la sua stessa natura,
l’istituto del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e
alla educazione della prole e in queste trovano il
loro coronamento. E così l’uomo e la donna, che per
l’alleanza coniugale "non sono più due, ma una sola carne" (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con
l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della
propria unità e sempre più pienamente la conseguono. Questa intima unione, in
quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la
piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità". (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 48).
"I coniugi sappiano di essere cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di educano; ciò deve essere considerato come missione loro propria E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità e, con docile riverenza verso Dio, di comune accordo e con sforzo comune, si formeranno un retto giudizio". (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 50).
Catechismo della Chiesa Cattolica.
Karol Wojtyla, Amore e
responsabilità, Marietti, Milano 1980.
Dionigi Tettamanzi, Temi di morale fondamentale, Edizioni OR, Milano 1975.
Gianni Colombo - Mercedes De Carli
Indri, Innamorarsi
vuol dire... Conversazioni con i giovani di oggi, Paoline,
Milano 1992.
Vidor Garcia Hoz, Educazione alla
sessualità, Paoline, Milano 19946.
Malagò - Pugni, Etica semplice per la famiglia, Milano 1994.
L Cattaneo - R Malagò - R Pugni, Matrimonio e amore, Ares, Milano 1997.
CS. Lewis, I quattro amori, Jaca Book, Milano 1992
Ugo Borghello, Le crisi dell’amore, Ares, Milano 2000
Karol Woltyla, Amore e responsabilità, Marietti, Milano 1980.
(da “Il Timone”, n. 24)