Padre Aldo Bergamaschi
analizza uno scritto di Louis Evely
e fa delle puntualizzazioni in difesa del celibato.
Noi ci inseriamo noi (in seconda colonna, in verde), e
c’è da dire che talvolta non siamo
d’accordo neanche con Evely. In estrema sintesi,
secondo noi, non c’è nulla da dimostrare se poniamo il discorso sul piano del
“Regno di DIO”. Le realtà vocazionali o sono ordinate TUTTE ad esso o non sono che scelte precarie. Ora, perché il celibato
dovrebbe essere una realtà vocazionale e il matrimonio no? Come si può ancora
insistere a porre il matrimonio-SACRAMENTO in un piano di inferiorità,
se entrambe le realtà sono in ordine al Regno?
Celibato o non?
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Ecco il problema (polemizziamo con Louis Evely). Ogni volta che la storia del mondo deve fare un passo avanti e superare un punto difficile, avanza subito una formazione di veri cavalli da tiro: i celibi, solitari, i quali vivono solo per un'idea. ---------------------------------------------------------- John von Muller dice che due forze guidano il mondo: le idee e le donne, ma quando si deve dare la battaglia decisiva, bisogna lasciar comandare le idee (S. Kierkegaard, Diario 1847). ---------------------------------------------------------- Quando si è smarrita la legge dell'amore
si è costretti a distinguere fra giustizia e carità, fra precetti e
consigli, fra peccati mortali e veniali, fra guerra giusta e ingiusta, fra
celibato come stato e celibato come vocazione. Anche Louis Evely, a furia di interrogarsi sulla legge dell'amore, s'è, infine, posto la domanda sul celibato dei preti: "è uno stato o una vocazione?" (cf. Lettre, ott. 1969). ----------------------------------------------------------- Prima di inseguirlo nella sua galoppata argomentativa, mettiamo avanti, a guisa di premessa, una osservazione. Ci sembra che l'istituzione del sacerdozio postuli, nel contesto evangelico, un trascendimento della famiglia; appunto perché al di là di essa, che pure è di istituzione divina, sta il Regno a cui tutti gli uomini debbono essere ricuperati. ---------------------------------------------------------- Questa verità non deve motivare dualismi o vanterie manichee, né ipotizzare "gelosie" divine. E se è vero che ---------------------------------------------------------- Ma l'andare alla Cena significa anche agganciare l'amore coniugale ad un altro amore che lo riscatti, perché abbandonato a se stesso non è amore salvifico. Tutte le realtà terrene, compreso l'amore, debbono andare alla Cena per autenticarsi. "Dio s'è fatto uomo, i due comandamenti sono uno solo", incalza Evely rischiando scelte monistiche. Precisiamo che il primo e il secondo comandamento non sono uno solo tout court; ma che il secondo è primo in ragione della similitudine. Tutto ciò che facciamo al prossimo ricade, in ragione della similitudine, su Dio stesso. ---------------------------------------------------------- Il sostenere che i due comandamenti sono uno solo, costituisce una sottile pre-manovra dialettica di Evely, cui opponiamo subito lo stesso testo evangelico. Cristo dice che dobbiamo amare Dio con tutto il cuore, la mente, l'anima; e cioè in modo esaustivo. Infatti: cuore, mente e anima non sono più chiamati in causa quando l'oggetto da amare è il prossimo. ---------------------------------------------------------- Il
prossimo dobbiamo amarlo come - neanche quanto - noi stessi.
Ora, ci sarà tanto più facile e possibile amare il prossimo quanto più avremo
amato Dio in modo esaustivo. Servire gli altri non è distrarci da Dio, anzi è vedere Dio in loro. E ciò in conseguenza di una disponibilità che trova la sua
sorgente nell'amore esaustivo per Dio. Se Cristo non avesse amato il
Padre e non fosse uno con Lui non amerebbe
neanche noi. Ogni dualismo è dunque tolto: si parte
da un amore esaustivo per Dio che già contiene, nel suo interno, l'imperativo
a una disponibilità assoluta per il prossimo. ---------------------------------------------------------- Ma Evely, in
tono di rimprovero, continua a vedere dualisticamente
il rapporto Dio-prossimo. "Ciò che si dona a Dio solo - esclama - viene tolto agli uomini". Sottile osservazione, cui
risponde con maggiore sottigliezza S. Paolo: "se
distribuissi tutti i miei averi ai poveri, dessi il mio corpo alle fiamme, e
non avessi Tutto
sta a vedere di quale amore si tratta. Il
celibe a chi deve donarsi, e con maggiore disponibilità di chicchessia, se
non al prossimo? " più si ama un essere -
insiste Evely - e più si diventa capaci d'amore,
non è la rinuncia che porta all'amore". Purchè
si intenda: "più si ama Dio con tutto il cuore,
la mente, l'anima e più si diventa disponibili all'amore". Non
è la rinuncia che porta all'amore; ma è --------------------------------------------------------- Ci sembra molto illuministico il ripetere che "più si ama un essere e più si diventa capaci di amore". Dall'amore umano non può nascere nulla di più alto di esso. La rana per quanto sì sforzi di aumentare il suo volume resterà sempre rana. "La vera manifestazione del nostro amore verso Dio - prosegue Evely - non sta nel ripetere Signore, Signore nella intimità della consacrazione a Lui solo, ma nel servire e amare i fratelli". Ci sembra, però, che egli identifichi l'amore per i
"fratelli" con l'amore per la
"donna" e il "servizio" con il "matrimonio". ---------------------------------------------------------- Nessuno nega che sposarsi voglia anche
dire servire e amare; ma nessuno oserà
dire che sia questo l'unico modo con cui sì può attuare tutto il comando
evangelico dell'amore! La disponibilità è l'argomento dei partigiani del celibato. Ebbene - osserva Evely - essa non si riferisce alla quantità di tempo; ma di attenzione. Sennonché l'argomento, così ben delineato, sì ritorce e a tutto vantaggio del celibe! Se amare fino al dono totale "è una esperienza di gente sposata e non di religiosi", come insinua Evely, --------------------------------------------------------perchè
Cristo non si è sposato? Si tratta, appunto, di una esperienza
e non di tutta l'esperienza dell'amore. Ama veramente, di dono totale, chi
dà la propria vita non chi trasmette la vita; perché la vita
trasmessa vale più dell'amore con cui la si
trasmette. Né questo tipo di amore - ce lo conceda Evely - esaurisce ---------------------------------------------------------- Non si sceglie il celibato per essere più
disponibili; ma si è più disponibili perchè si è
scelto il celibato e si è scelto il celibato propter
Regnum (si badi: non per entrare nel
Regno, bensì per testimoniarlo e attuarlo). ---------------------------------------------------------- Ai
partigiani del celibato che "si rifugiano nell'altro mondo"
attraverso l'argomento escatologico (neque nubent, neque nubentur!) Evely oppone:
"la sola anticipazione del Cielo è l'amore". Ma, di grazia, quale
amore? Quello che mi porta a sposarmi o quello che mi porta a lasciare padre,
madre, sorella, moglie? E a chi si riferisce al Vangelo, Evely rimbecca: "è
sconvolgente che Cristo consigli e consacri il celibato rispondendo a una
riflessione degli apostoli che è di una bassezza rivoltante: se la
condizione dell'uomo rispetto alla donna è tale, non conviene sposarsi" (Mt.
19,12). Opinione per opinione, proponiamo a Evely questa nostra meditata lettura del testo
evangelico: "Se è tanto assorbente il vincolo matrimoniale (nel testo
leggo cum uxore,
non cum muliere!) - osservano gli apostoli -
non è opportuno (non expedit) per noi
contrarlo". --------------------------------------------------------- E Cristo li loda appunto perchè hanno capito la incompatibilità psicologica fra le due scelte, fra la dedizione al matrimonio e la dedizione al Regno; e subito precisa di quale tipo deve essere la castratio per essere un autentico valore: deve, cioè, avere un perchè finale inequivocabile, non un semplice ambiguo perchè causale. Il testo evangelico è lì e non è facilmente erodibile nè tutto divorabile dalle nostre categorie, a ricordarci che la carne è inferma, interessata, sempre sull'orlo della putrefazione. Secondo Evely, Cristo "ha parlato escatologicamente così come ha parlato in aramaico" e mostra poco interesse verso le realtà umane essenziali quali il matrimonio, la scienza, l'arte, la politica, i rapporti sociali, la cultura. ---------------------------------------------------------- Ci stupisce che Evely non abbia
avvertito perché Cristo mostri poco interesse a tali realtà: non perchè le disprezzi, cioè, ma perché esse non esistono se non in
quanto sono opera dell'uomo. E Cristo, infatti, si è
occupato intensamente e perdutamente dell'uomo, perchè l'uomo è il mediatore
assoluto di tutte le realtà umane. L'uomo vale più del sabato, del matrimonio, della politica, della scienza, dell'arte per il semplice motivo che è lui a mettere in atto tutte queste realtà. --------------------------------------------------------- "Il celibato è uno stato, non facciamone una vocazione" esclama, infine, Evely. La sua tesi è netta: "il vero progresso della nostra civiltà consiste nell'aver proclamato che tutto il valore di un uomo risiede nella sua capacità di amare e nelle sue relazioni sociali". Anche a Freud fu chiesto che cosa dovrebbe essere capace di fare una persona normale ed egli rispose: "di amare e di lavorare". Ora, se la risposta è perfetta sul piano strettamente scientifico, essa non decide ancora nulla sui contenuti dell'amore e del lavoro. Amare sì, ma chi, che cosa, come? Lavorare sì, ma per chi, per che cosa, come? Evely incalza interrogando: "e chi pretenderà che l'amore coniugale non sia l'espressione la più completa e naturale dell'amore"? Ebbene no - ci spiace non poter consentire con Evely l'amore coniugale è un aspetto della Carità. Cristo non ha detto: amatevi come marito e moglie e neanche come madre e figlio, ma come io vi ho amati (E cioè senza profitto. "Comando" rivolto anzitutto agli sposi). Dunque se si nega, e non si può non negarla, questa maggiore di Evely si può proprio giustificare una rinuncia libera e volontaria a tale amore. Non si rinuncia a qualcosa di necessario, ma si assume una nuova dimensione dell'Amore, prevista, voluta, elogiata da Cristo. --------------------------------------------------------- Sembrava
anche a Lutero - ci scusi Evely il richiamo storico
- che Dio, al Giudizio, puntasse il dito per
chiedergli dove aveva messo la donna ("Martino dove hai messo la tua
donna?") cui ogni uomo deve aderire lasciando il padre e la madre, come
afferma ---------------------------------------------------------- Dice
bene Evely: l'unica cosa sacra è Ripetiamo una volta per tutte: Cristo non dice "amatevi come l'uomo e la donna si amano nel matrimonio"; ma: "amatevi - sia pure nel matrimonio - come io vi ho amati". E nell'amore di Cristo per noi non c'è residuo alcuno di interesse, di calcolo, di carne, di sangue, di volontà d'uomo. ---------------------------------------------------------- L'ambiguità del discorso di Evely corre tutta sulle due parole prossimo e amore. Quando parla di prossimo, egli sottintende sempre la donna. Ora, l'amore del prossimo comprende anche la donna, ma non si esaurisce lì. Quando parla di amore egli intende amore coniugale, mentre invece la parola amore va commisurata all'amore che Cristo ha avuto per noi, all'interno del quale è riscattato anche l'amore coniugale. C'era una volta un ometto - racconta la leggenda - che dopo aver tentato due volte, invano, di mettersi in sella a un cavallo, abbozzò una preghierina a S. Antonio prima di tentare la terza scalata. Prese lo slancio e nel giro di tre secoli si trovò dall'altra parte del quadrupede, con questa esclamazione in bocca: "troppa grazia S. Antonio!". Poichè Evely non solo ha voluto dimostrare la grandezza del matrimonio, ma ha soprattutto voluto identificarlo con la legge dell'amore; e poichè egli si chiama Luigi, non ci resta che ripetergli: "troppa grazia S. Luigi, la sella del cavallo sta in mezzo!". Chiusa
la polemica con Evely, continuiamo il discorso, per
due miglia ancora. Ci sembra, anzitutto, strano che quanti non difettano di idee chiare sulla contaminazione terrenistica
della Chiesa - a partire dal temporalismo politico
fino al conservatorismo sociale e culturale - non abbiano poi scrupolo alcuno
a contaminarla con una scelta che, pur essendo sublime nel suo genere, non
può identificarsi senza residui con la testimonianza che --------------------------------------------------------- Il prete sposato - non parliamo dello sposato-prete - ha senso in una Chiesa intesa, appunto, come società di cristiani bene inseriti e incastrati nel gioco dell'immanenza. Dobbiamo però osservare che nella stessa richiesta del prete di potere accedere al matrimonio si nasconde una constatazione inconfessata: piuttosto che melanconici e disoccupati - disoccupati rispetto al Regno - meglio sposati e sereni! Se tanto mi dà tanto, è inutile voler essere o fare gli eroi! Sul piano apostolico, poi, una donna accanto non diminuirebbe di molto il significato profetico della parrocchia com'è attualmente strutturata! In altre parole: se la luce che il prete celibe proietta sul mondo è quella che è - secondo una valutazione sociologica -, non si vede come il prete sposato non possa ottenere lo stesso risultato; e se nulla cambierebbe sul piano oggettivo, perchè non pacificare le coscienze sul piano soggettivo? Crediamo
sia questo il vero argomento di fondo che ha
sollecitato le richieste pubbliche dell'abolizione del celibato. Se --------------------------------------------------------- Il cristiano contesta tutte le strutture temporalistiche, dunque anche il matrimonio dei preti. A don Abbondio contestiamo tutto, fuorchè il celibato. Anche il Manzoni sembra salvare la paternità spirituale di quel pover'uomo attraverso questo unico lumicino acceso in mezzo a tante oscurità. Viene
anche voglia di pensare - dobbiamo ammetterlo - che se don Abbondio fosse
stato sposato, le cose non sarebbero cambiate molto, sul piano della efficienza apostolica, in quella piccola parrocchia
della Valsassina. Qualcuno afferma che il non voler
accettare il matrimonio è paura di vivere; ma è facile ribattere che si
tratta piuttosto di paura di morire! Ridurre tutto a matrimonio, come
qualcuno pensa e vuole, sarebbe utile, forse, per
moltiplicare i cristiani se cristiani non si diventasse; ---------------------------------------------------------- Cristo sembra volere dei pescatori, non dei procreatori di uomini. Lo sposato-prete - non diciamo il prete-sposato - può essere introdotto in tempo di persecuzione e in tempo di tolleranza, di bonaccia trionfalistica e di florido temporalismo; ma in questo secondo tempo - ci se ne avvide subito, anche se le argomentazioni addotte (confusione del sacro col divino e del sacro col sessualmente puro) furono spurie -rischia di fare della cristianità un comodo spazio nepotistico e un consumismo sacramentario simile a quello in cui i figli dei profeti mangiavano e bevevano all'ombra del santuario di pietra. Anche il lamento sulle vocazioni può essere lamento sociologico e lamento mistico. --------------------------------------------------------- Per il lamento sociologico, i chiamati non sono mai abbastanza perchè le strutture temporali di una cristianità ben distesa orizzontalmente sono riempibili senza fine. Una società, quale che sia, non ha mai abbastanza funzionari - soprattutto quando a mantenerli è il popolo lavoratore! In virtù invece dei lamento mistico ("la messe è molta, ma gli operai pochi"), i chiamati non sono mai abbastanza perchè la terra è talmente sprovvista di sale che non ce ne sarà mai a sufficienza per renderla sapida al giusto livello. --------------------------------------------------------- Ma altro è invocare degli operai per la messe e altro è invocare impiegati che dicono anche la messa. Altro è servire una cristianità ben pasciuta e dilatata, e altro è servire il Regno che è sempre da costruire e da attuare. No,
non è contro Come vedi, in tutti i problemi cerco la soluzione evangelica. La rinuncia all'esercizio del sesso, all'uso del danaro e del potere "propter Regnum" (per costruire il Regno) è la condizione - almeno da parte di Gesù - per salvare quei tre mezzi dalla definalizzazione di cui tutti si lamentano senza vederne il rimedio. ---------------------------------------------------------- Ciò che sgomenta è il fatto che i
preti - in generale - credono che il celibato sia di istituzione
ecclesiastica; anche se è vero che Ora, i cristiani stanno stretti nel matrimonio monogamico, i preti nel celibato, e questa è la vera sciagura. Sono d'accordo: una Chiesa che si arrocca nella difesa dì qualcosa che non sia la testimonianza evangelica (soluzione dei tre problemi) è già un fenomeno culturale adiacente ad altri fenomeni culturali: è erba tra erbe, non è frumento, nè sale nè luce. Cattolicesimo, Ortodossia e Protestantesimo sono ben lungi dal mostrare la soluzione dei tre problemi, e la vera disgrazia sta nel fatto che tutti e tre sono diventati corpose religioni, dove tutto (sesso, danaro, potere) è definalizzato. Adesso capirai la mia simpatia per S. Francesco e per l'ipotesi della "divisione delle etiche" a livello planetario. Padre Aldo Bergamaschi |
Criterio di
opportunità, valido per scelte esigenti di vario tipo: tutte da
smontare a livello umano -------------------------------------------------------------
------------------------------------------------------- Perché smarrirebbe la legge dell’amore chi distingue tra
giustizia e carità? ----------------------------------------------------------- Il trascendimento della
famiglia risponde ad un’esigenza di cui non si può fare a meno nemmeno nel
matrimonio. --------------------------------------------------------- La botta al cerchio…….. D’accordo, Evely!
Ogni realtà che si ripiega in
se stessa non si sostiene; ma il matrimonio
cristiano è “agganciato” a se stesso”? ________________________________________ Sottigliezze: il prossimo va amato e basta. Dio è maestro nell’amore; una volta amato
Lui, si impara ad amare. Ma per questo non è
necessario essere celibi ________________________________________ BENE ---------------------------------------------------------- -----------------------------------------------------------
Ecco dove è arrivato P. Aldo
dopo tanti ragionamenti: l’amore per gli altri e il servizio agli altri SI’, ma l’amore e il servizio alla donna nel matrimonio NO. ------------------------------------------------------------ Certamente Evely
non vede nel matrimonio l’unico modo di amare
Propriamente! ---------------------------------------------------------- Perché chi sposa dovrebbe avere come riferimento unico
dell’amore il matrimonio? ------------------------------------------------------- Ogni cristiano deve
testimoniare e attuare il Regno, rendendosi disponibile a tutti ------------------------------------------------------------ L’uno e l’altro
Ma con quale coraggio si attribuisce a Cristo la visione di
un’incompatibilità psicologica tra le due scelte? Si ricordi che tra i Padri
della chiesa santi ci sono degli sposati
??? Cristo mostrerebbe poco
interesse verso il matrimonio? Pare una bestemmia ------------------------------------------------------------ Che pietà questo matrimonio accostato ad una qualsiasi
funzione umana! ------------------------------------------------------------ Tanto è vero che ------------------------------------------------------------- Nemmeno l’amore per Dio può
esaurire tutto l’orizzonte dell’amore, e ciò per volere dello stesso Dio,il quale pone la misura dell’amore per Lui in quella
dell’amore del prossimo (e il prossimo-prossimo può anche essere il coniuge) ----------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------- Richiamiamo ancora una volta
l’immagine biblica dell’amore sponsale ------------------------------------------------------------- Qui – perdonateci -
l’argomentazione ci pare turpe: dunque il matrimonio escluderebbe la
trascendenza??? ----------------------------------------------------------- Si batte sempre lo stesso chiodo… ------------------------------------------------------------- Vorremmo invocare: “predichiamo il
Vangelo del matrimonio”!!! Di quante strutture temporali
------------------------------------------------------------ Purtroppo questo
funzionalismo del ministero presbiterale risalta evidente nei preti celibi…. ------------------------------------------------------------- L’ultima amenità. Rispondiamo
soltanto concludendo: ci pare che una terribile
sessuofobia percorra il documento. La confusione tra uso del sesso è matrimonio è devastante. Pare che non si tenga in alcun
conto il fatto che il matrimonio è un sacramento….. A. R. |
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