Qualcuno non se ne sta a guardare...

 

Fiaccolata per la liberazione delle ragazze

costrette alla prostituzione, organizzata

dalla Comunità Giovanni XXIII di don Benzi



Una fiaccolata di preghiera per la liberazione delle ragazze schiavizzate e ridotte alla prostituzione. È quella che si svolgerà questa sera, alle 21, da piazzale Pino Pascali (zona Mattatoio) fino alla parrocchia di San Bernardo da Chiaravalle. Ad organizzarla la Comunità Papa Giovanni XIII di don Oreste Benzi, che, in questa maniera, vuole attirare l’attenzione sulla prostituzione dilagante in città, e in specie quella che riguarda le ragazze minorenni.


«Roma è divenuta purtroppo anche la capitale della prostituzione, e sono veramente tante le minorenni, quasi bambine, che vengono sfruttate in questa maniera – sostiene don Aldo Buonaiuto, stretto collaboratore di don Benzi –. Ci lasciano, poi, molto perplessi alcune uscite di questi ultimi giorni che, speriamo, siano solo il frutto di un equivoco. Ritagliare quartieri da destinare alla prostituzione significa che lo Stato diventa il garante di questa situazione, e ciò è inaccettabile. Non si risolve il problema spostando le prostitute, ma liberandole dalla loro situazione di schiavitù».

Perché non viene applicata la circolare Pisanu del 2 gennaio 2006, n. 1025, con la quale moltissime ragazze sarebbero immediatamente liberate? Perchè non si applica l'articolo 27 comma A del DpR 334/04 della legge 286/1998, per cui è sufficiente che un ente riconosciuto garantisca per le ragazze il loro stato di prostituzione forzata per avere subito il permesso di soggiorno, senza il bisogno di denunciare gli sfruttatori? E perché si permettono tanti atti di favoreggiamento proibiti dall'art. 3 della legge 75/58? Chiedono dalla Comunità di Don Benzi. «A Rimini il pugno duro ha funzionato, perché non dovrebbe funzionare anche qui?» dice don Aldo.


Secondo dati dell’associazione, sarebbero oltre 100mila le donne costrette a prostituirsi in Italia, di queste circa 5mila nella sola città di Roma, cui spetterebbe anche il triste primato di avere per la strada centinaia di ragazze minorenni. 9 milioni, invece, gli uomini italiani che ogni anno consumano rapporti con le prostitute.


«Le motivazioni del fenomeno sono di varia natura – spiega Laura Spizzichino, psicoterapeuta dell’Unità operativa Aids della Asl RmE –. Ci sono quelli che cercano le prostitute perché hanno problemi relazionali o forme di handicap, quelli che le cercano per fare una goliardata o per vivere una forma di trasgressione, ci sono quelli mossi da un desiderio di supremazia e quelli che vogliono solo umiliare. Una cosa li accomuna tutti – continua la psicologa –, pagando il cliente si mette al sicuro: evita qualunque giudizio sulla sua prestazione e non si deve preoccupare del benessere del partner. Il dato più grave è che otto clienti su dieci chiedono di avere rapporti senza profilattico, richiesta tanto più accettata quanto più alta è la miseria della donna».

 

Anche suor Eugenia Bonetti, responsabile dell’Ufficio tratta donne e minori dell’Usmi, è convinta che per frenare il fenomeno della prostituzione sia necessario ridurre il consumo, «non solo punendo i clienti, ma anche facendo opera di educazione per cambiare la mentalità delle nuove generazioni». «Purtroppo la prostituzione è, spesso, concepita e accettata come una valvola di sfogo sociale – continua la religiosa –, e se viene messa in discussione è solo perché le prostitute danno fastidio a una moralità ipocrita, a cui poco interessa del loro dolore e della loro dignità calpestata».

Una decina, a Roma, le congregazioni di religiose che lavorano per accogliere le prostitute che decidono di abbandonare la strada e alle quali offrono “case di fuga” e percorsi di legalizzazione e socializzazione. «Recuperare queste donne è un lavoro enorme – spiega la suora –, che richiede tempo e pazienza. Occorre liberarle dal groviglio interiore, dalla paura dei riti woodo e dal timore delle ritorsioni sui familiari. Alcune credono che basti entrare in casa famiglia per risolvere i problemi, e scappano quando si rendono conto che il cammino è lungo, ma tante altre ce la fanno ad uscire e a ricostruirsi una vita».


Duemila le ex prostitute che, denunciando gli sfruttatori, hanno potuto ottenere il permesso di soggiorno valendosi dell’articolo 18 del dl 286/98. «Vorremmo tanto che fossero istituiti dei tavoli di confronto in cui dire la nostra – dice ancora suor Eugenia – ma ultimamente nessuno ci ascolta, malgrado quell’articolo 18 sia proprio il frutto di una collaborazione tra le donne parlamentari di allora e le nostre associazioni».


«Avevo 20 anni e non potrò mai dimenticare l’effetto che mi fece vedere che sulla strada c’erano ragazze più giovani di me – ricorda Valeria, della parrocchia di San Frumenzio, che per dieci anni, insieme al fidanzato e ad altri volontari, è andata in giro la notte per offrire amicizia e alternative alle prostitute –. Per le strade, specie sulla Salaria, ne abbiamo avvicinate tante, e ben poche hanno rifiutato qualunque contatto. Tutte avevano un gran desiderio di parlare e di tirare fuori i loro drammi. È vero che qualcuna viene sapendo di finire per la strada, mettendo in conto questa vita per un po’ di tempo prima di tornarsene a casa. Ma la maggior parte sono veramente costrette a prostituirsi, se non dai loro aguzzini, dalla miseria e dalla fame che fanno nei loro Paesi».

Massimo Angeli, 27 ottobre 2006