ADRIANA CAVARERO:
IL POTERE TRA I SESSI. UNA CONVERSAZIONE
- Studentessa: Salve, professoressa. Volevo sapere quanto
l'aspetto esteriore di una donna influisca nella sua ascesa al potere.
- Adriana Cavarero: Questa e' una buona domanda.
L'aspetto esteriore influisce perche' cio' che viene ritenuto importante ed essenziale, in una
donna, e' la bellezza del suo corpo. Storicamente, quando una donna mira ad
occupare posizioni importanti e di dominio, vengono sempre enfatizzate la sua
bellezza e la sua corporeita', intese allo stesso
tempo quali segni di inferiorita'. Mentre l'uomo
viene generalmente giudicato per la sua intelligenza e per le sue capacita', la donna e' valutata soprattutto in base al suo
aspetto fisico: un individuo di sesso femminile deve essere affascinante per
assecondare il desiderio maschile. La donna in quanto corpo, storicamente, si
pone nella posizione dell'oggetto, mentre il maschio diviene il soggetto del
desiderio. Se una donna raggiunge posizioni di potere usando il corpo, si potrebbe
dire che ella approfitta - a mio avviso giustamente - di questa componente. Si
tratta tuttavia di un comportamento paradossale, perche'
sfrutta un elemento che pone la donna in posizione di inferiorita'
all'interno dell'ordine simbolico del potere, ossia dei valori che contano
nella opinione comune.
*
- Studentessa: Perche' e' stato proposto il
diritto sessuato? Il diritto non dovrebbe essere un'entita'
unica che accomuna tutti senza distinzioni?
- Adriana Cavarero: Cosi'
dovrebbe avvenire: infatti il diritto moderno - abbiamo qui un testo della
Costituzione Italiana - non potrebbe mai essere definito come
"sessuato" o anche come maschile, bensi'
come "neutro universale". Si tratta tuttavia di un trucco, perche' il soggetto di tale diritto - ovvero il prototipo
di individuo per il quale il diritto viene concepito - e' l'essere umano di
sesso maschile, a tal punto che il principio di uguaglianza sancito
dall'articolo 3 della Costituzione Italiana afferma che tutti i cittadini sono
uguali senza differenza di sesso: con esso si vuole intendere che le donne sono
uguali agli uomini, nonostante siano donne. E' come se tale elemento di
subordinazione fosse messo fra parentesi; si tratta di un'inferiorita'
sancita dai codici sociali, e non da leggi naturali, e' quindi un'inferiorita' costruita: "C'e', ma non ne teniamo conto
e facciamo finta che le donne siano come gli uomini". In questo senso il
diritto e' egualitario, ma lo e' solo formalmente. Tale principio di
uguaglianza formale non funziona nella sostanza: in Parlamento come nella
scuola, le cariche che contano sono quasi tutte occupate da uomini. Il fatto
che esso non venga applicato e' un chiarissimo sintomo della pretesa neutralita' del diritto, il quale e' in realta'
sessuato al maschile e per questo non funziona. Non crediate che questo sia un
argomento astratto: potreste parlarmi delle vostre esperienze, dei vostri
rapporti fra sessi, oppure della vostra situazione familiare. La questione dei
poteri fra i sessi non deve essere per forza intesa come un elemento
essenzialmente teorico, perche' potrebbe manifestarsi
nella vita tutti i giorni. Rispondete a questa domanda: c'e' qualcuna tra di
voi a cui pesa il fatto di essere una ragazza e non un ragazzo, che vive sulla
propria pelle questa differenza?
*
- Studentessa: Sinceramente non sento tale differenza, probabilmente anche
grazie alla mia famiglia e al contesto in cui vivo. Penso pero'
che al Sud la diversita' fra i sessi abbia piu' peso e si noti maggiormente, soprattutto rispetto ai
paesi del Nord Europa. I movimenti femministi si sono sviluppati infatti in
Occidente, e sono quasi tutti partiti dal Nord.
- Adriana Cavarero: Esatto. Tu mi stai quindi dicendo
che non pensi esistano delle aspettative diverse, da parte della tua famiglia o
della societa', verso di te o verso tuo fratello o il
tuo fidanzato?
*
- Studentessa: Ho solamente due sorelle, comunque non credo ci sarebbe stata
concorrenza o differenza nelle aspettative.
- Adriana Cavarero: La maternita'
e la cura della casa - dei compiti sociali tipicamente femminili - sono
importanti per te? Li percepisci come naturali?
*
- Studentessa: Si', penso siano naturali,
come credo sia naturale per l'uomo aiutare la donna seguendola nella maternita' o dandole una mano nell'accudire la casa e nel
portare avanti la famiglia. Se fra uomo e donna c'e' amore, tale atteggiamento
viene da se'.
- Adriana Cavarero: Tu hai usato il verbo
"aiutare" e penso che questo sia indicativo: sicuramente si puo' parlare di aiuto per quanto riguarda la maternita', ma non penso si possa fare altrettanto
relativamente alla cura della casa.
*
- Studentessa: Una cooperazione.
- Adriana Cavarero: Una cooperazione... forse avrai
qualche delusione.
*
- Studentessa: Spero di no! Penso comunque che la mentalita'
della cooperazione - abbastanza comune nell'Italia centrale ed in quella del
Nord - sia assente al Sud. Ho notato questa differenza in molti ragazzi che ho
incontrato: mentre quelli del Nord sono piu'
indipendenti e se la sanno cavare da soli, nel Sud persiste la mentalita' secondo la quale deve essere la donna a fare
determinate cose: molti ragazzi partono militari senza neanche essere capaci di
rifarsi il letto, perche' a casa loro erano la madre
o la sorella a svolgere questa mansione.
- Adriana Cavarero: Non sono totalmente sicura che
questa divisione Nord-Sud sia cosi' netta. Credo che
in parte dipenda anche dagli ambienti sociali: io abito al Nord e noto come in
certe aree sociali ci sia ancora la mentalita' che
vede nella ragazza colei che deve badare alla casa, mentre i ragazzi non si
sanno fare neanche il caffe'. In cio'
che hai detto trovo interessante la messa a fuoco di determinate
"destinazioni naturali": la donna a casa e l'uomo al lavoro o nei
luoghi di potere. Tu hai ovviamente sottolineato che tali affermazioni sono
solo degli stereotipi, ma dal punto di vista filosofico costituiscono degli
stereotipi non casuali, perche' vengono elaborati
teoricamente in maniera molto seria. Possiamo citare, ad esempio,
*
- Studentessa: Volevo parlarle di un'esperienza che ho avuto quest'anno andando
in vacanza in Sicilia: pensavo che alcune cose non esistessero piu', che certi atteggiamenti radicati nella tradizione e
legati ai ruoli sociali fossero scomparsi. Non sono cosi'
convinta che il riferimento ad un maggior sessismo del Sud costituisca semplicemente
un luogo comune, perche' mi sono accorta che alcuni
ragazzi siciliani sperano ancora di potersi "crescere" la donna:
vogliono stare insieme ad una ragazza piu' piccola
per avere la garanzia che sia "inviolata", desiderano che lei sia
vergine per potersela crescere fino alla fine. E' una mentalita'
che mi ha scandalizzato e che forse e' legata proprio al concetto secondo il
quale la donna non e' in possesso della ragione: una ragazza deve essere
cresciuta perche' non e' abbastanza intelligente per
farlo da sola.
- Adriana Cavarero: La questione della verginita' e' legata ad un'immagine e ad un'organizzazione
del potere. La verginita' e' importante perche' testimonia il fatto che quella donna non e' mai
stata di nessun altro e, con la deflorazione, il marito vi puo'
porre un marchio e farla sua. L'elemento cardine diventa dunque il possesso:
fra possesso e potere c'e' un legame anche dal punto di vista terminologico e,
in questo caso, la forma del potere e' una forma di possesso. Lo stereotipo
della cultura dominante, quindi, vede nella donna un oggetto perche' solo un oggetto puo'
essere posseduto, mentre un soggetto puo' casomai
possedere. La rivoluzione sessuale, che appartiene alle donne della mia
generazione, voleva proprio far notare come la sessualita'
e le pratiche sessuali fossero tradizionalmente considerate uno dei luoghi nei
quali mettere in scena la cerimonia del possesso. Tale esigenza e' sicuramente
stata interpretata in maniera folcloristica: "Le donne che vogliono fare
libero sesso sono donne poco serie!", anche se il movimento non era
finalizzato a praticare sesso a gogo'. Si voleva
affermare la liberta' delle proprie pratiche e delle
proprie scelte sessuali e si voleva abbandonare una raffigurazione della verginita' tutta proiettata verso le esigenze dell'uomo e
del suo bisogno di apporre un sigillo sul corpo della sua donna. Cio' che si chiedeva era un rapporto alla pari. Nessun
ragazzo vuole fare una domanda?
*
- Studentessa: In che modo la legge tutela la donna? Non mi riferisco solo al
periodo della maternita', ma alla donna in quanto
persona. E' da poco passata una legge con cui si sancisce che lo stupro e' un
atto di violenza contro la persona e non piu' contro
il costume...
- Adriana Cavarero: Per quanto riguarda la legge nei
suoi sviluppi contemporanei, l'Italia si trova in una posizione molto avanzata.
Coloro che se ne intendono mi dicono che, in materia di tutela della maternita' sul lavoro, ci troviamo avanti persino a quei
paesi che consideriamo piu' progrediti. E' molto importante
anche la legge sulla violenza sessuale, di cui hai parlato e che assume la
donna come persona. Tuttavia, se si ritiene che un soggetto debba essere
"tutelato", significa che in tale soggetto e' vista una sorta di
mancanza. Con questo non voglio dire che la maternita'
non debba essere tutelata: vorrei solo far notare come molte forme del
linguaggio - quali "tutela", "protezione" e cosi' via - sottolineino di nuovo il ruolo storico della
donna, la quale viene inserita in rapporti di potere che la vedono in posizioni
inferiori o di svantaggio.
*
- Studentessa: Ci sono donne che vorrebbero fare il servizio militare. Lei
pensa che sia giusto dar loro questa possibilita'?
- Adriana Cavarero: E' una domanda molto buona, perche' mette in luce un altro paradosso. Dal punto di
vista dell'ordine simbolico - ovvero della tradizione - alle donne appartiene
l'ambito della famiglia e della maternita', quindi
della vita, mentre agli uomini viene attribuita la sfera della guerra e della
politica, che e' comunque fondata sulla guerra - pensate all'Iliade. Questo fa
parte degli stereotipi. Quindi, se le ragazze vogliono fare il servizio
militare, vuol dire che il loro desiderio va nella direzione dell'eguaglianza:
"Anch'io sono capace di essere una guerriera". Il paradosso sta nel
fatto che tale spinta verso la parita', lungi dal
cancellare gli stereotipi li rafforza, perche' la
ragazza si ritrovera' a fare il soldato uniformandosi
allo stereotipo maschile, quello del guerriero forte dotato di fucile che sfida
e stermina il nemico. Alcune volte queste operazioni sembrano fornire una
spinta verso l'uguaglianza, ma finiscono col rafforzare gli stereotipi. Tra gli
oggetti a nostra disposizione abbiamo una calza; anche a un ragazzo potrebbe
venire il desiderio di imparare a fare la calza e penso sarebbe giusto, sebbene
molto improbabile: nella scala dei valori, che coincide con la scala dei
poteri, la forza militare e' ritenuta come strettamente legata alle abilita' del soggetto, mentre fare la calza o ricamare
appartiene alla sfera domestica, che viene vista come molto secondaria al fine
della civilizzazione. Anche qui gli stereotipi vengono rafforzati. Se vuoi la
mia opinione, fra i desideri di eguaglianza delle ragazze il voler fare la
carriera militare e' quello che appoggerei di meno, anche perche'
non mi sento supporter di una cultura della guerra. Tu che ne pensi?
*
- Studentessa: Penso che se una ragazza nutre veramente il desiderio di
diventare un soldato non sia giusto negarglielo, cosi'
come ritengo sbagliata la leva obbligatoria per i ragazzi.
- Adriana Cavarero: Mi pare che anche voi abbiate
scelto un oggetto: dei preservativi. Avete pure portato il Viagra.
Perche' avete scelto questi oggetti? Chi li ha
scelti?
*
- Studentessa: Secondo me il preservativo rappresenta una forma di potere
dell'uomo sulla donna: e' stato congegnato per essere usato dal maschio, il
quale puo' decidere quando, come, e se usarlo. E la
donna si ritrova spesso a sottostare al desiderio del ragazzo. Tutto cio' che lei ha detto e' fondamentalmente giusto, penso pero' che di sbagli ne siano stati fatti anche da parte
delle donne, le quali hanno permesso che succedessero certe cose. Credo sia
vero che molto spesso la bellezza puo' rappresentare
una marcia in piu', ma il carattere non e' da meno:
non mi ritengo particolarmente bella, pero' grazie al
mio carattere ho ottenuto molti risultati.
- Adriana Cavarero: Quello che hai detto e'
indubbiamente importante: "Individualmente sono capace di non restare un
semplice oggetto e riesco a mettermi da sola nella condizione di
soggetto". Capisco ed apprezzo molto il tuo discorso; tuttavia, rendersi
complici di un processo storico profondo ed influente costituisce un problema, perche' tale complicita' ha tanti
aspetti ed e' molto complessa. Cosa intendo dire con il termine "complicita'"? Certe volte e' molto piu'
facile aderire agli stereotipi che contrastarli, perche'
questo atteggiamento ti puo' rendere la vita meno
complicata: essere una brava ragazza, fare la mamma e stare a casa puo' risultare piu' facile,
mentre combattere contro le convenzioni ed affermare: "Io non mi riconosco
in questa immagine" e' estremamente faticoso: spesso alcune donne
rinunciano a combattere. L'oggetto e' tradizionalmente passivo, mentre il
soggetto e' attivo: farsi soggetto, vuol dire immettersi nella dimensione dell'attivita'. Ci sono cose che mi fanno molto arrabbiare, sia
come donna, sia come studiosa: alcuni dei maggiori settimanali culturali e
politici italiani presentano spesso in copertina delle donne nude in posizioni
oscene, e la fruizione di questi corpi femminili viene del tutto decontestualizzata rispetto al contenuto del settimanale,
un contenuto politico-culturale, appunto. A voi che siete giovani, anche ai
ragazzi, chiedo: al di la' del comportamento
personale - del porsi come soggetto o oggetto nei confronti del partner - e
concentrandovi sull'ambito pubblico, quello della rappresentazione, ve la
sentireste di fare qualche cosa contro queste copertine? Oppure pensate
semplicemente: "Le cose vanno cosi'". Negli
Stati Uniti, ad esempio, c'e' una legge che proibisce questo tipo di copertine:
una donna nuda puo' andare bene per le riviste
pornografiche, ma non puo' essere usata per vendere piu' copie di un settimanale di cultura e politica,
solitamente destinato agli uomini. In altri paesi, quindi, oltre alla posizione
della singola donna che dice: "Io voglio essere un soggetto e voglio
essere attiva", c'e' anche una presa di posizione politica da parte di
donne e uomini che non apprezzano questo tipo di volgarita'.
In Italia, invece, non e' presente tale interesse a combattere gli stereotipi.
Siccome io ho questo interesse, vi chiedo: pensate che le cose debbano andare
avanti cosi'?
*
- Studentessa: Lei ha detto una cosa che condivido pienamente: ha affermato che
in altri paesi sono gli stessi uomini a non apprezzare questo tipo di volgarita', mentre in Italia cosi'
non succede. Bisognerebbe, allora, ricercarne le cause: perche'
all'uomo italiano ancora piacciono queste immagini? Alcune volte si pensa che
la risposta stia in una sorta di colpa alla donna, perche'
molti uomini potrebbero dire: "L'insoddisfazione tra le mura domestiche mi
porta a ricercare qualcosa al di fuori di esse". Io sono indubbiamente
d'accordo nel criticare tali copertine, penso pero'
che la colpa sia al 50% degli uomini e al 50% di quelle donne che permettono
succedano certe cose: se non ci fossero donne disposte a farsi fotografare
nude, non ci sarebbe tali copertine. Ritengo comunque che gli uomini italiani
che a cinquant'anni ancora vanno alla ricerca di donne nude o dei miracoli del Viagra, abbiano una mentalita'
malata: finche' sei giovane sono problemi che puoi
risolvere, ma se a 50-60 anni ancora hai bisogno di questo genere di cose,
allora la colpa e' solo tua. Anch'io sono convinta che si debba combattere
questa strumentalizzazione, sia partendo dalle donne, sia portando avanti una
rieducazione degli uomini.
- Adriana Cavarero: Hai ragione: una rieducazione
degli uomini... ma anche delle donne. Non basta dire semplicemente: "Cari
uomini, vi dovete comportare in maniera piu' civile e
signorile". Bisogna riuscire ad agire su uno dei nodi fondamentali della
nostra tradizione culturale: il potere fra i sessi. Si deve combattere quella
gerarchia che da una parte pone l'uomo in posizione di superiorita'
rispetto alla donna e lo identifica con tutti gli ambiti del potere - di cui il
fallo e' un fortissimo simbolo - e dall'altra relega la donna a ruoli che
spaziano tra due estremi significativi - madre casta e ragazza vergine o
oggetto del desiderio e corpo che si offre ai desideri maschili. La madre e la
prostituta: le due immagini del femminile che vengono offerte. Questa si' che e' una questione di educazione, ma nell'accezione piu' seria della parola "educazione": si tratta
di pensare diversamente il rapporto fra i sessi e l'ordine simbolico che vige
fra di loro, ovvero di agire contro uno dei centri nodali di una cultura che ha
piu' di duemila anni. Perche'
certe cose succedono in Italia e in altri paesi no? La cultura e la tradizione
sono genericamente patriarcali, tanto in Italia, quanto - ad esempio - negli
Stati Uniti, ma mentre negli Stati Uniti vige una sorta di "patriarcato
illuminato" con alcune regole di convivenza che impediscono allo
stereotipo di arrivare agli estremi, nella cultura italiana e' presente un
patriarcato retrivo: anche le minime pratiche di savoir
faire e di civilizzazione non vengono messe in atto.
Tuttavia, ripeto, la soluzione non sta tanto nell'adeguare il patriarcato
retrivo a quello illuminato, quanto nell'agire sulla cultura patriarcale in
quanto tale e nel ripensare la differenza fra i sessi senza assimilarla
all'uguaglianza. Cio' che i nostri occhi e i nostri
sensi percepiscono, tutto cio' che e' reale e che
arriva alla nostra conoscenza e al nostro senso comune, pretende di avere un
significato che sia realistico e che rispetti tale realta':
dire che i sessi sono uguali e' una bugia, una costruzione logica menzognera.
Alla differenza sessuale va dato un senso che valorizzi la differenza. C'e' un
modo di intendere le differenze in quanto collocate in una gerarchia di poteri:
il bianco e' meglio del nero, l'europeo e' meglio del maghrebino,
l'uomo e' meglio della donna, il ricco e' meglio del povero. Ma c'e' anche un
modo per pensare le differenze in senso non gerarchico: questa e' la grande
sfida al patriarcato.
*
- Studente: La pornografia rappresenta un'espressione del potere, oppure
un'espressione della liberta' dell'individuo?
- Adriana Cavarero: A mio avviso costituisce
un'espressione del potere, perche' la pornografia
occidentale - parlo dell'Occidente perche' non
conosco l'Oriente - vede come oggetti del desiderio donne e bambini, ossia
proprio quegli individui che sono messi in posizione inferiore nell'ordine
sociale. Inoltre il corpo ritratto viene offerto ad uno sguardo di tipo
"cannibalesco" che fruisce di cio' che e'
inerte, di cio' che non partecipa, e che si nutre di
quello che e' posto di fronte ad esso a mo' di strumento di eccitazione: tutto cio' fa chiaramente parte di un organigramma del potere e
non coincide mai con la liberta'. Forse tu ti
riferivi alla liberta' di stampa e di opinione...
*
- Studente: Ma anche alla liberta' individuale
dell'attrice o della ragazza che si presta a sfruttare il proprio corpo per
denaro, anche se probabilmente questa non e' liberta',
perche' la donna si pone come oggetto.
- Adriana Cavarero: Io non la intendo come una liberta': e' semplicemente un modo per guadagnare soldi -
alcune volte molti soldi - che, all'inizio, ti permettono di sopravvivere. Da
un punto di vista umano posso comprendere un individuo che debba vendere il suo
corpo per denaro, ma non riterrei mai questa azione come un'espressione di liberta', anche perche' la
persona in questione si troverebbe nella necessita'
di fare qualcosa per sopravvivere.
*
- Studente: Crede che una scelta del genere sia sempre dettata dalla necessita' di sopravvivere o pensa che a volte si provi
piacere nell'agire cosi'?
- Adriana Cavarero: Ritengo che la sessualita' umana sia estremamente complicata e che, anche
in questo caso, contenga elementi di piacere. E' molto difficile definire cosa
sia la liberta' sessuale, bisogna pero'
non cadere nello stereotipo - che per la prima volta sento tirare in ballo da
un ragazzo, mentre di solito e' piu' comune presso i
miei coetanei maschi - secondo il quale in certe situazioni di sfruttamento,
quali la pornografia o la prostituzione, la donna prova piacere. Tutto questo
fa parte di un immaginario maschile; e' frutto del desiderio maschile di
possedere una donna oscena e scatenata, un essere dalla sessualita'
perduta completamente opposto alla sessualita' delle
donne che lo accudiscono: egli, infatti, non vorrebbe mai che la mamma, la
sorella e la moglie fruissero di questo tipo di liberta'
sessuale. In secondo luogo, si pensa che la donna provi piacere a fare la
prostituta o a esporre il suo corpo, perche' si crede
che il soggetto - vale a dire l'uomo - sia di per se'
cosi' affascinante e cosi'
capace di far godere, da far si' che lei non possa
non essere soddisfatta. Ripeto: nell'orizzonte cosi'
vario e cosi' imprevedibile della sessualita'
umana, puo' darsi che qualche volta succeda che tali
situazioni provochino piacere.
*
- Studente: Considerando il problema da un punto di vista religioso - in
particolare della religione cristiana - non e' possibile che la religione
aumenti il divario fra uomo e donna? Il bambino, quando va a seguire il
catechismo, impara che Dio creo' Adamo e poi, da una
costola di quest'ultimo, creo' la donna per dargli
una compagna: la donna viene quindi vista come seconda all'uomo.
- Adriana Cavarero: Come sai nel libro della Genesi
esistono due versioni, a distanza di poche righe l'una dall'altra. La prima
dice che Dio li creo' maschio e femmina, ovvero che creo' contemporaneamente il sesso maschile e il sesso
femminile e, poche righe dopo, e' presente la versione relativa alla costola di
Adamo che tu citi, quella piu' nota. Questa seconda
versione non fa altro che inserirsi nella tradizione occidentale, dove i
simboli corrispondono a un comportamento coatto che dobbiamo per forza
assimilare. La religione - cristiana, ebraica, greca o romana che sia -
presenta un'omogeneita' nella rappresentazione della
differenza sessuale, che viene intesa come rapporto di potere tra il sesso
dominante maschile e il sesso dominato femminile. In questo senso
l'insegnamento religioso ripete uno stereotipo culturale. Anche le materie che
studiate al liceo e che vi sembrano lontanissime dal sacro ripetono lo
stereotipo. Quando studiate la storia, per esempio, vi ritrovate ad imparare
una serie di guerre e di battaglie che hanno tutte dei protagonisti maschili.
Si potrebbe ovviamente citare Elisabetta I, ma capite bene che la presenza di
una donna, cosi' come di due o tre, non costituisce
realmente un'eccezione: e' casomai un'eccezione che conferma la regola. Vi
insegnano la storia come se essa appartenesse all'universalita'
del genere umano, mentre sarebbe giusto - quando insegno filosofia mi comporto cosi' - dire: "Vi insegno la storia della filosofia,
la quale non si riferisce tanto ad un soggetto universale, quanto alla storia
della filosofia virile pensata dagli uomini per gli uomini". Io nutro una
grande passione per Platone ed Aristotele, noto pero'
che vengono spesso presentati come se parlassero di un'oggettivita'
valevole per tutti. Lo stesso Kant - che e' molto piu' vicino a noi di Aristotele - quando parla di etica e
del famoso imperativo categorico, pensa a un soggetto universale di sesso
maschile, e non femminile. Sarebbe molto piu' onesto
che i docenti segnalassero questo fatto, e diverse insegnanti lo fanno gia'. E' vero che la religione costituisce uno dei modi con
cui lo stereotipo viene riciclato, ma cio' viene
messo in atto dall'intera cultura in tutti i suoi ambiti.
*
- Studentessa: Anch'io, come l'altra ragazza, ho avuto un'esperienza con degli
amici del Sud, e mi sono resa conto del fatto che la'
vi sono ragazze coscienti dell'assurdita' della loro
situazione, anche se di fronte agli altri continuano a difendere lo stato di
cose in cui si trovano. Cio' che mi da' piu' fastidio, appunto, e' che - anche se nell'intimo
soffrono profondamente e si sentono impotenti ed oppresse - tendono a
nascondere la loro situazione e, soprattutto, non cercano di ribellarsi. In
fondo, al giorno d'oggi, ci sono tanti modi per aprirsi al mondo: c'e' la
televisione e ci sono numerosi altri mezzi di comunicazione. Proprio non
capisco perche' queste ragazze non si pongano a
confronto con cio' che vedono intorno a loro e non
cerchino di ribellarsi.
- Adriana Cavarero: Perche',
naturalmente, bisogna tenere conto del contesto. Ci sono certi contesti dove
ribellarsi e' piu' facile e ci sono altri contesti in
cui risulta piu' difficile. Il tipo di educazione che
si riceve in famiglia, a scuola e nell'ambiente in cui si vive, e'
fondamentale. Non sono molto convinta delle cose che continuate a ripetermi,
dell'accento che ponete sulla diversita' tra il Sud
da una parte e il Nord e il Centro dall'altra: penso che il problema riguardi piu' le sfere sociali. Posso solo dire - e in questo
concordo con te - che la questione del potere fra i sessi non e' un problema
marginale o secondario, riguardante una specie di ritardo storico: non penso
che, con un po' di pazienza, tale ritardo sara'
riscattato da una societa' felice e paritaria, dove
l'uomo e la donna non avranno piu' rapporti di
potere. Ritengo invece - lo ho notato persino dalle vostre domande - che il
potere fra i sessi sia presente all'interno del nostro modo di vivere nel
mondo, e che costituisca un punto nodale le cui ragioni vanno combattute anche
a livello di comportamento individuale. Alcuni di voi l'hanno sottolineato, ma
e' un problema che va compreso dal punto di vista filosofico o dal punto di
vista delle discipline del sapere, che va analizzato in tutti i suoi complicati
dettagli: non bisogna soltanto seguire il piacere che si prova nel distruggere
un potere che non vogliamo piu', ci si deve anche
sforzare di costruire un nuovo modo di intendere la differenza sessuale, ossia
di ripensare tale diversita', perche'
essa segna il corpo e la vita. E' una grande scommessa nella quale dovrebbero
essere impegnate proprio le giovani generazioni, perche'
costituisce una chiave per ristrutturare non solo i rapporti di potere fra i
sessi, ma i rapporti di potere in quanto tali.
Vi saluto e vi ringrazio per la conversazione.
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(da
Nonviolenza Femminile plurale - n.87)