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di Francesco Agnoli
Una chiesa dura sui principi e mite nella pratica, e
cardinali più buoni di quanto Cristo stesso chieda.
[Da "il Foglio", 27 aprile 2006]
Il cardinal Carlo Maria Martini, non ci sta: non
vuole essere annoverato, lui, con fama di cattolico progressista, adulto, già
aspirante Papa, tra i cattivi, i duri di cervice, che si oppongono con fermezza
all’avanzare della modernità. Tutto è in forse, per lui, dal preservativo,
all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione artificiale: non bisogna “condannare”, ma solo aprire la porta, non si sa quanto, né
come, né in base a quali principi. L’importante è dire che la porta è aperta, e
che tutti, in qualche modo, potranno prima o poi
entrarci, in nome di questa o quella peculiarità, di questo o di quel caso
pietoso. Martini affida il suo pensiero, totalmente altro da quello della
chiesa, non a un dialogo interno ad essa, ma a una
intervista coram populo,
all’Espresso, lì dove lo ospitano volentieri. Lì, forse, lo avrebbero voluto
Papa. Lì sono illuminati, e sanno dare spazio ai cattolici, basta che dicano esattamente ciò che a loro piace. Il mondo, in senso
evangelico, è astuto, ma Martini non lo sa. Lui, al
contrario, è solo puro come colomba, non astuto come
serpente: più buono ancora di quanto Cristo stesso richieda. E’ facile, in
realtà, apparire buoni. Ogni padre, ogni maestro
saprebbe come fare, per non essere contestato, né ingiuriato (ma, alla fine,
neppure amato). Si sa come agire, per non dover portare la fatica
dell’educazione: “Lasciate fare, lasciate passare…” Alla scuola di Pilato, tutti noi abbiamo imparato a non essere fastidiosi:
così è se vi pare, altrimenti, fate vobis, io non me
la sento… Questo il problema: la modernità ci ha insegnato che il bene è forse
bello, ma sempre con misura, abilmente mescolato a un
po’ di male. Non crediamo cioè, anzitutto noi
cattolici (io e Martini compresi), che il bene sia fatto per noi, per la nostra
felicità: che ciò che la legge morale ci chiede sia ordinato alla nostra
salvezza, non solo eterna, ma anche terrena. Non siamo più neppure pagani: la
virtù è parola noiosa, evoca salite, difficoltà, sacrifici, e basta. Non esalta, non stimola il nostro spirito, non fa cantare il
nostro cuore. Eppure già Cicerone scriveva che “non vi è mai alcunché
di vantaggioso, se in pari tempo non sia moralmente buono; e non perché è
vantaggioso è moralmente buono, ma perché moralmente buono è anche vantaggioso”.
“Vantaggioso”, per i cattolici, dovrebbe essere tutto ciò che Cristo ci ha
insegnato, anche se faticoso: “Il mio giogo è leggero”. Leggero perché, se lui
è Padre, non può chiederci nulla che non siamo in grado di sopportare: se ci
chiede la castità, la sofferenza, se non ci dona la gioia dei figli, rimane pur
sempre il Salvatore, colui che dà infinitamente più di
quanto prenda. Noi invece, mancando di fede, siamo spesso convinti che il giogo
del mondo sia più sopportabile, più leggero, e che le strade larghe, le pianure
aperte, siano più riposanti e più belle delle colline
e delle montagne che portano in alto.
Il paradosso dell’amore
Ma Martini, che della chiesa è un principe, dovrebbe sapere quale è il pensiero
e l’azione della sposa di Cristo. Come ha scritto qualcuno, “la chiesa è per
principio intransigente, perché crede; nella pratica è tollerante, perché ama”, mentre spesso il mondo è tollerante per principio,
perché non crede, e intransigente nella pratica, perché non ama. Chi è contro
l’aborto? I cattolici, per lo più. E chi aiuta, ogni
giorno, centinaia di donne che hanno bisogno di sostegno, non solo per
partorire, ma anche per superare il dolore del post aborto? Gli stessi di cui
sopra. Non è un vanto, ma una responsabilità. Non si è buoni cedendo sui
principi, ma amando nella pratica: difficilissimo, terribile, e per questo
nessuno può veramente sentirsi a posto, con le parole. E
per il preservativo, l’Africa, l’Aids? Possiamo, senza mentire, insegnare agli
africani che la loro salvezza viene dal caucciù? I missionari, più aperti di
Martini nella pratica, più intransigenti di lui nei principi, sanno che ciò che
conta è educare all’amore: questo è tutto. Là dove il maschio fa spesso quello
che vuole, dove vigono la poligamia, la promiscuità, la mancanza di igiene, possiamo affidarci a un po’ di plastica, da
usarsi in un certo modo, con tante precauzioni, e che ha, nonostante tutto,
un’alta percentuale di fallimenti? Il preservativo, prescindendo da qualsiasi
degradazione accidentale, ha già di per sé fessure, plissettature,
cavità, porosità, che lo rendono non di rado
inefficace, anche come contraccettivo (Massimo Pelliconi,
“Diventerete come dei”, Itaca). Come può proteggere dal virus dell’Hiv, che è 450 volte più piccolo
di uno spermatozoo?
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