
(versione lunga)
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Forse a
qualcuno può sembrare un'espressione irriverente, e
l'accostamento della stola col grembiule può suggerire il sospetto di un
piccolo sacrilegio.
Si, perché di solito la stola richiama l'armadio della
sacrestia, dove con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d'incenso, fa
bella mostra di sè, con la sua seta ed i suoi colori,
con i suoi simboli ed i suoi ricami. Non c'è novello sacerdote che non abbia in dono dalle buone suore del suo paese, per la prima
messa solenne, una stola preziosa.
Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli
accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli
e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia.
Ordinariamente non è articolo da regalo: tanto meno da parte delle suore, per
un giovane prete. Eppure è l'unico paramento
sacerdotale registrato dal vangelo. Il quale vangelo, per la messa solenne
celebrata da Gesù nella notte del Giovedì Santo, non
parla né di casule, né di amitti, né di stole, né di
piviali.
Parla solo di questo panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un
gesto squisitamente sacerdotale.
Chi sa che non sia il caso di completare il guardaroba delle nostre sacrestie
con l'aggiunta di un grembiule tra le dalmatiche di raso e le pianete di samice d'oro, tra i veli omerali di broccato e le stole a
lamine d'argento!
La cosa più importante, comunque, non è introdurre il
"grembiule" nell'armadio dei paramenti sacri, ma comprendere che la
stola ed il grembiule sono quasi il diritto ed il rovescio di un unico simbolo
sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l'altezza e la
larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello
offerto al prossimo. La stola senza il grembiule resterebbe
semplicemente calligrafica. Il grembiule senza la stola sarebbe fatalmente
sterile...
Nel nostro linguaggio canonico, ai tempi del seminario, c'era una espressione che oggi, almeno così pare, sta
fortunatamente scomparendo: "diritti di stola". E c'erano anche delle
sottospecie colorate: "stola bianca" e
"stola nera". Ci sarebbe da augurarsi che il vuoto lessicale lasciato
da questa frase fosse compensato dall'ingresso di un'altra terminologia nel
nostro vocabolario sacerdotale: "doveri di
grembiule"! Questi doveri mi pare che possano sintetizzarsi in tre parole
chiave: condivisione, profezia, formazione politica.
Speriamo che i seminari formino i futuri presbiteri ai "doveri di
grembiule" non solo con la stessa puntigliosità con cui li informavano sui
"diritti di stola", ma con la stessa tenacia, col medesimo empito
celebrativo e con l'identico rigore scientifico con cui li preparano ai loro
compiti liturgici.
(Tonino
Bello, Stola e grembiule, Ed. Insieme, Terlizzi, 1993)