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La pace
non è un lusso. Ma richiede la maturazione delle coscienze
(ecco un
documento in occasione della manifestazione nazionale
per la pace e la giustizia
in
Medio Oriente - sabato 18 novembre 2006
Milano)
“Non ci sarà pace nel mondo finché non regnerà
in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno
una ripercussione straordinaria sul pianeta intero.”
Carlo
Maria Martini
Per alcune
popolazioni non è mai finita. Per altre è solo questione di tempo e poi la
guerra tornerà a straziare la vita e le città del Medio Oriente. Tutti sanno
che non sarà solo l’ennesima strage di innocenti. Sarà
un ulteriore passo sulla strada senza ritorno di una
guerra che, nella sua ipotesi più estrema, può diventare atomica. E’ terribile
ma di questo passo non impossibile.
Il pericolo è
grande. Se non si interviene subito una nuova e ancora
più grande catastrofe rischia di travolgerci tutti. La
risoluzione dell’ONU
Per questo
noi, consapevoli dei rischi e delle responsabilità che ci dobbiamo assumere, invitiamo tutte le donne, gli uomini, le ragazze e i
ragazzi, le organizzazioni della società civile, i movimenti e gli Enti Locali
a partecipare alla manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente che si
terrà sabato 18 novembre a Milano.
Chiediamo ai
responsabili della politica italiana, europea e internazionale di lavorare con
coraggio e tenacia per scongiurare una ripresa della guerra e imboccare davvero
la via della pace in Medio Oriente.
Non siamo
ingenui da ignorare il peso dei signori della guerra e del terrorismo. Facciamo
appello a tutti coloro che, nei governi e nella
società, di fronte al fallimento dell’unilateralismo
e della guerra permanente causa di tante tragedie, hanno
imparato la lezione.
Questo è il
tempo in cui i “realisti” debbono lavorare perché la
fine della guerra in libano segni davvero l’inizio di una nuova fase politica
caratterizzata dall’abbandono di tutti i piani e proclami di guerra, dalla
rinuncia alla guerra e al terrorismo come strumento della politica, dallo
sforzo comune di affrontare
pazientemente tutti i problemi irrisolti con mezzi pacifici, dal
rilancio e dalla democratizzazione dell’ONu, del
diritto e della legalità internazionale.
Ci rivolgiamo
innanzitutto al Governo e al Parlamento italiano perché sviluppino una
fortissima iniziativa politica a partire dall’Unione Europea e dall’ONU. In
particolare chiediamo di:
1. affrontare subito la questione israelo-palestinese, cuore di tutti i conflitti del Medio Oriente, promuovendo –anche tramite l’invio di una forza di interposizione dell’ONu nella Striscia di Gaza- l’immediato cessate il fuoco, la fine delle incursioni militari, dei bombardamenti, delle uccisioni, del lancio dei missili Qassam e di ogni azione terroristica, la fine del blocco di Gaza e dell’isolamento delle città palestinesi, l’abbattimento del muro, una grande azione umanitaria per portare soccorso alle popolazioni, il rilascio dei prigionieri politici, a cominciare da quelli che sono stati presi come ostaggi e dagli esponenti del governo e del parlamento palestinese, la ripresa del dialogo, della cooperazione, anche ripristinando l’erogazione dei fondi, e del processo di pace con l’ANP per attuare, in tempi certi, le risoluzioni dell’ONU che prevedono la fine dell’occupazione militare e la nascita di uno Stato Palestinese indipendente e democratico che viva in pace accanto a quello di Israele;
1. promuovere il dialogo e il negoziato politico con tutti i
paesi della regione, anche tramite una conferenza internazionale per la pace in
Medio Oriente, per affrontare in modo coerente e globale i problemi irrisolti
nella regione sulla base del diritto internazionale, favorire il riconoscimento
reciproco e costruire le condizioni per una pace giusta e duratura. La pace è
l’unica sicurezza per Israele,
2. lottare con determinazione contro tutti i terrorismi con gli strumenti della legalità e della giustizia penale internazionale, con intelligenza ed efficienza nel rispetto dei diritti umani e dei valori democratici;
3.
promuovere, come
stabilito dalla legge italiana, il blocco del commercio delle armi e degli
accordi di cooperazione militare verso tutti i paesi in conflitto (Israele,
Libano,…); promuovere il disarmo generalizzato e in particolare sollecitare la
convocazione di una Conferenza internazione per eliminare tutte le armi
nucleari, chimiche e batteriologiche dal Medio
Oriente.
Chiediamo
inoltre che, data la natura complessa e l’alto rilievo del nuovo intervento
dell’ONU in Libano, l’Italia promuova la costruzione di quella “componente civile” che è necessaria per curare la
“dimensione diritti umani” e promuovere la “sicurezza umana” in stretto
rapporto con le autorità locali e la società civile libanese.
L’Italia, che
si appresta ad entrare a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, deve
dichiarare in modo chiaro e forte il proprio impegno per salvare, riformare,
rafforzare e democratizzare l’ONU dando voce all’intera Unione Europea,
riaffermare il ruolo centrale delle Nazioni Unite nella promozione
della pace, della sicurezza e della cooperazione internazionale,
rilanciare i suoi valori e ideali, farla funzionare, dargli le risorse e gli
strumenti necessari per adempiere al proprio mandato, tutelare la sua
autonomia, la sua indipendenza e la coerenza con i suoi fini.
Al parlamento
e al governo italiani chiediamo inoltre di aumentare i fondi per la
cooperazione internazionale contro la miseria e la guerra (rispettando gli
impegni assunti per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio) e di ridurre le spese per gli armamenti, di
fare un forte investimento sulla “cooperazione comunitaria” e di promuovere la
cura della qualità e della coerenza degli interventi.
La
costruzione della pace in Medio Oriente è tanto difficile quanto
indispensabile. Per questo, nei limiti delle possibilità di ciascuno, ci
dobbiamo sentire tutti impegnati a collaborare al successo di questa grande
sfida politica, umana e culturale.
C’è da
contribuire ad affrontare la grave emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza
e in Cisgiordania; c’è da portare solidarietà laddove
c’è la sofferenza e la disperazione; c’è da sostenere tutte le forze sociali
democratiche che operano per la pace, i diritti umani e la democrazia in
Israele, nei territori palestinesi, in Libano e in tutti gli altri paesi della
regione; c’è da sostenere senza interferenze la ricostruzione sociale, politica
ed economica del Libano e favorire il dialogo nazionale tra tutte le sue componenti; c’è da promuovere la diplomazia dal basso,
l’incontro, il dialogo e la comprensione tra i popoli laddove c’è divisione e
scontro; c’è da promuovere il dialogo interculturale, interreligioso e politico
laddove si cerca di alimentare lo scontro dell’inciviltà; c’è da affermare i
diritti dei migranti e dei richiedenti
asilo, contro ogni forma di intolleranza e di razzismo; c’è da promuovere una
politica e una cultura della pace e dei diritti umani che parta dalle nostre
città, dalle nostre istituzioni e dal nostro paese; c’è da diffondere la
nonviolenza laddove sembra regnare solo la violenza.
A ognuno di fare qualcosa. Il tempo di
fare pace è adesso.
“Questo è il tempo in cui bisogna pensare nuovo, bisogna
pensare in grande, senza pregiudizi, senza vecchi modi di reagire, senza tutta
quella zavorra di sciocchezze che oggi assordano i giovani e li rendono sempre
più delusi e senza speranza”. Tiziano Terzani