Dalla rivista “Sulla strada” riportiamo la corrispondenza
molto interessante: la causa che porta avanti “Vocatio”
è la nostra, pur nella diversità d’impostazione, che è ricchezza di punti di
vista.
Alla fine della lettera di Simona una risposta da “Donne contro
il silenzio”.
Egr. direttore,
mi
chiamo Simona, ho 29 anni e frequento da due anni la scuola di teologia della
mia diocesi. Sul problema, se è lecito
o no lasciare la libera scelta ai preti di sposarsi, è
stato scritto molto. Ci sono i
favorevoli ad una nuova svolta in seno alla chiesa e i tradizionalisti.
Ma alla base di
tutto c’è un grande dilemma: come può la chiesa
parlare di Amore quando non permette ai suoi membri di viverlo in prima
persona?
E come può un
prete dire:” tutto l’amore viene da Dio” e poi
continuare a portare l’abito del celibe?
Forse l’abito non fa il monaco ma di certo
l’abito (del prete) fa il celibe.
E come possono
i preti legittimarsi a confessare i padri di famiglia se loro una famiglia
propria non ce l’hanno e non hanno dei figli?
Ci sono preti
rettori di seminari che si illudono che stare con i
loro ragazzini sia come avere una famiglia. E dicono:”
Ringrazio la chiesa che mi ha dato questa possibilità”. Poveri ciechi guide
di altri ciechi, la chiesa in realtà ha
tolto loro la possibilità di avere magari un solo figlio, ma proprio.
Si parla
tanto di ciò che la chiesa vuole difendere, proteggendo il celibato, si parla
del possibile disagio della chiesa di fronte a
eventuali preti divorziati, ma alle donne innamorate dei preti si è mai
pensato?
Io sono una
di quelle: La gente mi guarda, la gente giudica, ,
alcuni preti mi ritengono pazza.
Ma il vero pazzo è chi si illude
di poter restare casto per tutta la vita.
Ma sono sicura che nessun prete possa esserlo veramente per
tutta la vita, in modo o nell’altro.
12 Maggio 2006 Simona
Mi permetto di
rispondere a Simona perché pone di fronte a problemi di fondo,
soprattutto al problema per eccellenza sulla castità esigita
dalla chiesa per i preti.
E’ proprio vero che la famiglia è insostituibile nel
campo educativo ed è vero che la preparazione seminariale
può compromettere una solida formazione umana nel prete. Sarei, invece, attenta
a trattare l’argomento sulla (im)possibilità di
un’intera vita casta. Non si può generalizzare. Ci sono
persone equilibrate e sante (non mi riferisco all’aureola) sia tra i
fedeli alla castità sia tra gli sposati. Perché la
persona sia integra si deve dare pieno sviluppo a tutti i fattori umani. Questi
hanno senso e peso nella misura in cui si fondono nell’unità della persona.
Siccome Simona è una ragazza intelligente, come
si evince dal suo scritto, potrà capire anche ciò che non ha sperimentato personalmente:
la piena realizzazione umana si ha nell’integrazione tra le varie potenzialità
della persona. Non mi riferisco al pensiero freudiano: non si tratta di dare
uno sbocco più “elevato” ad una passione istintuale più “bassa”(la
sublimazione), perché Dio non fa distinzione tra il preteso alto e il preteso basso; e l’amore umano non è in contrasto con quello
divino (sfiora il ridicolo l’idea che l’amore umano impedisca il dono totale di
sé. Si tratta, invece, di opzioni innestate nel Sé
della persona, la quale può realizzarsi attraverso i modi più svariati (anche
estremi), se fa convergere tutto verso l’obbiettivo di fondo in cui si
riconosce. Il tanto “incomodato”carisma è, dal punto di vista umano, questa
capacità di dare un senso unitario alla propria esistenza. Circa il fattore
soprannaturale non spenderei una parola in più, perché
questo entra nel gioco delle facoltà, e può costituire un elemento unificante
soltanto quando l’amore per Dio risponde ad un’esigenza – né migliore né più
elevata – che ha dell’ineffabile: come il genio artistico, certe forme di
altruismo; se vogliamo, anche qualche genio in negativo, eccetera.
Detto ciò, si
può capire che il carisma celibatario
esiste, ma in pochi, forse pochissimi casi (e ricordiamolo sempre: i carismi sono
molteplici, ma nessuno vale oggettivamente più di un altro).
Ma trarre
dall’esistenza del carisma personale lo spunto… per farne una legge, un canone che
condiziona l’opzione presbiterale, risponde ad una logica poveramente umana.
Se Simona (ma
anche altri) vorrà rispondere, il dialogo
sull’argomento potrebbe continuare.
Grazie,
intanto, per avermi dato l’occasione per esprimere il mio pensiero. Con molta
prossimità umana, Ausilia
Ho letto con molta passione la vostra rivista. E’ raro anche per me, in
una rivista, leggere gli articoli tutti di un fiato. In essi
traspare un amore profondo per il Vangelo, la parola di Cristo che si è
incarnata nella CROCE, accompagnata da una sofferenza che accomuna tutti coloro
che pur amando questa Chiesa, da essa sono stati discriminati e tante volte
anche umiliati. Sottoscrivo tutti gli articoli che sono stati pubblicati.
A tutti i preti sposati, non solo giunga la mia personale solidarietà, ma anche l’incitamento ad andare avanti.
Non so se tutti i preti sposati si rendono conto del valore della loro scelta: per me sono uno dei pochi segni dei tempi e di speranza del rinnovamento della Chiesa Cattolica. Viviamo in un periodo molto difficile per le religioni cristiane nel nostro continente, così divise in tante chiese storiche secolarizzate e in nuove e vecchie sette. A parole tutte dicono di volere l’ecumenismo, ma al tempo stesso non riescono ad uscire dalle mura di certezze delle nostre CHIESE – MONUMENTO che piano piano si stanno svuotando, lasciando il popolo di DIO solo e abbandonato a se stesso in quel falso paradiso terrestre ove SCIENZA, BENESSERE E CONSUMISMO ci fanno illudere di poter far a meno di DIO, con il rischio che a furia di perdere le pecore del proprio gregge, si costringerà qualcuno nel prossimo futuro a ricercare le 99 disperse perché solo una è tornata all’ovile.
Non preoccupatevi se dietro di voi non ci sono le folle oceaniche che caratterizzano certe manifestazioni della chiesa ufficiale. Chi è stato strumentalizzato dai mass media per scopi terreni, purtroppo non si è accorto che dietro a quel grande clamore troppo personale ha prodotto un deserto lasciando svuotare parrocchie e seminari.
Così come c’è stato un PAPA
che ha avuto il coraggio, forse molto parziale, di chiedere scusa al mondo
intero per tutti gli errori commessi dalla Chiesa Cattolica nel corso dei
secoli passati, domani ci sarà un PAPA (forse tra qualche secolo, ma spero che
lo Spirito Santo non sia sempre così distratto) che vi chiederà scusa, per aver
discriminato e umiliato tanti, troppi preti che hanno commesso l’errore di
amare
Quando durante
Per penitenza invio una vostra copia ai miei parroci di Induno Olona, rispettivamente a Don Giorgio e a Don Piero insieme al nostro Vescovo di Milano, Cardinale Tettamanzi. Mi auguro che trovino il tempo di leggere queste vostre parole e di compiere nei vostri confronti, qualche timido gesto di solidarietà e di affetto.
Vostro fratello nella fede.
EMILIO VANONI – via Milano n. 16 – 21056 INDUNO OLONA
TEL.
0332 200286 - e.mail: emiliovanoni@libero.it