C e c i l i a 

 


6-nov-2006

 

 Mi chiamo Cecilia, per tre anni sono stata la compagna di un sacerdote.

Ovviamente relazione clandestina.

Vi scrivo perché proprio ieri a seguito di una  telefonata mi ha detto che "non può affrontare un viaggio di 3+3 ore per incontrarci. Anche perché ufficialmente non ha motivo di venire. E' stato trasferito da 1 mese ad altra città. E allora la nostra storia molto sofferta per me, ma che ha voluto lui con determinazione dicendo che ero la materializzazione della sua donna ideale che voleva accanto a se per tutta la vita.

Parole, parole e solo parole.

Che fare adesso? Cecilia

 

 

Mia cara, ti ho letto con molta attenzione, e vedo che davvero hai bisogno della nostra amicizia. Sta’ tranquilla che te la faremo assaporare nei limiti del possibile. Ti scriverò ancora, ma intanto faccio avere la tua lettera ai compagni di redazione perché ti scrivano. Ti abbraccio con vivo affetto, Ausilia
 

Cara Cecilia,

immagino quanto starai soffrendo per questa situazione, posso capirti...perchè da poco sono uscita anche io da una storia che tanto dolore mi ha provocato.

Per mesi ho tentato di fare chiarezza con lui, per comprendere i suoi sentimenti e le sue intenzioni.

E' stato difficilissimo per me, rendermi conto di non avere davanti l'uomo che pensavo, prendere atto dei suoi limiti...mi sembrava che solo lui a questo mondo potesse comprendermi e lui ci teneva da morire al ruolo che io gli avevo dato nella mia vita. 

Lui con me si era tolto la maschera da sacerdote modello e mi aveva fatto vedere tutte le sue ferite, i suoi vuoti d'amore, le difficoltà della sua scelta di vita, le sue profonde crisi. 

Cercava di riempire i suoi vuoti con il mio amore, che gli ho sempre elargito generosamente, pensando di essere ricambiata. 

Nel momento in cui gli ho chiesto di costruire qualcosa insieme, tutto si è sgretolato piano piano tra le mie mani.

Tutte le parole d'amore dette, le ore strappate agli impegni per stare insieme, le bugie per tenere segreto il rapporto...non valevano più niente di fronte a un uomo incapace di un amore vero e maturo, troppo attaccato al suo ruolo, ai privilegi e all'immagine che questo offre.

Mi ritrovo nella tua lettera, perché ciò che mi ha fatto scattare qualcosa dentro e mi ha fatto capire che dovevo pretendere chiarezza...è stata l'ennesimo appuntamento saltato, "perchè stasera non ce la faccio" "perché mi ero scordato di una cena" "perché mi hanno invitato e non ho una scusa per dire di no".

Tutto questo piano piano mi aveva fatto capire che io ero solo un passatempo, un tappabuchi, quando non incombevano altri impegni...tutti sempre più importanti di me. Questo è amore?

Ogni storia è a se, ma ciò che mi sento di dirti è: cerca la chiarezza, insisti, non lasciare ancora a lungo questa storia in sospeso. A volte capire la verità è doloroso, ma vai fino in fondo, perché meriti chiarezza.

A me ha fatto molto bene raccontare la mia storia, mi è servito tanto, perché il silenzio mi stava logorando...anche tu hai iniziato ad uscire dal silenzio..ed è un bel passo.

Scrivi quando vuoi.  Anna

 

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 Cara Cecilia,

Ausilia mi ha inoltrato la tua mail.

Innanzitutto grazie per la fiducia che ci dimostri! Quello che racconti per te deve essere davvero motivo di dolore, anche perchè lui, a mio parere, non dimostra un grande attaccamento nei tuoi confronti. Ho l'impressione che la storia del non poter viaggiare sia una scusa bella e buona per porre fine alla relazione.

Per poterne essere certa, sarebbe auspicabile che tu lo incontrassi e lo obbligassi a parlare chiaramente, in modo da poter anche dirgliene quattro!

 

Fatti forza mia cara, e cerca con lui un colloquio diretto, per mettere le carte in tavola. Loro purtroppo non sono abituati alla trasparenza e immaturamente girano in lungo e in largo credendo che le donne siano a loro disposizione. Siano un qualcosa che si lascia e si prende senza tener conto della loro dignità.

Purtroppo è un refrain che si ripete... ma tu cerca la chiarezza. E' fondamentale!

 

Scrivimi quando vuoi. L'amicizia è la migliore delle medicine, specie in questi momenti!

 

Ti abbraccio, Joelle

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Ciao, Cecilia.
Ausilia ci passa la tua e mi permetto risponderti.
In genere quando un prete si fa trasferire o è trasferito ed accampa con la donna con la quale ha avuto una relazione il motivo che ci vogliono tre ore di macchina per vedersi...è perchè ha intenzione di chiudere la relazione e non ha il coraggio di dirlo.
Anch'io sono stato trasferito a Sondrio e facevo ben oltre tre ore di macchina per incontrarmi con Paola quando abbiamo deciso che ci saremmo sposati.
Ti senti presa e buttata? Lo so.
Ti senti usata e messa in un canto? Lo so.
C'è solo un modo per saperlo da lui: lo raggiungi e gliene parli. Non servono baci, abbracci e tenerezze varie. Qui si tratta della tua persona.
Parlare francamente è un modo per evitare di rimanere fra color che sono sospesi.
Non avvertirlo. Parti e raggiungilo.
Una tua compagna di sventura ha seguito questo mio consiglio e adesso - dopo un po' di lacerazione interiore - è a posto. Un'altra invece ha capito che lui voleva dividere con lei la vita e stanno organizzandosi per farlo.
Se posso esserti d'aiuto ancora...sono qui.
Ciao
Ernesto

 

Cara Cecilia,

Ausilia mi ha inoltrato la tua mail.

Innanzitutto grazie per la fiducia che ci dimostri! Quello che racconti per te deve essere davvero motivo di dolore, anche perchè lui, a mio parere, non dimostra un grande attaccamento nei tuoi confronti. Ho l'impressione che la storia del non poter viaggiare sia una scusa bella e buona per porre fine alla relazione.

Per poterne essere certa, sarebbe auspicabile che tu lo incontrassi e lo obbligassi a parlare chiaramente, in modo da poter anche dirgliene quattro!

Fatti forza mia cara, e cerca con lui un colloquio diretto, per mettere le carte in tavola. Loro purtroppo non sono abituati alla trasparenza e immaturamente girano in lungo e in largo credendo che le donne siano a loro disposizione. Siano un qualcosa che si lascia e si prende senza tener conto della loro dignità.

Purtroppo è un refrain che si ripete... ma tu cerca la chiarezza. E' fondamentale!

Scrivimi quando vuoi. L'amicizia è la migliore delle medicine, specie in questi momenti!

Ernesto

 

08/11/2006

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Carissima Cecilia,

dopo i bei messaggi ricevuti da Ausilia,da Joelle e da Ernesto,gradisci anche il mio che è fatto col cuore.

Non ti crucciare  con la domanda 'Dove ho sbagliato?',lascia stare,fa parte del passato,magari se la dovrebbe porre lui questa domanda.Sei una delle tante vittime del celibato obbligatorio,di chi non potendo sostenerlo e non avendo il coraggio di prendere decisioni definitive,vive di espedienti,sopravvive a spese della ingannata di turno.

Se avrai occasione di incontrarlo,ricordaglielo questo e digli anche che la scusa dei 300 chilometri di distanza non regge più oggi che ci sono i telefonini e i video-chiamami !

 

E tante belle cose

Giuseppe